NOTE:

[157] In quanto spetta alla storia d'Italia dei secoli nono e decimo,

posso citare i libri quinto, sesto, e settimo del Sigonio, _De regno

Italiae_ (secondo volume delle sue opere, ediz. di Milano 1732): gli

_Annales_ del Baronio colla critica del Pagi: il settimo e ottavo libro

della _Istoria civile del regno di Napoli_, del Giannone: il settimo e

ottavo volume degli _Annali d'Italia_ del Muratori (ediz. in 8), e il

secondo volume dell'_Abrégé chronologique_ del signor di Saint-Marc,

opera che sotto un titolo superficiale molta dottrina, e indagini molte

racchiude. Accerto i miei leggitori, e conoscendo eglino adesso il mio

metodo di scrivere la Storia dovrebbero crederlo facilmente, che fin

dove ho potuto, e tutte le volte che era utile il farlo, ho portate le

mie ricerche a tutte le fonti primitive, e soprattutto ho accuratamente

consultati gli originali dei primi volumi della grande Raccolta

intitolata _Scriptores rerum ital._ del Muratori.

[158] Il dotto Camillo Pellegrino, che viveva a Capua nel secolo XVII,

ha rischiarata la storia del ducato di Benevento nella sua _Historia

principum longobardorum. V. i Scriptores_ el Muratori (t. II, part. I,

p. 221-345; e t. V, p. 159-245).

[159] V. Costantino Porfirogeneta, _De thematibus_, lib. II, c. 11, _in

vit. Basil._ c. 55, p. 181.

[160] La lettera originale dell'imperatore Luigi II all'imperatore

Basilio, curioso monumento del nono secolo, è stata per la prima volta

pubblicata dal Baronio (_Annal. eccles._, A. D. 871 n. 51-71), che ha

seguìto un manoscritto dell'Erenperto, o piuttosto dello Storico Anonimo

di Salerno, tratto dalla Biblioteca del Vaticano.

[161] _V._ l'eccellente dissertazione _De republica Amalphitana, nella

Appendix_ (p. 1-42) della _Historia Pandectarum_(_Trajecti ad Rhenum_,

1722 in 4) di Enrico Brencmann.

[162] Il vostro signore, dicea Niceforo, ha dato soccorso e protezione,

_principibus capuano et beneventano, servis meis, quos oppugnare

dispono.... Nova_ (piuttosto Nota) _res est od eorum patres et avi,

nostro imperio tributa dederunt_ (Luitprando, _in Legat._, p. 484). Non

si fa qui menzione di Salerno; pur fu in questi giorni all'incirca che

questo principe cambiò di parte, e Camillo Pellegrino (_Script. rer.

ital._, t. II, part. I, p. 285) ha osservato con molta accortezza questo

cambiamento nello stile della Cronaca Anonima. Luitprando (p. 480) fonda

su prove dedotte dalla Storia e dalla Lingua i diritti dei Latini sulla

Puglia e sulla Calabria.

[163] _V._ I _Glossarj_ greci e latini del Ducange (articoli Κατεπανο

_Catapana_) e le sue note sull'_Alexiade_ (pag. 275). Egli non ammette

l'idea de' contemporanei che derivar faceano questo vocabolo da Κατα

παν, _juxta omne_; e trova soltanto che essa è una corruzione del

vocabolo latino _capitaneus._ Il signor di Saint-Marc osserva però

giustamente (_Abrégé chronolog._, t. II, pag. 924) che in quel secolo i

_Capitanei_ non erano Capitani, ma solamente i Nobili di primo ordine, i

grandi sottovassalli dell'Italia.

[164] Ου μονον δια πολεμων ακριβως ετεταγμενον το τοιουτον υπηγαγε το

εθνος (i Lombardi) αλλα και αγχινοια χρησαμενος, και δικαισυνη και

χρηστοτητι επιεικως τε τοις προσερχομενοις προσφερομενος και την

ελευθεριαν αυτοις πασης τε δουλειας, και των αλλων φορολογικων

χαριξομενος, _non solamente con guerre saggiamente condotte assoggettò

la nazione_ (i Lombardi); _ma usando d'ingegno, e colla giustizia e

l'indulgenza egualmente proferendosi a' nuovi sudditi, e facendo lor

grazia della libertà franca, da ogni servitù e dagli altri tributi

usitati_ (Leone, _Tattica_, c. 15, pag. 741). La Cronaca di Benevento

(t. II, part. I, p. 280) offre una idea ben diversa de' Greci in que'

cinque anni (891-894) che Leone signoreggiò la città.

[165] _Calabriam adeunt, eamque inter se divisam reperientes, funditus

depopulati sunt_ (o _depopularunt_) _ita ut deserta sit velut in

diluvio._ Tale è il testo di Eremperto o Erchemperto, giusta le due

Edizioni del Caraccioli (_Rerum ital. script._ t. V, p. 23) e di Camillo

Pellegrino (t. II, part. I, p. 246) opere rarissime al tempo che il

Muratori le ha pubblicate di nuovo.

[166] Il Baronio (_Annal. eccles._ A. D. 874 n. 2) ha tratta questa

storia da un manoscritto di Eremperto, che morì a Capua, quindici anni

dopo un tale avvenimento. Ma un falso titolo ha ingannato questo

Cardinale, e noi non possiamo citare che la Cronaca Anonima di Salerno

(_Paralipomena_, c. 110), composta verso la fine del decimo secolo, e

pubblicata nel secondo volume della Raccolta del Muratori. _V._ le

Dissertazioni di Camillo Pellegrino (t. II, part. I, pag. 231-281 ec.).

[167] Costantino Porfirogeneta (_in vit. Basil._ c. 58, p. 183) è il

primo autore che racconti questo fatto. Ma lo pone accaduto sotto i

regni di Basilio e di Lodovico II, mentre la riduzione di Benevento

operata dai Greci, non avvenne che nel 891, vale a dire dopo la morte di

questi due principi.

[168] Paolo Diacono (_De gest. Longob._, l. V, c. 7, 8, p. 870, 871,

ediz. Grot.) racconta un fatto simile, accaduto nel 663 sotto le mura

della stessa città di Benevento; ma attribuisce ai Greci il delitto di

cui gli autori di Bisanzo incolpano i Saracini. Dicesi che nella guerra

del 1756 il signor di Assas, ufiziale del reggimento di Auvergne, si

consecrasse in egual modo alla morte: ed anzi con maggiore eroismo,

perchè i nemici che lo aveano fatto prigioniere, non gli chiedeano che

il silenzio. (Voltaire, _siècle de Louis XV_, c. 33, t. IX, p. 172).

[169] Tebaldo che Luitprando colloca fra gli eroi, fu, propriamente

parlando, duca di Spoleto e marchese di Camerino dall'anno 926 al 935.

Il titolo e l'impiego di marchese (comandante della Marca, o della

Frontiera) era stato introdotto in Italia dagl'imperatori francesi (_V.

Abrégé chronologique_, t. II, p. 645-732, ec.).

[170] Luitprando, _Hist._, l. IV, c. 4, _Rerum italic. scriptores_, t.

I, part. I, p. 453, 454. Se qualcuno trovasse troppo libera tal

descrizione sarei costretto ad esclamare col povero Sterne: «Duolmi di

non potere trascrivere con circospezione quelle cose che senza scrupolo

un vescovo ha scritte; sarebbe stato ben peggio se avessi tradotto alla

lettera _ut viris certetis testiculos amputare, in quibus nostri

corporis refocillatio_, etc.».

[171] I monumenti che ci restano del soggiorno de' Normanni in Italia,

sono stati raccolti nel quinto volume del Muratori; fra i quali

monumenti conviene distinguere il poema di Guglielmo Pugliese (p.

245-278) e la storia di Galfridus (Gioffredo) Malaterra (p. 537-607).

Nati entrambi in Francia, i ridetti autori scrivevano in Italia, colla

robusta franchezza di uomini liberi ai giorni de' primi conquistatori

(prima dell'anno 1100). Non fa di mestieri il ripetere i nomi de'

compilatori e critici della Storia d'Italia, Sigonio, Baronio, Pagi,

Giannone, Muratori, Saint-Marc ec. da me consultati sempre, e non

copiati giammai.

[172] Alcuni fra i primi convertiti si fecero battezzare dieci, o dodici

volte, affine di ricevere dieci o dodici volte la tonaca bianca che era

d'uso il dare in dono ai Neofiti. Ai funerali di Rollone, furono fatte

largizioni ai monasteri pel riposo dell'anima del defunto, e sagrificati

cento prigionieri; ma nello spazio di una, o due generazioni, il

cambiamento fu compiuto e generale.

[173] I Normanni di Bayeux, città situata sulla costa marittima,

parlavano tuttavia (A. D. 940) la lingua danese, mentre a Rouen la Corte

e la Capitale l'avevano dimenticata. _Quem_ (Riccardo I) _confestim

pater Baiocas mittens Botoni militiae suae principi nutriendum tradidit,

ut ibi_ LINGUA _eruditus_ DANICA _suis exterisque hominibus sciret

aperte dare responsa_ (Wilhelm Gemeticensis, _De ducibus Normannis_, l.

III, cap. 8, pag. 623, edizione di Camden). Il Selden (_Opera_, t. II,

pag. 1640, 1656) ha offerto un saggio della lingua naturale e favorita

di Guglielmo il Conquistatore (A. D. 1035), saggio troppo vieto ed

oscuro ai dì nostri anche per gli Antiquari, e pei Giureconsulti.

[174] _V._ Leandro Alberti (_Descrizione d'Italia_, p. 250) e Baronio

(A. D. 493, n. 43). Quando anche l'Arcangelo avesse ereditato il tempio

dell'oracolo e come è presumibile la caverna di Calcante, l'astrologo

degli antichi (Strabone, _Geogr._ l. VI, pag. 435, 436), i Cattolici in

questo caso colla eleganza della loro superstizione aveano superati i

Greci.

[175] I Normanni erano pel loro valore conosciuti in Italia; alcuni anni

prima, cinquanta de' loro cavalieri trovatisi a Salerno nel tempo che

un'armatetta di Saracini veniva ad affrontar la città, chiesero armi e

cavalli a Guaimaro III, allora principe di Salerno, e chiesto si

aprissero loro le porte della città, fecero impeto ne' Saracini e li

sconfissero. Guaimaro divisava conservar questi guerrieri presso di sè.

Ma volendo essi ripartire, si fece promettere che sarebbero tornati con

altri prodi di lor nazione per combattere gl'Infedeli (_Hist. des

republ. ital._, t. I, p. 263.) (_Nota dell'Editore_).

[176] L'autore della storia delle repubbliche italiane al tomo I p. 267,

racconta in ben altro modo la cosa. Dopo la ritirata dell'imperatore

Enrico II, i Normanni, unitisi sotto gli ordini di Rainolfo, presero

Aversa, in allora piccolo castello del ducato di Napoli; ne erano

padroni da pochi anni, quando Pandolfo IV, principe di Capua s'impadronì

di Napoli all'impensata. Sergio, duce delle soldatesche, e Capo della

repubblica, uscì coi principali cittadini fuori di una città, ove non

potea veder senza orrore una straniera dominazione introdursi. Si ritirò

in Aversa, e allorchè col soccorso de' Greci, e dei cittadini rimasti

fedeli alla loro patria ebbe raccolto quanto denaro bastava a saziare la

cupidigia dei venturieri normanni, si valse de' loro soccorsi ad

assalire la guernigione del principe di Capua, che egli sconfisse

tornando indi in potere di Napoli. In questa occasione, confermò ai

Normanni il possedimento di Aversa, e de' suoi dintorni, formandone una

contea della quale conferì l'investitura a Rainolfo. (_Hist. des republ.

ital._, t. I, p. 267). (_Nota dell'Editore_).

[177] _V._ il primo libro di Guglielmo Pugliese. Le descrizioni di

questo scrittor di versi possono adattarsi a tutti gli sciami di Barbari

e di Filibustieri.

_Si vicinorum quis_ PERNITIOSUS _ad illos_

_Confugiebat, eum gratanter suscipiebant,_

_Moribus et lingua, quoscunque venire videbant,_

_Informant propria; gens efficiatur ut una._

e altrove quando parla de' venturieri Normanni, in cotal guisa si

esprime.

_Pars parat, exiguae vel opes aderant quia nullae;_

_Pars quia de magnis majora subire volebant._

[178] Luitprand., _in Legatione_, p. 485. Il Pagi ha schiarito questo

avvenimento seguendo il manoscritto storico del Diacono Leone (t. IV, A.

D. 965, n. 17-19).

[179] _V._ la _Cronaca araba_ della Sicilia, nel Muratori (_Script.

rerum italic._, t. I, p. 253).

[180] _V._ Gioffredo Malaterra che narra la guerra della Sicilia e la

conquista della Puglia (l. I, c. 7, 8, 9-19), Cedreno, (tom. II, p.

741-743, 755, 756) e Zonara (tom. II, p. 237, 238) descrivono gli

avvenimenti medesimi: e poichè i Greci si erano già avvezzi alle

umiliazioni, una sufficiente imparzialità scorgesi ne' loro racconti.

[181] Cedreno specifica il ταλμα _ordinanza militare_ dell'_Obsequium_

(_Phrygia_) e il μεθος _parte_, de' Tracesii (_Lydia_), _v._ Costantino

(_De Thematibus_, 1, 3, 4, con la carta del Sig. Delisle); e chiama indi

i Pisidii, e i Licaonii col predicato _foederati._

[182]

_Omnes conveniunt et bis sex nobiliores,_

_Quos genus et gravitas morum decorabat et aetas,_

_Elegere duces. Provactis ad comitatum_

_His alii parent. Comitatus nomen honoris,_

_Quo donantur erat. Hi totas undique terras_

_Divisere sibi, ni sors inimica repugnet,_

_Singula proponunt loca quae contingere sorte_

_Cuique ducis debent, et quaeque tributa locorum._

E dopo avere parlato di Melfi, Guglielmo Pugliese aggiunge:

_Pro numero comitum bis sex statuere plateas,_

_Atque domus comitum tolidem fabricantur in urbe._

Leone d'Ostia (l. II, c. 67) ne istruisce in qual modo vennero

distribuite le città della Puglia: ma inutile mi è sembrata una tal

descrizione.

[183] Guglielmo Pugliese (lib. II, c. 12). Mi fondo sopra una citazione

del Giannone (_Ist. civ. di Napoli_ t. II, p. 31), citazione che

nell'originale non posso verificare. Il Pugliese loda le _validas vires,

probitas animi et vivida virtus_ di Braccio-di-Ferro, aggiugnendo che,

se questo eroe fosse vissuto più lungamente, niun poeta avrebbe potuto

pareggiarne il merito co' suoi canti (l. I, p. 258, l. II, p. 259).

_Braccio di ferro_ fu pianto dai Normanni, _quippe qui tanti consilii

virum_ dice il Malaterra (l. I, c. 12, p. 552) _tam armis strenuum, tam

sibi munificum, affabilem, morigeratum ulterius se habere diffidebant._

[184] Malaterra (l. I, c. 3, pag. 550): _Gens astutissima, injuriarum

ultrix..... adulari sciens..... eloquentiis inserviens;_ espressioni che

dimostrano qual fosse l'indole, fin passata in proverbio, de' Normanni.

[185] Il genio della caccia, e l'uso di addestrare ad essa i falconi,

apparteneano specialmente ai discendenti de' marinai della Norvegia; del

rimanente è possibile che i Normanni abbiano portati dalla Norvegia e

dall'Irlanda i più belli uccelli da falconeria.

[186] Può confrontarsi questo ritratto, con quello che della stessa

popolazione ha fatto Guglielmo di Malmsbury (_De gest. Anglorum_, l.

III, p. 101, 102), il quale i vizj e le virtù de' Sassoni e de' Normanni

colla bilancia dello storico e del filosofo apprezza. Certamente

l'Inghilterra nell'ultima conquista ha vantaggiato.

[187] Il Biografo di S. Leone IX avvelena santamente la descrizione che

fa dei Normanni; _Videns indisciplinatam et alienam gentem Normanorum,

crudeli et inaudita rabie et plus quam pagana impietate adversus

ecclesias Dei insurgere, passione christianos trucidare_, etc. (Wibert,

c. 6). L'onesto Pugliese si contenta di indicare con calma l'accusatore

di questo popolo qual uomo _veris commiscens fallacia_ (l. XI, p. 259).

[188] Tutte queste particolarità che si riferiscono alla politica de'

Greci, alla ribellione di Maniaces ec., possono vedersi in Cedreno (t.

II, p. 757, 758), in Guglielmo Pugliese (l. I, p. 257, 258: l. II, p.

259), e in due Cronache di Bari lasciateci da Lupo Protospata (Muratori

_Script. rer. ital._, t. V, p. 42, 43, 44), e da autore anonimo (_Antiq.

ital. med. aevi_, t. I, p. 31-33). Quest'ultima è un frammento di

qualche pregio.

[189] Argiro ottenne, dice la Cronaca anonima di Bari, imperiali

patenti, _faederatus et patriciatus et catapani et vestatus._ Il

Muratori ne' suoi Annali (t. VIII., p. 426) fa giustamente una

correzione, ossia interpretazione, su questa ultima parola. Egli legge

_sevestatus_, vale a dire _Sebastos_, ossia di Augusto: ma nelle sue

_Antichità_, seguendo il Ducange, fa di questo _sevestatus_, un officio

di palagio, cioè quello di Gran Mastro della guardaroba.

[190] Viberto ha composta una vita di S. Leone IX, ove si ravvisano le

passioni e le massime pregiudicate del suo secolo; opera stampata a

Parigi nel 1615 in 8.º, e inserita indi nelle Raccolte de' Bollandisti

del Mabillon e del Muratori. Il signore di Saint-Marc (_Abrégé_ t. II,

p. 140-210, e p. 25-95) ha narrata con molta accuratezza la storia

pubblica e privata di questo Pontefice.

[191] _Vuol dire qui l'Autore, che Leone IX il Santo aveva l'indole sì

semplice, che poteva ingannare sè stesso, e colla sua autorità sugli

animi del popolo, siccome Papa, indurre gli altri in inganno, senza

volere, e senza avvedersi di essere ingannatore. Leone per la sua indole

poteva ingannarsi ne' negozj familiari, o politici, ed indurre in

inganno gli altri; ma nella cosa di cui trattavasi non sembra essersi

potuto ingannare, nè essersi ingannato. Trattavasi di soccorrere gli

abitanti della Puglia, e di far che i Normanni pagassero le decime

ecclesiastiche: bisogna per altro confessare, che è, in quei tempi

d'ignoranza e di barbarie, da condannarsi il costume di usare le armi,

inducendo ad impugnarle i poveri popoli, per sostenere le censure, le

scomuniche, fatte di tal maniera più spaventose._ (Nota di N. N.)

[192] V. intorno alla spedizione di Leone IX contra i Normanni,

Guglielmo il Pugliese (l. II; p. 259-261) e Gioffredo Malaterra (l. I,

c. 13, 14, 15, p. 253). Questi due autori danno a divedere imparzialità;

perchè la preoccupazione nazionale che tiene gli animi loro, è

contrabbilanciata da un'altra preoccupazione di mestiere, siccome preti.

[193] _Il Cattolico romano non chiama superstizioso il rispetto dei

Normanni verso S. Leone IX: s'egli seguì il cattivo uso del suo tempo

barbaro facendo la guerra a' Normanni pei motivi indicati, il buon

credente sentirà che doveva a' Normanni, buoni cattolici, far grande

impressione il vedere un Papa, generale d'un'armata nemica._ (Nota di N.

N.)

[194]

_Teutonici quia Caesaries et forma decoros_

_Fecerat egregie, proceri corporis illos,_

_Corpora derident normannica, quae breviora_

_Esse videbantur._

I versi del Pugliese non hanno per l'ordinario maggior pretensione: ma

egli si anima poi quando gli accade il descriver battaglie. Due delle

sue comparazioni, tratte dalla caccia del falco e della negromanzia,

servono ad indicare i costumi dei suoi tempi.

[195] Il signor di Saint-Marc (t. II, p. 200-204) cita le lamentanze, o

le censure che sulla condotta del Pontefice vennero fatte in allora da

rispettabili personaggi. Avendo Pietro Damiano, l'oracolo di quella età,

ricusato ai Papi il diritto di far la guerra, il cardinale Baronio

(_Annal. eccles._ A. D. 1053, n. 10-17) rimanda l'eremita al suo posto

(_Lugens eremi incola_) sostenendo con calore le prerogative delle due

spade di S. Pietro[*].

* _Si sa qual uso siasi sempre fatto ne' secoli passati di

quell'espressione dell'Evangelo:_ ecce duo gladii hic, _asserendo la

Corte romana, e sostenendo i Teologi di quella Chiesa, che una delle due

spade era la figura della forza delle scomuniche e dell'autorità

spirituale del Papa, e l'altra della sua autorità nelle cose temporali.

Quanto al Cardinal Baronio sanno gl'illuminati ingegni, ch'egli ne'

suoi_ Annali ecclesiastici _spesse volte eccede in favorire la Corte di

Roma, e che quell'Opera corretta dal dottissimo Pagi, e nell'istoria, e

nella cronologia, e ne' ragionamenti, acquistò maggior pregio dalla

critica di lui, che dall'autore, che ebbe il merito d'aver ordinato gli

Annali, ma non discernimento nel trattare la materia, e ne' giudizj._

(Nota di N. N.)

[196] Il Giannone (_Istor. civ. di Napoli_, t. II, p. 37-49-57-66)

discute con eguale abilità e come giureconsulto, e come antiquario,

l'origine e la natura delle investiture pontificie: ma fa vani sforzi

per conciliare insieme i doveri di patriota e di cattolico, e colla

futile distinzione, _Ecclesia romana non dedit, sed accepit_, si sottrae

alla necessità di una confessione sincera, ma pericolosa.

[197] Le particolarità che riguardano la nascita, l'indole e le prime

imprese di Guiscardo, trovansi in Gioffredo Malaterra (l. I, c. 3,

4-11-16, 17, 18-38, 39, 40), in Guglielmo Pugliese (l. II, pag.

260-262), in Guglielmo Gemeticense, o di Jumièges (l. XI, c. 30, p. 663,

664, ediz. di Camden), in Anna Comnena (_Alexiade_, l. I, p. 23, 27, l.

VI, p. 165, 166) colle note del Ducange (_Not. in Alex._ p.

230-232-320), che ha raccolte tutte le Cronache latine e francesi, e

nuovi schiarimenti ne ha tratti.

[198] Ο δε Ρομπερτος (parola corotta alla Greca) ουτος ην Νορμαννος το

γενος, την τυχην ασημος.... e altrove εξ αφανους πανυ τυχης περιφανης,

_Romperto_ (parola corrotta alla greca invece di Roberto) _era Normanno

di nazione, ignobile di nascita_.... e altrove _divenuto illustre dopo

una nascita affatto oscura_, e in un altro luogo (l. IV, p. 84) απο

εουχατης πενιας και τυχης αφανους _da una estrema miseria a da oscura

nascita._ Anna Comnena era nata per vero dir nella porpora; non così il

padre suo di privata condizione, illustre bensì, ma innalzato dal merito

solamente.

[199] Il Giannone (t. II, p. 2), dimenticando i suoi autori originali,

per far derivare Guiscardo da una schiatta principesca, si fida alla

testimonianza d'Inveges, frate agostiniano di Palermo, che vivea

nell'ultimo secolo. Questi due autori prolungano la successione dei

Duchi, fino a Guglielmo II il Bastardo o il Conquistatore, che credevasi

(_comunemente si tiene_) il padre di Tancredi di Altavilla. Questo

errore è maiuscolo, ed eccita tanta maggior maraviglia, che allor quando

il figlio di Tancredi guerreggiava nella Puglia, Guglielmo II non avea

più di tre anni (A. D. 1037).

[200] Il giudizio del Ducange è giusto e moderato: «_Certe humilis fuit

ac tenuis Roberti familia, si ducalem et regium spectemus apicem, ad

quem postea pervenit; quae honesta tamen et, prater nobilium vulgarium

statum et conditionem, illustris habita est, quae nec humi reperet, nec

altum quid tumeret_». (Guglielmo di Malmsb. _De gest. Anglorum_, l. III,

p. 107, _Not. ad Alexiad._, p. 230).

[201] Citerò alcuni de' migliori versi del Pugliese (lib. II, pag. 270),

_Pugnat utraque manu, nec lancea cassa, nec ensis_

_Cassus erat, quocunque manu deducere vellet._

_Ter dejectus equo, ter viribus ipse resumptis_

_Major in arma redit: stimulos furor ipse ministrat._

_Ut leo cum frendens_, etc.

· · · · · · · · · · · · · · · · · · · ·

_Nullus in hoc bello, sicuti post bella probatum est,_

_Victor vel victus, tam magnos edidit ictus._

[202] Gli autori e gli editori normanni che meglio conoscevano la loro

lingua, traduceano la parola Guiscardo o Wiscard nell'altra Callidus,

uomo scaltrito ed astuto. La radice Wise è famigliare agli orecchi

inglesi, e l'antico vocabolo Wiseacre offre all'incirca lo stesso

significato, e la medesima desinenza. Την χυχην πανουργοτατος esprime

assai bene il soprannome e l'indole di Roberto.

[203] La storia del modo onde Roberto Guiscardo si procacciò il titolo

di Duca è un argomento assai intralciato ed oscuro. Seguendo le

giudiziose osservazioni del Giannone, del Muratori e del Saint-Marc, ho

procurato narrarla nella maniera più coerente e meno inverisimile.

[204] Il Baronio (_Annal. ecclesiast._ A. D. 1059, n. 69) ha pubblicato

l'Atto originale, ch'ei dice aver copiato dal _Liber censuum_,

manoscritto del Vaticano. Ciò nondimeno il Muratori ha pubblicato

(_Antiq. med. aevi_; t. V, p. 851-908) un _Liber censuum_, ove un tale

atto non trovasi; e i nomi di Vaticano e Cardinale destano egualmente i

sospetti d'un protestante e d'un filosofo.

[205] _V._ la vita di Guiscardo nel II e III libro del Pugliese, nel I e

II di Gioffredo Malaterra.

[206] Il Giannone (vol. II della sua _Istoria civile_ l. IX, X, XI, e l.

XVII, p. 460-470) narra con imparzialità le conquiste di Roberto

Guiscardo e di Ruggero I, l'esenzione di Benevento, e delle dodici

province del regno. Questa ripartizione però accadde soltanto sotto il

regno di Federico II.

[207] Il Giannone (t. II, p. 119-127), il Muratori (_Antiq. medii aevi_,

t. III, _Dissert._ 44, p. 935, 936), il Tiraboschi (_Istor. della

letteratura ital._) ne hanno offerto uno specchio storico de' medici

della Scuola Salernitana. Quanto al giudicare la teorica e la pratica

della lor medicina, è tal bisogna che ai nostri medici sol s'appartiene.

[208] L'instancabile Enrico Brenckmann ha aggiunte sul finire della sua

_Historia Pandectarum_ (_Trajecti ad Rhenum_, 1722, in 4.), due

dissertazioni, _De Repubblica amalphitana e Da Amalphi a Pisanis

direpta_, fondate sulla testimonianza di cenquaranta scrittori; ma poi

ha dimenticati i due importanti passi dell'ambasceria di Luitprando (A.

D. 959), ove s'instituisce un parallelo fra il commercio e la

navigazione di Amalfi e di Venezia.

[209]

_Urbs Latii non est hac delitiosior urbe,_

_Frugibus, arboribus vinoque redundat; et unde_

_Non tibi poma, nuces, non pulchra palatia desunt,_

_Non species muliebris, abest probitasque virorum._

Guglielmus Appulus, l. III, p. 267.

[210] Il Muratori pretende che i versi di cui parlasi, sieno stati

composti dopo l'anno 1066, epoca della morte di Odoardo il Confessore,

_rex Anglorum_, al quale sono indiritti. Le opinioni intorno a ciò, o

piuttosto gli sbagli del Pasquier (_Recherches de la France_, l. VII, c.

2), e del Ducange (_Gloss. lat._) non indeboliscono in modo alcuno le

prove del Muratori. Già nel settimo secolo, era conosciuta l'usanza de'

versi rimati; usanza tolta alle lingue nortiche ed orientali (Muratori,

_Antiquit._, t. III; _Dissertat._, n. 40, p. 686-708).

[211] Esattissima ed assai poetica è la descrizione di Amalfi fatta da

Guglielmo Pugliese (l. III, p. 267) co' seguenti versi, il terzo de'

quali sembra alla bussola riferirsi:

_Nulla magis locuples argento, vestibus, auro,_

_Partibus innumeris: hac pluribus urbe moratur_

_Nauta_ MARIS COELIQUE VIAS APERIRE PERITUS.

_Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbe_

_Regis, et Antiochi. Gens haec freta plurima transit._

_His Arabes, Indi, Siculi nascuntur et Afri._

_Haec gens est totum prope nobilitata per orbem,_

_Et mercando ferens, et amans marcata referre._

[212] Il nostro Autore appoggia forse questo calcolo ai riferti de'

viaggiatori eruditi che nel principio del secolo decimottavo visitarono

Amalfi (Brenckm., _De rep. Amalph. Diss._ 1, c. 23); l'Autore però della

_Hist. des Rep. Ital._, nel vol. I, p. 304, ne porta la popolazione a

sei o ottomila abitanti. (_N. dell'Ed._)

[213] _Latrocinio armigerorum suorum in multis sustentabatur, quod

quidem ad ejus ignominiam non dicimus; sed, ipso ita praecipiente, adhuc

viliora et reprehensibiliora dicturi sumus, ut pluribus patescat, quam

laboriose et cum quanta angustia a profonda paupertate ad summum culmen

divitiarum vel honoris attigerit._ Così il Malaterra s'introduce a

narrare il furto de' cavalli (lib. I, c. 25). Dal momento che questo

autore fa menzione di Ruggero, suo mecenate (l. I, c. 19), Guiscardo,

qual secondo personaggio, sol comparisce. Trovasi qualche cosa di

somigliante nella condotta di Velleio Patercolo, Storico di Augusto e di

Tiberio.

[214] _Duo sibi proficua reputans, animae scilicet et corpori, si terram

idolis deditam ad cultum divinum revocaret_ (Gioffredo Malaterra, l. II,

c. 1). I tre ultimi libri di questo Storico son dedicati a narrare la

conquista della Sicilia; e lo stesso Malaterra ha composto il Sommario

esatto de' suoi Capitoli (p. 544-546).

[215] _V._ la parola _milites_ nel Glossario latino del Ducange.

[216] Fra le altre circostanze curiose, o bizzarre, il Malaterra ne

racconta che gli Arabi aveano introdotto in Sicilia l'uso de' cammelli,

(l. 1, c. 33), e de' colombi messaggeri (c. 42); che il morso della

tarantola produce una malattia _quae per anum inhoneste crepitando

emergit_; fenomeno assai ridicolo cui soggiacque tutto l'esercito de'

Normanni, accampato sotto la mura di Palermo (c. 36). Aggiugnerò una

etimologia che non è indegna dell'undicesimo secolo. _Messana_ è

derivato di _Messis_, luogo d'onde le biade venivano dalla Sicilia

inviate in tributo a Roma (l. II, c. 1).

[217] _V._ la capitolazione di Palermo nel Malaterra (lib. II, c. 45) e

nel Giannone che parla sulla tolleranza generale conceduta ai Saracini

(t. II, p. 72).

[218] Giovanni Leone Affricano (_De medicis et philosophis Arabibus_, c.

14, _presso_ Fabricio, _Bibl. graec._ t. XIII, p. 278, 279). Questo

filosofo nomavasi Esseriff, Essascialli, e morì nell'Affrica (A. E. 516,

A. D. 1112). Tal denominazione ha molta somiglianza coll'altra _Seriff

al Eldrisi._ Così chiamavasi chi offerse il suo libro (_Geogr. nubiens.;

V._ la _Prefazione_, p. 88, 90, 176) a Ruggero re di Sicilia (A. E. 548,

A. D. 1153; D'Herbelot, _Bibl. orient._ p. 786; Prideaux, _Life of

Mahomet_, pag. 188; Petis de la Croix, _Hist. de Gengis-kan_, p. 535,

536; Casiri, _Bibl. arab. hispan._ t. II, p. 9-13), onde temo sia

accaduto in ordine a ciò qualche equivoco.

[219] Il Malaterra parlando della fondazione de' Vescovadi (l. IV, c. 7)

porta la Bolla in originale (l. IV, c. 29). Il Giannone, come istorico

del paese, offre un'idea di questo privilegio e della monarchia di

Sicilia (t. II, p. 95-102), e Saint-Marc (_Abrégé_, t. III, p. 217-301)

discute una tale quistione con tutta l'abilità d'un giureconsulto

siciliano.

[220] Nelle descrizioni della prima spedizione di Roberto contra i

Greci, i miei autori sono: Anna Comnena (I, II, IV, V. libri

dell'_Alexiade_), Guglielmo Pugliese (lib. IV e V, p. 270-275), e

Gioffredo Malaterra (l. III, c. 13, 14-24, 29-39); essi erano

contemporanei, e possono riguardarsi come autentici i loro scritti,

avvertendo però, che niun d'essi fu testimonio oculare delle battaglie.

[221] Una di queste si sposò ad Ugo, figlio di Azzo, o Axo, marchese di

Lombardia (Guglielmo Pugliese, l. III, p. 267), ricco, potente e nobile

nell'undecimo secolo, e i cui maggiori il Muratori e il Leibnitz hanno

scoperto appartenere al nono e decimo secolo. Le due famose Case di

Brunswick e di Este derivano da due figli primogeniti del marchese Azzo.

_V._ Muratori, _Antichità Est._

[222] Anna Comnena loda e sospira con un po' troppo di libertà questo

bel giovinetto, che le venne promesso in isposo quando fu sciolto

l'altro contratto di nozze colla figlia di Guiscardo. Nel lib. I, pag.

23, ella dice che questo principe era αγαλμα φυσεως... Θεου χειρων

φιλοτιμημα.... χρυσου γενους απορροη _un gioiello dalla natura... una

bell'opera delle mani di Dio... una emanazione dell'età d'oro_, ec. (p.

27). Ella descrive altrove il bianco e il vermiglio della pelle, gli

occhi di falco ec. l. III, p 71.

[223] Anna Comnena (l. I, p. 28-29), Guglielmo Pugliese (l. IV, p. 271),

Gioffredo Malaterra (l. III, c. 13, p. 579, 580). Più circospetto si

mostra quest'ultimo; ma il Pugliese dice,

_Mentitus se Michaelem_

_Venerat a Danais quidam seductor ad illum._

Si lasciò sorprendere da questa frode Gregorio VII; e il Baronio è quasi

l'unico che la voglia sostenere qual verità (A. D. 1080, n. 44).

[224] _Ipse armatae militia non plusquam MCCC milites secum habuisse, ab

eis qui eidem negotio interfuerunt attestatur_ (Malaterra, l. III, c.

24, p. 583), e sono i medesimi che il Pugliese al l. IV, p. 273 chiama

_equestris gens ducis, equites de gente ducis._

[225] Εις τριακοντα χιλιαδας _da trentamila_, così si esprime Anna

Comnena (_Alexias_, l. I, p. 37), e un tale calcolo concorda col numero

e col carico de' navigli. _Ivit in Dyrrachium cum XV militibus hominum_,

dice il _Chronicon Breve Normannicum_ (Muratori, _Scriptores_, t. V, p.

278). Io mi sono adoperato a conciliare insieme queste diverse

testimonianze.

[226] L'Itinerario di Gerusalemme (p. 609, ediz. Wesseling) accenna un

intervallo ragionevole e vero di mille stadj, o cento miglia, che

stravagantemente hanno duplicato Strabone (l. VI, pag. 433) e Plinio

(_Hist. nat._ III, 16).

[227] Plinio (_Hist. nat._ III, 6, 16) assegna QUINQUAGINTA _miglia_ a

questo _brevissimus cursus_, e indica la vera distanza da Otranto alla

Vallona o Aulon (d'Anville, _Analyse de sa carte des côtes de la Grèce_,

etc. p. 3-6). Ermolao Barbaro che sostituisce il vocabolo _centum_

(Hardouin, not. 66, in Plin. lib. III) avrebbe potuto essere corretto da

quanti piloti veneziani erano usciti di quel golfo.

[228] _Infames scopulos Acroceraunia_, Horat., _Carmen_ 1 e 3. Vi è

qualche poco di esagerazione nel _praecipitem Africum decertantem

aquilonibus et rabiem Noti_, e nel _monstra natantia_ dell'Adriatico; ma

Orazio palpitante per la vita di Virgilio, è un esempio che ben

comparisce nella storia della poesia e dell'amicizia.

[229] Των δε εις τον πωγωνα αυτου εφυβρισαντων _insultavanlo per la

barba (che gli mancava)_ (_Alexias_, l. IV, p. 106). Ciò nondimeno i

Normanni si radeano la barba; i Veneziani la lasciavano crescere: di qui

avrà avuta origine la mancanza di barba attribuita, poco felicemente per

dir vero, a Boemondo (Ducange, _Not. ad Alex._, p. 283).

[230] Il Muratori (_Annali d'Italia_, t. IX, p. 136, 137), osserva che

alcuni autori (Pietro Diacono, _Chron. Casin._ lib. III, cap. 49) fanno

ascendere l'esercito de' Greci a censettantamila uomini, ma che si può

levare il _cento_, lo stesso Malaterra indicandone soli settantamila;

piccola svista! Il passo al quale fa allusione il Muratori trovasi nella

Cronaca di Lupo Protospata (_Script. ital._ t. V, p. 45). Il Malaterra,

(l. IV, 17) parla in termini, ampollosi, ma vaghi, di questa imperiale

spedizione: _Cum copiis innumerabilibus_, e il Poeta Pugliese (l. IV, p.

272):

_More locustarum montes et plana teguntur._

[231] _V._ Guglielmo di Malmsbury, _De Gestis Anglor._, l. II, p. 92.

_Alexius fidem Anglorum suscipiens, praecipuis familiaritatibus his eos

applicabat, amorem eorum filio transcribens._ Orderico Vitale (_Hist.

eccles._, l. IV, pag. 508, l. VII, p. 841) racconta la partenza di

questi profughi dall'Inghilterra e il modo onde presero servigio in

Grecia.

[232] _V._ il Pugliese (l. I, p. 256). Ho già descritto nel capitolo LIV

la storia e l'indole di questi Manichei.

[233] _V._ il semplice ed ammirabile racconto di Cesare (_Comment. de

bell. civil._ III, 41-75). Gli è da deplorarsi che Quinto Icilio (il

Signor Guichard) non sia vissuto a bastanza per far le note a questa

parte di essi come le ha fatte alle azioni campali dell'Affrica e della

Spagna.

[234] Παλλας αλλη και μη Σθηνη _un'altra Pallade, ma non Minerva._ Il

presidente Cousin (_Hist. de Constantinople_, t. IV, p. 131, in 12) ha

tradotto molto aggiustatamente «che combattea come una Pallade, benchè

non dotta al pari di quella della Grecia». I Greci aveano composti gli

attributi delle loro divinità di due caratteri poco fatti per

accoppiarsi, quello di Neith, l'artigiana di Sais nell'Egitto, e quello

di una vergine amazzone del lago Tritonio nella Libia (Banier,

_Mythologie_, t. IV, p. 1-31, in 12).

[235] Anna Comnena (lib. IV, p. 116) ammira con una specie di terrore le

maschili virtù di una tal donna. Queste erano più famigliari alle

Latine, e benchè il Pugliese (lib. IV, p. 273) faccia menzione della

presenza e della ferita della moglie di Guiscardo, affievolisce l'idea

della sua intrepidezza:

_Uxor in hoc bello Roberti forte sagitta_

_Quadam laesa fuit: quo vulnere TERRITA nullam_

_Dum sperabat opem, se poene SUBEGERAT hosti._

Il vocabolo _subegerat_ non è felice che trattandosi di una donna

prigioniera.

[236] Απο της του Ρομπερτου προηγησαμενης μαχης, γινοσηων την προτων

κατα των εναντιων ιππασιαν των Κελτων ανυποιστον _dalla prima battaglia

data da Romperto, conoscendo l'invincibile cavalleria de' Celti che

primi combattevano nella fronte_ (_Anna_, l. V, p. 133) ed altrove και

γαρ Κελτος ανηρ πας εποχουμενος μεν ανυπιστος την ορμην, και την θεαν

εστιν _poichè il Celta a cavallo è formidabile non che all'impeto, alla

sola vista_ (pag. 140). La pedanteria adoperata dalla Principessa nella

scelta delle denominazioni classiche ha incoraggiato il Ducange ad

attribuire ai suoi compatrioti l'indole degli antichi Galli.

[237] Lupo Protospata (t. III, p. 45) dice seimila; Guglielmo Pugliese

più di cinquemila (l. IV, p. 275): nel che è lodevole e singolare la lor

modestia; era sì facile ad essi con un tratto di penna l'uccidere venti

o trentamila scismatici, od infedeli.

[238] I Romani riguardando come nome di cattivo augurio il nome

_Epidamnus_, gli sostituirono l'altro _Dyrrachium_ (Plinio, III, 26), di

cui il popolo avea fatto _Duracium_ (_V._ il Malaterra), vocabolo che ha

qualche somiglianza coll'altro, _durezza._ _Durando_ era uno fra i nomi

di Roberto, e veramente Roberto potea chiamarsi un _Durando_; giuoco

scipitissimo di parole. (Alberic, Monach. _in Chron._, _V._ Muratori,

_Annali d'Italia_, t. IX, p. 137).

[239] βρουχους και ακριδας ειπεν αν τις αυτους πατερα και υιον _il padre

e il figlio erano appellati bruchi e locuste_ (_Anna_, lib. I, pag. 35).

Mercè tali comparazioni, tanto diverse da quelle di Omero, costei

s'immagina inspirar disprezzo ed orrore contra il _cattivo animaluzzo_

che appellasi conquistatore. Fortunatamente il comun raziocinio, ossia

la comune irragionevolezza, ai lodevoli disegni della greca Principessa

fan guerra.

[240]

_Prodiit hac auctor Trojanae cladis Achilles._

Virgilio nel libro secondo dell'Eneide (_Larissaeus Achilles_) aggiugne

forza alla supposizione del Pugliese (l. I, p. 275), supposizione non

giustificata dalle geografiche descrizioni che si trovano in Omero.

[241] L'ignoranza ha tradotto των πεδιλων προαλματα, (_punte de'

talari_) _Speroni_; e questi impacciavano i cavalieri che combattevano a

piedi (Anna Comnena, _Alexias_, lib. V, p. 140). Il Ducange ha dedotto

il vero significato di queste parole da una usanza ridicola, ed

incomoda, durata dall'undicesimo secolo fino al decimoquinto. I ridetti

speroni, configurati a guisa di scorpione, aveano talvolta due piedi e

una catenella d'argento che gli attaccava al ginocchio.

[242] Tutta questa lettera merita di essere letta (_Alexias_, l. III, p.

93, 94, 95). Il Ducange non ha intese le seguenti parole αστροπελεκυν

δεδεμενον μετα χρυμαφις. Ho procurato di dar loro una interpretazione

possibilmente plausibile: χρυμαφιου significa _corona d'oro._ Simone

Porzio (_in Lexico graeco-barbar._) dice che ασροπελεκυς equivale a

κεραυνος, πρηστηρ, lampo.

[243] Intorno a questi principali fatti rimetto i leggitori agli storici

Sigonio, Baronio, Muratori, Mosheim, Saint-Marc etc.

[244] Le vite di Gregorio VII sono o leggende, o invettive (Saint-Marc,

_Abrégé_; t. III. p. 233; ec.), e i moderni leggitori non crederanno più

ai suoi miracoli che ai suoi sortilegi. Nel Leclerc (_Vie de Hildebrand,

Bibliothèque ancienne et moderne_, t. VIII) si trovano diverse nozioni

instruttive a tale proposito, e molte dilettevoli nel Bayle

(_Dictionaire critique, Grégoire VII_). Questo pontefice fu, non v'ha

dubbio, un uomo sommo, un secondo Atanasio, in un secolo più fortunato

per la Chiesa. Mi sarà egli lecito aggiugnere che il ritratto di

Atanasio da me offerto nel Capitolo XXI è uno de' tratti della mia

storia de' quali mi trovo meno scontento?

[245] _Ciò che qui dice l'autore di Gregorio VII forse è esagerato;

vegga il lettore ciò che abbiamo scritto di questo Papa famoso in una

Nota al vol. IX._ (Nota di N. N.)

[246] Anna, col rancore proprio ad una scismatica greca, chiama Gregorio

καταπτυσος ουτς Παπας (lib. I, pag. 32), un Papa e un prete degno che

gli sia sputato addosso; lo accusa di aver fatto frustare gli

ambasciatori di Enrico, di aver fatto ad essi rader la barba; forse

d'averli privati degli organi della virilità (p. 31-33); ma questo

crudele oltraggio è poco verisimile, nè ben provato. _V._ la sensata

prefazione del Cousin.

[247]

_.... Sic uno tempore victi_

_Sunt terrae Domini duo: rex Alemannicus iste,_

_Imperii rector romani maximus ille._

_Alter ad arma ruens armis superatur: et alter_

_Nominis auditi sola formidine cessit._

È cosa non poco singolare che questo poeta _latino_ parli

dell'Imperatore _greco_ come se governasse l'Impero _romano_ (t. IV, p.

274).

[248] La narrazione del Malaterra (l. III, c. 37; pag. 587, 588) è

autentica, minuta, imparziale. _Dux ignem exclamans urbi incensa_, etc.

Il Pugliese attenua la disgrazia: _inde_ quibusdam _aedibus exustis_,

disgrazia che alcune Cronache parziali si studiano esagerare (Muratori,

_Annali_, t. IX, pag. 147).

[249] Il Gesuita Donato (_De Roma veteri et nova_, l. IV, c. 8, p. 489)

dopo avere parlato di una tale devastazione, aggiugne con grazia:

_Duraret hodieque in Caelio monte interque ipsum et Capitolium

miserabilis facies prostratae urbis, nisi in hortorum vinetorumque

amenitatem Roma resurrexisset, ut perpetua viriditate contegeret vulnera

et ruinas suas._

[250] Il titolo di Re promesso, o conferito a Roberto dal sommo

Pontefice (_Anna_ l. I, p. 32) è a bastanza provato dal Poeta Pugliese

(l. IV, p. 270):

_Romani regni sibi promisisse coronam_

_Papa ferebatur._

e non intendo il perchè questo nuovo tratto di giurisdizione apostolica

spiaceva al Gretser e ad alcuni altri difensori del Papa.

[251] _V._ Omero _Iliade_ B. (quanto detesto questo metodo pedantesco di

citare i libri dell'Iliade colle lettere dell'alfabeto greco!) 87 ec. Le

api di Omero offrono l'immagine di una turba disordinata; perchè la loro

disciplina, e i lavori repubblicani sembrano idee di un secolo

posteriore (_V. Eneide_, lib. I).

[252] Guglielmo Pugliesi (l. V, p. 276). L'ammirabile porto di Brindisi

ne formava due; il porto esterno offeriva un golfo coperto da un'isola,

il quale per gradi si restringeva, e comunicava, mediante un canale, nel

porto interno che da due bande comprendea la città. Cesare e la natura,

sonosi adoperati a rovinarlo: e a petto di siffatte potenze che valgono

i deboli sforzi del governo Napolitano? (Swinburne's _Travels in the two

Sicilies_, vol. I, p. 384-390).

[253] Guglielmo Pugliese (l. V, p. 276) descrive la vittoria de'

Normanni, e dimentica le due sconfitte anteriori, che Anna Comnena però

non dimentica (l. VI, p. 159, 160, 161); anzi a sua volta, ella inventa,

o esagera una quarta battaglia ove i Veneziani sono vendicati delle

perdite sofferte, e del loro zelo ricompensati. I Veneziani non la

pensavano così, poichè rimossero il loro Doge, _propter excidium stoli._

(Dandolo _in Chron._, Muratori, _Script. rerum italicarum_, tom. XII,

pag. 249).

[254] I più autentici fra gli storici, Guglielmo Pugliese, (l. V, p.

277), Gioffredo Malaterra (l. III, c. 41, p. 589), e Romualdo di Salerno

(_Chron. in_ Muratori, _Script. rerum ital._ t. VII) non fanno parola di

un tale misfatto, che trovano tanto evidente Guglielmo di Malmsbury (l.

III, p. 107) e Ruggero di Hoveden (pag. 710, _in Scrip. post Bedam_).

L'Hoveden anzi ne viene spiegando, come Alessio il Giusto sposasse,

incoronasse, e facesse bruciar viva la complice della sua colpa. Ma

questo Storico inglese è sì cieco che colloca Roberto Guiscardo, o

Wiscard, nel novero de' cavalieri di Enrico I, il quale ascese al trono

quindici anni dopo la morte del Duca di Puglia.

[255] Anna Comnena cosparge con gioia d'alcuni fiori la tomba del suo

nemico (_Alexiade_, l. V, p. 162-166); ma il merito di Guiscardo è ben

meglio provato dalla stima e dalla gelosia di Guglielmo il

Conquistatore, ne' cui Stati la famiglia di Guiscardo vivea. _Graecia_

(dice il Malaterra) _hostibus recedentibus libera laeta quievit: Apulia

tota, sive Calabria turbatur._

[256]

_Urbs Venusina nitet tantis decorata sepulchris._

Uno dei migliori versi del Poema del Pugliese (l. V, p. 278). Guglielmo

di Malmsbury (l. III, p. 107) ne ha data cognizione di un epitafio di

Guiscardo, che qui non merita d'aver luogo.

[257] Ciò nullameno Orazio condotto a Roma sin dalla sua fanciullezza

(_Sermon._ 1 e 6) avea poche obbligazioni a Venosa, e le sue reiterate

allusioni agl'incerti limiti della Puglia e della Lucania (_Carm._ III,

4, _Sermon._ II, 1) mal si addicono al suo ingegno e al secolo in cui

vivea.

[258] _V._ Il Giannone (t. II, pag. 88-93) e gli Storici della prima

Crociata.

[259] I Regni di Ruggero e dei Re normanni della Sicilia, tengono

quattro libri della _Istoria civile_ del Giannone (t. II, l. XI-XIV, p.

136-140), e trovansi qua e là descritti nel nono e decimo volume degli

Annali del Muratori. La _Biblioteca Italica_ (t. I, pag. 175-222)

contiene un compendio molto utile delle opere del Capecelatro, moderno

Napoletano, che ha pubblicati due volumi sulla storia del suo paese,

incominciando da Ruggero I e venendo inclusivamente a Federico II.

[260] Giusta le testimonianze di Filisto e di Diodoro, Dionigi tiranno

di Siracusa manteneva un esercito di diecimila uomini a cavallo, di

centomila fantaccini e di quattrocento galee. Si confrontino l'Hume

(_Saggi_, v. I, p. 268-435) e il Wallace, avversario di questo istorico,

(_Numbers of Mankind_, p. 306-307). Tutti i viaggiatori, D'Orville,

Reidesel, Swinburne, ec. parlano delle rovine d'Agrigento.

[261] Un autore contemporaneo che descrive le azioni di Ruggero,

dall'anno 1127 all'anno 1135, fonda i titoli di questo principe sul

merito e sulla possanza del medesimo, sul consenso de' Baroni, e

sull'antichità della monarchia di Palermo e della Sicilia, senza far

parola della investitura di Papa Anacleto (_Alexand. caenobii Telesini

abbatis de rebus gestis regis Rogerii_, l. IV, in Muratori, _Script.

rerum ital._, t. V, p. 607-645).

[262] I Re di Francia, d'Inghilterra, di Scozia, di Castiglia, di

Aragona, di Navarra, di Svezia, di Danimarca e di Ungheria. Il trono de'

primi tre era assai più antico di quello di Carlomagno. Fra i sei

successivi, i tre primi aveano fondate colla spada, i tre ultimi col

battesimo le loro monarchie. Il Re d'Ungheria era il solo che avesse

avuto l'onore, o l'affronto di ricevere dal Papa la propria corona.

[263] Fazello, e una folla d'altri Siciliani, hanno immaginata una

incoronazione precedente di alcuni mesi, alla quale nè il Papa, nè

l'Imperatore avrebbero avuta parte (A. D. 1130, 1 maggio). Il Giannone a

proprio malgrado la nega (t. II, p. 137-144): il silenzio dei

contemporanei dismentisce una tal favola, nè vale a sostenerla un

preteso chirografo di Messina. (Muratori, _Annali d'Italia_, t. IX, p.

340; Pagi, _Critica_, t. IV, p. 467, 468).

[264] Ruggero corruppe il secondo ufiziale dell'esercito di Lottario, il

quale fece sonare a ritratta, o piuttosto gridò alle truppe di

ritirarsi: _perchè gli Alemanni_, aggiugne il Cinnamo (l. III, c. I, p.

51) _non conoscono l'uso delle trombe._ Nell'asserire la qual cosa, ci

mostra di non conoscere egli medesimo gli usi de' popoli che ha

descritti.

[265] _V._ De Guignes, _Hist. génér. des Huns_, t. I, p. 369-373, e

Cardonne, _Hist. de l'Afrique_, etc., _sous la domination des Arabes_,

t. II, p. 70-140. Sembra che questi due autori abbiamo preso Novairi per

loro guida.

[266] Tripoli (dice il Geografo di Nubia, o parlando con più esattezza

il Seriffo al Edrisi) _urbs fortis, saxeo muro vallata, sita prope

littus maris. Hanc expugnavit Rogerius, qui mulieribus captivis ductis,

viros peremit._

[267] _V._ la Geografia di Leone l'Affricano (_in Ramusio_, t. I, fol.

74, vers. fol. 75 recto) e i _Viaggi di Shaw_ (p. 110); il settimo libro

del presidente De Thou, e l'undecimo dell'Abate di Vertot. I cavalieri

di Malta ebbero la saggezza di rifiutare questa piazza, che Carlo V

offeriva loro a condizione di difenderla.

[268] Il Pagi ha indicate con esattezza le conquiste di Ruggero

nell'Affrica: e l'amico di lui, l'abate di Longuerue, ne illustrò le

osservazioni con alcune Memorie arabe (A. D. 1147, n. 26, 27; A. D.

1148, n. 16: A. D. 1153, n. 16).

[269] _Appulus et Calaber, Siculus mihi servit et Afer._ Orgogliosa

iscrizione, dalla quale apparisce che i vincitori normanni veniano

sempre contraddistinti dai lor sudditi Cristiani e Musulmani.

[270] Ugone Falcando (_Hist. Sicula, in Muratori, Script._, t. VII, p.

270, 271) attribuisce tali perdite alla negligenza, o alla perfidia

dell'ammiraglio Maio.

[271] Al silenzio degli Storici siciliani, che finiscono troppo presto,

o cominciano troppo tardi, possono supplire Ottone di Fraysingen (_De

gest. Freder._ I, l. I, c. 33, in Muratori, _Scriptor._, t. VI, pag.

668), il veneziano Andrea Dandolo (_Id._, t. XII, p. 282, 283) e gli

Autori greci, Cinnamo (l. III, c. 2-5) e Niceta (_in Manuel._ l. II, c.

1-6).

[272] Credo riferirsi alla prigionia e alla liberazione di Luigi VII il

παρ ελιγον ηλθε του αλωναι, _venne dall'essere prigioniero per poco

tempo_, di Cinnamo l. II, c. 19, p. 47. Il Muratori, fondandosi sopra

assai valevoli testimonianze (_Ann. d'Ital._ t. IX, p. 420, 421), si fa

beffe del dilicato riguardo di alcuni autori Francesi i quali

asseriscono _marisque nullo impediente periculo ad regnum proprium

reversum esse_; del rimanente il loro difensore Ducange, a quanto

osservo, si mostra meno asseverante nel comentare Cinnamo che

allorquando presenta l'edizione del Joinville.

[273] _In palatium regium sagittas igneas injecit_, dice Dandolo; ma

Niceta (l. II, c. 8, p. 66) trasforma queste frecce in Βελη αργντεους

εχοντα ατρακτους, _frecce che aveano la punta d'argento_; aggiugnendo

che Manuele qualificava un tale oltraggio co' vocaboli παιγνιον,

γελωτα... γηστευοντα, _puerili, ridicoli... da ladroni._ Un compilatore,

Vincenzo di Beauvais, dice che queste frecce erano d'oro.

[274] V. intorno all'invasione dell'Italia, argomento quasi disdegnato

da Niceta, la più accurata storia del Cinnamo (l. IV, c. 1-15, p.

78-101). Quest'ultimo si fa strada ad una diffusa narrazione con questo

pomposo proemio, περι της Σικελιας τε, και της Ιταλων εσηεπτετολης, ως

και γαυτας Ρωμαιοις ανασωσαιτο, _fu veduto intorno alla Sicilia, e

all'Italia, inteso a restituire a Roma anche quelle province._

[275] Un Autore latino, Ottone (_De gestis Friderici_ I, l. II, c. 30,

p. 734), attesta essere stato finto un tal documento. Il Greco Cinnamo

(l. I, c. 4, p. 78) fa valere una promessa di restituzione di Corrado, o

di Federico. Una frode è sempre credibile quando viene attribuita ai

Greci.

[276] _Quod Anconitani graecum imperiunt nimis diligerent.... Veneti

speciali odio Anconam oderunt._ I _beneficia_ e il _flumen aureum_

dell'Imperatore erano la cagione di questo effetto, e forse ancora di

una tal gelosia. Il Cinnamo (l. IV, c. 14) conferma la narrazione

latina.

[277] Il Muratori fa menzione di due assedj di Ancona. Il primo nel

1167, sostenuto contra Federico I, che combattè in persona (_Ann._, t.

X, p. 39 ec.), il secondo nel 1173, contra l'arcivescovo di Magonza,

luogotenente di questo principe, prelato indegno del suo titolo e delle

sue cariche (p. 76 ec.). Le Memorie pubblicate dal Muratori nelle sua

grande Raccolta (t. VI, p. 921-946) al secondo assedio si riferiscono.

[278] Questa circostanza abbiam ricavata da una Cronaca anonima del

Fossa Nova, pubblicata dal Muratori (_Script. ital._, t. VII, p. 874).

[279] Il βασιλειος σημειον, _segno regio_, del Cinnamo (l. IV, c. 14,

pag. 99) ammette due spiegazioni. Uno stendardo si conforma meglio ai

costumi de' Latini, una immagine a quelli de' Greci.

[280] _Nihilominus quoque petebat, ut quia occasio justa et tempus

opportunum et acceptabile se obtulerant, romani corona imperii a sancto

apostolo sibi redderetur; quoniam non ad Frederici Alamanni, sed ad suum

jus asseruit pertinere_ (_vit. Alexandri III a cardinal. Aragoniae, in

Script. rer. ital._, t. III, part. I, p. 458). Egli partì per la sua

seconda ambasceria, _cum immensa multitudine pecuniarum_.

[281] _Nimis alta et perplexa sunt_ (_vit. Alexandri III_, p. 460, 461),

dicea il circospetto Pontefice.

[282] Μηδεν γεσον ειναι λεγλν Ρωμη τη νεοτερα προς την πρεσβυτεραν παλαι

απορραμεισωέ, _dicendo non essere alcuna differenza dalla nuova Roma in

confronto all'antica, dopo averle divise_. (Cinnamo, l. IV, c. 14, p.

99).

[283] Il Cinnamo nel suo sesto libro descrive la guerra di Venezia, che

Niceta non ha giudicata degna della sua attenzione. Il Muratori porta

all'anno 1171 e successivi alcune particolarità che riguardano

gl'Italiani, e che non hanno un vezzo generale per noi.

[284] Romualdo di Salerno (_in_ Muratori, _Scr. Ital._, t. VII, p. 198)

fa menzione di una tale vittoria. Ella è cosa assai singolare che il

Cinnamo (l. IV, c. 13, p. 97, 98) si mostri più animato del Falcando, e

racconti particolarità omesse da questo Storico (p. 208, 270) nel far

l'encomio del Re di Sicilia. Ma l'Autore greco amava le descrizioni, e

il Latino non amava Guglielmo il Cattivo.

[285] _V._ intorno alla lettera di Guglielmo I, il Cinnamo (l. IV, c.

15, p. 101, 102) e Niceta (l. II, c. 8). Sarebbe cosa malagevole il

decidere, se i Greci s'ingannassero eglino stessi, o volessero ingannare

il Pubblico con queste adulatrici descrizioni della grandezza

dell'Impero.

[286] Non posso citare a tal luogo altre originali testimonianze fuor

delle miserabili cronache di Sicardo di Cremona (p. 603), e del Fossa

Nova (p. 875) che leggonsi nel settimo volume storico del Muratori. Il

Re di Sicilia inviò le sue truppe _contra nequitiam Andronici... ad

acquirendum imperium C. P._ I soldati del medesimo furono _capti aut

confusi... decepti, captique_ da Isacco.

[287] Ne manca qui il soccorso del Cinnamo, e ci vediamo ridotti a

Niceta (_Andronico_, l. I, c. 7, 8, 9, l. II, c. 1, _Isacco l'Angelo_,

l. I, c. 1-4) che diviene un contemporaneo di molto peso. Avendo egli

scritto dopo la caduta dell'Imperatore e dell'Impero non è trascorso in

adulazioni: ma il disastro di Costantinopoli inacerbisce la sua nimistà

contro i Latini. Noterò qui ad onore della letteratura che Eustazio,

arcivescovo di Tessalonica, il famoso comentatore di Omero, ricusò di

abbandonare il suo gregge.

[288] La _Historia Sicula_ di Ugone Falcando che, per parlare

aggiustatamente procede dall'anno 1154 all'anno 1169, trovasi nel

settimo volume della Raccolta del Muratori (p. 259-344), ed è preceduta

(p. 251-258) da una Prefazione, o eloquente lettera _de calamilatibus

Siciliae._ Il Falcando è stato soprannomato il Tacito della Sicilia, e,

salva l'immensa differenza che passa fra il primo secolo, e il

dodicesimo, tra un senatore ed un frate, non disputerò al Falcando un

simile onore. Rapida e chiara ne è la narrazione, coraggioso ed elegante

lo stile, sensatissime le osservazioni: conoscea gli uomini, e cuore

d'uomo egli avea. Spiacemi soltanto che abbia spese le sue fatiche sopra

un terreno tanto sterile, ed esteso sì poco.

[289] I laboriosi Benedettini pensano (_Art de vérifier les Dates_, p.

896) che il vero nome di Falcando sia Fulcandus, o Foucault. A loro

avviso, Ugo Foucault, francese d'origine, che divenne in appresso Abate

di S. Dionigi, avea seguìto in Sicilia il suo protettore, Stefano De La

Perche, zio della madre di Guglielmo II, arcivescovo di Palermo, e Gran

Cancelliere del regno. Ciò nullameno il Falcando ha tutti i sentimenti

di un Siciliano, e il titolo di Alumnus che egli si attribuisce da sè

medesimo, sembra indicare che egli sia nato, o almeno allevato

nell'Isola.

[290] (Falcando p. 303). Riccardo di S. Germano incomincia la sua Storia

dal narrare la morte, e dal far gli encomj di Guglielmo II. Dopo alcuni

epiteti che non significano nulla, aggiunge: _Legis et justitiae cultus

tempore suo vigebat in regno: sua erat quilibet sorte contentus_ (erano

questi uomini?), _ubique pax, ubique securitas, nec latronum metuebat

viator insidias, nec maris nauta offendicula piratarum_ (_Script. rer.

ital._ t. VII, p. 969).

[291] _Costantia, primis a cunabilis in deliciarum tuarum affluentia

diutius educata, tuisque institutis, doctrinis et moribus informata,

tandem opibus tuis Barbaros delatura discessit: et nunc cum ingentibus

copiis revertitur, ut pulcherrima nutricis ornamenta barbarica foeditate

contaminet...... Intueri mihi jam videor turbulentas Barbarorum

acies.... civitates opulentas et loca diuturna pace florentia, metu

concutere, caede vastare, rapinis atterere et foedare luxuria: hinc

cives aut gladiis intercepti, aut servitute depressi, virgines

constupratae, metronae_, etc.

[292] _Certe si regem non dubiae virtutis elegerint, nec a Saracenis

Christiani dissentiant, poterit rex creatus, rebus licet quasi

desperatis et perditis subvenire, et incursus hostium, si prudenter

egerit, propulsare._

[293] _In Appulis, qui, semper novitate gaudentes, novarum rerum studiis

aguntur, nihil arbitror spei aut fiduciae reponendum._

[294] _Si civium tuorum virtutem et audaciam attendas..... murorum etiam

ambitum densis turribus circumspectum._

[295] _Cum crudelitate piratica Theutonum confligat atrocitas, et inter

ambustos lapides, et Ethnae flagrantis incendia_, etc.

[296] _Eam partem quam nobilissimarum civitatum fulgor illustrat, quae

et toti regno singulari meruit privilegio praeminere, nefarium esset...

vel Barbarorum ingressu pollui._ Merita di essere letta la descrizione

ricercata sì, ma non priva di vezzo, con cui il Falcando dipinge il

palagio, la città, e l'ubertosa pianura di Palermo.

[297] _Vires non suppetunt, et conatus tuos tam inopia civium, quam

paucitas bellatorum elidunt._

[298] _At vero, quia difficile est Christianos in tanto rerum turbine,

sublato regis timore, Saracenos non opprimere, si Saraceni injuriis

fatigati ab eis coeperint dissidere, et castella forte marittima, vel

montanas munitiones occupaverint; ut hinc cum Theutonicis summa virtute

pugnandum, illinc Saracenis crebris insultibus occurrendum, quid putas

acturi sunt Siculi inter has depressi angustias, et velut inter malleum

et incudem multo cum discrimine constituti? Hoc utique agent quod

poterunt, ut se Barbaris miserabili conditione dedentes, in eorum se

conferant potestatem. O utinam plebis et procerum, Christianorum et

Saracenorum vota conveniant, ut, regem sibi concorditer eligentes,

Barbaros totis viribus, toto conanime, totisque desideriis proturbare

contendant_; nel qual voto i Normanni e i Siciliani vengono confusi fra

loro.

[299] La testimonianza di un Inglese, Ruggero di Hoveden (p. 689), è di

poco peso a fronte del silenzio degli Autori alemanni ed italiani

(Muratori, _Annali d'Italia_, tom. X, p. 156). Gli ecclesiastici, e i

pellegrini che tornavan da Roma, innumerevoli favole spacciarono

sull'onnipotenza del Santo Padre.

[300] _Ego enim in eo cum Theutonicis manere non debeo._ (Caffari,

_Annales genuenses_, in Muratori, _Script. rer. ital._ t. VI, p. 367,

368).

[301] _V._ intorno ai Saracini della Sicilia e di Nocera gli _Annali_

del Muratori (t. X, p. 149, ed A. D. 1223-1247), il Giannone (t. II, p.

385); e fra gli originali citati nella Raccolta del Muratori, Riccardo

di S. Germano (t. VII, p. 996), Matteo Spinelli di Giovenazzo (t. VII,

p. 1064), Nicolò di Jamsilla (t. X, p. 494) e Matteo Villani (t. XIV, l.

VII, p. 103). L'ultimo di questi Scrittori lascia luogo a pensare che

Carlo II della Casa di Angiò, adoperasse l'artifizio anzichè la violenza

per ridurre in soggezione i Saracini di Nocera.

[302] Il Muratori cita il passo di Arnaldo di Lubecca (l. IV, c. 20):

_Reparit thesauros absconditos, et omnem lapidum pretiosorum et gemmarum

gloriam, ita ut oneratis 160 sommariis, gloriose ad terram suam

redierit._ Ruggero di Hoveden, che accenna la violazione delle tombe e

de' cadaveri de' monarchi, fa ascendere il valore dello spoglio di

Salerno a dugentomila once d'oro (p. 746). Al qual proposito, sarei

propenso ad esclamare colla giovinetta stordita del La-Fontaine: «Vorrei

aver io quel che ci manca».

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 11 · 第 12 / 22 题