[1] Così chiamasi a Livorno la statua marmorea di Ferdinando I
dei Medici granduca di Toscana, la quale soprasta a quattro mori
giganteschi di bronzo, stupenda opera del Tacca.
[2] Plinio L. 11. C. 48.
[3] Veramente L'Ariosto chiama il collegio _santo_ non _sacro_; ma gli
è tutto uno: anzi _santo_ è più di _sacro_;
Apollo, tua mercè, tua mercè, _santo_
_Collegio delle Muse_, io non possiedo
Tanto per voi da farmi nuovo un manto.
[4] Vedi _Notizie_ di Santorre Santarosa.
[5] Volesse alludere con queste parole alla Lombardia prima
conquistata, poi pagata? Non sembra possibile, perchè la storia che si
racconta accadde prima della pace di Villafranca.
[6] Pare impossibile, nè lo crederemmo, se non si leggesse stampato,
fin dove arrivasse la terribile pittura dei tormenti dello inferno
fatta dai Gesuiti e dai seguaci loro, e ciò non mica perchè ci
credessero, chè a simili fandonie non può prestare fede un cervello
sano, bensì pensatamente per ingrillare le povere anime e maneggiarle
poi a lor senno. — Ecco il passo del Segneri. «Quel che io pretendo,
altro non è se non questo: far vedere ai miei uditori quell'orribile
luogo acciò che niuno di loro a me sì cari cada colaggiù a popolarlo.
Ecco, ecco è già calata la gran chiave: O che strepito di catene!
O che strascinamento di catenacci! Già stride la gran porta: si
apre! O che fumo, o che caligini, o che puzza, o che strida, o che
confusione! Convien stare alla larga; e se nostro pensiero fu di
vedere, contentiamoci d'udire. Olà; ascoltatemi voi, anime tormentate;
e ditemi qualche certezza del vostro inferno. Ditemi, vi contentereste
voi che il vostro inferno fosse quel Toro di Bronzo, dove Falaride
Tiranno di Agrigento, racchiuso il Paziente col fuoco acceso sotto il
ventre del Toro, godeva sentirlo muggire, mentre il misero nell'interno
della bestia infocata si abbruciava? Vi contentereste della fierezza
de' Sciti? Questi spaccando per mezzo cavalli, seppellivano nelle
loro viscere uomini vivi, sostentandoli con cibo, acciocchè da'
vermi che nascevano dalle carni putrefatte del cavallo morto, a poco
a poco fossero vivi mangiati? Vi contentereste delle bestialità del
Tiranno Mesenzio, che, congiunti a' corpi vivi corpi morti, così gli
lasciava, affinchè dal fetore del cadavere ne venisse ucciso il vivo?
Che rispondete? Vi contentereste di queste atrocità de' Carnefici
e Tiranni più crudeli? Taci, sento che mi dice il Crisostomo, taci,
perchè questi son tormenti da burla, rispetto a quelli dell'Inferno.
Dunque rispetto all'Inferno sarà una burla quella crudele invenzione
praticata nell'Inghilterra, ove s'applica sul nudo ventre del misero
Condannato un esercito di rospi, vipere, ed altri simili animali,
sopra i quali, coperti con una gran conca di rame, si accende fuoco sì
cocente, che quelle bestie inferocite stracciano il corpo del reo per
fuggire dal fuoco, e tutto questo sarà una burla, se si paragoni con
l'Inferno? _Haec ludibria sunt, et risus ad illa supplicia._ Sarà una
burla quel supplicio dato in Francia all'uccisore di Enrico Quarto;
supplicio tanto inaudito, perchè il reo fu posto sopra d'un palco nella
gran piazza, ed ivi lentamente con forbici roventi attanagliato nelle
gambe, coscie, braccia e petto: indi nelle piaghe fatte dalle tenaglie
si buttasse olio, piombo e zolfo bollentissimo; la mano poi infame,
tenendo il coltello proditorio sopra un fuoco sulfureo, fu fatta
lambicare, sino a rimanere le ossa ignude: il corpo poi da quattro
cavalli squarciato fu consumato nelle fiamme: e questo pure sarà una
burla, o Crisostomo? Sì una burla, se con l'inferno si paragoni: _Haec
ludibria sunt, et risus ad illa supplicia._ Burla dunque altresì sarà
quel macello, che nell'Olanda fu fatto di chi ferì con archibugiata
Guglielmo principe d'Oranges. Vedeasi sospeso il reo da nodi de'
pollici delle mani con cento libre di piombo appese a' pollici de'
piedi; e con orrore rimiravasi da manigoldi spietatamente flagellato
piover sangue. Indi deposto dal doloroso eculeo, sottentrò ad essere
martirizzato con acute cannette sotto le ugne; legato poi ad un palo
diè la mano tra due lamine di ferro infocate ad arrostire con le ossa
medesime, sì che il fetore ammorbava tutta la piazza, e per ultimo
squarciatagli a pezzetti la carne con le tenaglie acute, apertogli con
un coltello il petto, cavate col cuore le viscere, fu quell'avanzo di
cadavere in quattro parti spaccato. Burla sì, mi risponde il Boccadoro,
se si ponga a confronto con i tormenti dell'Inferno. _Haec ludibria
sunt, et risus ad illa supplicia._»
[7] Questa scomunica di Marcello contro i librai farabutti la è molto
terribile cosa, e pure non arriva a quella del Papa, la quale investe
perfino nei _genitalibus_. Basta, quello che consola si è che l'una non
farà maggior danno dell'altra.
[8] Fraseologia di S. E. il maresciallo Radetzky mal anima sua.
[9] La immagine del Dio Ridicolo fra i bronzi di Ercolano vediamo
ridotta in forma di lucerna, ed è un cono con mezza testa sopra e mezze
gambe sotto, e il becco del lucignolo a mo' di bracciolo gli sporge
fuori dalla metà del corpo.
[10] C. 24, n. 30-31.
[11] San Cipriano. Orazione sulla elemosina volgarizzata da Annibale
Caro.
[12] Paiono enormezze queste immaginate dalla sfrenata fantasia del
romanziere, ma ahimè! io le ho riscontrate vere pur troppo e più volte.