Ma bastava poi la somiglianza di un ineffabile _erre_ per affermare che
era la casa di Ucalegonte quella che ardeva?
La più elementare prudenza consiglia in simili casi di usare le maggiori
cautele. Dunque anzi tutto era necessario esser sicuro che la dama fosse
lei e non altra.
Fui in vista della carrozza un chilometro prima della città. Finalmente!
Mi era nato persino il sospetto che avesse svoltato per qualche via di
traverso o si fosse fermata in qualche villa, perchè mi pareva
impossibile che un cavallo avesse potuto avanzare di tanto.
La carrozza eseguì una manovra abbastanza strana e misteriosa, ma però
senza alcuna incertezza, dalla qual cosa si poteva arguire che non era
la prima volta che faceva quel viaggio in simili condizioni.
Non entrò direttamente in città passando la barriera, ma prese per la
via di circonvallazione descrivendo un lungo arco finchè imboccò i
cancelli del giardino publico e cominciò ad aggirarsi rapidamente per i
viali tortuosi e densi di ombra.
Il cocchiere due o tre volte si era voltato indietro con sospetto e ciò
mi costrinse a deviare per un altro di quegli intricati viali.
Così perdei la traccia della carrozza per qualche minuto, quando ad un
certo punto fu la vettura stessa che si incrociò con la mia bicicletta,
ben lanciata.
Ebbi — confesso il mio pudore maschile — vergogna di spingere l'occhio
dentro la vettura: vergogna per lei.
«Le tendine sono abbassate!» ma non avea formato questo pensiero che la
bicicletta passò dinanzi alla vettura.
Le tendine non erano abbassate: in fondo era sdraiato un giovane, un bel
giovane biondo — come potei giudicare dall'attimo — uno di quei tanti
tipi di stereotipa eleganza e fisonomia che caratterizzano il ceto ricco
e mondano.
E la dama?
Scomparsa.
Un uomo meno preoccupato del gravissimo disastro nel monumento della
Morale, avrebbe ragionato così: la dama è scomparsa perchè è smontata
dalla vettura, è smontata dalla vettura privata per prendere un innocuo
calesse da piazza.
Se tu fai la posta davanti alla sua casa, la vedrai fra breve arrivare o
a piedi o in carrozza e così saprai per certo se è lei veramente.
Ma a mia giustificazione debbo dire che io dalla frase udita avevo
ricevuto convinzione piena che fosse lei, e perciò non tanto mi pungeva
curiosità di avere per gli occhi maggior conferma, quanto mi agitava la
passione, il dolore di veder crollate a terra le nobilissime torri del
più bello fra gli edifici: quello della moralità della famiglia!
E tutto questo perchè?
Per effetto di una inoculazione di virtù subìta nei primi anni
dell'adolescenza. È vero che dopo ho studiato filosofia morale, anzi ne
ebbi laurea di bacelliere. Ma non è stata tanto questa cresima
ufficiale, quanto il battesimo primo nell'antica casa paterna. Esso ha
influito in ben mirabile modo sull'animo mio e mi ha collocato in una
tale posizione di rettitudine morale da accorgermi e da addolorarmi
inguaribilmente della stortura morale de' miei fratelli in umanità.
_Semel abbas semper abbas_ dicevasi un tempo di chi ha portato il
collarino del prete; e colui che ha nell'organismo certi principi opera
pur sempre in modo impratico, inconsiderato, come accadde a me in quel
giorno.
Quando mi sono accorto di tale discrasia organica, ho cominciato una
cura ricostituente e depurativa, ma ohimè! con tutte le salsapariglie
della negazione, dello scetticismo, del cinismo, dell'ironia non sono
riuscito ad espellere dall'organismo il _virus_ della virtù.
O virtù, _virus_ meraviglioso!
Erano le quattro e in una volata fui alla Biblioteca dove penetrai con
impeto, con grandissimo stupore del portinaio e del solenne peristilio.
Di ciò che feci, del modo con cui diedi l'annuncio del grave disastro
non ho ricordo esatto: ricordo però benissimo che nell'entrare nell'aula
molte teste si levarono dai libri e concentrarono verso di me le luci
dei loro occhi e dei loro occhiali con intenzione punto benevola:
ricordo che, vedendo l'uomo, me gli sono accostato con certa foga così
da rovesciargli sul tavolo un piccolo baluardo di libri e da spargere
sul tappeto un certo numero di schede: e sopra tutto mi ricordo di avere
balbettato delle parole dolorose e di sdegno.
Fu la voce calma del professore che mi fece tornare in me. Egli aveva
deposto le schede e prese a parlare e diceva pianamente: — Va bene: tu
mi racconti che sei solito fare delle gite in bicicletta, che questa
mattina approfittando della favorevole stagione ti sei recato fuori in
campagna a fare la tua solita partita a scopa e che oggi invece sei
stato disturbato da una coppia di innamorati....
— Un amore illecito....
— E credi che ciò mi sorprenda? Ma sappilo che di mogli licenziose e di
gioventù mondana e scioperata pur troppo nè oggi nè mai si ebbe a patire
scarsezza. Anche il giocare a scopa è un piacevole esercizio non
eccedendo, benchè siano occupazioni poco conformi all'abito che tu
rivesti. Ma io ti domando se è il caso che tu scelga questo luogo e
questo momento per venirmi a raccontare....
— È che.... — balbettai io — si tratta di uno di quei fatti gravi che
sconvolgono le basi della morale e della famiglia e turbano così
profondamente che non si può tacere.
— Verissimo — rispose l'uomo savio e pacato — ma sono di quei casi che
quando non ci toccano in via personale, non si levano dalla importanza
di un semplice fatto di cronaca, dei quali io non sono punto curioso,
anche trattandosi di conoscenti come pare il caso a cui tu accenni così
poco opportunamente. A dispetto di questi fatti di cronaca che sono
sempre avvenuti, la famiglia è esistita ed esisterà sempre e l'edificio
della morale non crollerà, credilo.
— Ma quale morale? — chiesi io.
— Quella scritta sulle dodici tavole eterne del buon senso — rispose
l'uomo, e aggiunse in tuono di ammaestramento pacato — Fra la morale
scritta e la morale pratica, tra il paragrafo del codice e la realtà
esiste un tacito accordo che bisogna avere la fortuna di comprendere
subito a pena si entra nell'onore del mondo se si vuol vivere bene ed in
pace.
Ma sai tu che se fra le persone di buon senso non si comprendesse questo
tacito accordo, la vita sarebbe una tempesta, una pena, una battaglia
senza fine? E poi la donna che tu condanni, è essa veramente colpevole?
Tu che ti diletti di filosofia, non devi ignorare che i fatti umani sono
di così complessa natura, esiste un così delicato intreccio di forze
opposte che non sempre è prudente, spesso anche non è giusto condannare
anche nei casi dove la colpa appare manifesta.
Queste parole di ammaestramento cadevano sulla mia inguaribile ignoranza
e me ne stavo lì inchiodato sulla sedia a sentir la predica senza
risponder più verbo, tanto che non udii la campanella del fine nè vidi
la gente che andava via: ma quando un passo lieve e una voce carezzosa
con l'_erre_ si fece sentire presso di me, saltai in piedi come di
scatto.
— Ma che carattere impressionabile! — disse lui.
— Prego, stia comodo — mi disse la signora e rivolta al marito aggiunse:
— Guarda che sei proprio l'ultimo. Beata distrazione!
— Stavo facendo una ramanzina all'amico — disse il professore — e questa
volta proprio sul serio.
— Le ramanzine di mio marito sono terribili — disse la signora e
pronunciò quel «terribili» con quel suo _erre_ affascinante e
inimitabile che mi risuonava ancora nel cuore per la frase udita breve
ora innanzi. — Ma io — proseguì abbassando il _lorgnon_ sino a squadrare
la punta dei miei stivali — ma io indovino subito quale è la causa della
ramanzina di mio marito. Lei è ciclista, vero? Sappia che mio marito,
che pure è incapace di odiare, odia ferocemente il ciclismo.
— Elvira!
— Confessalo, tu lo odii....
— Io non ho mai detto simili leggerezze di odiare il ciclismo: ho detto
e affermo che questa frenesia per lo _sport_ eccede i limiti del buono e
normale esercizio fisico.
— E io invece — disse garbatamente la signora — sarei felicissima che tu
imparassi a montare in macchina; si farebbero delle gite in campagna,
con dei _tête-à-tête_ graziosissimi, specialmente in giorni così belli
come questo; e gioverebbe anche a diminuire quel certo _embonpoint_ che
non forma la tua qualità più spiccata. Consulta un medico e ti dirà se
io ho ragione.
***
E quando uscimmo dall'aula trovammo la solita fila dei tre bambini di
cui la signora in cinque anni di matrimonio avea onorato il signor
marito.