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NINO MARTOGLIO E LUIGI PIRANDELLO
TEATRO DIALETTALE SICILIANO
VOLUME SETTIMO
'A VILANZA (LA BILANCIA)
CAPPIDDAZZU PAGA TUTTU
CATANIA
CAV. NICCOLÒ GIANNOTTA, Editore
LIBRAIO DELLA REAL CASA
PROPRIETÀ LETTERARIA
_ai sensi del testo unico della legge
25 giugno 1865, 10 agosto 1875 e 18 maggio 1882,
approvato con R. Decreto e Regolamento
19 settembre 1882_
Proprietà artistica, di rappresentazione e di traduzione, riservate per
tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda--Copyright by
Società Italiana degli Autori--Milano, Corso Venezia N. 6.
Tutti gli esemplari di questa edizione portano la firma dell'Autore. Le
copie non munite di essa firma, si reputano, quindi, contraffatte.
Unica versione autorizzata dagli Autori per la rappresentazione.
Officine di Arti Grafiche dell'Editore CAV. VINCENZO GIANNOTTA nel Reale
Ospizio di Beneficenza--_Via Crociferi, 15_--CATANIA
CAPPIDDAZZU PAGA TUTTU
Commedia in tre atti
con le maschere di Pirandello e Martoglio
PERSONAGGI
DON NZULU VENTURA
50 anni; grigio; capelli piuttosto folti e lunghi; tutto raso; volto
stanco, da malato; occhio vivacissimo; movimenti e gesti rapidi;
tradisce di tanto in tanto come degli improvvisi arresti al cuore e al
respiro. Veste alla buona. Parla, ora con umiltà, ora con bonaria
indulgenza o fine arguzia, ma pure a tempo e a luogo, sa levarsi su
tutti all'improvviso con grande e generosa fierezza, da dominatore.
DONNA PRÀZZITA CANNALONGA
sua cugina; 55 anni; donnone atticciato, dalla faccia rinfichita,
gialliccia, itterica fin nelle labbra smorte. Affetta un fare e un
parlare mellifluo, sotto al quale traspare acre e in continuo fermento
il veleno accumulato in tanti anni di sterili aspirazioni e di voglie
insoddisfatte. Veste con decoro e ricercatezza, ma all'antica, con sul
capo una «spagnoletta» di merletto nero; mezzi guanti di seta, e lenti
con lunga catenina d'oro.
TIDDA SPINA
cugina di entrambi; 38 anni; simpaticissima, sanguigna, di una avvenenza
non del tutto ancora svanita; occhi grandi, vivaci, provocanti;
carattere buono per natura, ma ribelle, impulsivo, sempre pronto
all'aggressione, fino ad apparire da forsennata, quantunque in principio
faccia di tutto per dimostrarsi mansueto e accomodante. Veste abiti di
taglio semplice, ma di colori accesi; porta anch'essa la spagnoletta, ma
di merletto bianco; e calza con gusto, scarpette di coppale, con
tacchetti alti su calzette rosse, fiammanti: ha nell'aria e nel vestire
un che della sivigliana.
RACHILINA NISCEMI
nipote di donna Pràzzita; 20 anni; figurina esile, bionda, occhi
languidi, colorito roseo, denti e unghie curatissimi, pettinatura
bizzarra, con fiocchi e pettinesse; aria sentimentale, facile alla
commozione; leggiadra; si lascia per natura indurre a innamorarsi di
questo e di quello, ma senza malizia e un po' sospirosamente. Veste di
chiaro, all'ultima moda, con cappellino a fiori.
DON LIDDU BELLÈ
24 anni; giovanotto elegantissimo, squisitamente curato nei modi e nel
vestire, con un che di femminile non affettato, e senza scapito di una
certa maschile fierezza che sa usare all'occasione, come di chi nel
pieno vigore della salute e nella spensierata indipendenza dei mezzi, sa
di non dovere temer di niente e di nessuno.
DON NITTU SCAVU
28 anni; magro, pallido, stremenzito; senza mezzi e senza risorse, con
nascosti eroici sacrifizii, simula una eleganza ridicola, che tradisce
pur non di meno la miseria.
DON IACU NACA
39 anni; robusto, spavaldo, spocchioso, parla con voce rotonda e gesto
teatrale da maffioso; è però in fondo pauroso e calcolatore, sorretto
solo da una grande improntitudine, pronta a calar le vele a ogni
minaccia d'uragano. Veste con pacchiana eleganza, sovraccarico d'anelli
e di ciondoli.
DON GASPARINU SÒLIMA
40 anni; magro; bilioso, nervosissimo e quindi irrequieto; gestisce e
parla a scatti e a schizzi, tartagliando; ombroso, diffidente; diventa
minaccioso e pericoloso appena si sente preso di fronte; veste
compostamente, con sobria eleganza, da persona agiata.
BRASI NASCA
servo di don Nzulu; 40 anni; tozzo, semplicione, con faccia da scemo, e
sguardo spento, che però s'illumina di tanto in tanto di sorniona e
furbesca malizia; veste goffamente, e si muove con ondeggiamenti da
pachiderma.
DON SCIAVERIU
sarto di provincia; 45 anni.
DONNA RUSULINA
sua moglie; 42 anni.
LE MASCHERE
CAPPIDDAZZU PAGA TUTTU
enorme cappello a cupola dalle amplissime tesi rigide con nappe e
fiocchi penduli, tutto nero; ampia cappa di seta nera, con largo bavero
e lunghi fiocchi come sopra: maniche a sbuffi fermi nel polso con
risvolti bianchi, smerlettati; la cappa è lunga fin sotto i ginocchi;
calzoni alla francese, larghi alla coscia e stretti al tallone, con
tasche davanti; panciotto di velluto nero alla marescialla; ampio
colletto inamidato a svolti sul bavero della cappa e cravattone a
svolazzo anch'esso nero, di crespo di Cina; scarpe a gondola di camoscio
nero; borsa di seta a maglia, con bocca d'argento ad anello a molla,
capace e rigonfia, pendente sotto il panciotto.
LA VECCHIA DI L'ACITU
abito di lana color tabacco di Spagna, tutto a smerli, guarniti di
gallone nero, lustro, con guardinfante; pellegrina di panno viola sulle
spalle; parrucca grigiastra; occhiali a staffa; mezzi guanti, e un
fiasco capace, tutto pancia, dal collo a fungo, strettissimo: vi si
legge in mezzo, a grossi caratteri neri: «Acitu».
LA ZÌ VITTULA
abito, anch'esso con guardinfante, a liste trasversali rosse e bianche,
le rosse il doppio più larghe delle bianche, senza gale, e tutto pendulo
di code di gatto; parrucca nera; bottoni a occhi di gatto; fermagli a
zampe unghiute; le braccia nude fino al gomito, e guanti bianchi fino al
polso.
DONNA TINNINA
parrucca biondo-dorata, a lunghi boccoli; abito anch'esso a
guardinfante, tutto a sbuffi, a gale, a trine, aereo, vaporoso; scarpine
di seta dello stesso colore, e calze rosee; guanti di seta bianchi,
lunghi fino al gomito; ventaglio di merletto; astuccio con fialette di
sali, d'argento; una sciarpa di finissimo velo rosa sulle spalle.
DON NINNARU
giacca cortissima, attillata, di panno nero, di poco più lunga davanti,
con gli orli gallonati di seta; grande fiore all'occhiello; fazzoletto
di finissima batista, per metà fuori della tasca; calzoni chiari a tubo,
larghi, a quadretti bianchi e neri, con larga banda nera; panciotto
corto di velluto rosso-granato, a doppio petto e con larghi risvolti;
camicia con merletti, allo sparato e ai polsi; cravatta nera a farfalla
e colletto alto ad ali; mazzetta di ebano con pomo di avorio; scarpe
alla francese, con tacchi alti, e tuba di media altezza con falde
rigide.
DON SUCASIMULA
farsetto lustro, sorcigno, stretto alla vita, stretto e corto di maniche
e molto accollato, con miserrimo bavero; panciotto di seta color
nocciola che appare appena a due punte sotto il farsetto abbottonato;
calzoni bianco-latte alla cavallerizza; mezze scarpe di coppale, un po'
scorticate e ghette color nocciola; tuba alta a cono con falde tese
strettissime; guanti d'un bianco-sporco, filettati di nero; colletto
altissimo e cravattina nera, piccolissima; bastoncino di canna spagnuola
con testina di cane; occhialetto (_monocolo_) cerchiato e con sostesto
di finto oro, appeso ad una catenina anch'essa d'oro falso, fissato al
bavero; fiore all'occhiello.
PEPPI NNAPPA
calzoni strettissimi al ginocchio, che finiscono a campana, così ampia
da nascondere quasi il piede; giacca larga e corta ampiamente scollata
con largo bavero; il tutto di velluto olivigno; fazzoletto di seta
rosso, fuori della tasca; cravatta svolazzante; colletto rivoltato alla
marinaia, e camicia di flanella chiara, con taschino sulla sinistra; il
panciotto è sostituito da una larga fascia rossa a frangia, sotto la
quale s'intravede il calcio di una grossa pistola; berretto a barca con
code, pettinatore a fiaccagote, e coppie di fiammiferi di legno
insellati nell'orecchio destro; enorme canna d'India, con manico di
corno.
DON COLA MECCIU
parrucca di capelli neri, lunghi, a istrice; finanziera stretta alla
vita e lunghissima, con calzoni alla francese, il tutto di stoffa color
acciaio, disegnata a scaglie; colletto altissimo, dritto; cravatta a
punte, all'insù; cappello a staio, sempre in una mano insieme con un
ampio fazzoletto di seta gialla, nell'altra mano un ombrello verde,
scarpe a punta con tacchi altissimi.
GIUFÀ
calzoni aderentissimi fino al ginocchio, di fustagno turchino;
amplissima giacca della stessa stoffa, con capacissime tasche imbottite,
lunga fin quasi ai ginocchi; camiciona di tela grossolana, spettorata,
calzettone di lana nera rivoltate alle ginocchia; zoccoli; berrettino
tondo, senza falda e con nappa in cima; porta un sacco di tela d'Olanda,
colmo e ricoperto di frasche; cammina con le gambe larghe.
Avvertenza: Per quanto gli autori abbiano segnate tutte le battute delle
singole scene più concertate, non che quelle intercalate dagli
spettatori alla commediola del terzo atto, per la maggiore evidenza ed
efficacia della rappresentazione, si affidano agli interpreti di questa
commedia, ove occorra, fondano insieme queste battute, o altre ne
aggiungano, con parsimonia e buon senso, laddove la scena sembri per
avventura languire o il cambiamento del vestiario sia causa di non
preveduti indugi.
ATTO PRIMO
La scena rappresenta un ampio salotto in casa di Don Nzulu,
con la volta scompartita, in fondo, di tre archi, sostenuti
da due colonne.--Arredo borghese, modesto e un po'
antiquato. Comune a destra, uscio a sinistra e tre in fondo,
uno per ogni arcata.--Destra e sinistra dello
spettatore.--La scena è uguale per tutti e tre gli atti.
SCENA I.
D. Nzulu e Brasi, poi D.ª Pràzzita e Rachilina.
(_don Nzulu è sdraiato su una greppina e sonnecchia agitandosi. Brasi in
grembiule, con un piumaccio in mano, è intento a spolverare i mobili; si
accosta alla greppina e spolvera anche i calzoni impolverati e le scarpe
di D. Nzulu, che, dimenandosi, lo fa sobbalzare e poi ridere da scemo.
Si ode il campanello d'ingresso, ed egli si ferma incerto, se debba o no
togliersi il grembiule; poi se lo passa sotto il braccio e va. Rientra
subito dopo, seguito dalle due donne, alle quali fa cenno di parlar
piano perchè il padrone dorme_).
BRASI
(_pianissimo_)--Chi fazzu, 'u chiamu?..... ah?..... 'u chiamu?
DONNA PRAZZITA
No, Brasuzzu, lassalu ripusari.... Aspittamu.... Assèttiti, Rachilina.
Com'è, stancu? stancu, è veru? (_si appressa al dormiente in punta di
piedi e lo osserva_)--Si vidi, mischinu, ca è abbattutu.... Facci d'omu
bonu, guarda, Rachilina. (_Rachilina si alza e fa per accostarsi anche
lei in punta di piedi. Ma in questo mentre don Nzulu tira un forte ronfo
che fa spaventare Brasi, il quale indietreggiando fa cadere un
tavolinetto. Al rumore, don Nzulu si desta, stropicciandosi gli occhi e
meravigliandosi della presenza di gente in casa sua_).
D. NZULU
Uh.... e chi fu?... Vui, cucina?
DONNA PRAZZITA
Ah, Maria Santissima, cucinu, sugnu murtificata.... 'ssu babbu di Brasi
ca fici scrusciu....
BRASI
Iu? 'U tavulinu!
DONNA PRAZZITA
Cci aviamu ditta: «zittu» n' 'o risbigghiari.
D. NZULU
No, babbu ca non m'arrisbigghiò prima, chi cc'entra! (_notando la
ragazza_)--Oh.... e cu' cc'è? (_trasognato_)--Madonna mia!....
Cuncittina è chista!....
DONNA PRAZZITA
Vih! cucinu.... mi faciti arrizzari 'i carni.... (_accenna il segno
della croce_)--'U sacciu, è tali e quali sò matri....
D. NZULU
Spiccicata la sant'arma!.... Rachilina si chiama, è veru?
DONNA PRAZZITA
Rachilina.
D. NZULU
(_la guarda, ammirando_)--Oh chi cosa granni!.... Ca veni cca, quantu ti
vidu bona.... Non t'haju vistu mai, e ti canusciu, figghia! Bedda ca
pari 'na cassata di Pasqua.... com'era tò matri.... Signuri mei....
signuri mei.... (_si stropiccia gli occhi_)--Chi fazzu dormu ancora o mi
staiu sunnannu?
BRASI
(_mettendoglisi davanti_)--Non signuri.... arrisbigghiatu è vossia....
D. NZULU
(_scostandolo col braccio e rivolgendosi alla cugina_)--D'unni mi vinni
tuttu 'stu beni oggi?
DONNA PRAZZITA
Ca già, pi daveru un sonnu v'avi a parìri, cucinu! Avi ca non ni
videmu.... ca macari nn' 'u scurdamu....
D. NZULU
Eh, v' 'u putiti figurari! Si Rachilina m'avia parsu so' matri.... (_a
Rachilina_)--Tu non eri mancu in mente Dei, figghia, l'urtima vota ca
nni vittimu cu to' zia cca....
DONNA PRAZZITA
(_turbata e seccata dal ricordo_)--Acqua passata... Lassamu jri 'ssu
discursu, cucinu.... Oramai....
D. NZULU
Eh sì.... Cu' cci pensa cchiù, a 'sti storii antichi.... (_cambiando
tono_)--Sugnu 'mmenzu a 'na gran firnicia, cucina, nni 'stu mumentu....
DONNA PRAZZITA
Già... mi dissiru ca siti tantu affannatu circannu casa. E pirchissu
vinni.... pirchì avissi nn'occasioni.... (_insinuante, fissandolo, con
un mezzo sorriso_)--Ma vui chi vi nni vuliti jri di cca pi daveru, doppu
tant'anni?
D. NZULU
(_malinconicamente scherzoso_)--Ca.... mi pari ca l'avissi
'st'intenzioni.... (_facendo il gesto d'avviarsi all'altro mondo_)--di
carriari a tunnu, cucina....
DONNA PRAZZITA
(_vivacemente, per protestare_)--Vah, chi diciti?.... Ancora!... Ca
dunca pirchì 'a iti circannu 'sta casa?
D. NZULU
Oh mamma mia, non mi nni parrati!.... 'U sacciu iu, comu mi sentu, e mi
capitanu certi cosi, ca mancu 'nta li brunii d'un vecchiu spizziali! 'Na
siccatura, cara cucina, ca non sacciu chi facissi pi dariccilla ad
autri.
DONNA PRAZZITA
Si vi pozzu aiutari.... cu tuttu lu cori!
D. NZULU
Pi daveru, cucina? (_la guarda negli occhi profondamente, con sardonica
intenzione_)--Cercu mugghieri....
RACHILINA
(_lo guarda stupita, sorpresa tra il riso e la meraviglia_)--Cui,
vossia? Si voli maritari?
DONNA PRAZZITA
Vah, chi vi nisceru 'i sensi?.... Un pocu siti mortu, un pocu circati
mugghieri.... Sempri chiddu d' 'a 'nnimina-vintura siti!
D. NZULU
(_c. s._)--Ah, vi ricurdati cu' sugnu! Ppi daveru 'a cercu 'a
mugghieri... e non sacciu a cu' haiu a pigghiari....
DONNA PRAZZITA
Pi ssa partita allura non vi pozzu dari nuddu aiutu...
D. NZULU
E pirchì? Anzi vui, cucina, siti fatta apposta pi conchiudiri 'sti cosi!
DONNA PRAZZITA
Ma vui chi pi daveru diciti? Mugghieri circati?
D. NZULU
Mugghieri, mugghieri.... ma non pi mia.
DONNA PRAZZITA
Ah, chissu vuleva diri iu.... (_guardando Brasi_)--E pi cui, allura?
BRASI
Chi si cridi ca è pi mia? Mai! Non mi vogghiu maritari....
D. NZULU
Zittiti, sceccu! Anzi tu fussi 'u megghiu partitu! (_alla cugina_)--Cci
pinsati cchiù a ddu nostru cucinu, ca partiu pi l'America tant'anni
prima di mia?
DONNA PRAZZITA
Si.... accussì.... n'aria n'aria.... Mi pari....
D. NZULU
Josè (_pronunzia: Cos'è_)
DONNA PRAZZITA
Cu', iddu? E chi sacciu iu?
D. NZULU
(_c. s._)--Josè! Josè!
DONNA PRAZZITA
E di mia 'u vuliti sapiri? Ddocu vui, ca fustivu 'nsemi...
D. NZULU
(_sorridendo_)--No, no, cucina.... Josè, nomu! Si chiamava Josè... haiu
'u ritrattu ddà dintra...
DONNA PRAZZITA
Ah! ancora ascutava... Puteva capiri mai, iu? Di cca Peppi partiu...
BRASI
E chissu è: ca quannu unu parti sapi cos'è e po', quannu arriva, non si
sapi com'è!
D. NZULU
Vattinni ddà banna, vasinnò ti fazzu a vidiri 'na cosa, ca quannu parti
vidi cos'è e quannu t'arriva senti com'è (_poi voltandosi alla cugina_)
Eh si... aviti ragiuni... iu 'u chiamava accussì, pirchì ddà Peppi,
Pippinu cci dicinu Josè, capiti? a la spagnola... Dunca 'ssu cucinu Pepè
morsi, sia paci all'anima sua!
DONNA PRAZZITA
Ah, morsi, mischinu?
D. NZULU
Si, mentri iu era ddà... E mi lassau un picciriddu... Paulu-Paulinu,
vah!... tantu biddicchiu... ca l'avviai iu stissu... Mi custau tanti
pinseri, e tanti dinari...
RACHILINA
Vih, 'nnuzzinteddu... e pirchì n' 'o purtau ccà vossia, quannu si nni
turnò?
D. NZULU
Pirchì? Ca pirchì, quannu iu mi nni turnai, iddu era già grannuzzu... si
avia fattu 'na pusizioni, e tirava già p' 'a sò strata...
DONNA PRAZZITA
E s'ha fattu avanti?
D. NZULU
Ah, si... avanti assai... Spertu, si vidìa di nicu! Vrazzu di mari...
curaggiusu...
DONNA PRAZZITA
E a vui non v'ha pinsatu chiù, ah?
D. NZULU
A no... pirchissu, criaturi, s'ha tinutu sempri in currispunnenza.
DONNA PRAZZITA
Chissu sulu? Doppu tuttu 'u beni ca cci facistivu a di nicu?
D. NZULU
M'ha rispittatu sempri comu un patri! E chistu a mia mi basta...
DONNA PRAZZITA
Eh già! Si soli diri: fa mali e pensaci! fa beni, e scordatillu!
D. NZULU
Santi paroli, cucina! E ora, si non fussi ca mi sentu accussì malatu e
ca mi siddìu di tutti cosi... mi sta dannu 'na prova di divuzioni e di
fiducia, ca daveru mancu un figghiu!
DONNA PRAZZITA
Ah! Haiu capitu!... 'A casa... 'a mugghieri... pi iddu hannu a serviri.
D. NZULU
(_socchiudendo gli occhi, giungendo le mani e agitandole_)--Vi
persuaditi chi 'ncumbensa? chi gatti a pilari ca mi duna? Cu 'na cosa di
cchiù...
DONNA PRAZZITA
Ca 'a voli bedda... mi persuadu... cu doti...
D. NZULU
No, ca chi diciti!... Chi nn'avi a fari chiddu d' 'a doti? Cridu ca
passa 'u miliuni... (_controscena della vecchia_).
BRASI
(_che frattanto si è dato da fare per la stanza_)--Napuliuni...
napuliuni... (_fa il gesto relativo con le dita_).
D. NZULU
'N'autra, 'n'autra è la cosa gravi pi mia, ca mi duna di pinsari
seriamenti e mi teni agitatu (e iu' 'u capisciu, mischinu! quannu unu è
ddà... sulu... abbannunatu!) si fissau ca si senti comu un arvuliddu
trapiantatu fora via... e mi scrivi ca si voli «rinnestari al vecchiu
tronco» di la famigghia.
DONNA PRAZZITA
Ah, chi 'nt' 'a parintela 'a voli?
D. NZULU
Ca 'nnunca!... E iu, 'a viritati giusta, dati 'st'intenzioni--ca pi
cuntu miu non l'approvu--mah, iddu avi stu spinnu di li parenti, e bona
cci vegna!--data la sua età, datu tuttu, haiu pinsatu a la cucina
Tidda.--Chi nni diciti?
DONNA PRAZZITA
(_avvampa e si reprime subito, facendo la voce dolce e sorridendo
stentatamente_)--Vih, cucinu... ca chi diciti, povira Tidda! tantu
affabili, criatura!... ma, si dimannati a mia... chi cci ha fari, 'u
pani cottu?
D. NZULU
Pirchì? Vui, a iddu, quant'anni cci faciti?
DONNA PRAZZITA
Ca..... sicunnu chiddu c'aviti dittu vui--càrculu 'na quarantina...
D. NZULU
Precisamenti, quaranta.
DONNA PRAZZITA
E chi vi parinu, assai? Pi 'n'omu, 'nta lu ciuri!...
RACHILINA
(_annoiata dal discorso che non la interessa, non sa come occuparsi,
sfoglia un album, qualche giornale illustrato e sbuffa di tanto in tanto
per gioco_).
D. NZULU
Eh già!... sì!... vulennucci riflettiri... Poi, specialmenti
'ss'americani, tutti raduti fin' e' gigghia... ca sautanu comu tanti
ariddi... e l'occhiu? l'occhiu vivu!... musculatura d'accussì...
DONNA PRAZZITA
E pirchissu vi dicu! Me' cucina Tidda... no p'affinnilla, criatura! ma
trentott'anni non l'ha' a fari cchiù!... 'U sapiti comu si dici: «l'omu
a vint'otto e la fimmina a diciarottu». Pi unu di chissi, poi, accussì
pristanti! a diffirenza di deci anni non cci basta cchiù!... cci nni
voli una di vinti!...
D. NZULU
Ma 'ntantu... già... mi pareva ca...
DONNA PRAZZITA
(_sulle spine_) Pirchì, chi vi spiegastivu?
D. NZULU
No... ma... l'aspettu...
DONNA PRAZZITA
L'aspittati? Ah, già 'nfurmata è idda?
D. NZULU
No, pinseri miu...
DONNA PRAZZITA
Ah... (_friggendo_) Ca chi vuliti ca vi dicissi, cucinu? 'A viritati
giusta, mi pari curiusu 'ssu matrimoniu, ca duvissi succederi accussì...
senza ca iddu 'a vidissi prima... senza diri si cci piaci o non cci
piaci... L'occhi soi, scusati, non sunnu l'occhi vostri...
D. NZULU
No, pirchissu, iddu non cci vidi chi pi l'occhi mei...
DONNA PRAZZITA
Eh già, allura vui, subitu... si sapi!... 'u debbuli anticu... Sintiti a
mia, ca è megghiu anchi pi vui: lassatilu arrivari e facitilu scegghiri
cu l'occhi soi.
D. NZULU
Ca... cucina, si mi diciti accussì... vui ca sapiti e viditi cchiù di
mia... Iu cchiù luntanu di ddocu non arrivu... (_ammiccandola, piano_)
Chi aviti quarchi autra idea?
DONNA PRAZZITA
(_accennando di sottecchi alla nipote_)--Non pozzu parrari ca haiu a
diri missa...
D. NZULU
(_con un movimento di sorpresa_)--Vih!... E cu cci pinsava? (_volgendosi
alla ragazza_) Rachilinedda, figghia... ca comu? nuautri nni stamu
scurdannu di tia!... Chi bedda facci ca cci fa 'u ziu a 'sta niputedda,
ca è 'na scocca di ciuri pi daveru... Ca lassiminni godiri di ssi
biddizzi! (_ripete i soliti gesti d'ammirazione, poi, rivolto a Brasi_)
Guarda chi fai: accumpagnala 'nt' 'o giardinu, a me' niputedda, cci duni
'i forfici e si cogghi un mazzu di rosi a piaciri sò.
RACHILINA
(_balzando in piedi tutta contenta_)--Oh grazii, ziu! Si si... 'I
vittimu passannu e 'o dissimu: «Chi beddi rosi chi avi 'u ziu!»
D. NZULU
Tutti pi tia! Va, va, vo' cogghitilli!
RACHILINA
(_va di corsa, battendo le mani, appresso a Brasi per uno degli usci di
fondo_).
SCENA II.
Donna Prazzita e D. Nzulu.
D. NZULU
Pi mia, cucina Prazzita, Rachilina mancu esistiva...
DONNA PRAZZITA
Ca già... pi vui non esisteva autra ca 'a cucina Tidda! E francamenti,
poi... mi pari curiusu, lassatimillu diri, ca vui... propriu vui, cci la
prifirissivu ad autri!
D. NZULU
Acqua passata, cucina... Iti pinsannu cchiù a mia? 'N'autru munnu!...
Lassamulu iri ssu discursu! Quantu a Rachilina, prima di tuttu, vi
ripetu, ca pi mia mancu esisteva; e poi, una vota ca nni parrati, si vi
parsi assai, vi ricurdati?... la differenza d'età tra mia e Tidda; com'è
ca ora cca cu Paulinu...
DONNA PRAZZITA
Iu?... Parrai d'età!... Chi mi diciti?... Quannu?
D. NZULU
Ca tannu, cucina! Ricurdativi bona!
DONNA PRAZZITA
Ah... forsi pirchì Tidda... chi sacciu... era ancora carusidda (_si ode
il campanello d'ingresso_).
D. NZULU
No, no, cucina, iu cci pensu beni! Facistivu 'a quistioni di l'età, e
facistivu bonu, di dda gran fimmina di munnu ca siti... Tantu ca mi pari
curiusu ora, scusati, ca a vui ca vi parsiru assai 'i dudici anni di
differenza tra mia e Tidda, non vi fannu cchiù impressioni 'i vinti tra
Paulinu e Rachilina...
DONNA PRAZZITA
(_vorrebbe ribattere e sostenere le sue ragioni: ma Brasi, entrando,
glielo impedisce_).
SCENA III.
Detti e Brasi, poi don Liddu e don Nittu, indi Rachilina.
BRASI
Cci su' visiti!
D. NZULU
Visiti? Nni mia? E cu' su'?
BRASI
Li signuri don Liddu Bellè e don Nittu Scavu.
D. NZULU
(_notando donna Prazzita contrariata_)--Cui? (_alla cugina_)--Cucina,
chi forsi 'sti signuri cercanu di vui? Pirchì iu, francamenti, nun cci
haiu nudda servitù....
DONNA PRAZZITA
No! di mia?... Non cridu... Conoscenti... sì...
D. NZULU
Cucina cu mia putiti parlari... Chi forsi cc'è quarchi...
DONNA PRAZZITA
Chi?
D. NZULU
Chi sacciu? Cu Rachilina...
DONNA PRAZZITA
Vih! ca quannu mai! chi diciti? Rachilina?... Bianca comu la cira... 'na
bammina!
D. NZULU
E allura... pi cu' veninu?
DONNA PRAZZITA
E chi sacciu? Pi mia nn' 'i putiti mannari.
D. NZULU
Ma chi persuni su', scusati? Pirchì iu... sapiti, di 'ssi picciutteddi
non conusciu cchiù a nuddu...
DONNA PRAZZITA
Chi v'ha' a diri? Genti bona, pi 'ssa cosa, si... ma aciddazzi
perdi-tempu....
D. NZULU
Ma su' galantomini? (_a Brasi_)--Falli passari (_Brasi via_).
DONNA PRAZZITA
Si... non pozzu diri o' contrariu... Unu è d' 'i Bellè, sapiti... voli
fari 'u gadduzzu... 'i picciuli l'avi... ma cu' avi tanticchia di munnu,
vui mi capiti... cu unu di chissi divi stari cu l'occhi aperti....
L'autru si, mischinu.... pirsuna distinta, ma scarsu... va circannu
d'arripizzarisi 'a caiella...
D. NZULU
Ah, ca boni, boni allura su'... mi piacinu...
DONNA PRAZZITA
Pi cui, cucinu?
D. NZULU
Sentu diri... si su' galantomini... Pi Paulinu. Veni cca, criaturi, ca
non cunusci a nuddu... Iu sugnu un ursu... Accussì trova l'amici pronti
(_vedendo apparire sulla comune i due giovanotti_)--Avanti, avanti,
signuri mei!
DON LIDDU E DON NITTU
(_entrano sorridendo e cercano disillusi con gli occhi Rachelina che
deve averli chiamati dal giardino, vedendoli passare_).
D. LIDDU
(_perplesso e mezzo mortificato_)--Scusi... forsi cc'è sbaglio....
D. NITTU
Non trasemu giusti? Cc'è paura, sbagghiamu porta?
D. LIDDU
No, si cc'è 'a signura Pràzzita? (_Rachelina irrompe dall'uscio, per il
quale è scesa in giardino sovraccarica di fiori, che con grande
esultanza, ridendo come una mattarella, comincia a gettare all'uno e
all'altro dei giovani che ridono schermendosi e cercando d'afferrarla_).
RACHILINA
(_cercando di colpirli coi fiori_)--Cca!... cca!... tiniti cca!... Vi
pari ca non vi vitti a vui! si... quannu mi tuccastivu ca virga!... E
puru a vui, beddu spicchiu! tiniti cca... vi vitti, si... ca
v'ammucciauru arreri 'u muru! (_I due giovanotti seguitano la scena
vivace a soggetto_).
DONNA PRAZZITA
(_restando da prima interdetta e stordita, poi, friggendo per dominarsi
e facendosi di mille colori_)--Rachilina! Rachilina!... (_a don
Nzulu_)--Ca è 'na picciriddazza! (_alla ragazza_)--Figghia mia!....
figghia mia!
D. NZULU
(_con intenzione, sorridendo_)--Ca boni iddi si canuscinu...
D. LIDDU
(_che è riuscito a ghermire a Rachelina una bellissima rosa
bianca_)--Chista è mia... no! chista è mia... e m' 'a mettu cca!
RACHILINA
(_inseguendolo_)--No, chista nenti! chista mi l'aviti a dari.
D. LIDDU
(_tenendo la rosa alta con una mano, e con l'ultra indicando la
guancia_)--Pi turnarivi chista, m'aviti a dari nu vasuni cca!
DONNA PRAZZITA
(_subito, severa, con un grido, quasi temendo che la ragazza glielo
dia_)--Rachilina!
RACHILINA
Ch'è babba vossia... chi fa, si scanta ca cci 'u dugnu pi daveru?... 'Na
timpulata cci pozzu dari! (_a don Liddu, minacciandolo con la mano_)--'A
vuliti? 'A vuliti?
D. NITTU
(_presentando la guancia_)--Cca a mia, cca a mia: ogni datu s'è pirdutu!
DONNA PRAZZITA
Signuri mei, signuri mei, ma chi è? Dicu macari pi rispettu di me'
cucinu, ca è 'u patruni di casa.
D. NZULU
No, cucina! Ma chi diciti, pi mia? M'haiu fattu lu cori tantu, a vidiri
tutta 'st'alligria e tutta 'sta giovintù!
D. LIDDU
(_serio, garbato, ridando la rosa a Rachelina_)--Avi ragiuni, 'a signura
Pràzzita (_a don Nzulu_)--Nuautri cci dumannamu scusa.
D. NITTU
E semu mortificati di l'ardiri ca nn'avemu pigghiatu...
D. NZULU
Ma chi diciti? Vi ripetu ca m'aviti fattu un gran piaciri... Vui siti D.
Liddu Bellè, è veru? Assittativi cca, pregu... E vui, signor Scavu... D.
Nittu, mi pari?... cca banna... (_mentre don Nzulu fa i convenevoli coi
due giovani, donna Pràzzita con gli occhi fuori dell'orbita s'accosta a
Rachelina, la bistratta sotto sotto in silenzio, la pizzica, la
scuote_)--Cca... cca, D. Nittu... e a Rachilina cca... unni si', niputi?
Oh! E chi hai? Chi fu?
RACHILINA
(_sedendo dove le indica lo zio con le lagrime agli occhi e con voce di
pianto, trangosciata_)--Ne... nenti... nenti... (_scoppia in singhiozzi.
Controparte vivacissima dei due giovanotti che subito cavano i
fazzoletti per asciugarle le lagrime e confortarla a soggetto_).
D. NZULU
Cucina, e chi fu? Chi cci facistivu... chi cci dicistivu a Rachilina?
DONNA PRAZZITA
Nenti, cucina. La mortificai com'era di giustu! Pirchì non si fa
accussì! Chi cci pari ch'è sempri picciridda? Na signurina tanta!.... Ma
veramenti, idda, quannu mai? (_i due giovanotti si voltano un momento a
guardarla con occhi sbarrati_).--Accussì seria sempri... Comu si
s'avissi 'mbriacatu cu l'oduri di 'ssi rosi... Ca si non fussimu 'nta la
parintela... cu sa chi cosa putissivu cridiri... (_mentre parla, nota
che don Nzulu non stacca gli occhi dalla ragazza, la quale, sempre
singhiozzando, ma come se ci provasse gusto, ora abbandona il capo sulla
spalla dell'uno, ora su quella dell'altro dei due corteggiatori che si
squagliano in tenerezze. Allora, volgendo lo sguardo e vedendo anch'essa
questo spettacolo, inviperisce_)--Rachilina! Sùsiti di ddocu! E finemula
cu 'sta commedia!
D. NZULU
Ma vah, cucina, vah!.... Lassatila stari, 'nnuzzintedda! Capiscu ca vui,
fimmina di munnu, duviti essiri severa.... ma poi (_volgendosi alla
nipote_)--Vaia, vaia, Rachilina.... Non c'è nenti, o ziu.... Basta,
basta, ora... Ca comu? 'a prima visita, nu veni a chianci dintra? Divi
ridiri, figghia! Vogghiu ca ridi... vogghiu ca ridi.... ca quannu ridi
si' cchiù bedda....
D. LIDDU
Ah, quannu ridi è la stella del paese!
RACHILINA
(_alla fine sorridendo ancora tra le lacrime_)--Stativi mutu vui.... ca
pi curpa vostra (_seguitano a parlare fra loro tre_).
D. NZULU
(_a parte alla cugina_)--Cucina, iu vi capisciu a vui.... Da un cantu,
da pirsuna assinnata, pinsati ca 'u partitu fussi seriu.... e seriu pi
daveru!.... Ma di l'autru cantu--permittiti ora ca sugnu vecchiu macari
iu, ca vi richiamassi a lu vostru sennu anticu--di l'autru cantu mi sta
parennu ca.... scusati, l'interessi vi vulissi fari velu.... (_alludendo
ai giovinotti_)--'U stati vidennu? Vint'anni di differenza assai su'!
Duvemu teniri cuntu di li sentimenti di la giovintù!
DONNA PRAZZITA
Va beni, va beni.... ma 'sti frascularii Rachilina non l'ha' a fari
cchiù, vasinnò sugnu bona e cara, ma si nesciu l'ugna....
D. NZULU
Lassatila iucari, picciridda è.... Livativillu 'stu pinseri d' 'a
testa.... e lassati fari a mia....
DONNA PRAZZITA
Eh già! D' 'o momentu ca cci l'aviti ad aviri vui sulu 'ssu traficu. Vi
nni facistivu un monopoliu!
D. NZULU
(_sorridendo_)--Cucina, si mi livassivu 'sta cunfusioni, vi ripetu,
addumassi 'na torcia di se' parmi.....?
DONNA PRAZZITA
Nenti, cucinu, ascutati a mia ca vi vogghiu beni....
D. NZULU
E chistu è veru!
DONNA PRAZZITA
Non ci criditi? Ca già.... doppu tant'anni ca non nni videmu, 'u sa chi
v'hannu fattu cridiri di mia! Iu sula 'u sacciu quant'haiu suffrutu 'nt'
'o me' cori.
D. NZULU
Cucina, ancora! Non cci pinsamu cchiù! Chi vuleuvu diri, parrati....
DONNA PRAZZITA
Vuleva diri, 'ssa cunfusioni non nni l'avemu a pigghiari nè iu nè vui.
Lassamulu veniri, e quannu veni, pensa iddu. (_sentenziosa e
ammonitrice, volgendosi verso Rachelina_)--Pensa la cosa prima ca la
fai, ca la cosa pinsata è bella assai! (_poi, cambiando tono, come
riattaccando un discorso alieno a cui possono partecipare anche i due
estranei_)--Perciò, caru cucinu, comu vi diceva, cci fussi una bella
cumminazioni ppi chiddu ca iti circannu: 'na casa granni, ariusa, cu
bagnu, giardinu, pirterra, chidda di Don Saru Pulvirenti!
D. NZULU
Eh si, cci aveva pinsatu!.... Chi avi d'ora ca cercu? Ma cu 'ssu
binidittu cristianu di D. Saru non cci pozzu parrari, pirchì 'na vota
àppimu 'na quistioni.
DONNA PRAZZITA
(_dolcissima_)--E cca, o cucinuzzu, non semu p'aiutaricci unu cu
n'autru? Ca ci vaiu iu!
D. NZULU
Ah! bonu fussi, cucina! (_ai giovinotti_)--Lor signori non sanno di chi
si tratta.... Sta per arrivare.
RACHILINA
(_prevenendo_)--No, ziu, pi carità! Cci l'haiu dittu iu di 'stu parenti
(_sbuffa_) amiricanu, ca divi arrivari!
D. NZULU
(_mentre Donna Prazzita fa gli occhiacci alla nipote_)--Si, ma non cci
hai pututu diri ca siccomu Paulinu, criaturi, vinennu cca, non conusci a
nuddu, avissi piaciri ca vuautri signuri, ca siti 'i giovinotti cchiù in
vista d' 'u paisi, divintassivu subitu amici soi...
D. LIDDU
Ah! con tutto il piacere!
D. NITTU
Onoratissimo, caro D. Nzulu!
D. NZULU
Non sulu per le ore di svago, per lo sport, comu si dici, ca l'Americani
cci teninu tantu.
D. LIDDU
S'è pirchissu, lassati fari a mia! Scherma, skating...
D. NZULU
Ma anchi per gli affari.... Ddà, 'u munnu ha statu tuttu sò; ma cca, non
conuscennu l'impresi locali....
D. NITTU
E non cci sugnu iu?
D. NZULU
Ah, vui macari d'affari vi 'ntinniti?
D. NITTU
Pirchì? Forsi vidennumi.... vah, ca mi piaci marciari con un certo
tratto.... cridi ca? S'inganna, sa? Iu sugnu di chiddi ca dorminu cu
n'occhiu! (_con sussiego_)--Mi dica un pò:--Chi capacità avi?
D. NZULU
Mah.... chi vuliti ca vi dicissi? I cunti 'nta sacchetta non cci l'haiu
fattu mai.... Ma, accussì, a occhiu e cruci.... pozzu sbagghiari di
picca.... cridu ca 'u miliuni 'u passa....
D. NITTU
Ah, di chissu si tratta?!
D. LIDDU
Ah, allora.... un signore! Chi piaciri haiu ca veni!
RACHILINA
Uh, e allura riccu è!.... Un parenti milionariu pi daveru avemu?
(_battendo le mani bambinescamente_)--Bellu! bellu! bellu! (_notando
un'occhiataccia della zia, si fa subito seria_)--Ca macari iu nn'haiu
piaciri, pi daveru, oh!
DONNA PRAZZITA
Va, Rachilina, jamuninni, picchì staiu pinsannu, caru cucinu, ca 'u
farmacista di ddà 'nfacci si cci sta facennu l'amuri cu 'sta casa di D.
Saru... e non vurrissi ca...--megghiu cci vaiu ora stissu e ci dugnu 'a
caparra.
D. NZULU
Cucina, tutta 'sta primura... Viditi ca 'a cucina Tidda macari cerca....
DONNA PRAZZITA
Idda cerca; iu mi pari ca l'aiu truvatu! E 'a pigghiu subitu! Pigghia
prima, e pigghia ossu!
D. NZULU
A leggiu a leggiu, pi carità! Non vi pigghiati tanta responsabilità....
L'aviti dittu vui a mia, pirmittiti ca ora 'u dicu iu a vui.... Viditi
ca putiti fari nàsciri 'na rivoluzioni tra parenti.... trattannusi
d'interessi....
DONNA PRAZZITA
Ah, 'u sacciu, ognunu nesci ò naturali.
D. NZULU
E putemu vidiri cosi turchi!
DONNA PRAZZITA
Ma mi pari ca vui, scusati....
D. NZULU
Ah, no, cucina! Iu a responsabilità m' 'a pigghiavu finu a un certu
puntu. Paulinu conusci la condizioni di tutti 'i parenti, pirchì prima
di turnari ha vulutu esatti informazioni.
DONNA PRAZZITA
Ah! e cci l'aviti dati vui, 'st'informazioni? E chi nni sapiti vui,
scusati, 'nficcatu sempri cca dintra?
D. NZULU
Cucina, vi dissi pocu fa (_a D. Nittu e a D. Liddu_)--Scusati, signuri
mei, si vi facemu assistiri a 'sti discursi di famigghia....
D. LIDDU
E nuautri putemu discurriri cca cu 'a signurina.
RACHILINA
Eh.... sì su' discursi di famigghia.... iu chi sugnu? strania?
D. NZULU
E no, nenti, ho finito--Iu, cara cucina, informazioni boni pi tutti cci
haiu datu, comu vi dissi: ho fatto notare una sola differenza, chidda di
la posizioni finanziaria di ognunu. Quannu iddu m'ha dittu ca p'aviri
bona accoglienza da parti di tutti, ssi differenzi, unn'è ca sunnu, li
voli corrèggiri.... mi capiti... assegni.... doti.....
D. LIDDU
Ah, persona... grande, allora!
D. NITTU
No no, mi pari spertu!
DONNA PRAZZITA
Eh già, nni assittamu tutti 'nta un vancu! Chi voli fari spargi me
domina?
D. NZULU
'U stati sintennu a D. Nittu ca 'u chiama spertu? Siccomu--non essennu
turcu--non pò pigghiari autru chi 'na mugghieri, pi non attirarisi
l'inimicizia di tutti l'autri (_alla cugina che fa segni di
diniego_)--l'aviti dittu vui stissa!.... li voli cuitari prima!
Nn'avissi picca.... dici, beh! Nn'avi pi tutti, chi fa, mali?
D. NITTU
Benissimo!
D. LIDDU
Benissimo!
D. NITTU
'U sapiti ca mi sta facennu simpatia prima d'arrivari?
D. LIDDU
E chi a mia mi pari cent'anni c'arriva? (_ma, subito ripensandoci,
preoccupato_) Ma... chi ha ditta ca si voli maritari?
D. NZULU
Precisamenti, e con una della parentela--vedete? tanto più!
D. LIDDU
(_turbato_) Ah... d' 'a parintela?! (_guarda Rachelina_) E cu cui?
D. NITTU
E quant'anni avi?
D. NZULU
Mah... una quarantina...
D. LIDDU
(_sollevato_) Ah! Quarant'anni...
D. NITTU
(_c. s._). Ancora maritari.
DONNA PRAZZITA
Cci 'u putemu dari 'ssu pirmissu, è veru? Ah chi è? vecchiu sternu?
RACHILINA
(_sprezzante_)--Si avi quarant'anni...
DONNA PRAZZITA
(_fulminandola con gli occhi_)--Si avi quarant'anni?
RACHILINA
(_correggendosi_)--Non avi cchiù bisognu di pirmissu, vuleva diri (_si
ode il campanello d'ingresso. I due giovanotti si alzano, mentre Brasi
va ad aprire_).
D. LIDDU
Autri visiti avi vossia. Nuautri ni nni jemu, è veru, signura Prazzita?
Si voli essiri accumpagnata?
DONNA PRAZZITA
No, grazii, non vi disturbati. Ora cca, nuautri parenti... vi
persuaditi, avemu un pocu di tràficu...
D. NITTU
Allura, a rivederci (_i due giovinotti prendono commiato dalla vecchia e
dalla ragazza un poco sconcertati. Poi si appressano a D. Nzulu per
salutarlo_).
D. NZULU
No, chi cc'entra! iu v'accumpagnu (_fa passare i due giovanotti e via
con loro_).
SCENA IV.
Donna Prazzita e Rachilina.
DONNA PRAZZITA
(_piano, acre, aggressiva_)--Ah, t'ha piaciutu di fari a fraschetta cu
'sti du' aimazzi, unu mortu di fami e l'autru 'npanna vaneddi?
RACHILINA
Chi successi? Prima vossia cci facìa tanta facci?!
DONNA PRAZZITA
Ah, non lu capisci, vigilia ammucciata? Ah ch'e' pinsari macari a tia?
Non vidi ca chissu fa e sfa, scrivi, cummina, strullichia, comu s' 'u
parenti fussi iddu sulu, comu si 'u sangu 'ncumuni cci l'avissi iddu
sulu!
RACHILINA
(_impronta e piagnucolosa insieme_)--E allura, mentri ca voli ca haiu a
sapiri sentiri tutti cosi, cci dicu: chi sugnu iu? stuppagghiu di pila?
M'ha piaciri pi forza ss'amiricanu? senza vidiri prima com'è e comu non
è? com'è, biunnu? s'avi l'occhi di jattu per esempiu, vidissi ca a mia
non mi piaci.
SCENA V.
D. Nzulu, Donna Tidda, D. Iacu e dette.
D. NZULU
(_dall'interno_)--Trasi, trasi, Tidda... 'A cucina Prazzita cc'è; cu
Rachilina... Favuriti, don Iacu...
TIDDA
(_seguendo D. Nzulu e seguita da Iacu Naca, dolce, accomodante va verso
Pràzzita_)--Cucina Pràzzita, comu siti! Rachilinedda, figghia, ogni
jornu cchiù bedda tu!
DONNA PRAZZITA
Bona, cucina, ringraziamu a Diu.
D. NZULU
Cucina Prazzita, senza fari complimenti, ca cca a cucina Tidda vi scusa,
vò jiti pi 'ssa casa...
DONNA PRAZZITA
Ca ora, cucinu! aspittati tanticchia! Mentri ca cc'è 'a cucina Tidda,
'n'autra parenti 'ntrinsica, ora ddocu ci voli... prima di jiriminni
(_lo guarda con intenzione come per dirgli, tu vuoi mandarmi via, ma io
non sono pane pei tuoi denti_) aspittati: vaiu p' 'a casa, ma mi
piacissi prima, ca 'i parenti più 'mpurtanti fussimu tutti d'accordu...
cosi serii su'! E giacchè semu cca (_guarda D. Iacu_) fussi bonu ca
facissimu un picculu consigghiu... ma (_lo riguarda_) 'nfamigghia...
D. IACU
(_ridendo bonario_)--Lei mi guarda comu estraniu, signora donna
Prazzita, e in 'ntantu ho l'onuri di considerarmi della famiglia.
D. NZULU
(_stupito_)--Vui?
DONNA PRAZZITA
(_sorridendo_)--Eh.... scusati, di quali latu?
TIDDA
(_scherzosa_)--Di sciroccu e levanti, cucina! 'Nto un jornu di malu
tempu.... a D. Iacu cca, tantu bonu, cci ficiru l'occhi....
D. NZULU
(_frastornato e contrariato_)--Fidanzati?
DONNA PRAZZITA
(_subito accorrendo a baciarla_)--Oh! chi cunsulazioni chi mi sta dannu,
Tidduzza! Quantu ti vasu! quantu ti vasu ancora! (_a D. Iacu_)--Bravu,
D. Iacu! Ca sicuru ca semu parenti allura! E vi pigghiati lu megghiu
chiovu di la nostra varca!
D. NZULU
E comu.... accussì, senza diri nenti a nuddu?
D. IACU
Perchè, D. Nzulu, chi cci dispiaci, a lei? Non sono persona per la
quale?
D. NZULU
No.... chi cc' entra!.... non dica.... È ca m'arriva così....
all'intrasatta....
TIDDA
E chi avia a pigghiari cunsigghi, cucinu? Già.... 'a picciridda: mùzzica
'u jiriteddu.... Vecchia sugnu! E junta a vintitrì uri e tri quarti....
DONNA PRAZZITA
No, chissu non l'ha a diri! Ancora, salaratu, si' 'na bannera!.... Mi
scantava iu, ha' a diri, ca cci pirdevi troppu tempu....
TIDDA
Don Iacu, cca, parrò chiaru.... Cunveni a iddu, cunveni a mia....
DONNA PRAZZITA
Tutti santi e biniritti, chi cc'entra! (_volta a don Nzulu,
trionfante_)--Vi persuaditi, cucinu? Matrimonii e viscuvati, su' di
'ncelu distinati!.... Vah, quantu vaiu pi 'ssa casa.... A nomu miu 'a
pigghiu, cucinu, semu 'ntisi, 'na vota ca vui cci avistivu 'sta
quistioni....
D. IACU
Quistioni? E cu cui, scusassi?
D. NZULU
Ah, nenti.... cu D. Saru Pulvirenti.... 'u patruni d' 'a casa....
D. IACU
Cca cci sugnu iu! Chi fa? Cci voli fari sfreggiu, 'ssu basalacchiu? (_si
alza tronfio_)--Iamuninni, zâ Prazzita, mi permetti ca 'a chiamu
accussì?
DONNA PRAZZITA
Cci permettu? Cu tuttu lu cori! Ca va, allura bonu è, accumpagnatinni!
Iamuninni, Rachilina.... (_a Tidda salutandola_)--Non ti scanti, è veru,
ca ti l'arrubamu pi tanticchia? A rivederci, cucinu!
D. IACU
Allura, vossia mi permetti.... Po' diri ca è fatta: difficili ca mi
facissiru 'na nigativa a mia! (_a donna Tidda_)--Staiu turnannu! (_esce,
seguendo le due donne_).
SCENA VI.
D. Nzulu e Donna Tidda.
D. NZULU
(_resta accasciato, perchè vede compromesso nel meglio tutto il suo
giuoco. Donna Tidda interpreta questo accasciamento come un esacerbarsi
dell'antica piaga dell'amore per lei_).
TIDDA
(_rimasta un po' indietro contempla don Nzulu accasciato, accenna il
segno della croce con meraviglia dolente, poi gli si accosta e dice
carezzevole con dolce mestizia_)--Cucinu.... ca pi daveru vi
dispiacistivu tantu di 'ssu me' fidanzamentu....
D. NZULU
(_seduto, curvo con le braccia appoggiate sulle gambe a penzoloni,
tentennando il capo cogli occhi socchiusi_)--Assai.... assai nni sugnu
dispiaciutu!
TIDDA
Pirchì? Ancora?
D. NZULU
No, ancora!.... Ora.... ora....
TIDDA
Ora?.... E chi nni vuliti cchiù ora di mia? Cchiù suddisfazioni vostra e
cchiù murtificazioni mia di chista?
D. NZULU
(_balza in piedi adirato_)--Sudisfazioni mia! 'A sudisfazioni cci 'a
sta' dannu tu 'n'autra vota a chidda!
TIDDA
Iu? Pirchì?
D. NZULU
(_afferrandola e parlandole occhi tra occhi_) Pirchì? Pirchì
approfittannu di 'stu caratteri to' di jattupardu 'mpignusu e
priscialoru ca ti lassi 'nfruncicari e sati 'nta l'aria pi nenti d'un
momentu all'autru, ti sta livannu 'n'autra vota la fortuna comu fici
tannu (_scotendola_). Pirchì iu ti vuleva beni cchiù di me' stissu e ti
avissi fatta rigina di la me' casa e di lu me' cori!
TIDDA
(_allibita, tremante, col pianto alla gola_).--Cucinu... e pirchì...
pirchì aviti aspittatu tantu a parrarimi accussì?
D. NZULU
(_subito, riprendendosi, sconvolto, affannato, con una mano sul cuore,
quasi temendo che gli voglia scoppiare, ansimando_)--No... no... chi
sta' capennu?... Pi mia? Iu un mortu sugnu ora... un mortu ca parra. Ma
li morti abbriviscinu! E pi tia stava pinsannu!
TIDDA
Ma comu? cucinu... pi mia? iu non vi capisciu! C'haiu fattu?
D. NZULU
Ti cunzumasti... cu 'stu fidanzamentu... ti cunzumasti, e guastasti
'n'autra vota tuttu chiddu ca iu vulia fari pi tia! E stai dannu saziu a
ddà vecchia vilinusa!
TIDDA
Iu? Pirchì? Pi 'ssu fidanzamentu diciti? Ma iu 'nu statu, cucinu, iva
circannu oramai, pi non moriri sula 'nta 'n'agnuni! L'avissi fattu cu D.
Gasparinu Solima c'avi tant'anni ca mi veni d'appressu, si non avissi
statu chinu di gilusii e di faiddi, ca vui 'u canusciti...
D. NZULU
E megghiu chissu, quannu mai!
TIDDA
Megghiu, certu! ma si non si spiegava mai! Chissu si fici avanti... Cosa
d'ieri è, chi vi pari? E si vi dispiaci tantu, cucinu beddu, cosa di
cunvinienza è, chi è p'amuri? Cci dicu ca non mi cunveni cchiù e 'u
mannu a fogghiu tridici...
D. NZULU
No, a mia m'ha' sapiri sintiri, mi disipiaci ca chissa, ca è la causa di
la to' rovina, l'ha a aviri vinta 'n'autra vota: pi mia, ti fici
allarmari pirchì aveva dudici anni cchiù di tia; e ora si discurri ca
non su' cchiù nenti vint'anni.
TIDDA
(_avvampando e saltando, aggressiva_)--Chi 'u voli dari a Rachilina?
D. NZULU
Ca 'nunca! ca 'nunca! Mentri ca iu cci diceva c'avia pinsatu a tia, ca
siti di la giusta età! E si l'ha 'ntroitatu ora, capisci? curriu a
pigghiaricci a casa! Su' tutti cosi fatti pi idda.
TIDDA
(_come punta dalle vespe, perdendo il lume dagli occhi_)--Ah, si? Di
chistu si tratta? E vui cci l'avevu dittu ca pinsavavu a mia?
D. NZULU
Ca comu! ca comu! E dissi ca eri bona pi faricci 'u pani cottu!
TIDDA
Iu? 'U pani cottu?
SCENA VII.
D. Iacu e detti.
D. IACU
(_presentandosi sulla soglia_)--Permesso?... Fatto!
D. NZULU
Daveru?
D. IACU
Eh, cu mia chi si scherza?... Da principiu D. Saru s'avia mutriatu,
masticava tuttu: «ma», «qua», «là», «così», «colì». Ma iu ivu e curti:
'u guardai 'ntrignu 'ntrignu e cci fici pigghiari 'a caparra.
TIDDA
Cci 'a dastivu vui?
D. IACU
No, idda.
TIDDA
Ah bellu sirvizzu facistivu! Pi fari chistu chi cc'era bisognu di tutta
'a vostra mutria? Quannu unu non sapi sentiri chiddu c'avi a fari, non
divi pigghiari 'mprisi e non si divi fari avanti! Di 'ssi vostri arii
nn'haiu li vertuli chini! E mi facissivu un piaciri si non vi
'ntricassivu cchiù nni li cosi chi non v'apparteninu! (_rimettendosi
tutta agitata la spagnoletta, rivolta a D. Nzulu_)--Ma chi vi pari ca
finisci accussì, cucinu? chissà è casa ca idda non si l'ha a pigghiari!
E macari ca s' 'a pigghia cci ha a ristari pi cappata. Ora iu mi nni
vaiu nni D. Gasparinu Solima e mi fazzu cuntrattari chidda di D. Matteu
Musumeci, so' cucinu!...
D. IACU
Vui? Nni D. Gasparinu? Chi faciti? (_le si para davanti minaccioso_).
TIDDA
(_tenendogli testa e scostandolo_)--Fazzu chiddu chi mi pari e piaci! E
non mi viniti d'appressu, ca non haiu bisognu di cumpagni di
processioni, tantu pi sapillu! (_va via di furia, lasciando D. Iacu
sbalordito e D. Nzulu che se la ride sotto sotto_).
SCENA VIII.
D. Iacu e D. Nzulu.
D. IACU
(_dopo breve scena muta; guardando arcigno D. Nzulu che sorride con
dispettosa bonarietà come per placarlo_)--Ah, vui ci riditi? Ma iu non
sugnu omu da subire un simile affronto! Chi cc'è, volta faccia?
Complotto? Comu? nell'attu ca iu rendo un serviziu a costo di
comprumettirimi, mi si gioca questo tiro alle spalle? E vui ci riditi
ancora? (_battendo un pugno sul tavolo_) Mi nni rispunniti vui di la
signurina donna Tidda!
D. NZULU
(_fingendo timore_)--Iu vi pregu, caru D. Iacu, di calmarivi un pocu. Mi
veni da ridiri... si, per la cosa in se stessa... vidennuvi accussì
pigghiari focu comu un surfareddu... per una inezia...
D. IACU
Inezia? Comu, inezia? E la parola! il debito d'onore! Un impegno sacro!
D. NZULU
Non dicu di no... ma, in funnu in funnu, via... datu ca 'stu
fidanzamentu non è ancora ufficiali... n' 'o sapi nuddu!
D. IACU
Caru D. Nzulu, vi facciu riflettiri ca 'u sacciu iu, e basta! E quando
lo so io, è altro che ufficiale, è colonnello! Cca mi staiu sintennu 'i
carti canciati 'nt'e' manu! E non putennuccinni dumannari cuntu a 'na
fimmina, lu vogghiu di vui!
D. NZULU
(_c. s._)--Iu non v'haiu offiso, caru D. Iacu! Me' cucina Tidda,
forsi... Ma viditi chi è?... Semu un pocu stunati. Qua le cose sono
cambiate dalla notte al giorno..... chiddu ca prima pareva nivuru, ora è
jancu... Cci vulemu ragiunari un muminteddu? In America, si procede
così...
D. IACU
Si, ma cca non semu in America! semu in Sicilia!
D. NZULU
Pi 'n'autri vinti jorna, amicu miu! Ma fra un misi, 'stu paisi sarà
americanu a tunnu!... 'U sapiti ca me' niputi torna cu dinari assai e
sbrizziannuli di cca e di ddà, vuterà la facci a tuttu? Macari vui vi
duviti cunfurmari...
D. IACU
Iu non votu facci mancu davanti a Carlumagnu!
D. NZULU
E va bonu... e va bonu... Non è quistioni di votari facci; è quistioni
di ragionari! In America, o per dir megliu, all'americana--chi è 'u
fidanzamentu? Anchi ufficiali... anchi colonnellu, comu diciti vui!
all'americana, non si guarda neanche al matrimonio! Questioni di
convenienza! A mia per esempiu, mi piace vostra moglie, vegnu, e vi
dicu: Quantu costa?
D. IACU
E iu vi fazzu 'na fucunata cu 'na pistola d'arciuni ca pari un
picciriddu, ca vi lassu pi spirdu unn'è ca siti misu!
D. NZULU
Pirchì siti... anzi, semu siciliani! Ma si lu vostru, per esempio, ha
statu un matrimoniu di cunvinienza, chi cci appizzati a cèdiri 'a vostra
mogghi? Novanta voti supra centu, vi livati 'na frazzata di
supra:--«Quantu costa?». Cci mittiti un prezzu, anchi d'affezioni:
centu, ducentu, tricentu mila: «Se la prende!». Faciti divorziu:
arrifriscati vui, arrifrisca idda, mi 'nfurcu iu, e bona notti!
D. IACU
E il punto d'onore?!
D. NZULU
Questioni di prezzu! Cci l'includete nella somma, e faciti tuttu un
forfait! (_giunge le mani e le agita in atto commiserativo_) Ca caru don
Iacu!... 'Stu fidanzamentu cu me' cucina era di cunvinienza--mi l'ha
dittu idda stissa ora ora.
D. IACU
Si.... in fondo.... non negu; ma....
D. NZULU
Non cc'è ma.... vi l'haiu dittu!.... Vui, rinunziannucci, rinniti un
serviziu a me' niputi, e me' niputi si disobbliga (_gesto dignitoso di
D. Iacu_).--Pi forza! O vuliti o non vuliti! Vui diciti: «Non vogghiu!
non vogghiu!» E chiddu voli pi forza--chi cci faciti? Si disobbliga pi
forza! Ma dici: «Chi è che lo informa dello stato delle cose?». Vui,
forse?--Chi cc'entra! Parlo io! (_guardandolo negli occhi, mentre D.
Iacu appare quasi rimesso_)--E a cunti fatti:--Siti omu di maritarivi
vui?
D. IACU
Eh già... Non mi ponnu diri: «Chi su' beddi 'ss'occhi...».
D. NZULU