III. _Ivi_. Serie 4, vol. 3. Milano, 1867, pag. 86-96. La firma è, per
I e II e per L'Alfier nero, =Arrigo Boito= (nell'indice, anche per la
novella, =Boito prof. Arrigo=); per III A. B. (nell'indice B. A.)¹
¹ Non dispiaccia che, per la storia della fortuna del Boito e più
specialmente del _Mefistofele_, ricordi come nel 1868 le _riviste
drammatiche_ del Politecnico nel 1868 furono continuate da un
anonimo, il quale (vol. V, pag. 197-198) scrisse un severo
giudizio del libretto appunto del _Mefistofele_, che dice, più che
un errore, un assurdo, consigliando il poeta a mutar strada,
poiché egli aveva provocato il pubblico a giudicare come opera
letteraria un melodramma destinato a incarnare uno spartito
musicale. Ricorderò anche che nella _Strenna del Gazzettino Rosa_
(Milano, Gattinoni, 1868, ma stampata e pubblicata nei primi mesi
del '69, e infatti la prefazione porta la data 16 gennaio 1869)
_L'economista per ridere_ scrive in una _Rivista comica dell'anno
1868_ (pag. 14): «Mefistofele, genio malefico, mosse aspra
battaglia al genio dell'Armonia, e venne, _lacerator di ben
costrutti orecchi_, evocato da non so quale _medium_ sul
palcoscenico della Scala». Dopo questa prima botta al Boito, che
apparteneva alla consorteria del _Pungolo_ inviso, al quale la
_Strenna_ continuamente e ferocemente allude, introduce (pag.
19-22) un dialogo, burlesco ma non spiritoso, tra il Boito e il
ministro dell'Istruzione Emilio Broglio, che pare intendesse far
risorgere la musica italiana, dimenticando, dice l'articolista,
ch'era viva, mentre quello aveva col _Mefistofele_ inteso allo
stesso scopo e non si vedeva apprezzato dal ministro; finisce
riproducendo una supposta lettera, stupidamente insolente, che
pare prenda le mosse da una vera, del maestro al ministro. Nel
dialogo il Boito si vanta di aver fatto molti sforzi per la
risurrezione della musica italiana e di esserci riuscito:
«chiedetelo dice, al _Dottor Verità_, poi a Leone Fortis, poi al
_Pungolo_, e vedrete». Come la _consorteria_ accogliesse questi
assalti mostra il brindisi-melodramma _La consorteria delle Effe_
di Paolo Ferrari, che è appunto del 1868, pubblicato da Vittorio
Ferrari nel suo libro sul padre: il brindisi è notevole anche
perché prova che il severo giudizio sulla _Marianna_ non aveva per
nulla offeso l'affettuosa amicizia ch'era tra i due scrittori.
Vero è che il Ferrari, nella prefazione della _Marianna_,
anteriore alla _rivista_ del Boito, ribatte le accuse di
immoralità rivolte alla sua commedia, e quanto ai giudizi estetici
dichiara di rispettare il gusto di tutti.