_Partenza da Helsinbourg. Gottembourg, e costumi de’ suoi abitanti.
Canale di Trolhatta. Stockholm. Descrizione di questa città.
Indole, ed usi degli Svedesi._
Il sig. _Acerbi_ incominciando il racconto del suo Viaggio prende le
mosse da Helsinbourg dirigendosi a Gottembourg. Questa è la seconda
città della Svezia, assai mercantile. Conta 15 mil’anime; e nel suo
interno si rassomiglia assai alle città olandesi. Giace poi sopra
un suolo terribilmente sterile, coperto di piccole roccie simili al
basalto. Dicesi, che vi si vive più piacevolmente che a Stockholm,
trovando dappertutto urbanità, ospitalità, e niuno impaccio di
formalità e di etichetta. Le donne sono belle, graziose, amabili, e
di conversazione piacevolissima. Quando una persona è in Gottembourg
invitata a pranzo, l’uso porta, che si trattenga in quella casa
tutta la sera, e goda di una buona cena. Ciò si pratica in tutta la
Svezia. Un altro uso è che al momento che si siede a tavola, ognuno
a bassa voce faccia devotamente una preghiera; e così pure un’altra
nell’alzarsene. Ne’ pranzi di cerimonia gli Svedesi fanno girare una
larga tazza d’argento piena di vino di Sciampagna, di cui ognuno gusta
facendo un brindisi. Ciò si eseguisce con certe cerimonie, di cui i
forestieri vengono precedentemente avvertiti. Chi per avventura non vi
si conformasse, dovrebbe bere tutta la tazza.
A 50 miglia da Gottembourg, sulla strada che va a Stockholm, s’incontra
il canale di Trolhatta, superbo capo d’opera dell’ardimento umano. Esso
è aperto a forza di polvere da cannone in mezzo a scogli durissimi, per
istabilire una comunicazione tra il mare del Nord e il lago Wennern, il
maggior lago della Svezia, lungo 89 miglia, e largo 49. Questo canale
è fatto per facilitare la navigazione fino alle cataratte del fiume
Gotha; ed è lungo tre miglia, largo 36 piedi, e profondo in alcuni
luoghi più di 50, con 9 chiuse, e parecchi bacini. La vista di questo
canale, e l’aspetto delle cataratte, che per mezzo del medesimo si sono
evitate, formano uno spettacolo sorprendente; e con ragione si tiene in
Trolhatta un gran libro, in cui i forestieri sono invitati a scrivere i
loro nomi, e qualche frase allusiva alla impressione, che le cataratte,
e gli altri oggetti del contorno hanno fatto sull’animo loro. Fra le
tante iscrizioni, che il sig. _Acerbi_ vi lesse, una fu questa: _Iddio
benedica questa buona, e valorosa Nazione!_ e v’era sottoscritto
_Kosciusco_.
Da Gottembourg a Stockholm la campagna è coltivata, come pure in tutta
la Svezia, a segala, ad avena, a piselli, a fave, e ad un poco d’orzo.
Nella Scania, che chiamasi il paradiso della Svezia, si coltiva anche
un poco di frumento. Il sig. _Acerbi_ giunse a Stockholm la sera dei 19
di settembre del 1798.
Noi non dobbiamo tacere la sorpresa ond’egli e il suo compagno
di viaggio furono colpiti, quando la mattina seguente andarono
a presentare alcune lettere commendatizie, delle quali si erano
proveduti. Essi trovarono, che le persone, a cui erano diretti,
sapevano tutti i fatti loro, cioè il loro arrivo, il genere di vettura,
di cui si eran serviti, la strada che aveano fatta, l’alloggio che
aveano preso, i nomi, e la qualità de’ loro domestici, l’abito che
portavano, e tante e tante particolarità simili. La capitale della
Svezia di questa maniera veniva ad annunciarsi loro coi pettegolezzi
delle più piccole città.
Ma poche città intanto sono in Europa situate così bene come Stockholm,
tanto per le occorrenze del commercio, quanto pel diletto che reca
la varietà degli oggetti, che i suoi contorni presentano. Essa giace
sopra sette, od otto isole, circondate tutte, quali da acque dolci
discendenti dal lago Malar, quali da acque salse refluenti dal mare.
Quasi tutte hanno il loro nome particolare; ed è famosa nella storia
quella di Blasiiholmen, oggi attaccata al continente, per l’orribil
fatto accaduto nel 1386 sotto il regno di _Alberto_. Due fazioni
atrocemente perseguitavansi allora, quella de’ Cappelli, e quella delle
Berrette; e la prima fece abbruciar vivi dugento patrioti svedesi
della seconda!! — L’aspetto di Stockholm è superbo, spezialmente
mirandosi dal ponte detto del Nord. Tutto ad un colpo si presenta allo
sguardo una massa straordinaria di campanili, di palazzi, di rupi,
d’alberi, di laghi, di canali, coronata poi dal castello che domina
su tutta la città; e tutta la città da quel ponte si discopre quanto
è lunga e larga, e tutta la facciata pur si vede minutamente di quel
castello, la cui architettura è semplice, nobile, maestosa, senza
nissuno di quegl’inutili ornamenti, che sfigurano tante grandiose
fabbriche simili. La immaginazione attonita a tale prospettiva può
appena sostenere siffatto incanto; e mentre è sì vivamente colpita
dall’immenso quadro, che ha d’innanzi, ove il lusso, le arti, il
commercio, l’industria pajono essersi accordati insieme per sorprendere
i sensi, il fracasso delle onde che si precipitano attraverso delle
arcate del ponte suddetto, imprime a questo spettacolo un certo
carattere selvaggio, che toglie ogni paragone.
Nell’inverno questo spettacolo cambia. I ghiacci fanno sparire tutte
le barriere, che nella estate le acque frappongono tra gli abitanti.
Non più isole: una sola pianura si presenta, senza ostacolo alcuno
aperta a slitte, a carri, a carrozze, a vetture d’ogni specie, le quali
corrono, volano per ogni verso, e s’incontrano, e s’incrociano senza
mai toccarsi; tanta è la sveltezza, colla quale a vicenda si scansano;
e tu le vedi aggirarsi intorno a vascelli, e navicelli d’ogni specie,
immobili in mezzo al ghiaccio. Su quel ghiaccio poi v’ha un popolo
immenso, che corre scivolando colla rapidità del baleno; che in un
momento apparisce, e sfugge. Le acque che bagnano le scuderie del Re, e
quelle che si precipitano sotto le arcate del ponte del Nord, sono le
sole che tolgansi al rigore dell’inverno. Esse bollono gorgogliando,
e s’alzano in bianca spuma cangiandosi maestosamente nell’atmosfera
in vapori, che poi condensati in una polvere di cristallo, presentano
allo sguardo sorpreso una vera pioggia di diamanti, che i raggi solari
tingono coi brillanti colori del topazzo, del rubino, e d’altre pietre
preziose. Gli abitanti de’ paesi meridionali faranno fatica a credere
che la bellezza di Stockholm riceva un lustro maggiore dall’inverno; e
che le comodità, e i diletti della vita dell’inverno vi si accrescano.
È difficile dire quanti scherzi, quante varietà di apparenze produca il
ghiaccio, che dappertutto in sì diverse maniere si attacca a muraglie,
a tetti, ad alberi, a carri, ad ogni cosa, che o sia immobile, o sia
mossa.
Non meno singolare riesce il soggiorno di Stockholm in estate. Ne’
lunghi giorni di quella stagione, quando i crepuscoli facendo in
certo modo sparire la notte, dispensano dal consumare olio, o cera,
le persone agiate passano alla campagna, e vi si trattengono fino
all’autunno. Allora via ogni economia; e vi si vive con più lusso, e
grandezza che in città. Le abitazioni de’ signori in campagna, oltre
l’amenità del sito, sono abbellite con tutti i mezzi dell’arte, e
fornite di tutti i comodi: tra i quali non mancano le serre, in cui
fannosi maturare le pesche, gli ananassi, l’uva, ed altri frutti
delicati, a dispetto del clima. I vini d’ogni specie, i liquori rari,
ed altre simili pregiatissime cose vengono profuse alle tavole de’
gentiluomini, de’ ricchi fabbricatori e mercatanti. Ivi non hanno luogo
nè le cerimonie, nè i formolarii che s’usano in città. — Questa bella
libertà si gode spezialmente nelle case de’ commercianti: i nobili sono
alquanto più contegnosi; e que’ moltissimi che stanno di piè fermo in
campagna, tengono anch’essi assai alla vanità del loro grado.
Gli abitanti di Stockholm usano ancora di fare delle corse o in
vettura, o per acqua ne’ contorni; principalmente al Parco reale, a
Moiksdal, ad Haga, a Drottingholm, e a Carleberg. Drottingholm, cioè
l’isola della Regina, è lontana da Stockholm sei miglia sul lago Malar:
è un palazzo ben situato, fabbricato superbamente, magnifico, ed ornato
di vasti giardini. Lo decorano varie statue d’uomini, e di animali, ed
alcuni bei vasi, la più parte di stile della scuola di Firenze, portati
via da Praga nella guerra famosa de’ XXX anni. In questo palazzo v’ha
una ricca biblioteca, un gabinetto di storia naturale, uno di medaglie
antiche e moderne, ed una galleria di quadri originali delle scuole
fiamminga, olandese e italiana. Ve n’ha un’altra piena di pitture
rappresentanti le battaglie e le vittorie dei Re, e Principi svedesi.
A proposito della biblioteca, tra varii MSS. curiosi ve n’ha uno della
celebre regina Cristina, intitolato _Mélanges de pensées_, sopra una
pagina del quale Carlo XII scrisse di mano propria, essendo ancora
fanciullo, _vincere, aut mori_.
Si crederebbe che a Stockholm un Italiano l’inverno dovesse morir di
freddo. Io, dice il sig. _Acerbi_, posso assicurare, che quantunque
qualche volta il termometro di Celsio, fisico naturalista svedese, che
accompagnò _Maupertuis_ nel suo viaggio a Keugis, marcasse il freddo
a 24 gradi al disotto del gelo, soffrii meno il rigore del freddo,
di quello che tal volta lo abbia sofferto in Italia. Dappertutto si
mettono stufe ingegnosamente costrutte a modo, che con pochissimo
combustibile diffondano il calore quanto abbisogna. Di vestiti non
si fa economia, che quelli che servono ad otto, o dieci svedesi,
empirebbero un’anticamera. Ho veduto de’ Francesi, inimici delle
pellicce, mettersi indosso fino a tre redingotti. Due paja di guanti,
calosce, una canna, sono cose indispensabili quando s’esce a piedi.
In generale le Svedesi sono belle; ma belle all’uso del Nord: cioè di
una fisonomia senza espressione. Essendo gli uomini del paese poco
galanti, esse passano tutta la giornata o sole solette, o con altre
donne; e la loro conversazione, qualunque sia la educazione loro, è
senza interesse; e dandosi molta premura d’acconciarsi in ogni maniera,
non fanno ciò che per superare le altre in eleganza, e in brio, anzichè
per desiderio di piacere, o di fare conquiste. Amano però gli omaggi,
e le lodi; e mettono molta importanza in essere dette le belle del
Nord. La loro passione predominante è l’ottenere la distinzione, e i
riguardi pubblici: ed è con questo mezzo che si giunge ad ispirar loro
sentimenti di tenerezza, di amicizia, di amore, de’ quali infine sono
capaci quanto quelle che vivono in climi più caldi.
La riserva però che si osserva tra le donne svedesi di alto grado, non
si trova tra quelle di stato inferiore; e ciò nasce dall’essere queste
in circostanze diverse. Non trovandosi a Stockholm donne di partito,
come si trovano nelle altre grandi città d’Europa, gli uomini hanno
favorite, le quali pretendono di avere un certo grado nella Società;
e bisogna invero sospirare, e corteggiare del tempo tali donne per
affezionarsele. Se non che malgrado il loro contegno finiscono con
avere due o tre amanti alla volta. E non è forza di temperamento,
che a ciò le guidi: è avarizia. Ma insieme sono estremamente gelose
delle esterne forme di considerazione; e dai loro amici, e favoriti
richieggono un’attenzione, di cui un forestiere giustamente si
meraviglia. Guai a quel loro amante che esitasse a salutarle in un
luogo pubblico, o a loro baciar la mano! La facilità poi d’avere
apertamente delle relazioni con questa sorte di donne senza che la
morale pubblica rimanga offesa, fa che in Isvezia non si conosca
gelosia.
In Isvezia tutta la giornata si consacra agli affari; e la sera al
giuoco: rare volte si passa con donne. Il giuoco per gli Svedesi è una
passione universale, e furiosa. Raccontasi il seguente caso. Uno de’
più distinti signori vide un giorno passata l’ora del pranzo senza che
apparisse alcun principio de’ soliti preparativi; e discese verso la
cucina per sapere onde ciò provenisse. Egli trovò tutta la sua gente
occupata sì fortemente in una partita di giuoco, che nissuno s’era
avveduto che l’ora dei pranzo fosse passata. Il maestro di casa teneva
accordo cogli altri; e si mise di mezzo supplicando Sua Eccellenza a
tollerare alcun poco, giacchè la partita era per finire. Il signore
si arrese alla istanza: ma volle che il maestro di casa andasse
ad apparecchiare la tavola; e prese egli medesimo il posto di lui,
continuando il giuoco cogli altri!!
I vicini degli Svedesi li chiamano i Guasconi della Scandinavia. Questa
imputazione, effetto della gelosia, e dell’antipatia, che tante volte
hanno disuniti popoli, che la natura, e il loro interesse volevano anzi
intimamente uniti tra loro, non vuole dir altro, se non che gli Svedesi
sono animati dal desiderio della gloria, e da quello di distinguersi
al disopra delle altre qualità che predominano generalmente ne’ cuori
di tutti i popoli valorosi, generosi, ed arditi. La Svezia è piena
di stabilimenti scientifici e letterarii; ed ha avuti, ed ha uomini
di merito distinto. Eccettuate poi l’Irlanda, la Scozia e Ginevra,
non v’ha in Europa paese, in cui l’istruzione sia generalmente sparsa
nel popolo quanto che nella Svezia. S’insegna a leggere, a scrivere,
e far conti a tutti, sì nelle città e ne’ villaggi, sì in qualunque
più piccolo gruppo di paesani, senza eccezione, o distinzione veruna.
A questa generale istruzione i paesani svedesi debbono le belle
qualità che li distinguono, la franchezza, la lealtà, l’umor lieto,
l’ospitalità, il cuor buono, il coraggio, e lo spirito.
Oltre le accademie di scienze, di lettere e d’arti, la Svezia ha
eziandio parecchie università; ed è un problema difficile a sciogliersi
questo, se altra nazione avesse mai fatto tanti progressi nelle
scienze, e nelle arti liberali e meccaniche, quando avesse dovuto, come
la Svezia, trionfare del suolo, del clima, delle discordie domestiche,
e della gelosia di vicini orgogliosi e potenti.