SPEZIALE. (Chi arebbe pensato mai che Gerasto, stimato fin qui vecchio
da bene, or sia entrato in ghiribizzi d'amore? È venuto in bottega con
la maggior fretta del mondo, ché avesse fatte certe pilole, di che io
ne ho una ricetta mirabile, e ché gli le porti subito in casa, che
m'arebbe dato la mancia).
SANTINA. (Io non ho visto tutto oggi mio marito, e Fioretta non è in
casa: dubito di qualche trama). Nepita, vien fuori, fammi compagnia.
NEPITA. Vengo, eccomi.
SPEZIALE. Madonna, sète voi di questa casa?
SANTINA. Sì bene.
SPEZIALE. Date queste pilole a Gerasto, e ditegli che non l'ho potuto
recar piú presto.
SANTINA. Che pilole son queste? per qual infirmitá?
SPEZIALE. Certe pilole che m'ha chieste per esser gagliardo in una
battaglia amorosa che vuol far con una sua serva.
SANTINA. Chi ha detto a te questo?
SPEZIALE. Me l'ha detto lui, mentre stava mescolando la composizione.
SANTINA. Come si chiama questa sua serva?
SPEZIALE. Garofoletta o Rosetta, se mal non mi ricordo.
SANTINA. «Fioretta» vuoi tu dire?
SPEZIALE. Sì, sì. Ditegli che il modo d'oprarle è questo: che
s'ingiotta queste, poi mangi una libra di pignoli e beva vernaccia
fina, non altro, che fará facende.
SANTINA. Come potrá ingannar sua moglie?
SPEZIALE. Mi disse che erano venuti certi forastieri ad alloggiar
seco, e che la casa era sozzopra e la moglie non poteva attenderci; e
che presso la sua casa aveva una camera terrena oscura dove avea ella
promesso venirci.
SANTINA. Non deve egli amar molto la moglie, poiché tanto l'ingiuria.
SPEZIALE. Mi dice che sua moglie è una macra, brutta come una strega e
vecchia; e che la vorrebbe veder tanto sotterra quanto ora sta sovra
terra, e che non vede mai giunger l'ora che la morte gli la toglia
dinanzi, tanto è ritrosa, superba e fastidiosa e rincrescevole. Ma io
l'ho insegnata un'altra ricetta per farla divenir umile e benevole e
di buona creanza.
SANTINA. E come è questa ricetta?
SPEZIALE. Che la mattina quando è nuda nel letto, le dii a bere un
poco d'acqua di legno, poi le freghi la schena con un poco di grasso
di frassino o di quercia; e se alla prima volta non facessi l'effetto,
che continui la ricetta finché guarisca bene.
SANTINA. Nepita, io non confido d'andar a piedi fin alla commare, e mi
duole la gamba: va' a tormi il mio bastone.
NEPITA. Vado.
SANTINA. Chi t'ha imparato cosí bella ricetta? n'hai ancor fatta la
pruova?
SPEZIALE. La prima volta la provai a mia moglie, ed è riuscita
miracolosa; poi l'ho insegnata a molti miei amici, e tutti m'han
riferito che fa effetto grande.
NEPITA. Eccolo, padrona.
SPEZIALE. Che diavolo hai meco, vecchiaccia fradicia? che t'ho fatto
io che mi batti?
SANTINA. Vo' che tu facci esperienza con questa tua ricetta: arai
meglio creanza.
SPEZIALE. Ritorni di nuovo? che hai meco, ti dico? non accostarti,
vecchia indiavolata!
SANTINA. Perché non fece effetto la prima volta, la vo' continuare
finché guarisci, ché abbi meglio creanza: non vo' che dii questi
consigli contro me.
SPEZIALE. Che consigli io ho dato contro te? dove ti conobbi mai? ho
detto di sua moglie, non di te.
SANTINA. Io son sua moglie.
SPEZIALE. Che sapevo io che tu eri sua moglie? certo, che è assai piú
di quello che lui n'ha raccontato. Un'altra volta oggi in questa
maladetta casa ho patito disgrazie e ne son stato maltrattato!