SCENA III.

VANNUCCI e NINA.

_Nina_

_(portando la borsa dei libri sotto il braccio destro, si avanza

titubante, con gli occhietti lucidi, che guardano in mille punti in un

momento solo.)_

_Vannucci_

Che c'è, Nina? Che c'è?

_Nina_

_(tenta di sorridere, ma non fa che mostrare i suoi dentini bianchi, e

sotto l'ascella stringe la borsa dei libri, quasi temendo che le cada.)_

_Vannucci_

Ma che c'è, dunque, Nina?

_Nina_

Nulla.

_Vannucci_

_(brusco)_ E allora buona notte! Non vedete che sono occupato? Potevate

riverirmi com'era vostro dovere ed andar via con le vostre compagne.

_(Pausa. Poi, gentilmente)_ Venite qua, Nina: vi ho rimproverata, ma ho

bisogno di scusarvi io medesimo ai miei occhi e di giustificare la

vostra venuta in questa stanza. Via, avvicinatevi.... Non fate la

cattiva.... Il vostro direttore, lo sapete, vi vuol bene come a una

figlia.

_Nina_

_(inquieta e riluttante, si pesta con l'uno l'altro piedino. Ma, a un

tratto, si fa coraggio.)_ Signor direttore....

_Vannucci_

Dite....

_Nina_

_(con una cantilena come di parole imparate a mente)_ Io vengo a

ringraziarvi di tutte le cure che avete spese per me. La mamma verrà a

fare lo stesso... domani.

_Vannucci_

_(con l'animo sospeso, si fa triste in viso e la guarda di sottecchi.)_

Spiegatevi, Nina. Non ho capito....

_Nina_

Ecco, signor direttore, io... oggi....

_Vannucci_

... oggi?

_Nina_

_(lasciando scorgere il suo ingenuo compiacimento)_ Compisco sedici

anni.

_Vannucci_

_(simulando indifferenza)_ Ah ah! Sicuro! Sedici anni! Eh, infatti,

siete diventata alta quasi come una donna e avete allungata la veste

fino ai piedi.... _(La contempla con un misto di curiosità, di

compiacenza e di sordo dispetto.)_ Me ne accorgo adesso. _(Indi, guarda

altrove. Tace. Ha un fastidio invincibile. Sbuffa. Brontola:)_ A

quest'ora, sale dai giardini una fragranza di fiori d'arancio così acuta

che dà alla testa!... Auff!...

_Nina_

Volete che chiuda le invetriate?

_Vannucci_

No, no, non chiudete.... Mi piace di vedere il tramonto.

_(Nel lontano orizzonte, incorniciato dal balcone aperto, un lembo di

cielo rosseggia.)_

_Nina_

_(è lì, immobile, coi piedini serrati e incollati al suolo.)_

_Vannucci_

_(scattando)_ Sedici anni! E perciò credete di poter dare un calcio alla

scuola! Siete donna, non è vero? Siete donna? Il maestro tien compagnia

alla bambola! A sedici anni, siete una dottora! A sedici anni i libri si

chiudono e la veste si allunga; allo studio si sostituiscono le

passeggiate, i nastri, i ghiribizzi, e al direttore si sostituisce....

Dio sa che cosa!... Basta! Basta! Basta!... Mi saluti. Se ne vada.

Subito però... e non se ne parli più!..

_Nina_

_(torcendo il collo per non farsi guardare, trattiene le lagrime.)_ Non

è colpa mia se me ne vado,... e non è colpa di nessuno. Ho sedici anni,

ecco; e l'articolo ottavo parla chiaro.

_Vannucci_

_(trasalendo)_ L'articolo ottavo?!...

_Nina_

_(ripete ad alta voce, cadenzatamente, il testo dell'articolo:)_ «Non

sono ammesse le fanciulle che abbiano meno di sette anni e più di

quindici. E l'alunna che avrà raggiunta l'età di sedici anni, anche nel

corso dell'anno scolastico, sarà obbligata a lasciare la scuola....»

Eh!... Questo è l'articolo ottavo.

_Vannucci_

Lo ricordate a memoria, lo ricordate?!... Non c'è che dire! Dovete

andarvene. Sono parole che scrissi proprio io quando fondai la scuola in

questo villaggio. _(Sospirando)_ Avevo appena trent'anni ed erano neri i

miei capelli.... Ora ne ho quaranta suonati.... Questi dieci anni se li

è rubati il tempo! _(Pausa.)_

_Nina_

_(lo ha ascoltato senza capire, ed ora è intenta a cacciarsi il dito

mignolo della sinistra fra le umide labbra porporine.)_

_Vannucci_

_(in tono di acerbo rimprovero, gridando e aggrottando le sopracciglia)_

Che fate lì?

_Nina_

_(tutta spaurita)_ Sa... signor direttore... mi pulivo il dito. Veda...

è macchiato d'inchiostro. _(E, stendendo il braccio, mostra il dito

macchiato.)_

_Vannucci_

_(con ira eccessiva)_ Ma ci vuol tutta la sua faccia tosta per venirmi a

contare di simili ragioni. Gliel'ho ripetuto fino alla nausea, cocciuta

d'una ragazza, che mettere le mani in bocca è ciò che vi ha di più

ristucchevole e di più indecente. Ma tutto fiato sprecato! Le mie parole

le entrano in un orecchio e se n'escono dall'altro! Si ha un

bell'affacchinarsi da che fa giorno a che fa notte! Ecco, ecco quel che

se ne ha in compenso: malecreanze, mali modi e ingratitudine. Gli è già

un pezzo che lei, signorina mia, si è guastata. Guardi, guardi, guardi

qui gli ultimi suoi rapporti, e mi dica un po' lei stessa se non c'è da

inorridire. _(Consultando nervosamente il registro)_ Cinque in

geografia... tre in calligrafia... quattro in grammatica... zero in

condotta! E per giunta? Per giunta: «ho sedici anni.» Vuole che gliela

dica come la sento? Vuole che glielo faccia in tre parole il suo

ritratto?... Cervellina, ignorante e ingrata. Sì, ingrata!... Ingrata!

_Nina_

_(vorrebbe parlare e non può: la parola le si strozza in gola)_

Signor... diret...tore, signor... di...rettore.... _(Scoppia in un

pianto dirotto.)_

_(Un silenzio.)_

_Vannucci_

_(mortificato, si accosta a Nina, le solleva la fronte con le mani

tremanti, le asciuga le lagrime col suo fazzoletto, le carezza

leggermente i capelli, e le mormora all'orecchio:)_ Ho torto io, Nina,

ho torto io..., ma... te ne prego... non mi lasciare!

_Nina_

_(abbassa lo sguardo e, presa da un lieve tremito di paura vaga, che le

fa cadere di sotto l'ascella la borsa dei libri, si scosta da lui.)_

_Vannucci_

_(osserva tutto ciò con profonda tristezza.)_

_(L'aria si è fatta buia.)_

_Vannucci_

_(inquieto, stranamente emozionato, va al balcone, e resta lì come

estatico, mormorando:)_ Oh, questa fragranza!... Questa fragranza di

fiori d'arancio...!

_Nina_

_(sempre tremando, si guarda intorno, e fugge via.)_

_Vannucci_

_(ritornando nella stanza, cerca Nina nella penombra:)_ Nina!...

Nina!... Dove sei, Nina? _(Pausa.)_ Fuggita! _(Va di nuovo al balcone e

la scorge che dilegua.)_ Come corre!... S'allontana.... Non si vede più.

_(Chiude le invetriate e gli scuri del balcone; accende un lume;

raccoglie da terra la borsa e i libri di Nina, e li pone accuratamente

su la scrivania. Siede al suo posto. Scrolla il capo. Si passa una mano

sulla fronte. Indi, prende una penna e guardando il registro ricomincia

a borbottare:)_ Eh,... si va male!... Male assai!

Fiori d'arancio · 第 12 / 17 题