La Lisetta viene su tutta sudata con la spesa.
Dice: -- Oggi gran pranzo! Cappelletti, pasticcio con quelle cose che
_spuzzano_ ma che costano.
-- Tartufi.
-- Si, bene. La signora ha spuntata la lesina. C'e sul fornello la
pentola con dentro una gallina padovana che era la piu brava di tutte:
un giudizio come me e lei; ma da una settimana non fetava piu e la
padrona dice: "Non fa piu uova, tirale il collo!" Invece era piena,
poverina!
-- E la festa dell'avvocato?
-- No, e la festa per la partenza, per il piacere, cioe, no: per il
dispiacere della partenza di quel soldatino che e venuto l'altra sera.
-- Ma non doveva esser partito?
-- Parte stanotte. La padrona, parlando coll'avvocato, ha scoperto che
il padre di quel Melai e amico d'un suo amico, o una combinazione del
genere: fatto e che lui e andato al quartiere e l'ha invitato a pranzo.
Cosi carino quel biondino....
-- Ma senti? Questa ragazza e gia in liquefazione.
-- Ohi! Cosa crede che io sia di stoppa? Dica piuttosto che ce li
portano via tutti, e noi povere ragazze dovremo stare li a dire il
rosario.
*
Devo partire anch'io. Una favorevole combinazione mi chiama d'urgenza a
Genova.
E proprio verso le ore diciassette, incontro in citta l'avvocato e Melai
che vengono su a piedi. Melai e in tenuta di guerra: montura pelosa:
parte questa sera.
-- Parte definitivamente? -- domando.
-- Definitivamente.
-- Allora partiamo insieme.
L'avvocato mi prega di differire la partenza e venire a pranzo con loro.
-- Impossibile! Domattina devo essere a Genova. Mostro il telegramma:
"Tempo utile martedi. Stop. Ultima parola centomila. Stop. Grossa Berta.
Saluti". _Grossa Berta_ e una espressione convenzionale per dire "buon
affare". E domani e martedi, caro avvocato.
-- Deve andare prima a Milano a trovare il denaro? -- domanda
l'avvocato.
-- Una modesta somma di centomila lire si trova sempre, -- rispondo io.
-- E poi la ho in portafoglio.
-- Beato lei.
Occhi stupefatti del guerriero Melai.
-- Io, a Torino -- dice -- facevo fatica a trovare cento lire. -- Ride.
-- Ma scusi -- fa l'avvocato. -- E allora lei ha a sua disposizione il
direttissimo delle due, poi l'altro direttissimo delle cinque. Ha
l'automobile.
-- Ci pensavo, infatti, di partire con la mia _auto_.
Insiste, insistono tutti e due. -- Cosi stiamo piu allegri -- dice
l'avvocato.
-- Ebbene, ma un momento, perche _noblesse oblige_ -- dico io.
Li prego di aspettarmi dieci minuti li al dazio.
-- Vengo subito.
Mi precipito con la mia _limousine_ alla pasticceria della Maddalena.
Saccheggio quello che c'e di meglio in _fondants_ e in cioccolatini, una
scatola tutta a ricami, degna di un dono nuziale, e tre bottiglie di
_champagne extra dry_.
Ritorno: carico l'avvocato e Melai.
L'avvocato mi spiega come e stata la storia dell'amico dell'amico: fatto
e che diventiamo tutti amici.
-- Parte proprio stasera anche lei, caro Melai?
-- Improrogabile. Tocca a noi, adesso.
*
Arriviamo tutti e tre in automobile. La signora ci attendeva al
cancello. E tutta complimentosa, e a me dice: -- Fara penitenza con noi.
-- Presento scatola e _champagne_.
-- Oh, ma perche si e voluto incomodare? Ma guarda quanta roba!
E i suoi occhi brillarono sopra quella costellazione multicolore di
aristocratica dolcezza.
Lisetta aggiunge una posata di piu.
Pranzo sotto la pergola. Interessante. La signorina Oretta voleva che la
Lisa girasse attorno col piatto come si usa nella buona societa: ma la
Lisa non sa girare. E madama Caramella disse: -- Oh, scusate, io faccio
alla mia maniera. -- Prese il mestolo in mano e comincio a far lei le
porzioni della minestra. Delle terrine piene come fanno _i paesani_.
Oretta voleva il vino nelle caraffe, ma l'avvocato sostenne il diritto
nazionale del fiasco classico: e Melai appoggio quest'opinione col
ricordo di quando si faceva baldoria a Torino.
Pranzo, diremo cosi, non piu di etichetta, ma altamente nazionale.
La gallina padovana non aveva serbato rancore, ma aveva ricamato di
stelle lucenti il suo brodo; dove i cappelletti nuotavano in una
corpulenza patriarcale.
La signora sostenne modestamente la superiorita della manifattura
casalinga dei cappelletti su quelli dell'industria meccanica.
Ma io sostenni l'industria sua particolare, personale, delle sue gentili
mani.
La mia futura suocera mi voleva soffocare di cappelletti.
Anche le manine di Oretta vi hanno contribuito, e speriamo non le
manacce di Lisa.
Povera Oretta! Il suo modo di tenere coltello e forchetta lascia molto,
ma molto a desiderare.
Madama Caramella, poi, e quasi indecente. Non stava a lei a dire sempre:
"Una bonta!" "Oh, cari voi, io faccio con le mani". -- Ecco, signora --
dissi io -- una cosa che e permessa. Si, la questione e ancora in
discussione se il pollo _a la broche_ si possa o non si possa mangiare
con le mani. La regina d'Inghilterra la prima cosa che fece quando sali
al trono, fu di mangiare il pollo con le mani, e l'autorita
dell'Inghilterra in questa materia e molto rispettabile.
Venne poi una _charlotte_ di albicocche, fatica speciale di madama
Caramella. Vennero i miei _fondants_ e il mio _champagne_. Ci
congratulammo reciprocamente; ma con tutto questo, il pranzo non fu
allegro.
Ad un certo punto Melai ammutoli; guardo attorno con occhio strano;
disse: -- Eppure e cosi!
-- Che cosa? -- domando l'avvocato.
E Melai allora parlo.