SCENA IV.

GRANCHIO servo, GERASTO, ESSANDRO.

GRANCHIO. Questo è il largo che m'è stato mostrato, questo è il

tempio, questa deve esser sua casa.

GERASTO. Giovane, che vai cercando tu?

GRANCHIO. Un che non ho ritrovato ancora.

GERASTO. Parla: chi è costui? forse lo troverai piú presto.

GRANCHIO. Gerasto medico.

GERASTO. Ecco, l'hai trovato, non cercar piú. Tu chi sei? chi ti

manda? che sei venuto a fare?

GRANCHIO. Io son Granchio, servo di Narticoforo romano, che mi manda

per correo innanzi, ché lo avisi come esso e Cintio suo figliuolo sono

in Napoli e or se ne vengono a casa sua. Ecco, t'ho detto chi sono,

chi mi manda e che son venuto a fare.

GERASTO. Tu sei un correo che corri molto tardi, ché sono arrivati

prima essi che la nuova.

ESSANDRO. (Oh, come è stato troppo veloce per me!).

GRANCHIO. Se avesse avuto cento piedi come un granchio, non arei

potuto caminar cosí veloce, come ho fatto, per giunger presto.

GERASTO. Io penso che come granchio arai caminato all'indietro.

GRANCHIO. Se l'ho lasciati nell'osteria or ora, né si muovono se prima

non gli porto la risposta! Come può esser questo?

GERASTO. Come non può essere, se è stato?

GRANCHIO. Non vi ho trovato dunque, perché non siete quello che vo

cercando. Ma io tanto cercarò che lo trovarò.

GERASTO. Anzi tu non devi esser quello che ha inviato Narticoforo a

cercarmi.

GRANCHIO. Voi come vi chiamate?

GERASTO. Gerasto de Guardati.

GRANCHIO. Di Gabbati piú tosto.

GERASTO. Anzi, che gabba altrui.

GRANCHIO. Però non gabberai tu me, ché andrò tanto cercando che lo

trovarò. Ma, di grazia, potrei entrare in casa vostra per vedergli?

GERASTO. Potrai, se non azzoppi o acciechi prima.

GRANCHIO. Entro dunque.

GERASTO. Férmati, scòstati di lá. Tu non entrerai in casa mia, ché,

avendo nome Granchio, dubito che non sii granchio da dovero, che

granciassi, sgraffignassi, arruncinassi con queste tue unghie di

aquila alcuna cosa. La mia casa non è buca per te: non senza cagione

ti han posto nome Granchio.

GRANCHIO. A me fu posto nome Granchio, ché come avessi cento mani e

cento piedi, tutti adopro in serviggio del mio padrone.

GERASTO. Piú tosto nelle casse o nella credenza del padrone; ma

granchio diventi io, se ti ci fo entrare.

GRANCHIO. Son granchio, perché gracchio troppo. Me ne vado.

GERASTO. Va', Granchio, corrier veloce mio che corri all'indietro.

GRANCHIO. Resta in pace, Gerasto, che gabba altri, e voi devete essere

il gabbato.

GERASTO. Se tu avessi tanto caminato quanto hai parlato, saresti

giunto prima; ma non è meraviglia, ché i granchi hanno due bocche, una

innanzi e un'altra dietro.

La fantesca · 第 39 / 96 题