NOTE:

[1] _Monografie artistico-sociali. VI. Napoli e la Musica._ Venezia,

Tip. Grimaldo.

[2] Vedi (I. Mohl, Parigi 1830) _Confutii Sci-hing, sive liber

carminum_; et _Yo-King antiquissimus Sinarum liber_.

[3] _Sul segreto del polso_ da cui conoscono i Cinesi tutto le

malattie, avvi il libro di _Uang-scin-ho_.

[4] _De l’instruction publique en Chine, etc._ Biot, Paris 1743.

[5] F. Marini Mersenni ord. S. Francisci a Paula, _Harmonicorum libri_.

Liber Septimus, _de cantibus, seu cantilenis_. Propositio I. — Lutetiae

Parisiorum, 1635.

[6] Continua Agostino la sottile argomentazione: «Cum enim cantatur,

auditur sonus, qui non prius informiter sonat, et deinde formatur

in cantum. Quod enim primo ut cunque sonuerit, praeterit, nec ex eo

quicquam reperies quod resumptum arte componas: et ideo cantus in sono

suo vertitur, qui sonus ejus materies ejus est. Idem quippe formatur

ut cantus sit, et ideo prior materies sonandi, quam forma cantandi, non

perficiendi potentia prior.

»Neque enim sonus est cantandi artifex, sed cantanti animae subiacet

ex corpore de quo cantum faciat, nec tempore prior, simul enim cum

cantu editur. Nec prior electione, non enim potior sonus quam cantus,

quandoquidem cantus est non tantum sonus, verum etiam sonus speciosus:

sed prior est origine, quia non cantus formatur ut sonus sit, sed sonus

formatur, ut cantus sit.» (Lib. 12 Confess. cap. 29).

[7] «Mitto quod Cantus significare possit _incantationem_, quemadmodum

canere sumitur pro incantatione, qua serpentes rumpi dicuntur.»

Mercenne, lib. VII.

[8] Rodiginus, lib. 27, cap. 26. — Julius Polluces, lib. 4, cap. 7 e 14.

[9] Polibio al lib. 2, farebbe salvato dai Veneti il Campidoglio

nell’anno 364 di Roma anzichè dal cicalio delle oche sacre.

[10] Dante _Purg._ C. XXXI, v. 140.

[11] Tomicich, _Dizionario Enciclop. Music._

[12] Kircher sostiene la parola _musica_ venir da un motto egizio.

[13] Herb. Spencer, _On the origin and function of Music_. Londra, 1858.

[14] Vedi Diodoro, _Descrizione delle Feste Egiziane_.

[15] Vedi Giuseppe Flavio, _Storia degli Ebrei_.

[16] _Stesichori graves Camenae._ Orazio.

[17] Vedi Aristotile, _de Politica_. Plutarco, _de Musica_. Versor

— _Utrum scientia musicalis sit juvenis utilis_. Alexander — _Varie

apud diversas gentes puerorum institutiones_. Colle — _La musica nella

educazione de’ Greci_, Mantova 1775. Giuseppe Sacchi — _Dissertazione

sulla perfezione e natura della musica de’ Greci_.

[18] 19, Problemi.

[19] Dissertazione dell’Autore: _Il Simbolo delle Palme_, nelle

_Monografie Artistico Sociali_, N. XXVI. Tipi Grimaldo 1872.

[20] Fa, Mixo-lidio. Mi, Lidio. Re, Frigio. Ut, Dorico. Si, Ipo-lidio.

La, Ipo-frigio. Sol, Ipo-dorico.

[21] Redattore dell’_Opinion Nationale_. (V. sua opera _Sotto i Tigli_.)

[22] V. Giornale di Venezia _La Scena_, 21 Luglio 1870, N. 8.

[23] Vedi Gerolamo Mei.

[24] Curiosi più che fondati ed efficaci sono i differenti mezzi

impiegati dai cantanti nella credenza di giovare alla voce. Non pochi,

e fu di questi la Sontag, usano di mangiare le acciughe. La signora

Dorus, fra gl’intermezzi dell’opera ristorava la voce con vitello

freddo. La Despares credeva rinfrescarla bevendo acqua calda; la

Cruvelli col vin generoso; l’Adele Patti con birra.

La Sass mangia beefteaks; la Cabel, pera; la Ugalde, prugne; la

Trebelli, patate; la Lucca, pasticche di menta.

Michot inghiotte gran quantità di caffè nero.

Troy beve latte. Mario non lascia lo zigaro che all’entrare in scena;

mentre tanti altri se ne astengono assolutamente; e paragona la

rarità d’un buon tenore a quella d’uno zigaro buono, ambedue animati

_dal soffio del petto_, pagati carissimi perchè di corta durata, non

restando d’essi che la memoria delle aggradevoli sensazioni che fanno

provare.

A chi scrive queste memorie, parve utile a schiarimento di voce il

fiutare lo zucchero.

[25] Respiro, sospiro, aspirazione, ronco, sibilo, gemito, singulto,

brontolìo, popjsmo, screazione, rutto, sussurro, sbadiglio, tosse,

riso, cachinno, vociferazione, acclamazione, clamore, e canto.

[26] Giudicavasi anticamente, gli Orientali rompere le parole nella

strozza; i Mediterrani al palato; gli Occidentali frangerle ne’ denti;

i Settentrionali formarle in petto. Autori successivi indicarono fra i

primi, Greci ed Asiani; posero gl’Itali ed Hispani fra gli Occidentali;

e divisero i nordici in Germani che traggono dal petto le voci, e Galli

che le formano in petto, in gola e sul palato: onde non so quanto

giustamente dissero: _Italos caprizzare, Alemannos ululare, Gallos

cantare, Anglos jubilare_.

[27] Perciò «siccome è regola dai savj maestri di canto a dovere

adottata e inculcata, quella che il cantante conformi la sua bocca

alla rotondità, forma naturale e graziosa che dà meglio d’ogni altra

il mezzo di bene spiegare la voce, così dev’essere cura del compositore

non obbligare il cantante a lunghe fermate sugli i ed u, vocali troppo

strette e che danno alla bocca una strana conformazione e sembianza al

canto come di nitrito...» Maestro Sessa sudd.

[28] Ateneo, lib. 12.

[29] Deuter. cap. 23.

[30] V. Dante.

[31] Buffon, _Stor. Nat._

[32] V. Epifanio, Origene, S. Ambrogio.

[33] V. Saint-Laurent, _Diction. Encyclop._

[34] Il dottor Burnoy nella sua storia musicale dichiara aver rilevato

che il maggior numero di castrati venne da Lecce di Puglia.

[35] Con questi termini il Duca di Wurtemberg nel 1772 dava libertà

d’azione a due chirurgi bolognesi chiamati alla sua corte, a decoro

della sua cappella.

[36] Ho conosciuto l’ultimo de’ paesi nostri, morto pochi anni or sono

nella sua villa di Dolo, presso Venezia, egregio uomo ed artista, che

seppellì con lui le più strane avventure; era il Velluti.

[37] Plat. _Leggi_, lib. XII.

[38] V. _Eneide_ in fine, lib. 1.

[39] _Super flumina Babylonis_. Salmo 186.

[40] Quint. Curt. lib. VII.

[41] An. Marc. Lib. XIX, cap. 1.

[42] _In somnium Scip._ Lib. II, cap. 3.

[43] Bochard fa derivare questo nome da _Parat_ — cantare. Camden

conviene con Festus che Bardo significa un cantore, in Celtico detto

_Bard_.

[44] L’origine delle Linie, chiamate _Naenia_ dai latini, s’attribuisce

da alcuni autori agli Egizj; altri ne fanno inventore Lino Eubeo.

[45] Nerone e Domiziano specialmente protessero e coltivarono i cantori

e i musicisti.

[46] V. il Dott. Bouther e Matineo Siculo nelle loro storie di Spagna.

Morì Damaso l’11 decembre 352 in Roma, imperando Teodosio.

[47] V. di S. Ambrogio Simeone Metafraste, Paolo diacono, Gregorio

prete Cesariense, Niceforo Calisto, e di Agostino, Possidonio

Calamense.

[48] _Secundum morum orientalium partium._ — Confes. Lib. VII, cap. 7.

[49] Vedi Zoncada, _S. Benedetto i Monaci d’Occidente_ — e De Angeli,

_Compendio di Stor. Univ. Epoca III_.

[50] _La Festa dell’Asino_ indicata dal Baini, vedremo in seguito.

[51] V. Giovanni Garzoni e Lorenzo Surio, nella vita di San Tommaso.

[52] V. Baini. E qui più innanzi.

[53] _I Canti popol. Scozzesi_, ora recati in versi ital. da Francesco

Amaretti (Torino, Paravia 1872), hanno riscontro nei tipi di feroce

vendetta dei canti Côrsi, se pur talvolta nell’Idilio sembrano

accennare alla greca poesia.

[54] Nella _Filosofia della musica_, Mazzini, 1836.

[55] Il m.º Amintore Galli nelle recenti sue investigazioni sul ritmo,

lo dice _automatico_, se dipende dalle facoltà dell’uomo di formare una

serie di durate dietro una prestabilita durata di tempo; _patetico_, se

gli è suscitato dalle passioni; _omonopeico_, se imitante altra cosa,

come il galoppo del cavallo, la tempesta ecc.

[56] Già prima del maraviglioso prete Linzt, e prima ancora di Back, e

del melodico Thalberg non ha guari perduto (1871), l’italiano Pollini

s’era ingegnato di far brillare sovra tutto il canto, ed ottenuto avea

il sommo effetto legando le note e prolungandole come la voce umana.

Vedi Pollini, _uno studio a 3 righe col canto_.

[57] Annal. et Hist. Franc. ab ann. 708 ad ann. 990. Scriptores

coætaneos. Francfort 1594, sub vita Caroli Magni.

[58] _Antifonia_, parola greca, canto eseguito da più voci alla

unissona.

[59] Vedi M. Marin, _Vie d’Abailard_. — P. Théophile Rainaud. — M.

Colardeau. — E le lettere di Abelardo e di Eloisa.

[60] Il p. e maestro Fantoni-Castrucci, della originaria famiglia

toscana indi veneta, come vedremo in appresso, dimorò lungo tempo

in Avignone, indi a Venezia, ove pubblicò la sua _Istoria della

Città d’Avignone e del Contado Venosino_, 1678; essendo segretario

dell’Ordine Carmelitano e della Romana Provincia Provinciale, altamente

estimato per dottrina e stile.

[61] _Del nascimento della Poesia volgare in Italia._ Lettura di Giov.

Franciosi all’Accademia di Modena (1871).

[62] Vedi le relazioni del Parlamento Ital. e la Gazzetta ufficiale del

Regno, 1871.

[63] Gius. Pitrè. Canti popolari Siciliani. Palermo, Pedone 1871.

Alcuni dei quali saggi furon raccolti dal dottor Giuseppe Morosi.

[64] Baini. _Di Palestrina_, Vol. I.o — E più avanti parlando dei

metodi di quest’epoca.

[65] A Smirne, nello Istituto delle Suore di Carità quando ancor non

s’insegnava la lingua italiana, le allieve davano saggi di musica

cantando, accompagnate dal cembalo i più cari versi dei Romani musicati

da Bellini e tradotti nel gallico idioma. (1850-51). G. Regaldi.

(_L’Egitto Note Stor. e statist._)

[66] Tomicich, nel _Diz. Encicl. Musical._, fa discendere da

terra santa per mezzo de’ trovatori l’uso de’ trilli, gruppetti,

appoggiature, etc.; e di chitarrini a sei corde, col ponticello, che

suonavansi con arco convesso, prima specie di violino, riformato poi

dopo tre secoli dal Baltazarini.

[67] Biblioteca delle Crociate.

[68] Una festa celebre di Riccardo.

[69] Storia di Riccardo di Cornovaglia fratello di Enrico III

d’Inghilterra.

[70] Vedi le _Storie della Sicilia_ di Biundi, Amari, Palmieri e

Ferrara. — Wenrik, _Commentarj rerum ab Arabibus in Italia insulisque

adiacentibus gestarum_. — Reinaud, per le invasioni _de’ Saraceni in

Francia_ ecc. — Conde, la _Dominazione degli Arabi in Ispagna_; — e

Dozy, _Ricerche sulla storia e letteratura della Spagna nel medio evo_.

[71] Vedi _Il canzoniere Ebraico_, spiegato e illustrato dal prof.

Salvatore De Benedetti. Pisa, tip. Nistri, 1872.

[72] Michaud. _st. delle Crociate_. Vol. IV, cap. VI.

[73] I canti composti dal Castellano di Coucy nel 1100, e le canzoni

del suddetto Tebaldo di Champagne re di Navarra e di Bianca moglie a

S. Luigi di Francia, (specie di cantilene o canti fermi) son conservati

alla Bibliot. di Parigi, in antico quaderno.

[74] _Du mouvement romantique._ I. Scudo.

[75] Dante, Purg. C. XXXI, vers. 132 e nota P. Costa.

[76] Dante. Purgatorio, Canto II.

[77] Canzoni nelle Calende di Maggio. Anche nel Veneto e specialmente

a Padova e a Treviso, fino a pochi anni or sono solennizzavansi le

_fiorite_ con canti distinti.

[78] Vedi Francesco Doni. (_Marmi_).

[79] Dante, _Convitto_, Tratt. II, Canto IV.

[80] V. _Monografie Artistico Sociali_ dell’Autore, N. 11. _Assisi_.

[81] _La Musica Nova_ di Willaert a spese del duca di Ferrara venne

pubblicata nel 1559 per Antonio Gardano.

Cosimo Bartoli fiorentino scrisse poi di lui nei suoi _Ragionamenti

Accademici_.

[82] Rimase la Scuola dei Zaghi, fanciulli o sagristi, fino al 1774,

nella quale poi si distinsero gl’insegnanti preti, Domenico Catinello,

Cristoforo Lanari, e Lorenzo Locatelli.

[83] Nella raccolta _Laurenziana_ di Firenze, s’annoverano fino a 347

ballate, caccie e madrigali italiani del 1300; due sole francesi.

In un codice italiano esistente nella Biblioteca di Parigi si

contengono intorno a 200 composizioni musicali, fra cui sole 17

francesi e 5 latine, del 1400.

Nel Palatino di Modena pure v’ha qualche canzone francese fra molte

italiane del 14.º e 15.º secolo. — Vedi Ant. Cappelli, _Poesie Musicali

antiche_, Modena 1856; e G. Carducci, _Musica e Poesia del Mondo

elegante Italiano del Secolo XIV_. Firenze 1870.

[84] È nota la bravura di tali, spacciati anche per maghi, o

spiritisti, che regolando i tuoni della voce con quelli proprj

a qualche bottiglia o vaso di vetro, v’imprimono un movimento, e

senz’altro contatto lo spezzano. (Vedi _Rapporto de’ Suoni_).

Da queste leggi fisiche spontanee o sperimentate sembra derivata anche

la tradizione d’Orfeo, che cessa per ciò d’esser favola.

[85] È noto che Tartini attribuiva ad una di queste visioni, la famosa

sua _Sonata del Diavolo_.

[86] Vedi Geoffroy e Mead, _Théorie des effets de la morsure de la

tarentule_, 1702. — Dissertazione del Dott. Baglivi sulla tarantola,

pubblicata nel 1669.

[87] Narrano le storie che Farinelli, secondando l’astuzia della

regina, commosse col canto dalla vicina stanza, il malato re Filippo, e

traendolo da profonda malinconia, lo indusse a radersi l’incolta barba,

a presentarsi al consiglio, e riprendere gli affari dello Stato.

[88] M. Gerbertus, _Hist. de la Mus. et ses Effets_. Amsterdam 1725.

Wald, Magdel 1781.

[89] Vedi ora i più recenti autori Segond, Saechi, Mantegazza, sulla

_Igiene dei cantori_.

[90] Note dell’Archivio Petroniano.

[91] Idem.

[92] Dal codice musicale italiano della Biblioteca di Parigi, detto

Imperiale.

[93] Vedi Antonio Da Prato sui _Madrigali_.

[94] I Martegalli, o Mandrigalli, o Pastorali, con o senza coda cioè

coi _Rispetti_, in quanto a poesia erano poca cosa, o se ne facea poco

conto; sovente erano scritti dai medesimi musicisti, e rimanevano

anonimi: non mancano però alcuni di bella semplicità e naturalezza.

Si hanno collezioni di Madrigali nelle _Rime_ di Francesco Sacchetti;

nelle _Poesie italiane inedite_ del Truchi; nelle _Poesie musicali_ del

Cappelli; alcuni più oscuri furono raccolti da Giosuè Carducci nella

_N. Antologia_ 1870.

[95] Codice Laurenziano.

[96] Vedi Cronache di Wagenseil.

[97] C. Cantù, _Lett. tedesca_. Vol. 7, lib. 13, cap. 32 della St. Un.

[98] Il cardinale Riario nipote a Sisto IV, dettò le parole della

tragedia con cori l’_Orfeo_, 1475: il card. Gonzaga ne protesse

il musicista Poliziano ed uno dei cantori Braccio Ugolini. Il

card. Bertrando da Bibbiena, fece la commedia _La Gualandra_ da

rappresentarsi al cospetto di Leon X. Clemente IX scrisse sette

melodrammi.

[99] Il _Paenulus_, rappresentato per la venuta in Roma di Giuliano de

Medici proclamato cittadino.

[100] Il Ferrabosco diede altre cinque edizioni di Madrigali, Mottetti

e raccolte di musica del secolo XVI.

[101] Sotterrato in quella cattedrale, in faccia a Cipriano Rorè di cui

era stato compagno a Venezia e successore a Parma.

Girolamo Colleoni pur di Correggio scrisse la vita del Merulo.

[102] Fra questi: Apostolo Zeno nelle sue _Annotazioni alla Bibliot.

dell’Eloquenza italiana_ di M. Giusto Fontarini, Vol. I. pag. 242.

Angelo Ingegneri, _Discorso della Poesia rappresentativa_, pag. 72.

Ottavio Bertotti Scamozzi, _Le fabbriche di A. Palladio_. Orefici.

Montanari. Magrini, _Descriz. e illustraz. del Teatro Olimp._ 1847.

Formenton, _Mem. Stor. di Vicenza_. Lampertico, _Mem. dell’Accad._

1872.

[103] Vedi _Le Orationi Volgari_ di Luigi Groto _cieco di Hadria, alla

Ill. Accad. Olimpica Vicentina_. Venezia, 1589, Frat. Zoppini.

[104] Lettera al magnifico messer Giovanni Bandini oratore dell’Ill.

duca di Firenze appresso la Maestà Cesarea.

[105] Luigi Groto, _Orat. VIII_. Venez. 1589.

[106] Il Calderino, che fra il 1537 e 1545 era stato de’ cantori di san

Petronio, stampava altre musiche a Venezia, per il Gardano nel 1557.

[107] _Mutetta quinque vocum._ Venetiis 1555.

[108] _Mottetti della Corona_, di Josquin M. e di altri maestri.

Venezia 1504-1505, e Fossombrone 1514-1519.

[109] Rappresentata a Firenze pel connubio di Enrico IV con Maria de’

Medici, nel 1600. Cui seguì con pari pompa e successo _Il Ratto di

Cefalo, l’Arianna, S. Ursola_, degli stessi autori.

Peri ci tramandò i nomi dei poveri cantanti che interpretarono la sua

opera mitologica.

Nella _Dafne_, la parte di donna fu sostenuta da un fanciullo di Lucca.

E solo dopo oltre mezzo secolo fu conosciuta e apprezzata in Francia

la nuova composizione, quando appunto il card. Mazzarino dopo avere

assaggiato, come da noi sopra fu detto, le rappresentazioni liriche

italiane dello Strozzi, qui ormai antiquate, rinnovò l’invito a’

cantori fiorentini nel 1647 per dare alla Corte l’_Euridice_; e

stipendiò una terza compagnia per le feste nuziali di Luigi XIV.

[110] Provvedimento de’ Fabbriceri del 1.º dicembre 1547. Archivio

Petroniano.

[111] Il Monteverde, ordinato anche prete in Venezia poco prima di sua

morte, ebbe elogiaste speciale Matteo Coburlotti.

[112] La partitura di quest’opera giace nella biblioteca di Parigi,

depostavi l’anno 1695 da Fossard ordinatore della musica del Re.

Cavalli moriva nel 14 gennajo 1676.

[113] Il celebre compositore Carlo Pollarolo, morto nel 1722, lasciava

il figlio Antonio non meno capace, ma fatalmente dedito al vino, onde

per questo e per la sua corporatura ebbe il sopranome di _Caratello_,

che in veneto dialetto significa piccola botte, morì miserabile nel

1762.

[114] Tale fenomeno dicesi vedersi oggi rinnovato in una giovane, basso

profondo, pervenuta da oltre mare a Parigi.

[115] _Baini_, Vita di P. da Palestrina.

[116] V. Opera di Antonio Calegari m.º nella stessa Basilica, giusta il

metodo del Pacchiaroti.

[117] Andrea e Giovanni Gabrielli, della nobile famiglia dei Caobelli

di Cannaregio, furono da Michele Pretorio, nel _Syntagma musicum_,

poeti a modelli di quell’epoca. Artusio medesimo nella sua opera

_Imperfettioni dell’Hodierna musica_, mentre flagella il Monteverde,

esalta Giovanni Gabrielli.

Cinquant’anni dopo la morte di questo, che fu al 12 agosto 1612, ebbe

Venezia altro bravo compositore di quel nome, il succitato Domenico

Gabrieli, che diede drammi alle patrie scene con plauso, dal 1685 al

1689.

«_Di Giovanni Gabrieli e del suo Secolo_: La storia del fiorire della

Musica sacra nel secolo 16.º e del primo sviluppo delle principali

forme della Musica moderna, tanto in quest’epoca, quanto nel secolo

appresso, principalmente nella scuola di Musica di Venezia» è un’Opera

di Mons. C. De Wirtenfeld, pubblicata a Berlino nel 1834.

[118] La tratta de’ fanciulli delle Prov. Merid. Vedi retro.

[119] Demontiosius, _Tractatu de pictura_.

[120] «_Amano assai — Gli alterni canti de’ pastor le Muse_» Virgilio,

Egl. III.

[121] _Joannes Petrus Aloysius Musicae Princeps._

[122] Vedi anche Dubois — _Le Chanteur Florentin_. —

[123] Prima teoria del Fétis.

[124] _Discorso della musica antica e moderna_, di Vincenzo Galilei.

[125] Le opere del Zarlino furono pubblicate in Firenze nel 1589, in

8.º — Indi a Venezia, 4 Vol. in fol. 1602.

[126] Foscarini. Lib. 4, pag. 335. _Della Letteratura Veneziana_.

[127] _Cose notabili di Venezia_, pag. 44.

[128] _Dizionario_, Zarlino.

[129] Alcuni segnano la morte del Zarlino nel 1590, altri nel 1599.

[130] Di Monte musicò inoltre _Le Eccellenze di Maria_ descritte da

Orazio Guargnante, a 5 voci, Venezia 1593.

[131] De Ponte musicò cinquanta stanze del Card. Bembo.

[132] Striggio compose anche _Il Cicalamento delle donne al bucato_, a

6 voci, Venezia 1579; e la _Caccia_ a 7 voci, Venezia 1584.

[133] Pozzi intitolò i suoi _Concerti Diatonici, Cromatici ed Armonici:

L’Innocenza de’ Ciclopi_.

[134] Di Alessandro Scarlatti conservansi nella Veneta Biblioteca 83

volumi o drammi.

[135] Tale raccolta che ora rappresenta la storia degli istrumenti

musicali, vien conservata dal nob. Pietro Correr a Venezia.

[136] Esemplare che si conserva alla Marciana: _L’Euridice di Ottavio

Rinuccini e G. Caccini_. 1600, Firenze.

[137] Raccolta di Verardo Marcellino, Roma 1493.

[138] Fin dal principio della pubblicazione dei quattro libri de’

Pontificali dell’Ambrosiana Chiesa erasi preposto (1619) «Miranda

sedes (Metropolitanae) omnibus igitur nominibus exornata — ut omnem

Italiam trahat in admirationem — illud etiam prope singulare habuit,

ut armonica modulatione cum primis annumeraretur; caelestem ex mortali

parte Musicen secuta, quae numinis aeterni praeconia concinit. Fovit

itaque miris modis canoras voces, et per omnes temporum gradus spectata

tali virtute Virum capita conquisivit, quorum industria, ne muto

silentio, vel morte deperiret, fortiter contendit. Horum in numero

postremus fuit Gabutius, quem mors invida sustulit, sed fama perennat,

qui modulationes multas Ecclesiae Ambrosianae peculiariter accomodatas

reliquit. — Hujus in locum suffactus est Vincentius Pellegrinus, qui

studio et labore non mediocriter huic Ecclesiae profuturo, non solum

Gabutij, sed aliorum etiam praestantium Virorum modulationes, suasu

hortatuq. nostro collectas in ordinem, et methodum redegit, pluresq.

addidit eiusdem generis aere ingenti praedictae Fabricae in lucem

editas, ut quam lucem sospes Gabutius ex industria sua est assecutus,

eadem Pellegrinus aequali labore compararet, etc.»

Curiosa poi per la forma è un’altra lettera preposta al _Secondo

Choro per Alto e Basso_, del Gabuzio, del 16 decembre 1669, che per

l’originalità del documento crediamo notare.

«Eminentiss. e Reverendiss. signore e Patron Coll.

»Ecco consagrati al nome di V. Em. questi musici componimenti, che

resi ugualmente divoti dalla qualità della materia, e dall’humiltà dei

nostri ossequj con metro di ben aggiustate note fanno ritratto della

perfetta consonanza, quale si gode nel suo pastorale e zelante governo.

Furono formati all’idea della celeste hinnodia, acciò si gustassero

qui in terra le melodie de’ Serafini nel Cielo, e per corrispondere

all’ardente brama di V. E, che vorrebbe trasformare li suoi Popoli in

Angioli, e convertire le sue Chiese in Paradisi.

Di varie voci sono intrecciati, per invitare con il Regio Profeta

ogni Creatura ad applaudere alle glorie dell’Altissimo, e perciò si

presentano a V. Em., come a quello, che chiama a sè tutte le voci della

fama per decantare li suoi nobilissimi pregi. E perchè il lor fine

si è di far risplendere in questa Augustissima Metropoli l’ineffabile

grandezza d’Iddio, dovevano perciò prendere i lumi dalla Maestà d’un

Vice Dio, che su la fronte di V. Em. lampeggia.

Non saranno già sprezzevoli, benchè si vedessero nati da un

Grancio, perchè ciò fu, acciò portassero seco la gravità condegna, e

camminassero con passo retrogrado alle profane canzoni dai sagri Tempij

eliminate.

Riusciranno però anche armoniosi, tanto più accompagnati al concento

delle virtù di V. Em. e ribomberanno maggiormente alla presenza della

sagra porpora, come più canori si fan sentire li augelli alla vista del

Sole. Che se di questi cessa il canto, quando sì gran Pianeta s’alza al

meriggio, V. Em. pure sollevata all’apice del Vaticano, come si spera,

renderà mutole le voci per stupore; ma sarà perfetta musica il solo

Basso della profondissima adoratione di tutto un mondo etc.

Storia universale del canto, Vol. 1 (of 2) · 第 18 / 20 题