VANNUCCI e NINA.
_Nina_
_(portando la borsa dei libri sotto il braccio destro, si avanza
titubante, con gli occhietti lucidi, che guardano in mille punti in un
momento solo.)_
_Vannucci_
Che c'è, Nina? Che c'è?
_Nina_
_(tenta di sorridere, ma non fa che mostrare i suoi dentini bianchi, e
sotto l'ascella stringe la borsa dei libri, quasi temendo che le cada.)_
_Vannucci_
Ma che c'è, dunque, Nina?
_Nina_
Nulla.
_Vannucci_
_(brusco)_ E allora buona notte! Non vedete che sono occupato? Potevate
riverirmi com'era vostro dovere ed andar via con le vostre compagne.
_(Pausa. Poi, gentilmente)_ Venite qua, Nina: vi ho rimproverata, ma ho
bisogno di scusarvi io medesimo ai miei occhi e di giustificare la
vostra venuta in questa stanza. Via, avvicinatevi.... Non fate la
cattiva.... Il vostro direttore, lo sapete, vi vuol bene come a una
figlia.
_Nina_
_(inquieta e riluttante, si pesta con l'uno l'altro piedino. Ma, a un
tratto, si fa coraggio.)_ Signor direttore....
_Vannucci_
Dite....
_Nina_
_(con una cantilena come di parole imparate a mente)_ Io vengo a
ringraziarvi di tutte le cure che avete spese per me. La mamma verrà a
fare lo stesso... domani.
_Vannucci_
_(con l'animo sospeso, si fa triste in viso e la guarda di sottecchi.)_
Spiegatevi, Nina. Non ho capito....
_Nina_
Ecco, signor direttore, io... oggi....
_Vannucci_
... oggi?
_Nina_
_(lasciando scorgere il suo ingenuo compiacimento)_ Compisco sedici
anni.
_Vannucci_
_(simulando indifferenza)_ Ah ah! Sicuro! Sedici anni! Eh, infatti,
siete diventata alta quasi come una donna e avete allungata la veste
fino ai piedi.... _(La contempla con un misto di curiosità, di
compiacenza e di sordo dispetto.)_ Me ne accorgo adesso. _(Indi, guarda
altrove. Tace. Ha un fastidio invincibile. Sbuffa. Brontola:)_ A
quest'ora, sale dai giardini una fragranza di fiori d'arancio così acuta
che dà alla testa!... Auff!...
_Nina_
Volete che chiuda le invetriate?
_Vannucci_
No, no, non chiudete.... Mi piace di vedere il tramonto.
_(Nel lontano orizzonte, incorniciato dal balcone aperto, un lembo di
cielo rosseggia.)_
_Nina_
_(è lì, immobile, coi piedini serrati e incollati al suolo.)_
_Vannucci_
_(scattando)_ Sedici anni! E perciò credete di poter dare un calcio alla
scuola! Siete donna, non è vero? Siete donna? Il maestro tien compagnia
alla bambola! A sedici anni, siete una dottora! A sedici anni i libri si
chiudono e la veste si allunga; allo studio si sostituiscono le
passeggiate, i nastri, i ghiribizzi, e al direttore si sostituisce....
Dio sa che cosa!... Basta! Basta! Basta!... Mi saluti. Se ne vada.
Subito però... e non se ne parli più!..
_Nina_
_(torcendo il collo per non farsi guardare, trattiene le lagrime.)_ Non
è colpa mia se me ne vado,... e non è colpa di nessuno. Ho sedici anni,
ecco; e l'articolo ottavo parla chiaro.
_Vannucci_
_(trasalendo)_ L'articolo ottavo?!...
_Nina_
_(ripete ad alta voce, cadenzatamente, il testo dell'articolo:)_ «Non
sono ammesse le fanciulle che abbiano meno di sette anni e più di
quindici. E l'alunna che avrà raggiunta l'età di sedici anni, anche nel
corso dell'anno scolastico, sarà obbligata a lasciare la scuola....»
Eh!... Questo è l'articolo ottavo.
_Vannucci_
Lo ricordate a memoria, lo ricordate?!... Non c'è che dire! Dovete
andarvene. Sono parole che scrissi proprio io quando fondai la scuola in
questo villaggio. _(Sospirando)_ Avevo appena trent'anni ed erano neri i
miei capelli.... Ora ne ho quaranta suonati.... Questi dieci anni se li
è rubati il tempo! _(Pausa.)_
_Nina_
_(lo ha ascoltato senza capire, ed ora è intenta a cacciarsi il dito
mignolo della sinistra fra le umide labbra porporine.)_
_Vannucci_
_(in tono di acerbo rimprovero, gridando e aggrottando le sopracciglia)_
Che fate lì?
_Nina_
_(tutta spaurita)_ Sa... signor direttore... mi pulivo il dito. Veda...
è macchiato d'inchiostro. _(E, stendendo il braccio, mostra il dito
macchiato.)_
_Vannucci_
_(con ira eccessiva)_ Ma ci vuol tutta la sua faccia tosta per venirmi a
contare di simili ragioni. Gliel'ho ripetuto fino alla nausea, cocciuta
d'una ragazza, che mettere le mani in bocca è ciò che vi ha di più
ristucchevole e di più indecente. Ma tutto fiato sprecato! Le mie parole
le entrano in un orecchio e se n'escono dall'altro! Si ha un
bell'affacchinarsi da che fa giorno a che fa notte! Ecco, ecco quel che
se ne ha in compenso: malecreanze, mali modi e ingratitudine. Gli è già
un pezzo che lei, signorina mia, si è guastata. Guardi, guardi, guardi
qui gli ultimi suoi rapporti, e mi dica un po' lei stessa se non c'è da
inorridire. _(Consultando nervosamente il registro)_ Cinque in
geografia... tre in calligrafia... quattro in grammatica... zero in
condotta! E per giunta? Per giunta: «ho sedici anni.» Vuole che gliela
dica come la sento? Vuole che glielo faccia in tre parole il suo
ritratto?... Cervellina, ignorante e ingrata. Sì, ingrata!... Ingrata!
_Nina_
_(vorrebbe parlare e non può: la parola le si strozza in gola)_
Signor... diret...tore, signor... di...rettore.... _(Scoppia in un
pianto dirotto.)_
_(Un silenzio.)_
_Vannucci_
_(mortificato, si accosta a Nina, le solleva la fronte con le mani
tremanti, le asciuga le lagrime col suo fazzoletto, le carezza
leggermente i capelli, e le mormora all'orecchio:)_ Ho torto io, Nina,
ho torto io..., ma... te ne prego... non mi lasciare!
_Nina_
_(abbassa lo sguardo e, presa da un lieve tremito di paura vaga, che le
fa cadere di sotto l'ascella la borsa dei libri, si scosta da lui.)_
_Vannucci_
_(osserva tutto ciò con profonda tristezza.)_
_(L'aria si è fatta buia.)_
_Vannucci_
_(inquieto, stranamente emozionato, va al balcone, e resta lì come
estatico, mormorando:)_ Oh, questa fragranza!... Questa fragranza di
fiori d'arancio...!
_Nina_
_(sempre tremando, si guarda intorno, e fugge via.)_
_Vannucci_
_(ritornando nella stanza, cerca Nina nella penombra:)_ Nina!...
Nina!... Dove sei, Nina? _(Pausa.)_ Fuggita! _(Va di nuovo al balcone e
la scorge che dilegua.)_ Come corre!... S'allontana.... Non si vede più.
_(Chiude le invetriate e gli scuri del balcone; accende un lume;
raccoglie da terra la borsa e i libri di Nina, e li pone accuratamente
su la scrivania. Siede al suo posto. Scrolla il capo. Si passa una mano
sulla fronte. Indi, prende una penna e guardando il registro ricomincia
a borbottare:)_ Eh,... si va male!... Male assai!