I popoli detti Solite, furono i primi, che mai mangiassero pesce.

Li Ophiophagi furono i primi mangiatori dei serpenti.

Li Arpei furono i primi che mangiato habbino Bacche.

Li Amazoni furono i primi che mangiassero lacerte, & per questo furono

detti Sauropatide, imperoche saura vol dir lacerta.

Protogene fu il primo che mangiasse lupini, & che insegnasse à

macerarli con l'acqua, per indolcirli.

Ebosio fu il primo che mangiasse zuccaro.

Nerullo fu il primo che mangiasse capretti.

Farello pedemontano: fu il primo mangiatore de Tragemmati, detti da

latini bellaria: componevansi anticamente di Cocco, di Fava, di Condro,

di Cacio di mele, & di Sisamide.

Il primo che ritrovasse que pani detti Thiagoni, dicasi à Dio Etholia

fu Larisso.

Trattaremo hora delli inventori dei migliori Beveraggi, & cominciaremo

dalla Vernaccia da Celatica, & da quella da Cassano, le quali traggono

sua nobil origine dall'antico Falerno, di cui favellando i scrittori

delle cose naturali: dicono non esser sano, essendo molto vecchio, ò

molto nuovo: la mezana età cominciar dal quintodecimo anno: Crispo

Fabiano fu quello che ne portò l'insito in Lombardia: variansi i

vini per la varietà del terreno, & dell'aspetto del cielo, si come

apertamente si vede.

I vini di Val telina, di Chiavenna, & di Piuri (dico quelli chi si

chiamano di Roncho) traggono sua origine da quello vino detto Puccino,

per il quale, diceva Livia Augusta esser pervenuta all'età di LXXII

anni, Pirro da ponte ne fu il traportatore.

I vini del lago di Como, & di Trezzo, sono discesi dal vino detto

Setino: qual Augusto preferi à tutti gli altri, e lo essaltò con

maravigliose lodi: Scipione bruno lo trapportò, e ne fu assai lodato, e

premiato.

Li racesi, amabili, e moscatelli, di Taggia, sono di schiatta del

Cecubo: reputato generosissimo, il quale, solo si accendeva con la

fiamma (sel vero afferma Pli.)

I Trebiani di Modona, & di Toscana: sono discesi dal Gaurano: Philippo

fusello fu il trapportatore.

I vini del Monferrato: sono delle radici del vino detto Faustiano: le

portò in que paese Lucio Trotellio huomo virile, e strenuo bevitore.

I vini da Drò, & da Tremenne: discendono da i vini Macissi: li portò in

questi paesi Carbonio Trentino solenne bevitore.

I vini Salerni & Sanseverini, erano i vini detti Caleni: benche hora

siano (al mio giudicio) migliori che prima non erano.

Il vino Corso venne da Velitri, & da Piperno: erano questi vini in gran

prezzo, hora non tanto: il terreno di quella isola l'ha di gran lunga

migliorato.

Il vino Briancesco dir si puo figliuolo del Signino: benche mutando

paese habbi mutato natura: era il Signino Austero & atto molto à

restringere il ventre. Fabio Porcino lo portò in questi monti, &

n'hebbe gran mercede.

Il Cesennato procede dal Surrentino, vino molto sano. Soleva dir

Tiberio Cesare che tutti i medici in ciò consentito havevano di dargli

la palma d'esser sano.

I vini Forlani procedeno da i Mamertini, da Giulio Imperadore

celebrati, si come appare nelle sue epistole.

I Vicentini nati sono da quei vini detti Potulani, grandimente

istimati: Calandro fu che ce li portò.

Le Albane di Ferrara nate sono del Taurominitano: ma hanno molto

tralignato da suoi progenitori. L'inventore fu Dalido da Tiano.

I vini Berzamini, che nel Padovano nascono, parte descendeno da quei

vini, che detti furono Pretutij, parte dalli Anconitani, de quali

favella Plinio honoratamente.

I vini di Santo Columbano & da Cesezzo, sono di schiatta del vino

Palmesio, et Mecenatiano: Pirro di haverlo traportato n'andò longamente

altiero.

I vini Rhetici, liquali sono da Vergilio preferiti à tutti, eccetto che

al Falerno: altri vogliono che siano latiniensij, altri gravicani, &

altri stoniensi: et si come molti vini hanno peggiorati, cosi questi

hanno migliorato tramutandosi da luogo à luogo: & di questo dassi

l'honore à Lentidio Pontano.

I vini d'Orliens sono discesi dal ceretano del quale si fa mentione

presso di Plinio; & lo ripone fra i vini lodati, un Parigino cortigiano

del re di Francia fu l'inventore di traportarne il germe.

I vini di Spagna per la maggior parte nascono da i vini di luna, à

quali la Toscana dette gia la palma: et questi sono divenuti migliori

delli suoi predecessori.

I vini di Beona da quei di Spagna nacquero (se non m'inganna un curioso

scrittore) li traportò un Scocese soldato, & bevitore eccellente.

Quelli di Hungaria hebbero l'origine da i Tarentini (mercè di Ungrado

mercatante lealissimo) che li condusse in quei paesi non senza grande

remuneratione.

Quelli vini che in Baviera nascono, hebbero origine dalli servitiani:

benche alcuni ostinatamente affermino esser discesi da quei vini, che

in Cosenza nascono: & questo beneficio si hebbe per opra di Claudio

Alemano.

Le viti che lungo il lago di zurrigo in tanta copia piantate sono,

furono tolte in Lucania da uno Oldrico eccellente bevitore.

Le viti che fanno la malvagia in Ragugia sono state portate da Candia

da un Bassiano Macedonico.

Il greco di Somma: venne dall'isola di Sio: donde ancho il mastico ne

viene, & portato vi fu da Papinio Suvessano.

I vini di Correggio: sono figliuoli delli vini di Lesbo, & di cotal

tralatione dassi la debita lode à Palmerio anginolo.

I vini della Valle d'elsa, descendono da i vini, che à Tempsarà già si

felicemente nascevano: fu l'inventore Nillo cresporio.

I vini della lunigiana nati sono da i vini detti Turini per industria

di Belloccio huomo facetissimo.

I vini pisani, secondo l'opinione di alcuni, sono discesi da quel vino

di Arcadia, ilquale faceva le femine fecunde, & gli huomini rabiosi.

Le viti spoletine vengono da quelle di Trezenio, che soleva indur

sterilità: perdette poi quella qualità si rea per la benignità del

cielo Italiano.

Le viti mirandolane furono tolte da sempronio megillo in lacanea già

detta Cidonia, luogo della Candia: hanno perduto gran parte del primier

vigore.

Del vino detto omphacio fu inventore Nicandro da berina: faceasi di

labrusca, et è detto da greci enantino.

Del vino di poma: credo inventore Publio negro.

Il vino Luchese ispetialmente quel che nasce à Vorno, à Forci, à

lopeglia, à S. Quirico, & à Marlia: credesi esser disceso da quel

nobil vino detto dalli antichi Thasio, & esserne stato il traportatore

Pompeio mintio.

Il vino di Geneva fu portato di oltra mare, & da quel vino procede, che

gia fu detto Arsio.

Il vino di Losana nasce da quel vino detto Naspercenite, molto

commendato da Apollodoro medico, in quel suo volume, nelquale scrive a

Tolomeo, qual sorte di vino dovesse bere: & è opinione d'alcuni, che

i vini Italiani allhora noti non fussero. tiensi di tal fatto autore

Lelio Capitone.

Il vino che nasce nel Casentino descende dal vino detto Mesogite:

ilquale soleva gia indur doglia di capo a chi ne beveva.

Dal Epheso; & dal Apameno derivano i vini della maremma di Siena per

opra di Erophilo nobile cavagliero.

Dal vino detto Protagio commendato molto dalla schuola di Asclepiade,

nacque il moscatello di Galbià, luogo ne monti di Brianza.

Del vino fatto col calamo aromatico, delquale fassi memoria nella

comedia di Plauto detta Persa, fu l'inventore Spurio Carbone.

Del vino fatto con la Salvia per confortare il stomacho & i nervi fu

inventore Theophane medico da Megara.

Del vino che si fa con il Rosmarino, fu inventore Theophilo da Egina

medico, non men dotto, che prudente.

Del vino che si fa con l'Enola per riscaldar i freddi stomachi, fu

inventore Archigene Cipriano medico esperto.

Del vino fatto con l'assentio (vino per certo utilissimo) fu

l'inventore Ruffo da Salamina medico molto acuto.

Del vino fatto con la pece: chiamasi da latini vinum piccatum, credesi

esser stato l'inventore Ruffo medico di molta isperienza.

Del vino fatto con le rose: del quale fassi memoria presso di Plinio:

credesi esser stato authore Onocrito Corfuotto medico eccellentissimo.

Di porre l'acqua marina nel vino: fu l'inventore Erasistrato huomo

dottissimo.

Di far la Graspia: fu l'inventore Pisone da Regio.

Di far la posca è stato il primo Clenardo da Pola.

Di dar il moscatello al vino: fu l'inventore Godinzo bresciano.

Di far l'hippocrasso, siamo tenuti à Gottifredo di Monlione.

Del vino fatto de prugnoli è stato l'inventore Polidamasso da spello.

Del far il vino col sacco: fu inventore Cosmo dalla Mirandola.

Del vino di mele granate tiensi fusse l'autore Philisto medico

Rhodiotto.

Dell'aquaruolo tiensi per authore Nonnio da Moncia.

Delle cervose ch'hoggidi si usano in alcune parte di Francia, Alemagna,

Inghilterra, & altri paesi: tiensi fusse l'autore uno maestro Placidio

da Vilna lituano: huomo nemico mortale dell'acqua, & sviscerato del

vino.

Di ber un sorso d'acqua fresca dopo il pasto, fu consiglio di Celso,

& io sovente senza nocumento alcuno (quantunque sia di stomaco debole)

n'ho sentito grande utilità.

Domitiano brunello: fu inventore di quella bevanda detta da popoli di

Thracia, Anysta, laquale, si soleva bere con gli occhi chiusi, ne fa di

questa mentione Oratio nel primo lib. de suoi versi.

Thimotheo Cogellio: fu inventore di quella bevanda detta oxihalma:

laquale si faceva di sale, & di fresco aceto, per andar ne luoghi

sospetti de fiati serpentini.

Hieroniano medico Rodiotto: fu inventore di quella bevanda detta

oxizaccara, fatta di zucchero, & di aceto, per rinfrescar i corpi

nostri: del medesimo autore, trovo in piu d'un luogo memoria presso di

M. Tullio.

Bestonio hidruntino: fu l'inventore della bevanda detta piratio: perche

de peri si faceva: & pigliavasi in luogo di vino. S. Gerolamo contra

Ioviniano persuade à Thimotheo, che non piratio, ma vino ne l'avenir

beva per il stomaco mal conditionato.

Callimeno pendonio: fu inventore del zitho, che si fa in Egitto, del

medesimo autore è inventione la bua: bevanda da fanciulli, de laquale

Catone fa ne suoi scritti grata memoria: il medesimo fu inventore della

Celia, & della cerea che si fa in ispagna: & della Cervisia gallicana:

laquale, se non si adacqua, imbriaca come fa il vino.

Hippocrate di Coo medico eccellentissimo: fu inventore della ptisana:

fassi d'orgio: fanne di questa mentione Martiale nel XII.

Gregorio buccalino dalmatino dell'isola di mezo: fu l'inventore della

bevanda detta Sabaia: fassi d'orgio, & di frumento, & è bevanda piu

usitata da poveri, che da ricchi.

SUISNETROH, SUNDAL,

ROTUA TSE

BRIEVE APOLOGIA DI M.

ORTENSIO LANDO,

per l'autore del presente

Chatalogo.

Mi par d'udir mormorare alcuni scioperati, & licentiosi, & dire, che

questo cathalogo sia per la maggior parte finto: & perciò io come

consapevole delle molte fatiche dell'autore: hò succintamente segnato

i nomi di coloro dell'opra de quali s'è servito: & primieramente dirò,

che questo valent'huomo s'è prevaluto dell'opera di Ephoro Cumeo, che

scrisse in vintisette libri l'historia di Galeno imperadore, di Ibico

Regino famigliare di Policrate tiranno: di Geronimo Rhodio scrittore

de fatti di Demetrio Poliorcete, & di Dione pruseo, ilquale scrisse

dieci libri delle virtù di Alessandro (il magno) s'è servito anchora

molto di Calistene Olinthio, & di quel Calisto, che scrisse in verso

heroico l'historia di Giuliano principe: s'è anchora (se non sapete)

servito di Cherilo Samio, & di Clearco solense, che scrisse de Varia

historia: trovo di piu legendo i scritti di Actio Pisauriense, di

Terentio Scauro, di Hiperide emulo di Demostene, di Trasimacho, di

Theopompo Unidio, & di Gn. Potamone: che molto di loro s'è nel suo

cathalogo servito, & halli diligentemente, & letti, & riletti: Se voi

lettori ne vorrete di questo far l'isperienza, la potrete commodamente

fare, à me basta d'haverveli addetati, ne vi paia già maraviglia, che i

sopradetti scrittori si antichi & rari, li sieno pervenuti alle mani:

essendo egli huomo di miserabile fortuna: imperoche fu costui longo

tempo posseditore de la libraria di Gordiano imperadore, dove furono

sessantadue mille volumi: ha vedute le librarie Pergamene, delle quali

favellando Plutarco, scrive che ne contenessero ducento mila: costui

rimase herede delli libri di Tirannione grammatico, che furono tre

milia: ne sol di questi, ma di quelli anchora fu herede quai lasciò

Triphone libraio del quale Martiale favellando, scrisse, Non habeo se

habet Bibliopola Triphon, alqualle Triphone scrisse già Quintiliano

nella Epistola liminare delle sue oratorie institutioni, siche parve

lettori, ch'egli habbi havuto il modo di scartabellare, & di ritrovare

quel che à molti altri stette longo tempo nascosto? molte cose hà

egli pretermesso di dire per esser il piu amico della brevità che mai

ponesse penna in carta: non altro dico: State sani lettori, & pregate

Iddio doni longa vita à questo nostro prosatore, che io vi prometto,

che s'egli campa, che del molto scrivere non cederà à Chrisippo,

non à Servio Sulpitio, non ad Atteio Capitone, non ad Empedocle, non

finalmente ad Aristarco discepolo di Aristophane grammatico, ilquale

scrisse piu di mille commentari.

Di Vinegia alli XXIII de Settembre.

Commentario de le piu notabili, & mostruose cose d'Italia, & di altri luoghi di lingua aramea in Italiana tradotto, nelquale si impara, & prendesi estremo piacere · 第 5 / 7 题