Il dottore lesse questa lettera tutta d'un fiato. Quando l'ebbe
finita, egli si trovò in una condizione d'animo nuova per lui. Avvezzo
a disciplinare i suoi sentimenti sotto l'impero della ragione, egli
s'accorse che oggi essi si ribellavano al solito freno. Egli aveva un
bel dirsi, che i legami di parentela, per intimi che siano, valgono
ben poco senza i legami dell'anima creati dalla convivenza, dagli
affetti, dai gusti comuni, aveva un bel dirsi che questa donna, di
cui egli appena rammentava la fisonomia e con la quale per undici
lunghi anni non s'era scambiato una riga, era per esso meno assai
dell'ultimo fra i suoi studenti. Aveva un bel dirsi che, dimenticando
i suoi doveri, Elena aveva perduto i suoi diritti e ch'ella non poteva
turbare la vita raccolta e studiosa di lui gettandogli sulle spalle
un cumulo di pensieri e d'inquietudini... Nonostante tutte queste
savie considerazioni, egli si sentiva commosso come non era stato da
un pezzo, si sentiva men fermo nel convincimento in cui era cresciuto
circa ai torti di sua sorella, e per la prima volta nella sua vita
dubitava di quella virtù arcigna che consiste nel soffocar le passioni
e che nulla perdona agli altri perchè nulla comprende. Certo l'idea
della povera Elena era stata ben singolare. Senza nemmeno sapere quali
fossero le abitudini di suo fratello, senz'avere alcun dato preciso
sul suo carattere, ella affidava a lui, morendo, la sua figliuola.
E spediva questa bambina oltre all'Oceano, esponendola ai rischi e
ai disagi di un lungo viaggio di mare, non preoccupandosi di ciò che
sarebbe avvenuto s'egli non avesse accettato l'ufficio onde a lei
piaceva di incaricarlo... Eppure, nella dolorosa situazione in cui ella
si trovava, che altro avrebbe potuto fare? A chi altri rivolgersi? Non
era egli il suo più stretto congiunto?
Il professore Romualdo girava su e giù per la stanza, ora con le mani
intrecciate dietro la schiena, ora gestendo, animatamente e cacciandosi
su pel naso qualche presa abbondante di tabacco. Positivista come gran
parte degli scienziati, egli non credeva ai viaggi fantastici d'oltre
tomba; tuttavia le ultime parole della lettera gli ronzavano agli
orecchi: _Forse in quell'istante tua sorella ti sarà più vicina che non
ti sia stata da undici anni a questa parte, forse passandoti accanto,
spirito leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla tua fronte._
— È permesso? — chiese dal di fuori una voce piena e sonora, ch'era
impossibile prendere in isbaglio.
Il Grolli trasalì. — Chi è?
— Sono io, sono il capitano Rodomiti.
E la poderosa persona del marinaio si affacciò alla soglia. Egli aveva
sempre la sua pipa in bocca e la sua testa era circonfusa da una nuvola
di fumo.
— Se desidera ancora rimaner solo... se non ha letto tutte le carte che
le ho lasciate — continuò il capitano, mostrandosi pronto a ritirarsi
di nuovo.
— No, no — disse il Grolli, e, vincendo la sua innata timidezza, fece
qualche passo verso il suo interlocutore; quindi soggiunse senz'alzare
gli occhi: — Ho letto, e innanzi tutto mi lasci dirle che Lei è un cuor
generoso.
— Basta — interruppe il colosso — non perdiamoci in complimenti. Noi
uomini di mare, quando facciamo una cosa, crediamo di far ciò che
c'impone il nostro dovere. La prego invece di accostarsi di nuovo al
tavolino... Qui... s'accomodi.
Così dicendo, depose la pipa in un angolo della stanza e si tolse di
tasca un piccolo astuccio.
La signora Teresa sospinse adagino l'uscio e cacciò la testa per lo
spiraglio.
— Che c'è? — gridò il capitano.
— Niente... mi pareva di sentire odor di bruciato.
Il capitano Rodomiti non potè a meno di lasciarsi sfuggire una vivace
esclamazione marinaresca che pose in fuga la signora Teresa; poi chiuse
l'uscio per di dentro e tornò dal professore Romualdo.
— Questo — egli ripigliò, consegnandogli l'astuccio — è il medaglione
che la signora Elena m'incaricò di portarle.
Vi fu un momento di silenzio. Il dottor Grolli aveva aperto l'astuccio
e stava contemplando quel gingillo che aveva attraversato due volte
l'Oceano e che gli ricordava sua madre.
— Ed ora — proseguì di lì a poco il capitano — non Le spiaccia
esaminare questa nota. È scritta tutta di pugno della signora Natali,
e contiene l'elenco delle monete da lei versate nelle mie mani il
giorno della mia partenza. In tutto 2100 piastre d'argento, che io
convertii qui in franchi 10,674 56, com'Ella vedrà su questo polizzino
del cambiavalute. La somma è presso i signori Radice e Lupini, ove
andremo a ritirarla più tardi. Lei è il tutore naturale e legittimo di
sua nipote; dunque il danaro va pagato a Lei, ed Ella lo impiegherà
nel modo che reputerà più sicuro e proficuo per la sua pupilla... Io
non debbo e non voglio ingerirmene... Ma adesso, due parole schiette
e leali fra noi... A giorni io parto per un lunghissimo viaggio...
Vorrei lasciar Genova con la coscienza tranquilla circa all'avvenire
della bambina... Anche noi lupi di mare siamo atti ad affezionarci a
qualcheduno, e io ho preso a voler bene a questa figlioccia. Accampar
diritti non posso: non ne ho; avevo degli obblighi e sto per esserne
liberato... Ma con la franchezza del galantuomo che parla ad un altro
galantuomo Le dico: l'ufficio che la signora Natali le assegna è grave,
assai grave... Colto alla sprovveduta come fu, Ella non può averne
ancora misurata tutta l'importanza... Se non si sentisse in grado
d'incaricarsi della piccina, vedremmo insieme che cosa si potrà fare...
Povera Gilda!... Ci pensi, ci pensi, signor professore.
Il capitano era visibilmente commosso; egli si chinò a raccogliere la
sua pipa, l'accese e risollevò intorno a sè una nuvola di fumo.
— Capitano — esclamò il professore, che aveva ripreso i suoi giri per
la stanza e che mal dissimulava la sua inquietudine, — prima di tutto,
siamo ben sicuri che mia sorella sia morta?
— Non c'è dubbio, signore. Ella era già all'ultimo stadio della
consunzione... Questione di giorni, di ore forse... Il corpo era
sfatto, signor professore, ma l'anima era sempre d'acciaio... Ho
visto pochi uomini andare incontro alla morte come ci andava lei... Ha
sorriso persino nel separarsi dalla Gilda.
Il dottor Grolli abbassò il capo e stette muto alcuni secondi; poi
disse: — Con la franchezza con cui mi ha interrogato, voglia pure
rispondermi... Mia sorella manifestò mai il pensiero ch'io potessi
sottrarmi al delicato incarico ch'ella mi affidava con la sua lettera?
— No — rispose il Rodomiti, dopo aver riflettuto un istante. — Una sola
volta, io medesimo, lo confesso, le feci intravedere la possibilità
d'un suo rifiuto. Ella, che giaceva supina sul suo letto, si alzò
faticosamente a sedere, e mi guardò sbigottita, ma la sua fisonomia non
tardò a riprendere la sua espressione naturale. Mi tese la mano scarna,
con queste parole che non dimenticherò mai: — In ogni caso, capitano,
io mi fido di voi... la mia Gilda non sarà gettata sulla strada. — Può
fidarsene, signora Natali — io risposi. — Lo sapevo — ella bisbigliò
con un sorriso. E tutta racconsolata lasciò ricadere il capo sul
guanciale.
— Ebbene, capitano Rodomiti — proruppe il dottore, animandosi a un
tratto — prima che su ogni altro, mia sorella aveva fatto assegnamento
su me. Io non permetterò ch'ella vi abbia fatto assegnamento invano.
Il capitano si levò la pipa di bocca e la tenne fra le dita sospesa
all'altezza della spalla, poi fissò i suoi occhi in quelli del
professore, che esprimevano una volontà ferma e risoluta, e gli tese la
sua mano bruna e incallita.
— Bravo, professore, Lei mi solleva da un gran pensiero... Mia sorella
Teresa avrebbe tenuto volentieri la piccola Natali presso di sè, ma io
non sarei stato appieno tranquillo. Teresa ha un cuor d'oro, ma è un
po' corta, ha certe fissazioni strane e per troppa affezione si rende
molesta... Bravo, professore... Io m'ero ingannato nel giudicarla...
Sì, non glielo dissimulo, a prima vista io temevo che Lei avrebbe
cercato ogni pretesto per isbarazzarsi di questa nipote che Le piomba
addosso dall'America... Avevo sbagliato; tanto meglio... Oh per me,
quando sbaglio, lo dico aperto... Venga di qua adesso, signor dottore.
E, aperto l'uscio, invitò il Grolli a passare avanti.
La signora Teresa, appena sentì lo scalpiccìo dei piedi nell'andito,
uscì da una stanza e si avvicinò il fratello chiedendogli piano — Hai
parlato?
— Ho parlato, ma non se ne fa nulla. Il signor professore vuole la
bimba per sè... E noi — egli si affrettò a soggiungere, vedendo ch'ella
si disponeva a replicare — non possiamo fare alcuna obbiezione, perchè
egli è nel suo pieno diritto.
La donna, che aveva una gran soggezione del suo Tonino, com'ella
chiamava il gigantesco fratello, non aperse bocca, e si limitò a
congiunger le mani e a tentennare il capo con aria malcontenta. —
È già vestita — ella disse poi, mettendo il piede sopra una favilla
sprigionatasi dalla pipa del capitano e caduta sul pavimento.
Sotto questi auspizi il professor Grolli fu presentato alla Gilda col
vezzeggiativo di zio Aldo. La fanciulla era bruna, ricciuta, aveva due
occhi color nocciuola pieni di vita e d'intelligenza, membra snelle,
giuste, aggraziate, statura piuttosto alta per l'età sua. È forza
riconoscere ch'ella mostrò di gradir poco la presentazione. Infatti,
quando lo zio Aldo tentò di prenderla in braccio, ella si scontorse e
si mise a strillare in modo che gli convenne deporla subito in terra,
e quando lo zio Aldo, che aveva disimparato i baci da un pezzo, si
chinò a baciarla, ella tornò a piangere al contatto della sua ispida
barba. Onde il professore si perdette d'animo, e la signora Teresa
dichiarò al fratello che mai e poi mai la Gilda si sarebbe acconciata
ad andarsene con quel porcospino. Il capitano Rodomiti, vista la
difficoltà della situazione, volle rimaner solo con la bimba, che lo
chiamava abusivamente zio Tonino e che nei due mesi e mezzo passati
a bordo della _Lisa_ non gli aveva disobbedito una sola volta; se la
fece sedere sulle ginocchia, quindi se la portò sulla spalla destra
tenendola ritta, tantochè ella potesse toccare il soffitto colle
sue manine, la condusse in giro per la stanza in questa posizione
eminente, le raccontò alcune storielle, e le promise di raccontargliene
dell'altre la sera, purchè fosse buona e si lasciasse prendere in
braccio e baciare dallo zio Aldo. Così quando la Gilda ricomparve
insieme col capitano, ella era di umore assai più mansueto, e respinse
meno violentemente le carezze abbastanza impacciate dello zio.