Tira e tira, poichè l'uscio d'ingresso non si chiudeva, a chiuderlo
con istrepito Gaspare preferì trarlo accosto. Ma uscendo, il marito
al quale pareva d'averlo chiuso lui, si meravigliò e collegò un primo
sospetto alla storia dell'abito che la moglie aveva voluto non fosse
nell'armadio e allo svenimento improvviso; sicchè i sospetti crebbero.
— Per persuaderlo — disse poi Silvia a Gaspare — ho dovuto svenire
altre due volte, dopo desinare.
Ebbene, tutto ciò era brutto, era immorale! Le scampanellate;
il rifugio nell'armadio; gli svenimenti sapevano di _pochade_; e
assistendo alle _pochades_ Gaspare aveva riso sempre, di gran gusto,
ma non gli era mai parso bello imitarne gli eroi. S'aggiunga che nella
vita diviene non di rado tragedia quel che in teatro equivale alla
_pochade_; e Tredòzi non aveva faccia d'uomo da lasciarsi prendere
pazientemente in giro.
Tredòzi sospettava: perciò Bicci aveva il dovere di ridar la pace a
un uomo e di salvare la vita anche a una donna; e perciò bisognava,
anzitutto, allontanarsi, essendo la vicinanza che eccitava a pazzie
l'innamorata. Bisognava, magari, mutar casa.
Veramente a cambiar residenza stimolava Gaspare un secondo motivo, che
non avrebbe confessato neppure a un amico intimo, neppure a Luigi.
Ed era questo: due notti addietro egli aveva preso sonno prima d'aver
spento il lume e facendo per spegnerlo in un intervallo di risveglio,
gli era comparsa dinanzi una donna bianca, o meglio, un'imagine,
una larva che lo guardava con occhi stupiti e dolenti quasi di non
riconoscerlo. Balzato a sedere sul letto, la fantasma si era dileguata
súbito. Un'allucinazione senza dubbio. E la mattina dopo ne aveva riso.
Ma la sera per precauzione non si era dato il disturbo di spegnere
la candela. Ed ecco, a trarlo con freddo orrore del dormiveglia, ecco
lo spirito entrare, avanzare adagio adagio, con lo sguardo doloroso e
incerto; più vicino, più vicino....
Questa volta egli aveva messo un grido. E lo spirito, via.
Alla visione era seguito nel pensiero di Gaspare un raziocinio:
forse quell'anima, non sentendosi da tempo più chiamare per mezzo del
tavolino, veniva lei in cerca dello zio Giorgio; onde arguivasi che
l'anima dello zio era andata da un'altra parte.
Ma continuerebbero quelle visite spaventevoli?
.... Un'insania? Sciocchezze, che la scienza positiva deride?...
Insomma, fosse pazzia o no, per tutta la notte non gli era stato
possibile richiuder occhio; e conveniva evitare una malattia
d'insonnia, e paure, angustie.
A tempo dunque venivano i sospetti dell'ingegnere. Confermandolo nella
determinazione della notte, permettevano a Gaspare d'andarsene e di
ridere de' suoi terrori notturni.
Rimaneva una difficoltà. Luigi si rassegnerebbe ad abbandonar la casa
ove era invecchiato e dove il padrone era morto?
Mentre Gaspare meditava, Luigi gli venne davanti con aria meditabonda.
— Signorino, questa casa non è più per noi.
Forse anche lui aveva avuta la visione paurosa? O forse il buon uomo,
consapevole della tresca, ne temeva lui pure le conseguenze?
Gaspare non interrogò; rispose:
— Hai ragione. Cercheremo un appartamento ammobigliato.
Lo trovarono lo stesso giorno; elegante; in una delle vie principali;
a buon prezzo: in casa del cavalier Squiti.
Quanto alla signora, essa ebbe una lettera, che Bicci le gettò nel
balcone: In casa e nel vicinato tutti sapevano, spettegolavano,
malignavano, mormoravano, spiavano. Era inevitabile una tragedia
se qualche voce perveniva all'orecchio di Tredòzi. Diveniva obbligo
d'un gentiluomo, in tal caso, salvar la fama e la vita d'una signora,
allontanandosi. Oltre a ciò, per faccende d'interessi, Gaspare chiedeva
a Silvia una licenza di quindici giorni; trascorsi i quali e chetati
sospetti e ciarle, riprenderebbero i loro colloqui nella casa in cui
egli andava ad abitare, o altrove.
Piacesse o no alla signora, questo era buon senso, questa era prudenza!