Trasferito il Reame di Napoli al Re di Spagna Ferdinando, e governato
in nome del medesimo dal Gran Capitano, fu, durante il Regno suo,
libero da straniere invasioni: poichè il Re Luigi di Francia alienato
dalle cose del Regno, rivolgeva tutte le sue cure per la conservazion
sola del Ducato di Milano: e la morte della Regina Elisabetta
accaduta a' 26 novembre di quest'istesso anno 1504, ancorchè turbasse
non poco il riposo della Spagna, e sopra ogni altro affliggesse il
Gran Capitano, dalla quale riconosceva ogni grandezza, nulladimanco
quest'istesso cagionò, che nel Regno non vi accadesse mutazione alcuna.
Apparteneva a questa Regina (donna d'onestissimi costumi, ed in
concetto grandissimo ne' Regni suoi di magnanimità e di prudenza)
propriamente il Regno di Castiglia, parte molto maggiore e più
potente della Spagna, pervenutale ereditaria per la morte d'Errigo
suo fratello, ma non senza sangue e senza guerra; perchè se bene era
stato creduto lungamente, ch'Errigo fosse per natura impotente alla
generazione, e che per ciò non potesse essergli sua figliuola la
Beltramigia, partorita dalla moglie, e nutrita molti anni da lui per
figliuola e che per questa cagione Elisabetta, vivente Errigo, fosse
stata riconosciuta per Principessa di Castiglia, titolo di chi è più
prossimo alla successione; nondimeno levandosi in tempo della di lui
morte, in favore della Beltramigia molti Signori della Castiglia,
ed aiutandola con l'arme il Re di Portogallo suo congiunto, venute
finalmente con le parti alla battaglia, fu approvata dal successo della
giornata per più giusta la causa d'Elisabetta, conducendo l'esercito
Ferdinando d'Aragona suo marito, nato ancora esso della Casa de' Re di
Castiglia, e congiunto ad Elisabetta in terzo grado di consanguinità;
ed il quale essendo poi socceduto per la morte di Giovanni suo padre
nel Regno d'Aragona, s'intitolavano Re e Reina di Spagna, perch'essendo
unito al Regno d'Aragona quello di Valenza ed il Contado di Catalogna,
era sotto l'imperio loro tutta la provincia di Spagna, la quale si
contiene tra i monti Pirenei, il mare Oceano e 'l mare Mediterraneo;
e sotto il cui titolo, per essere stata occupata anticamente da
molti Principi Mori, ciascun de' quali della parte occupata essendosi
intitolato Re, viene per ciò a comprendere il titolo di molti Regni;
eccettuato nondimeno il Regno di Granata (che allora posseduto da'
Mori, fu da poi gloriosamente ridotto da loro sotto l'Imperio di
Castiglia) ed il picciol Regno di Portogallo, e quello di Navarra molto
minore, che avevano Re particolari.
Ma essendo il Regno d'Aragona con la Sicilia, la Sardegna e l'altre
isole appartenenti a quello, proprio di Ferdinando, si reggeva da
lui solo, non vi si mescolando il nome o l'autorità della Regina.
Altrimenti si procedeva in Castiglia, perch'essendo quel Regno
ereditario d'Elisabetta e dotale di Ferdinando, si amministrava
col nome, con le dimostrazioni e con gli effetti comunemente, non
eseguendosi cos'alcuna, se non deliberata o ordinata, e sottoscritta
da amendue. Comune era il titolo di Re di Spagna: comunemente gli
Ambasciadori si spedivano: comunemente gli eserciti s'ordinavano,
le guerre comunemente s'amministravano, nè l'uno più che l'altro si
arrogava della autorità e del governo di quel Reame.
Ora per la morte di Elisabetta senza figliuoli maschi, apparteneva la
successione di Castiglia per le leggi di quel Regno (che attendendo
più alla prossimità che al sesso, non escludono le femmine) a Giovanna
figliuola comune di Ferdinando e di lei, moglie dell'Arciduca Filippo,
perchè la figliuola maggiore di tutte ch'era stata congiunta ad
Emanuello Re di Portogallo, ed un piccolo fanciullo nato di quella,
erano molto prima passati all'altra vita; onde Ferdinando, non
aspettando più a lui, finito il matrimonio l'amministrazione del Regno
dotale, avea da ritornare al piccolo Regno suo d'Aragona: piccolo
a comparazione del Regno di Castiglia per la strettezza del paese e
dell'entrate, perchè i Re aragonesi non avendo assoluta l'autorità
regia in tutte le cose, sono in molte sottoposti alle costituzioni
ed alle consuetudini di quelle province, molto limitate contra
la potestà de' Re. Ma Elisabetta quando fu vicina alla morte, nel
testamento dispose che Ferdinando, mentre vivea, fosse Governadore di
Castiglia: mossa, o perchè essendo sempre vivuta congiuntissima con
lui, desiderava si conservasse nella pristina grandezza, o perchè,
secondo diceva, conosceva essere più utile a suoi popoli il continuare
sotto il governo prudente di Ferdinando, non meno che al genero
ed alla figliuola; a' quali, poichè alla fine aveano similmente da
succedere a Ferdinando, sarebbe beneficio non piccolo, che insino a
tanto che Filippo nato e nutrito in Fiandra (ove le cose si governavano
diversamente) pervenisse a più matura età ed a maggior cognizione
delle leggi, delle consuetudini, delle nature e de' costumi di Spagna,
fossero conservati loro sotto pacifico ed ordinato governo tutti
i Regni, mantenendosi in questo mezzo come un corpo medesimo, la
Castiglia e l'Aragona.
Rimosse adunque la morte di questa Regina tutte le difficoltà che
prima aveano impedita la pace tra 'l Re di Francia e Ferdinando; ma
partorì nuovi accidenti tra Ferdinando e Filippo suo genero. Rimosse
il rispetto dell'onore del Re di Francia, e 'l timore di non alienare
da se l'animo dell'Arciduca; perchè il Re di Francia, essendogli
molestissima la troppa grandezza sua, era desideroso d'interrompergli
i suoi disegni; ed il Re di Spagna, avendo notizia che l'Arciduca,
disprezzando il testamento della suocera, aveva in animo di rimuoverlo
dal Regno di Castiglia, era necessitato a fondarsi con nuove
congiunzioni; però si contrasse matrimonio tra lui e Madama Germana di
Fois, figliuola d'una sorella del Re di Francia, con condizione, che
il Re gli desse in dote la parte che gli toccava del Reame di Napoli,
obbligandosi il Re di Spagna a pagargli in diece anni 700 mila ducati
per ristoro delle spese fatte, ed a dotare in 300 mila ducati la nuova
moglie[237]: col qual matrimonio essendo accompagnata la pace, fu
quella conchiusa in Bles a' 13 del mese d'ottobre di quest'anno 1505 in
cotal maniera[238].
Che i Baroni angioini e tutti quelli ch'avevano seguitata la parte
franzese, fossero restituiti senza pagamento alcuno alla libertà, alla
patria ed a' loro Stati, dignità e beni, nel grado medesimo che si
trovavano essere nel dì, che tra Franzesi e Spagnuoli fu dato principio
alla guerra, che si dichiarò essere stato il dì, che i Franzesi corsero
alla Tribalda[239].
Che s'intendessero annullate tutte le confiscazioni fatte dal Re di
Spagna e dal Re Federico.
Che fossero liberati il Principe di Rossano, il Marchese di Bitonto,
Alfonso ed Onorato Sanseverini, Fabrizio Gesualdo e tutti gli altri
Baroni ch'erano prigioni degli Spagnuoli nel Regno di Napoli.
Che il Re di Francia deponesse il titolo del _Regno di Gerusalemme e di
Napoli_.
(Questo articolo dimostra, quanto fosse stravagante la nuova
interpretazione, che il P. _Arduino_ sognò sul motto PERDAM BABILONIS
NOMEN, che il Re _Ludovico XII_ fece imprimere nelle sue monete, per
rintuzzare l'alterigia di Papa _Giulio II_, nelle quali, oltre il
titolo di Re di Francia, si legge anche _Regnique Neap. Rex_, sul falso
supposto, che _post annum certe 1503 nunquam inscripsit se Ludovicus
XII Regem Neapoleos_, come sono le sue parole in Oper. select. _pag_.
905, e per conseguenza che non poteva intendere delle brighe avute
con _Giulio II_, le quali non cominciarono, se non all'anno 1509.
_Lodovico_ anche dopo perduto il possesso di Napoli nel 1503, e dopo
questa pace del 1505 (che il primo a violarla fu _Ferdinando_ stesso)
insino all'ultima pace fatta col medesimo Re pure a Blois nel primo
di decembre dell'anno 1513 non abbandonò mai questo titolo, dopo
quest'ultima pace che si legge nel _Tom._ 2 della Raccolta de' trattati
stampata in Amsterdam sotto il titolo: _Recueil des Traités de Paix,_
pag. 35, nella quale _Lodovico_ tornò assolutamente a rinunciare il
titolo e le ragioni sopra il Regno di Napoli. Non si legge che nel
restante di sua vita avesse continuato di porlo fra gli altri suoi
titoli. Leggasi sopra questa moneta la dissertazione, ultimamente
impressa nel _Tomo VII_ dell'ultima edizione di Londra dell'_Istorie
di Tuano_ con tanta accuratezza e magnificenza data fuori da _Samuel
Buckley_. L'autor della quale è lo stesso, che lo Scrittore di questa
istoria; e perciò si vede ora inscritta nel _V Tomo_ di questa nuova
edizione in idioma italiano, siccome l'Autore la distese tradotta poi
in latino e mandata a Mr _Buckley_).
Che gli omaggi e le recognizioni de' Baroni si facessero
respettivamente alle convenzioni sopraddette, e nell'istesso modo si
cercasse l'investitura dal Pontefice.
Che morendo la Regina Germana in matrimonio senza figliuoli, la parte
sua dotale s'intendesse acquistata a Ferdinando, ma sopravvivendo a lui
ritornasse alla corona di Francia.
Che fosse obbligato il Re Ferdinando ad aiutare Gastone Conte di Fois
fratello della nuova moglie, al conquisto del Regno di Navarra che
pretendeva appartenersegli, posseduto con titolo regio da Catterina di
Fois e da Giovanni figliuolo d'Albret suo marito.
Che il Re di Francia costringesse la moglie vedova del Re Federico ad
andare con i due figliuoli che erano appresso a se in Ispagna, dove
le sarebbe assegnato onesto modo di vivere; e non volendo andare la
licenziasse dal Regno di Francia, non dando più nè a lei nè a figliuoli
provvisione, o intrattenimento alcuno.
Che all'una parte ed all'altra fosse proibito di fare contra ciò, che
i nominati da ciascuno di loro stabilissero: i quali nominarono amendue
in Italia il Pontefice ed il Re di Francia nominò anche i Fiorentini.
Per ultimo, che in corroborazione della pace, tra i due Re s'intendesse
essere perpetua confederazione a difesa degli Stati, essendo tenuti a
soccorrersi vicendevolmente, il Re di Francia con mille lancie e con
seimila fanti, e Ferdinando con trecento lancie, duemila giannettarj e
seimila fanti.
Conchiusa in cotal maniera questa pace, della quale il Re d'Inghilterra
promise per l'una parte e per l'altra l'osservanza, i Baroni angioini
ch'erano in Francia, licenziatisi dal Re andarono quasi tutti con
la Regina Germana in Ispagna: ed Isabella stata moglie di Federico,
licenziata dal Regno dal Re di Francia, perchè ricusò di mettere i
figliuoli in potestà del Re Cattolico, se n'andò a Ferrara.
Questa pace, che fu ratificata dal Re Cattolico in Segovia a' 16
ottobre del medesimo anno 1505 ancorchè avesse lasciata speranza,
ch'estinte già le guerre nate per cagione del Regno di Napoli, la
quiete d'Italia avesse a continuare; nondimeno apparivano dall'altra
parte semi non piccioli di futuri incendj, perchè Filippo, che già
s'intitolava _Re di Castiglia_ non contento, che quel Regno fosse
governato dal suocero, si preparava a passare contra la volontà sua in
Ispagna. Veniva incitato a ciò da' più principali Signori di Castiglia,
i quali stimavano con maggior licenza di poter godere della loro
grandezza sotto un fioritissimo Re giovane, che sotto un austero, e
com'essi dicevano, poco liberal vecchio Catalano[240]. Pretendeva ancor
Filippo, non essere in potestà della Regina morta prescrivere leggi al
governo del Regno finita la sua vita; ed il Re de' Romani preso animo
dalla grandezza del figliuolo, trattava di passare in Italia.
Ferdinando veduta la resoluzione di Filippo di passar in Ispagna,
nè potendola impedire, pensò (simulando essergli grata) di promover
trattati con lui del modo, come doveano convenirsi insieme a governar
la Castiglia; e dall'altra parte Filippo, temendo pure che 'l
suocero non gli facesse con gli aiuti del Re di Francia resistenza,
governandosi con le medesime arti spagnuole accettò la mediazione, e
mostrò che si sarebbe nella maggior parte delle cose rapportato al suo
governo; onde fra di loro fu convenuto che avessero comune il titolo
di Re di Spagna com'era stato comune tra lui e la Regina morta, e che
l'entrate si dividessero in certo modo: il perchè Ferdinando, ancorchè
non bene sicuro dell'osservanza, gli mandò in Fiandra per levarlo molte
navi. Partì per tanto Filippo da Fiandra a' 10 gennajo del nuovo anno
1506, ed imbarcatosi con la moglie e con _Ferdinando_ suo secondogenito
prese con venti prosperi il cammino di Spagna, dove appena giunto
concorsero a lui quasi tutti i Signori di Castiglia; e Ferdinando non
potendo resistergli, rimanendo abbandonato quasi da tutti, nè avendo
se non con molto tedio e difficoltà potuto vedere il genero, bisognò,
disprezzato il primo accordo fatto tra loro, che accettasse le leggi e
le condizioni, che con altro nuovo gli furon date.
Fu pertanto nuovamente convenuto, che Ferdinando cedendo
all'amministrazione lasciatagli per testamento dalla moglie, ed a tutto
quello che per ciò potesse pretendere, si partisse incontanente di
Castiglia, promettendo di più non vi tornare.
Che Ferdinando avesse per proprio il Regno di Napoli: sopra di che
vi fu grande altercazione: poichè se bene Ferdinando pretendesse
sopra di ciò non potervi essere alcun dubbio, essendo quel Regno suo
proprio, e come Re d'Aragona a lui dovuto, e poi acquistato e con le
arme e colle forze d'Aragona; nulladimanco non mancò chi mettesse
in considerazione, che più giustamente questo reame s'appartenesse
a Filippo, per essere stato ultimamente acquistato con le armi e con
la potenza del Regno di Castiglia, poichè le spedizioni furono fatte
da Ferdinando ed Elisabetta comunemente, e come Re di Spagna, ed il
titolo e le investiture fur comuni non meno all'uno che all'altro, e
non particolari a Ferdinando come Re d'Aragona. Comunque si fosse, per
facilitare la partita di Ferdinando non pur da Castiglia, ma anche da
tutta la Spagna, gli fu accordato, che il Regno di Napoli l'avesse come
proprio.
Che i proventi dell'isole dell'India rimanessero riservati a Ferdinando
durante la sua vita.
Che i tre Maestralghi di S. Jacopo, Alcantara e Calatrava fossero
parimente a lui riservati.
E che dall'entrate del Regno di Castiglia avesse ciascun anno
venticinquemila ducati.
Firmata questa capitolazione, Ferdinando, che qui innanzi chiameremo
o Re _Cattolico_ o Re d'_Aragona_, se ne andò subito in Aragona, con
intenzione d'andare quanto più prestamente potesse per mare a Napoli.