IL CAVALIER ALLEGORIA.

-- _Seconda?_ -- domandò il facchino correndo avanti.

-- _Prima!_ -- rispose il cavalier Allegoria con lo stesso calore con

cui noi grideremmo «Viva l'Italia!».

-- Tutto per lei! -- gridò il facchino spalancando lo sportello d'uno

scompartimento vuoto e facendovi quasi volar dentro la valigia che

portava.

-- Piano! piano!... un po' di riguardo, per quello Iddio! È vera vacca!

-- strillò il cavaliere arrivando tutto ansante e saltellante. Poi

subito, rigirandosi di qua e di là in gran fretta e battendo le mani

presto presto, incominciò a gridare: -- Giornalaio!... Birraio!...

Psss...! Cuscinaio!... Sigaraio!... Psss!

Molti viaggiatori corsero ai finestrini credendo di vedere qualche cosa

di molto interessante. Ma rimasero male: perchè videro solamente un

omino rubicondo e ritondetto, tutto vestito a nuovo, tutto lustro, che,

con un vertiginoso crescendo, comperava due cuscini, tre riviste,

quattro giornali, cinque sigari.... e che avrebbe forse bevuto sei

bicchieri di birra se il controllore non lo avesse fatto salir su in

gran fretta, che il treno si muoveva già.

Appena serrato nella tiepida e morbida gabbia di velluto rosso, il

nostro cavaliere si soffiò il naso con un fazzoletto di seta gialla,

sfacciatamente profumato alla violetta; indi si sgravò di un bel

soprabito nero con fodera di seta ed apparve in una mirabile giubba a

falde, nuova fiammante.

Ah! quanto mai doveva piacere al cavaliere quel suo vestito! Ce ne volle

prima che si saziasse di mirarselo. Ma pure, alla fine, seppe staccarne

gli occhi; e calcatosi in capo uno smagliante berretto a scacchi e

arricciatosi con infinito amore certi suoi piccoli baffi biondicci

dinanzi ad uno specchietto tascabile, si sprofondò soavemente nel molle

sedile e si concesse il lusso di pensare:

«E dire che io ero così contrario a questa guerra!» pensò il cavaliere.

«Invece ci ho messo pancia e portafoglio! Due buoni amici!... Eh! eh!

eh!.... Ma chi l'avrebbe mai detto?... Mi si riconoscevano delle

qualità: questo è indubitato. Delle belle qualità di organizzatore.

Allegoria di qua, Allegoria di là. Nei balli, per esempio.... nei

funerali, ero desideratissimo: mi si trovava addirittura geniale,

qualche volta; ma che avessi il bernoccolo del grande affarista, questo

non se l'imaginava nessuno. E nemmen io me l'imaginavo. Ci voleva la

guerra, per quello Iddio! Grande rivelatrice! dicono bene i giornali....

Però, tutto sommato, mi sembra ancora un sogno.... Un gran bel sogno!

Ripensare a quel primo affaretto dei binocoli dove rischiai tremando lo

stipendio di un mese!... È stata una fungaia: uno ha tirato l'altro....

e sempre uno più grosso dell'altro.... fino a quest'ultimo delle

borraccie.... Pare uno scherzo! un problemino per la prima elementare.

Mezzo milione di boraccie di guadagno per borraccia. Un milione di

soldini!... Ah! santa, santa Guerra!... me lo potevi dir prima!... Già

me lo sarei dovuto imaginare: la Guerra è donna.... e le donne, per me,

hanno sempre avuto un debole.... Oh! Oh!... guarda come m'è venuta

carina senza cercarla! -- esclamò a questo punto il cavaliere; e si

concesse un buon quarto d'ora di riposo mentale.

«Veramente -- riattaccò poi a pensare -- in mezzo a tante rose, la spina

c'era. Quel povero ragazzo.... il sangue mio.... là sull'Isonzo, proprio

dove se le dànno più grosse! Che me ne sarei fatto di tutti questi bei

denari, se il mio Ginetto.... Ba! ba! ba! non ci pensiamo nemmeno, se

no, addio digestione. Al diavolo i neri pensieri, che anche questa è già

per metà accomodata. Il ragazzo ha saputo ammalarsi a tempo. Adesso

tocca a me a far l'altra metà. La più difficile! Ma, non sono il

cavalier Allegoria, se io non mi riporto a casa il mio Ginetto

riformato!»

Gettò nel portacenere il primo Avana, accese il secondo, e

sorprendendosi in una magnifica posa da banchiere, rientrò trionfalmente

nel primo tema della sua muta sinfonia.

«Sissignori! il salto è stato bello: da _duemila e tre_, a

capitalista!... Eppure è così. Chi m'invidia crepi pure; ma non c'è

rimedio. Bisogna vedermi viaggiare in _prima_, vestito come un _mylord_,

con un sigaro in bocca che sembra una salciccia, proprio come un vecchio

re della finanza.... Vecchio.... del mestiere, intendiamoci; non di età,

perchè mi sento, per quello Iddio, certi fumetti per il capo, questa

sera.... peggio che a vent'anni!... A proposito; guarda questi magnifici

cuscini se non par che dicano: _Cherchez la femme!_... E perchè no?... A

che cosa serve viaggiare in _prima_ e di notte, se non si cerca un po'

di avventura?...»

Una soffiatina alla cenere della manica, un biscottino a quella del

ginocchio, un'altra amorevole occhiata allo specchietto, un po' di

essenza di violetta alla punta dei baffi, una pastiglia di menta in

bocca, un buon colpo alle reni per star più dritto, e il rotondo

cavaliere infilò brillantemente il corridoio.

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Non era passata mezz'ora, che, schizzando fuori, tutto rosso e

scomposto, da uno scompartimento di _seconda_: -- Che tempi! -- gridava.

-- Non si può più offrire i propri servigi ad una signora che si buscano

dei mezzi ceffoni, con tanto di minaccia di tirare il campanello

d'allarme! È una bella porcheria!... Dopo tutto, ero io che mi degnavo

di viaggiare in _seconda_ per farle compagnia!...

Così, brontolando e soffiando, sballottato goffamente un po' di qua un

po' di là, andava, andava pieno di dispetto, di carrozza in carrozza.

Ma non dimenticava la sua brava sbirciatina ad ogni scompartimento, e

via via strideva:

-- Ufficiali, sottufficiali, caporali e soldati: soldati, caporali,

sottufficiali e ufficiali.... ma non ci son dunque più donne in Italia?

Senza avvedersene, trasportato dal suo bollore, era passato in una

carozza di _terza_.

Ad un tratto, gettò un vero e proprio urlo.

La sua faccia diventò bianca come una rapa, poi ritornò il doppio più

rossa di prima: le gambe furono in forse su quel che dovesser fare; ma

finalmente rigirarono il loro rotondo padrone e lo riportarono pari

pari, in gran fretta, al suo solitario scompartimento di _prima_.

Che mai aveva veduto di così spaventoso il nostro cavaliere?

Aveva veduto suo padre.

Sì. Purtroppo, data la solidità del suo sistema nervoso, impossibile

sperare in una allucinazione! In fondo a quel corridoio di _terza_, a

pochi metri da lui, dritto davanti a un finestrino aperto, sfidando col

petto quadrato la stellata tramontana, fierissimamente puntellato alle

sue stampelle, c'era suo padre.

Dove poteva mai andare quel vecchio invalido che da dieci anni almeno

non saliva in un treno, e che neanche per il terremoto del '95 aveva

voluto passar la notte fuori di casa? E poi (ad onta di quel mezzo

accidente che gli era preso), non aveva il nostro cavaliere benissimo

veduto la barba paterna accuratamente rasa, e nella bocca paterna una

certa famosa pipa di schiuma, e sotto la giacca paterna tanto di camicia

rossa? E potevano forse mancare appuntate a quella camicia le relative

undici medaglie? Altissima tenuta, dunque; compiuto assetto da gran

cerimonia!

Non v'era dubbio possibile. Padre e nonno avevano la stessa meta: il

loro Ginetto ammalato.

Appena rimesso a posto il sangue, il cavalier Allegoria recapitolò la

sua posizione, napoleonicamente, con due parole:

«Siamo fritti.»

«Però, -- soggiunse dopo cinque minuti di abbattimento, -- possediamo

ancora due superiorità sul nemico. Prima: lo abbiamo individuato senza

scoprirci. Seconda: disponendo di mezzi fisici e finanziari superiori,

potremo precederlo e difficoltargli l'azione.»

E fiero di questo inaspettato risveglio del suo spirito, nonchè della

terminologia già così bene assimilata in soli sedici mesi di guerra

europea, assicuratosi bene che le piccole falde gli aderissero senza

pieghe, allungò senz'altro la sua breve persona sui molli cuscini,

chiudendo languidamente le palpebre.

L'invocato sonno non tardò a venire, e durò tutta la notte, e fu uno di

quei sonni dolci e ristoratori quali la coscienza concede a coloro che

per tempo l'hanno avvezzata a star zitta.

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E fu lui infatti, il nostro roseo cavaliere, il primo ad arrivare al

modesto ma incantevole ospedaletto che la piccola città di Riviera aveva

offerto ai soldati d'Italia.

Quando il vetturino, a capo di un'erta, fermò i suoi due cavallucci

ansanti e fumanti al fresco mattutino, e disse: -- Siamo arrivati! -- il

cavaliere calcolò che nella peggiore ipotesi un'ora di vantaggio sul

nemico gli fosse garantita dalla lunga e faticosa strada; e diede una

rapida occhiata al suo prossimo campo di battaglia.

Era un delizioso albergo cinto di rose eternamente fiorite, di palme

eternamente verdi e di aranci, allora carichi di frutti, preso e

trasformato d'un tratto in ospedale. Era stata così rapida la

trasformazione, che l'allegro edifizio non se n'era nemmeno accorto e

seguitava ad offrire con sorridente furberia le sue bellezze, come se ci

fosse ancora il _bureau_ incaricato di metterle in conto.

-- Carino, -- disse il cavaliere; poi scese dal legno e pensò: «Per

quello Iddio, qui bisogna fare un'entrata memorabile». Si nascose nella

mano un «bel foglio da cinque» e si diresse a un soldato anziano e

magrissimo che stava sulla porta.

-- Siete il portiere dell'ospedale?

-- Sissignore.

-- Io sono il cavalier Allegoria, padre del sottotenente....

-- Rallegramenti. Secondo piano, camera 22, salga pure, -- interruppe il

soldato.

-- Va benissimo.... -- continuò il cavaliere cercando di infilare il

foglio da cinque nella destra del soldato, -- ma siccome la buona regola

insegna a incominciare sempre dal farsi amico il portiere.... e avrò

veramente bisogno di voi per certe informazioni....

-- Che cos'è questa roba? -- disse il soldato sentendo quel solletico

dentro la mano, e siccome era un po' miope, portò il foglietto così

vicino al naso che parve lo volesse annusare.

-- Ah! cinque lire?

-- Beverete alla mia salute....

-- Questo poi no! signor cavaliere! -- rispose semplicemente il soldato,

-- non è tempo di bere, questo. Adesso glie lo faccio vedere io che cosa

deve farne dei quattrini, se ne ha troppi! Guardi: lei mette queste

cinque lire, io ci metto due soldi, più non posso, capirà, ero spazzino,

e ho cinque figlioli piccoli.... facciamo un bell'involtino, così, e lo

ficchiamo qua dentro. Ecco fatto. Va bene?

Il cavaliere, guardando a occhi sbarrati le sue cinque lire precipitare

con i due soldi del soldato dentro una cassetta bianca su cui splendeva

una croce rossa, non potè fare a meno di esclamare:

-- Che tempi!

-- Gran tempi! -- esclamò il soldato.

-- Già. Precisamente! -- si affrettò a confermare il cavaliere. --

Vorrei però un piccolo piacere da voi.

-- Se posso, volentieri.

-- È semplicissimo: tra un'oretta circa, arriverà qui un veterano

garibaldino con una gamba sola e chiederà anche lui del sottotenente

Allegoria. Bisognerebbe farlo aspettare qui e venirmi ad avvisare perchè

non desidererei incontrarlo.

-- Vada pure.

-- Grazie tante! -- fece il cavaliere; e infilò in fretta le scale

lasciando nell'aria pregna di acri odori d'etere e di iodoformio, una

larga scia di violetta.

Al primo pianerottolo si arrese all'invito di un gigantesco specchio. Si

fermò. Si rigirò da destra e da sinistra. Che meraviglia! Il suo Ginetto

sarebbe restato allibito vedendolo, e si sarebbe finalmente formato un

giusto concetto del valore del suo papà.

«Ma insomma -- direte voi -- lo scopo del cavaliere era quello di vedere

il figlio o quello di farsi vedere dal figlio?»

«Che colpa ne ho io -- vi risponderò -- se era più questo che quello?»

Del resto, il cavalier Allegoria era logico.

Possedeva un cervello capace di ridurgli qualunque cosa, per grande che

fosse, alla sua statura: metri 1.52! Perchè non servirsene anche di

fronte a questa immane guerra europea che spaventava tutti? Ed eccovela

ridotta alle proporzioni di una nana rumorosissima.... ma quasi innocua

per chi sa scansarsi a tempo.

Ragione per cui il fatto che il suo Ginetto vi avesse preso parte, il

fatto ch'egli si fosse trovato viso a viso col feroce nemico in quelle

furibonde tempeste d'odio e di fuoco dove si fucinano anime giganti,

aveva per il cavaliere una scarsissima importanza. Se ne era valso,

questo sì, in certi casi, come si era valso del passato glorioso di suo

padre, al momento opportuno, per stringere utili conoscenze, per far

bella figura al caffè, per concludere i suoi buoni affari guerreschi. Ma

se n'era valso con la ferma persuasione che quella roba avesse soltanto

un valore apparente e transitorio, «un valore da brillante chimico» che

bisognava abilmente sfruttare alla luce artificiale del momento.

Che cos'erano i grandi sacrifici di averi e di persona che costituivano

la gloria di suo padre, ridotti alla statura di metri 1.52?

«Errori giovanili.»

Per il povero Ginetto, no: non era il caso di parlar di errori.

L'avevano «strappato» dalla tranquilla casa paterna, dal suo studietto

d'avvocatino che già prometteva, dal suo _Tennis_ che gli piaceva

tanto.... e là, di botto, in quell'inferno. Tutto quello che si può fare

in simili frangenti, è riportare la pelle a casa, e il suo Ginetto

l'aveva saputa riportare, se non proprio a casa, per lo meno

all'ospedale, cioè a metà strada. E questo, secondo lui, era il vero

merito del suo Ginetto; nè pensava a contestarglielo....

Ma, per Dio! lui, nel frattempo, aveva messo insieme un patrimonio!... e

questo, via, siamo giusti, era un merito un po' maggiore.

Ridotta in questi termini la questione, cioè alla statura suddetta di

metri 1.52, non vi sembrerà più strano che il cavaliere andasse a quella

visita più per essere ammirato che per ammirare.

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Ma la prima impressione del figlio alla vista del padre dovette essere

alquanto diversa da quella che il cavaliere sentiva di meritare.

-- Come va che al mio ingresso ti sei tutto rabbuiato? Chi aspettavi?

-- Io rabbuiato? ma ti pare, papà? -- balbettava il giovane.

-- Scommetto che non avevi riconosciuto il tuo vecchio papà, in questa

superba _mise_! -- gridò a un tratto il cavaliere, tutto felice di avere

col suo pronto ingegno spiegato il segreto di quella impacciata

accoglienza. -- Scommetto che alla prima occhiata hai pensato: «Chi può

essere questo _mylord_ che mi viene a trovare?»

-- Già.... già.... proprio così! -- esclamò il giovane sorridendo

amabilmente alla scusa offertagli. -- Già, non t'avevo riconosciuto....

Non t'aspettavo proprio, capisci.... t'avevo tanto raccomandato di non

venire.... di non fare questo viaggio così lungo.... per così poco....

-- Puff! Lungo, questo viaggio?... in prima classe?... Tutto un sonno!

non me ne son nemmeno accorto!

-- Ma la spesa....

-- Scioccherello! Non sai che tuo padre è diventato un capitalista?...

Eppure nelle mie lettere ti devo aver accennato....

-- Ma sì.... ma sì....

-- E dunque?... Altro che spesa di viaggio, mio caro! Son venuto armato

di buoni fogliettoni da mille.... e disposto a farli scivolare dove sarà

il caso.... -- soggiunse abbassando il tono della voce e strizzando

l'occhio.

-- Che cosa vuoi dire? -- chiese con gran vivacità il giovane fissando

il padre e facendosi scarlatto fin tra i capelli.

-- Per quello Iddio! hai ragione! -- mormorò il cavaliere -- in questa

razza di ambienti le mura hanno orecchie!... Ma che cos'hai?.... Perchè

diventi così rosso?... Come?... «E la verg....»? Che diavolo dici? La

vergogna? La vergogna di che?... Perchè ti mordi così forte le

labbra?... Bah! io non ci capisco niente, parola d'onore! -- E, così

dicendo, si girò sul tacco e fece una passeggiatina per la camera.

-- Che sole! Che clima! -- disse affacciandosi alla finestra. -- Una

villetta in Riviera.... non sarebbe mica una cattiva idea! Eh! Eh! che

ne dici?... Sei un po' pallido, ora. Troppo pallido, per quello Iddio!

-- esclamò ritornando verso il letto del figlio. -- Che vuol dire? hai

qualche doloretto, forse?... A proposito! non ti ho nemmeno chiesto

quale sia precisamente la tua malattia. Nella tua lettera ti sei

dimenticato di dirmelo....

-- Oh! niente.... niente.... un po' di reumatismo.... -- brontolò il

giovane.

-- Reumatismo! Ma bravo Ginetto! -- sussurrò il cavaliere. -- Malattia

che si presta benissimo a un po' di gioco di bussolotti. Mi sono

approfondito in materia. Siamo a cavallo, caro mio! Ti riporto a casa,

quant'è vero ch'io son dritto qua!... Vedrai, Ginetto, che studiolo

_chic_ metteremo su; e ti porterò i miei affari che son meglio dei tuoi,

e faremo quattrini a palate, e marcerai anche tu con stivaletti da

trentotto lire come questi e vestiti da centocinquanta come questo....

Pensa che effettone! quando ritornerai tra le signorine del tuo

_Tennis_. Son tutte in attesa d'un reduce: il primo che arriva, se lo

mangiano! T'invidio un pochetto, sai: ma, come si fa? Sono o non sono il

tuo vecchio papà?... Qua un bell'abbraccio!

-- Non posso muovermi, bada! -- si affrettò a gridare il giovane.

-- Per quello Iddio! Anche le braccia reumatizzate? Vero reumatismo

articolare diffuso!... Ma allora andiamo a gonfie vele! Non muoverti: ti

darò io un bel bacione!... Dopo di che, smetteremo di dir sciocchezze e

parleremo un po' di cose serie.

-- Sarebbe ora, -- disse secco il giovane.

-- Come sarebbe a dire? -- chiese il cavaliere increstandosi.

-- Ma, che so io? -- fece il giovane seccato: poi soggiunse

inzuccherando un po' il tono: -- Veramente, papà, non mi so proprio

spiegare perchè mi siano uscite di bocca quelle parole.

-- Non ti sai spiegare? -- esclamò il cavaliere, come illuminato da un

lampo di genio. -- Ebbene, te lo spiego io. Tu sei affetto da _choc

nervoso_. Lo avevo sospettato fin dal principio della nostra

conversazione: ora ne ho la riprova inconfutabile. Vengano a negarmelo

se possono. _Choc nervoso! Choc nervoso!_ per quello Iddio! Faremo

resultare anche questo, non aver paura, Ginetto mio! Metteremo in bella

luce anche questo!... e vinceremo! vinceremo noi!...

Senza affatto considerare la strana figura che faceva fare a quella

parola «vinceremo» usandola in quel senso e parlando a un soldato, il

nostro ineffabile cavaliere inarcò le bionde sopracciglia, sbuffò e

soggiunse:

-- Eppure.... tutto questo magnifico edifizio può precipitare.... Sì,

figlio mio. Questa è la cosa seria di cui ti volevo parlare. Próvati un

po' a indovinare chi viaggiava nello stesso mio treno stanotte.... Io

non so come diavolo sia venuto a sapere che tu....

-- Il nonno! -- gridò il giovine; e il grido parve uno scoppio.

-- Oh! guarda, guarda! -- osservò un po' turbato il cavaliere. -- Come

va questa faccenda? Lo sapevi?

-- No!... l'ho detto così per dire.... perchè veramente questa notte mi

son sognato che veniva a trovarmi....

-- Bel sogno, per quello Iddio! Io all'età tua facevo dei sogni più

divertenti! -- gridò, senz'affatto ridere, il cavaliere; e poi riprese

infuocandosi man mano: -- Ma intanto il sogno è triste realtà; tra

mezz'ora quello arriverà qui in tenuta di gala, metterà sossopra

l'ospedale con quella sua voce di basso profondo, verrà qua al tuo letto

per dimostrarti che non hai niente, che devi rialzarti e ritornare lassù

come fece lui quando s'imbarcò a Quarto con le coliche; ti rovescerà

addosso tutta la storia d'Italia, ti pungerà nell'onore.... si sa che

quello, alla tua età, è sempre un punto debole.... e tu cascherai come

un imbecille, e così il nostro bel piano di onesta felicità famigliare

se n'andrà in fumo!... E non è il primo che ci manda all'aria, quello

là, con i suoi principî inderogabili, con i suoi idealismi da racconti

per l'infanzia! Ricórdati! non per nulla tu gli appioppasti il titolo di

Catone il censore!... Dunque, in gamba, ragazzo mio: se ti preme di

mettere la pelle al sicuro, la ricetta te la do io: non gli lasciar

aprir bocca. Urla, piangi, accusa dolori strazianti, pronunzia parole

senza senso comune.... Bisogna commuoverlo, bisogna fargli perdere la

bussola, bisogna rimandarlo a casa persuaso che tu sei moribondo. Non

c'è altra via di salvezza! E sta in te. Io, purtroppo, non ti posso

aiutare di presenza. Sai che io.... lo rispetto.... lo venero, se

vuoi.... ma è inutile! è sempre stata l'unica persona capace di farmi

uscir dai gangheri!... Ora poi le nostre relazioni si sono ancora più

tese in seguito a un certo suo rifiuto di presentarmi a un suo vecchio

amico, compagno di garibaldinate, che aveva in mano un affare

meraviglioso e cercava un socio onesto e capace.... Per quello Iddio!

Era bene il caso di presentarmi! non ti pare? Dalla rabbia ero arrivato

a offrirgli mille lire! Capisci? Mille lire per quattro parole un po'

calde, con quella miseria che si ritrova.... Ebbene, niente! duro come

un macigno. E l'affare l'ha fatto un altro, e ci ha guadagnato quindici

mila lire!... un imbecille, tra parentesi, che è finito in prigione. Hai

capito? Questi sono i suoi eroismi! Dopo avere dilapidato il patrimonio

di casa e ridotto me a fare il misero impiegatuccio, adesso vuole anche

impedirmi di approfittare del _momento fortunato che attraversiamo_ per

rifare un po' di quello che lui ha disfatto!! Insomma, -- concluse il

cavaliere al colmo del bollore, afferrando l'orologio. -- Son le dieci,

per quello Iddio! Il nemico è alle porte. Ritornerò oggi a sentire

l'esito della battaglia. Siamo intesi! Pensa alla pelle! Pensa al papà

col portafogli pieno! Pensa alle signorine del _Tennis_!... Addio!!

Ma non aveva ancora posato la mano rossa e fremente sulla maniglia

dell'uscio, che il corridoio fu invaso da un rombo umano accompagnato da

un frastuono di macchina.

-- È lui! -- gridò il cavaliere esterrefatto. -- Quel cretino di

portiere non me l'ha fermato un corno! Già, che cosa vuoi aspettarti da

un uomo che non conosce il valore del denaro!... Ma adesso come faccio a

scappare? Bada che io non voglio assolutamente vederlo, a costo di

nascondermi sotto il letto, a costo di.... Quella porticina a muro dove

mette? nella camera accanto? Mi rimanderanno indietro?

-- No, no: non è una camera, è.... è....

-- Ma è quello che ci vuole per me, allora! perchè non me l'hai detto

subito, figlio mio?

E il profumatissimo cavaliere scomparve dietro il segreto usciolo

nell'attimo stesso in cui l'altro uscio si spalancava sotto l'impeto del

massiccio eroe garibaldino.

-- Nonno! -- gridò il ragazzo scintillando di gioia e cercando di

alzarsi sul gomito destro.

-- Figliolo mio caro! -- tuonò il vecchio arrivando al letto con due

soli tremendi colpi di stampelle. -- È salva la gamba?

-- Salva, nonno! -- esclamò il ragazzo, -- non si taglia più: in

quaranta giorni guarisce!... La mano, invece, me l'han dovuta tagliare,

vedi? È stato ieri a quest'ora: era troppo fracassata: non c'era

rimedio.... Ma, non aver paura, ci ritorno lo stesso alle mie trincee,

sai!... Ho già steso la domanda.... me lo devono accordare.... è la

sinistra....

Il vecchio aveva fatto un passo indietro come per godersi intero lo

spettacolo di quella creatura fatta a imagine sua, come provasse

finalmente, per la prima volta, la gioia d'avere un figlio.

Parve che dalla sua bocca convulsa volesse uscire un torrente di parole.

Ma ne ruggì due sole:

-- Viva l'Italia!

E afferrata con feroce tenerezza la testa del ragazzo, scoppiò in un

pianto dirotto.

E il cavaliere Allegoria?

Sta bene dov'è.

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Storie da ridere.... e da piangere · 第 16 / 16 题