_Egregio Signore ed Amico,_
La difesa del Cadore è uno dei più eroici episodi delle nostre
guerre d'indipendenza. Se io conosco nei più minuti particolari quei
fatti memorabili lo devo alla vostra somma benevolenza. Voi mi avete
confidato con amichevole cortesia quelle memorie personali, ove
raccoglieste quasi giornalmente tutti gli avvenimenti di quell'epoca,
nella quale foste l'inseparabile compagno del capitano Calvi, e mi
avete comunicato tutti i preziosi documenti che avete conservati come
membro del Comitato di difesa.
Ospite in casa vostra, a Pieve di Cadore, m'avete fatto partecipe
della vita cadorina, abbiamo visitato insieme i siti ove ebbero luogo
le azioni più rimarchevoli della difesa, m'avete fatto conoscere degli
uomini che vi presero parte; siamo saliti sui monti, abbiamo penetrato
nelle vecchie case, ci siamo seduti intorno ai focolari del popolo
facendo come un'inchiesta rigorosa sulle memorie domestiche, e sui
costumi locali.
Ci siamo riposati al _Roccolo di Sant'Alipio_, soffermandoci in
quel nido delizioso del Montericco, contemplando da quel pittoresco
romitaggio la stupenda valle del Piave, e i monti che le fanno corona.
A merito vostro conosco per nome tutte quelle cime, tutti quei boschi,
tutti quei paeselli, e tutte quelle persone gentili che soddisfecero
pienamente la mia insaziabile curiosità.
Questo libro che racconta le semplici vicende d'una famiglia, in
quei tempi burrascosi è uscito dalle vostre note, e dalle nostre
comuni inchieste; esso vi appartiene intieramente, e mettendo il
vostro riverito nome in testa di questo volume, io compio un dovere
di giustizia, nell'atto che vi offro una prova della mia perenne
riconoscenza.
Vogliate essermi indulgente per tutto quello che ho guastato nel
quadro, tanto nelle macchiette che nel fondo, e perdonate se non ho
saputo riferire con precisione le nostre impressioni, che tuttavia
conservo vivissime.
Mi rammento, come se fosse ieri, quel giorno che abbiamo incontrato
Sior Antonio dietro le vecchie case affumicate di Auronzo....
Ma non posso rifare il libro in questa lettera, e mi limito ad augurare
agli italiani di far conoscenza intima di questo angolo romito delle
nostre Alpi,... tanto dilette agli inglesi.
Stupendo paese!... ricco d'antiche virtù e d'onesti costumi, d'uomini
forti come le sue rupi, fedeli nell'amore della patria colla tenacità
degli abeti barbicati nelle roccie delle loro montagne, costanti negli
affetti domestici che consolano quelle modeste dimore con gioie soavi e
salutari come il profumo dei loro boschi.
Con animo grato per le vostre cortesie, vi presento questo libro che
porta un nome a tutti noto alla Pieve, pregandovi di raccomandarlo
all'egregia vostra famiglia, e ai vostri amici, come il ricordo di
un'ammiratore sincero del Cadore che non sa dipingere al vivo quello
che sente, ma che sa valutare quanto meritano quei semplici costumi in
mezzo di quella natura sublime.
E conservatemi la vostra benevolenza.
_Villa Saltore, 30 luglio 1880._
devotissimo amico