MILANO
TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA
1877.
Proprietà letteraria.
.... Non riprendeva, anzi lodava ed amava che gli scrittori
ragionassero molto di sè medesimi; perchè diceva che in questo sono
quasi sempre e quasi tutti eloquenti, ed hanno per l'ordinario lo
stile buono e convenevole, eziandio contro il consueto o del tempo,
o della nazione, o proprio loro. E ciò non essere meraviglia; poichè
quelli che scrivono delle cose proprie hanno l'animo fortemente preso
e occupato della materia; non mancano mai nè di pensieri, nè di affetti
nati da essa materia e nell'animo loro stesso, non trasportati d'altri
luoghi, nè bevuti da altre fonti, nè comuni e triti, e con facilità si
astengono dagli ornamenti frivoli in sè, o che non fanno a proposito,
dalle grazie e dalle bellezze false, dall'affettazione e da tutto
quello che è fuori del naturale. Ed essere falsissimo che i lettori
ordinariamente si curino poco di quello che gli scrittori dicono di sè
medesimi: prima, perchè tutto quello che veramente è pensato e sentito
dallo scrittore stesso, e detto con modo naturale e acconcio, genera
attenzione, e fa effetto; poi, perchè in nessun modo si rappresentano
o discorrono con maggior verità ed efficacia le cose altrui, che
favellando delle proprie: atteso che tutti gli uomini si rassomigliano
tra loro, sì nelle qualità naturali, e sì negli accidenti, e in quel
che dipende dalla sorte; e che le cose umane, a considerarle in sè
stesso, si veggono molto meglio e con maggior sentimento che negli
altri.