V.

Il dottore lesse questa lettera tutta d'un fiato. Quando l'ebbe

finita, egli si trovò in una condizione d'animo nuova per lui. Avvezzo

a disciplinare i suoi sentimenti sotto l'impero della ragione, egli

s'accorse che oggi essi si ribellavano al solito freno. Egli aveva un

bel dirsi, che i legami di parentela, per intimi che siano, valgono

ben poco senza i legami dell'anima creati dalla convivenza, dagli

affetti, dai gusti comuni, aveva un bel dirsi che questa donna, di

cui egli appena rammentava la fisonomia e con la quale per undici

lunghi anni non s'era scambiato una riga, era per esso meno assai

dell'ultimo fra i suoi studenti. Aveva un bel dirsi che, dimenticando

i suoi doveri, Elena aveva perduto i suoi diritti e ch'ella non poteva

turbare la vita raccolta e studiosa di lui gettandogli sulle spalle

un cumulo di pensieri e d'inquietudini... Nonostante tutte queste

savie considerazioni, egli si sentiva commosso come non era stato da

un pezzo, si sentiva men fermo nel convincimento in cui era cresciuto

circa ai torti di sua sorella, e per la prima volta nella sua vita

dubitava di quella virtù arcigna che consiste nel soffocar le passioni

e che nulla perdona agli altri perchè nulla comprende. Certo l'idea

della povera Elena era stata ben singolare. Senza nemmeno sapere quali

fossero le abitudini di suo fratello, senz'avere alcun dato preciso

sul suo carattere, ella affidava a lui, morendo, la sua figliuola.

E spediva questa bambina oltre all'Oceano, esponendola ai rischi e

ai disagi di un lungo viaggio di mare, non preoccupandosi di ciò che

sarebbe avvenuto s'egli non avesse accettato l'ufficio onde a lei

piaceva di incaricarlo... Eppure, nella dolorosa situazione in cui ella

si trovava, che altro avrebbe potuto fare? A chi altri rivolgersi? Non

era egli il suo più stretto congiunto?

Il professore Romualdo girava su e giù per la stanza, ora con le mani

intrecciate dietro la schiena, ora gestendo, animatamente e cacciandosi

su pel naso qualche presa abbondante di tabacco. Positivista come gran

parte degli scienziati, egli non credeva ai viaggi fantastici d'oltre

tomba; tuttavia le ultime parole della lettera gli ronzavano agli

orecchi: _Forse in quell'istante tua sorella ti sarà più vicina che non

ti sia stata da undici anni a questa parte, forse passandoti accanto,

spirito leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla tua fronte._

— È permesso? — chiese dal di fuori una voce piena e sonora, ch'era

impossibile prendere in isbaglio.

Il Grolli trasalì. — Chi è?

— Sono io, sono il capitano Rodomiti.

E la poderosa persona del marinaio si affacciò alla soglia. Egli aveva

sempre la sua pipa in bocca e la sua testa era circonfusa da una nuvola

di fumo.

— Se desidera ancora rimaner solo... se non ha letto tutte le carte che

le ho lasciate — continuò il capitano, mostrandosi pronto a ritirarsi

di nuovo.

— No, no — disse il Grolli, e, vincendo la sua innata timidezza, fece

qualche passo verso il suo interlocutore; quindi soggiunse senz'alzare

gli occhi: — Ho letto, e innanzi tutto mi lasci dirle che Lei è un cuor

generoso.

— Basta — interruppe il colosso — non perdiamoci in complimenti. Noi

uomini di mare, quando facciamo una cosa, crediamo di far ciò che

c'impone il nostro dovere. La prego invece di accostarsi di nuovo al

tavolino... Qui... s'accomodi.

Così dicendo, depose la pipa in un angolo della stanza e si tolse di

tasca un piccolo astuccio.

La signora Teresa sospinse adagino l'uscio e cacciò la testa per lo

spiraglio.

— Che c'è? — gridò il capitano.

— Niente... mi pareva di sentire odor di bruciato.

Il capitano Rodomiti non potè a meno di lasciarsi sfuggire una vivace

esclamazione marinaresca che pose in fuga la signora Teresa; poi chiuse

l'uscio per di dentro e tornò dal professore Romualdo.

— Questo — egli ripigliò, consegnandogli l'astuccio — è il medaglione

che la signora Elena m'incaricò di portarle.

Vi fu un momento di silenzio. Il dottor Grolli aveva aperto l'astuccio

e stava contemplando quel gingillo che aveva attraversato due volte

l'Oceano e che gli ricordava sua madre.

— Ed ora — proseguì di lì a poco il capitano — non Le spiaccia

esaminare questa nota. È scritta tutta di pugno della signora Natali,

e contiene l'elenco delle monete da lei versate nelle mie mani il

giorno della mia partenza. In tutto 2100 piastre d'argento, che io

convertii qui in franchi 10,674 56, com'Ella vedrà su questo polizzino

del cambiavalute. La somma è presso i signori Radice e Lupini, ove

andremo a ritirarla più tardi. Lei è il tutore naturale e legittimo di

sua nipote; dunque il danaro va pagato a Lei, ed Ella lo impiegherà

nel modo che reputerà più sicuro e proficuo per la sua pupilla... Io

non debbo e non voglio ingerirmene... Ma adesso, due parole schiette

e leali fra noi... A giorni io parto per un lunghissimo viaggio...

Vorrei lasciar Genova con la coscienza tranquilla circa all'avvenire

della bambina... Anche noi lupi di mare siamo atti ad affezionarci a

qualcheduno, e io ho preso a voler bene a questa figlioccia. Accampar

diritti non posso: non ne ho; avevo degli obblighi e sto per esserne

liberato... Ma con la franchezza del galantuomo che parla ad un altro

galantuomo Le dico: l'ufficio che la signora Natali le assegna è grave,

assai grave... Colto alla sprovveduta come fu, Ella non può averne

ancora misurata tutta l'importanza... Se non si sentisse in grado

d'incaricarsi della piccina, vedremmo insieme che cosa si potrà fare...

Povera Gilda!... Ci pensi, ci pensi, signor professore.

Il capitano era visibilmente commosso; egli si chinò a raccogliere la

sua pipa, l'accese e risollevò intorno a sè una nuvola di fumo.

— Capitano — esclamò il professore, che aveva ripreso i suoi giri per

la stanza e che mal dissimulava la sua inquietudine, — prima di tutto,

siamo ben sicuri che mia sorella sia morta?

— Non c'è dubbio, signore. Ella era già all'ultimo stadio della

consunzione... Questione di giorni, di ore forse... Il corpo era

sfatto, signor professore, ma l'anima era sempre d'acciaio... Ho

visto pochi uomini andare incontro alla morte come ci andava lei... Ha

sorriso persino nel separarsi dalla Gilda.

Il dottor Grolli abbassò il capo e stette muto alcuni secondi; poi

disse: — Con la franchezza con cui mi ha interrogato, voglia pure

rispondermi... Mia sorella manifestò mai il pensiero ch'io potessi

sottrarmi al delicato incarico ch'ella mi affidava con la sua lettera?

— No — rispose il Rodomiti, dopo aver riflettuto un istante. — Una sola

volta, io medesimo, lo confesso, le feci intravedere la possibilità

d'un suo rifiuto. Ella, che giaceva supina sul suo letto, si alzò

faticosamente a sedere, e mi guardò sbigottita, ma la sua fisonomia non

tardò a riprendere la sua espressione naturale. Mi tese la mano scarna,

con queste parole che non dimenticherò mai: — In ogni caso, capitano,

io mi fido di voi... la mia Gilda non sarà gettata sulla strada. — Può

fidarsene, signora Natali — io risposi. — Lo sapevo — ella bisbigliò

con un sorriso. E tutta racconsolata lasciò ricadere il capo sul

guanciale.

— Ebbene, capitano Rodomiti — proruppe il dottore, animandosi a un

tratto — prima che su ogni altro, mia sorella aveva fatto assegnamento

su me. Io non permetterò ch'ella vi abbia fatto assegnamento invano.

Il capitano si levò la pipa di bocca e la tenne fra le dita sospesa

all'altezza della spalla, poi fissò i suoi occhi in quelli del

professore, che esprimevano una volontà ferma e risoluta, e gli tese la

sua mano bruna e incallita.

— Bravo, professore, Lei mi solleva da un gran pensiero... Mia sorella

Teresa avrebbe tenuto volentieri la piccola Natali presso di sè, ma io

non sarei stato appieno tranquillo. Teresa ha un cuor d'oro, ma è un

po' corta, ha certe fissazioni strane e per troppa affezione si rende

molesta... Bravo, professore... Io m'ero ingannato nel giudicarla...

Sì, non glielo dissimulo, a prima vista io temevo che Lei avrebbe

cercato ogni pretesto per isbarazzarsi di questa nipote che Le piomba

addosso dall'America... Avevo sbagliato; tanto meglio... Oh per me,

quando sbaglio, lo dico aperto... Venga di qua adesso, signor dottore.

E, aperto l'uscio, invitò il Grolli a passare avanti.

La signora Teresa, appena sentì lo scalpiccìo dei piedi nell'andito,

uscì da una stanza e si avvicinò il fratello chiedendogli piano — Hai

parlato?

— Ho parlato, ma non se ne fa nulla. Il signor professore vuole la

bimba per sè... E noi — egli si affrettò a soggiungere, vedendo ch'ella

si disponeva a replicare — non possiamo fare alcuna obbiezione, perchè

egli è nel suo pieno diritto.

La donna, che aveva una gran soggezione del suo Tonino, com'ella

chiamava il gigantesco fratello, non aperse bocca, e si limitò a

congiunger le mani e a tentennare il capo con aria malcontenta. —

È già vestita — ella disse poi, mettendo il piede sopra una favilla

sprigionatasi dalla pipa del capitano e caduta sul pavimento.

Sotto questi auspizi il professor Grolli fu presentato alla Gilda col

vezzeggiativo di zio Aldo. La fanciulla era bruna, ricciuta, aveva due

occhi color nocciuola pieni di vita e d'intelligenza, membra snelle,

giuste, aggraziate, statura piuttosto alta per l'età sua. È forza

riconoscere ch'ella mostrò di gradir poco la presentazione. Infatti,

quando lo zio Aldo tentò di prenderla in braccio, ella si scontorse e

si mise a strillare in modo che gli convenne deporla subito in terra,

e quando lo zio Aldo, che aveva disimparato i baci da un pezzo, si

chinò a baciarla, ella tornò a piangere al contatto della sua ispida

barba. Onde il professore si perdette d'animo, e la signora Teresa

dichiarò al fratello che mai e poi mai la Gilda si sarebbe acconciata

ad andarsene con quel porcospino. Il capitano Rodomiti, vista la

difficoltà della situazione, volle rimaner solo con la bimba, che lo

chiamava abusivamente zio Tonino e che nei due mesi e mezzo passati

a bordo della _Lisa_ non gli aveva disobbedito una sola volta; se la

fece sedere sulle ginocchia, quindi se la portò sulla spalla destra

tenendola ritta, tantochè ella potesse toccare il soffitto colle

sue manine, la condusse in giro per la stanza in questa posizione

eminente, le raccontò alcune storielle, e le promise di raccontargliene

dell'altre la sera, purchè fosse buona e si lasciasse prendere in

braccio e baciare dallo zio Aldo. Così quando la Gilda ricomparve

insieme col capitano, ella era di umore assai più mansueto, e respinse

meno violentemente le carezze abbastanza impacciate dello zio.

Il Professore Romualdo · 第 7 / 28 题