SCUOLA MODERNA[1]

AD ANTONIO GHISLANZONI,

DEDICANDOGLI IL LIBRO.

Alla tua nota satira

Chi porse l'argomento?

Forse i carmi d'un giovane

Da pochi giorni spento?[2]

Forse il _Torso di Venere_

O il _Düalismo_ ardito,

Che una Musa propizia

Dettava a un erudito?[3]

Non già!.... Dalle tue laudi

Fu consacrato il primo;

Tu lo sapesti scegliere

Dal medïocre limo; [4]

All'altro degli stolidi

Soltanto il volgo indegno

Oggi contrasta il fervido

Estro e il robusto ingegno.

Forse dell'_Inno a Satana_ [5]

Ti spaventò il concetto?

No!.... Che tu abborri i vincoli

Che strozzan l'intelletto,

E so che, quando mediti,

Ti ribelli ai confini,

Al pensier del filosofo

Imposti dai cretini.

È ver, talora il genio

Ama le forme strane,

Ma il pensator sa leggere

Nelle sue cifre arcane,

E sa discerner l'enfasi

Del verso che non crea

Dal balenar fantastico

D'una sublime idea.

Spesso il cantor d'Ofelia,

Col labbro d'uno stolto,

Strambi concetti mormora

Ed è di nebbie avvolto,

Ma sempre, come folgore

Che irradia la tempesta,

Risplende tra le nebbie

L'olimpica sua testa....

Evvia!.... se qualche Bécero,

Nelle invalide carte,

Pallia coll'artificio

La mancanza dell'arte;

Se con grottesche immagini

Pochi grulli impotenti

Cercano un vieto elogio

A mal composte menti;

Se nella solitudine

Dove ti sei rinchiuso

È giunto qualche cantico

Di giovinetto illuso.

Se un impudente o un ebete

Parlando in metro oscuro

S'imbranca colle vecchie

Che dicono il futuro;

Deh!.... non armar la cetera

Colla mordente corda!

Carni di imbelli vittime

Il verso tuo non morda!

Frena, romito Antonio,

La beffarda parola;

Non dir che pochi stolidi

Son la _moderna scuola!_

Serba ai pedanti, agli arcadi,

Lo scherno e l'ironia;

Taglia pei dorsi elastici

Le vesti in parodia;

Non fornir armi ai deboli

Che temono di noi

E che verranno a irriderci

Cantando i versi tuoi.

Pensa che ai pochi giovani,

Che vedon l'ardua meta,

Il ben d'un raro plauso

I grami giorni allieta....

E che il maggior cordoglio

Che contristi i gagliardi

È di sentirsi mettere

Col volgo dei codardi.

[1] Questi versi vennero già pubblicati in risposta ad una poesia del

signor Ghislanzoni, dallo stesso titolo, nella quale l'egregio

_umorista_ avea preso a far la satira di certi sedicenti _innovatori

letterarii_. Più die a rispondere al signor Ghislanzoni, questi versi

intendevano a metter in chiaro la differenza che passa fra costoro e

quelli che operano con vero ingegno.

[2] Emilio Praga.

[3] Due splendide liriche di Arrigo Boito.

[4] Il Ghislanzoni fu il primo che incoraggiò l'ingegno di Praga.

Quando questi pubblicò la sua _Tavolozza_, l'eminente critico,

parlandone in un giornale cittadino, dava principio al suo articolo

colle seguenti parole: "_Finalmente, abbiamo un poeta._"

[5] L'_Inno a Satana_, di Giosuè Carducci.

Poesie e novelle in versi · 第 6 / 104 题