AI DOTTORI A. MAGNI E A. ARCARI.

Sognatori incorreggibili;

Fervidissimi credenti;

Cranî vasti e cranî piccoli

Dai cervelli turbolenti;

Furibonde crëature

Piene d'ansie e di paure;

Vociatori allucinati

Dagli spettri torturati;

Barcollanti paralitici

Avviati alla demenza;

Infelici, cui sovreccita

L'epilettica potenza;

Pellagrosi, a cui la Fame

Dissanguò le carni grame

Per dipingere le rose

Delle mense sontüose;

Catalettici, insensibili

Come il cuor d'una beghina,

Dallo sguardo spento e immobile,

Dalla testa sempre china,

Cui l'orrenda malattia,

Ch'è peggior dell'agonia,

Indurì la gamba e il braccio

Come il ferro e come il ghiaccio;

Idïoti tardi e sucidi

Dalle stolide risate;

Silenziosi melanconici

Dalle fronti ottenebrate;

Vecchi e bimbi, uomini e donne,

A cui celan vesti e gonne

(Dalla _modula_ uniforme)

La goffaggin delle forme;

O pöeti, cui, per esserlo,

Non mancò che l'equilibro;

O confuse e sparse pagine

Che talor non fan più un libro;

O filosofi egoïsti

Che furiosi, o lieti, o tristi,

Suggeriste un entusiasmo

All'indagine d'Erasmo;

Io vi veggo dell'Ospizio

Negli androni lunghi e scuri

Sfilar tutti e, a larve simili,

Rasentar gli scialbi muri;

E me stesso e il mondo oblio

Nell'udir lo stropiccìo

Delle scarpe trascinate

Sulle pietre levigate.

Quest'Ospizio, or non è un secolo,

Era un chiostro solitario;

Vi dormian, tranquilli, i monaci

Fra una cena ed un rosario:

Quella pace chi rimembra?

Tutto muta!... E il chiostro or sembra,

Per le grida e il chiasso eterno,

Una bolgia dell'inferno!

Quanti sogni!... Quanti fascini!

Quanti inani desideri!

Quante vacüe dovizie

Di ipotetici forzieri!

Quante inutili ambizioni

Irte a mille umiliazioni!

Quanto spreco di esistenze

Per ridicole parvenze!

Quanto fremer di battaglie

Idëali in queste mura!

Che splendor di luci incognite!

Che prodigi di natura!

Che profumi di giardini....

Nel pensiero dei meschini!

Che romane orgie evocate

Dalle femmine _eccitate!_

Salve!... Salve!... Questo popolo,

Che stropiccia i corridoi,

È di re un'augusta accolita!

È un manipolo d'eroi!

Sono artefici immortali!

Sono duci e generali!

Sono menti sovrumane!

Son duchesse e cortigiane!

Questo giovane, che medita,

È un sapiente... che sa nulla!

Questa vecchia ottuagenaria

Va affermando esser fanciulla!

Questo mostro d'ambizione

Vi domanda un mozzicone!

Questo semplice artigiano

Vuole onori da sultano!

Una donna, melanconica

E dal volto deformato,

Vi susurra: "Dunque, Emilio,

"Non m'inganno!... Sei tornato!"

Ed un'altra, in foggie strane,

Si rimbocca le sottane

Al disopra dei ginocchi,

Ammiccandovi degli occhi!

Chi combatte cogli spiriti

Grida, impreca e il braccio ruota;

Altri, al suol cadendo supplice,

Resta in estasi devota;

Poi proteste, insulti ed ire!...

"Io son savio!... Voglio uscire!

"Scellerati!... Al cenno mio

"Ubbidite!... Io sono Iddio!..."

Se la vita è un mar simbolico,

E se noi siam naviganti;

Se quaggiù bonaccie e turbini

Voglion dir sorrisi e pianti,

O miei buoni, questa gente,

Che non sa dov'è l'oriente,

Questi miseri sparuti

Sono naufraghi perduti!...

Ahi!... La Scienza, con un gemito,

Dietro a lor perde il coraggio,

Nè sa ancor qual sia la gomena

Da gettar pel salvataggio!

Incessante l'uragano

Scuote il rabido oceàno....

Ed i fragili intelletti

Si frantuman tra gli affetti!...

Fedi e infamie, amori ed odii,

Amarezze ed illusioni!

Ecco i venti, i nembi, i fulmini!

Ecco i tristi cavalloni!

Fino il duol del padre oppresso

Nei nepoti resta impresso,

E van pazzi a cento a cento

Per chimerico spavento!

O follia, sei tu un'orribile

E fantastica megera

Che trapassi in mezzo agli uomini

Come rapida bufera,

E che godi, sghignazzando,

A toccare il fronte blando

Del dormente nëonato

Con un dito arroventato?

O Follia!... Cupa voragine!...

Viver... morti!--Esser sepolti....

Nè saperlo!--Aver lo spregio....

E non leggerlo sui volti!

O Follìa!... Pensier tremendo!...

Forse l'estro ond'io m'accendo

È lo stigma del Destino,

Che mi colse da bambino!...

................................

Le notturne ore discesero;

Son deserti i foschi androni;

Già i maniaci s'addormentano

Nei squallenti cameroni;

Già dei poveri _sospetti,_

Presso l'ànsole dei letti,

I metodici guardiani

Assicuran piedi e mani....

Deh!... Con sogni placidissimi

La pietà li benedica!

Chè sui pazzi sta l'anàtema

D'una duplice fatica,

E domani essi dovranno,

Quando tutti sorgeranno

Dell'albore ai raggi incerti,

_Risognare_ ad occhi aperti!...

Dalla Senavra, 26 settembre 1876.

[1] La _Senavra_ è il nome dell'ospizio dei pazzi di Milano.]

Poesie e novelle in versi · 第 23 / 104 题