"Then pass'd he to a flowery mountain green,
Which once smelt sweet, now stinks as odiously
This was that gift (if you the truth will have)
That Constantine to good Silvester gave."
Dante alludes, with bitterness, to the same unhappy gift, in three
lines, which Milton has also translated with more faithfulness than
felicity:--
"Ahi! Constantin, di quanto mal fu matre,
Non la tua conversion, ma quella dote,
Che da te prese il primo ricco patre."
--_Dell' Inferno_, canto XIX.
"Ah Constantine! of how much ill was cause
Not thy conversion, but those rich domains,
Which the first wealthy pope receiv'd of thee."]
[Footnote 8: "I' vidi già cavalier muover campo,
E comminciare stormo, e far lor mostra,
E tal volta partir per loro scampo:
Corridor vidi per la terra vostra,
O Aretini! e vidi gir gualdane,
Ferir torneamenti, e correr giostra,
Quando con trombe, e quando con campane,
Con tamburi, e con cenni di castella,
E con cose nostrali, e con istrane:
Ne già con si diversa cennamella,
Cavalier vidi muover, ne pedoni,
Ne nave a segno di terra, o di stella.
Noi andavam con li dieci demoni;
Ah! fiera compagnia!--ma nella chiesa
Co' Santi, e in taverna co' ghiottoni."]
[Footnote 9: "Perch' i' mi mossi, e a lui venni ratto:
E i diavoli si fecer tutti avanti,
Si ch' io temetti non tenesser patto.
E cosi vid' io già temer li fanti,
Ch' uscivan pattegiati di Caprona,
Veggendo se tra nemici cotanti.
I' m'accostai con tutta la persona
Lungo 'l mio duca, e non torceva gli occhi
Dalla sembianza lor, ch'era non buona."]
[Footnote 10: "Tu lascerai ogni cosa diletta
Più caramente; e questo è quello strale,
Che l'arco dell' esilio pria saetta.
Tu proverai sì come sa di sale
Lo pane altrui, e com'è duro calle
Lo scendere, e 'l salir per l'altrui scale.
E quel, che più ti graverà le spalle,
Sarà la campagnia malvagia e scempia,
Con la qual tu cadrai in questa valle:
Che tutta ingrata, tutta matta ed empia
Si farà contra te: ma poco appresso
Ella, non tu, n'avrà rossa la tempia.
Di sua bestialitate il suo processo
Farà la pruova, sì ch' a te fia bello
Averti fatta parte per te stesso."]
[Footnote 11: "Quando vivea più glorioso, disse,
Liberamente nel campo di Siena,
Ogni vergogna deposta, s'affisse:
Egli, per trar l'amico suo di pena,
Che sostenea nella prigion di Carlo,
Si condusse a tremar per ogni vena.
Più non dirò, e scuro so che parlo;
Ma poco tempo andià, che i tuoi vicini
Faranno sì che tu potrai chiosarlo."]
[Footnote 12: See Goldsmith's Traveller, towards the end.]
[Footnote 13: A silly practical joke, which has probably been often
repeated in such parties, as it much resembles one told by Josephus
respecting the young Hyrcanus. In fact, there is scarcely "a good thing"
of this base class, which, on investigation, does not become apocryphal
from too much evidence.]
[Footnote 14: See the Edinburgh Review, vol. XXX. p. 319.]
[Footnote 15: "Se mai continga che 'l poema sacro,
Al quale ha posto mano e cielo e terra,
Sì che m' ha fatto per più anni macro,
Vinca la crudeltà, che fuor mi serra
Del bello ovile, ov' io dormì' agnello
Nimico a' lupi, che gli danno guerra;
Con altra voce omai, con altro vello
Ritornerò poeta, ed in sul fonte
Del mio battemmo prenderò 'l capello;
Perocchè nella fede, che fa conte
L'anime a Dio."]
[Footnote 16: "I' vidi per le coste, e per lo fondo,
Piena la pietra livida di fori
D'un largo tutti, e ciascuno era tondo.
Non mi parèn meno ampi, ne maggiori.
Che quei, che son nel mio bel San Giovanni,
Fatti per luogo de' battezzatori;
L'un degli quali, ancor non è molt' anni,
Rupp' io per un, che dentro v'annegava;
E questo sia suggel, ch' ogni uomo sganni."]
[Footnote 17: "L'alba vinceva l'ora mattutina,
Che fuggia 'npanzi, sì che di lontang
Conobbi il tremolar della marina:
Noi andavam per lo solingo piano,
Com'uom, che torna alla smaritta strada,
Che 'nfino ad essa li pare ire in vano.
Quando noi fummo, dove la rugiada
Pugna col sole, e per essere in parte
Ove adorezza, poco si dirada,
Ambo le mani in su l'erbetta sparte
Soavemente 'l mio maestro pose;
Ond'io che fui accorto di su' arte,
Porsi ver lui le guance lagrimose;
Quivi mi fece tutto discoverto
Quel color, che l'inferno mi nascose."]
[Footnote 18: "Deh, quando tu sarai tornato al mondo,
E riposato della lunga via,
* * * *
Ricorditi di me, che son la Pia:
Siena mi fé; disfecemi Maremma;
Salsi colui, che 'nnanellata pria,
Disposando m'avea con la sua gemma."]
[Footnote 19: Canzoni are the larger odes of the Italians, composed
according to certain strict but exquisite rules; which, when rightly
observed, give admirable harmony and proportion to what may be called'
the architecture of the thoughts: the stanzas resembling columns of the
most perfect symmetry, which may be infinitely diversified, and of
considerable length, each new form constituting what may be termed a
different order.]
[Footnote 20: Lord Byron, in his poem, "The Prophecy of Dante," (canto
II.) has the following noble apostrophe, which, as it refers to the
subject of the foregoing paragraph, and affords a fine English specimen
of the _terze rime_, in which the _Divina Commedia_ is composed, cannot
be more opportunely introduced than in this place:--
"Italia! ah! to me such things, foreshown
With dim sepulchral light, bid me forget
In thine irreparable wrongs my own:
We can have but one country.--and even yet
Thou'rt mine--my bones shall be within thy breast,
_My soul within thy language_, which once set
With our old Roman sway in the wide West;
_But I will make another tongue arise_
_As lofty and more sweet,_ in which exprest
The hero's ardour, or the lover's sighs,
Shall find alike such sounds for every theme,
That every word, as brilliant as thy skies,
Shall realise a poet's proudest dream,
And make thee Europe's nightingale of song;
So that all present speech to thine shall seem
The note of meaner birds, and every tongue
Confess its barbarism when compared with thine.
This shalt thou owe to him thou didst so wrong.
The Tuscan Bard, the banish'd Ghibelline."]
[Footnote 21: "Ma vedi là un'anima, ch'a posta,
Sola soletta verso noi riguarda;
Quella ne 'nsegnerà la via più tosta
Venimmo a lei:--O anima Lombarda!
Come ti stavi altera e disdegnosa,
E nel mover degli occhi onesta e tarda!
Ella non ci diceva alcuna cosa;
Ma lasciavane gir, solo guardando
A guisa di leon, quando si posa.
Pur Virgilio si trasse a lei, pregando,
Che ne mostrasse la miglior salita;
E quella non rispose al suo dimando,
Ma di nostro paese, e della vita
Cinchiese; e 'l dolce duca incominciava,
'Mantova'--e l'ombra tutta in se romita,
Surse ver lui del luogo, ove 'pria stava,
Dicendo, 'O Mantovano! io son Sordello
Della tua terra; e l'un l'altro abbracciava."]
[Footnote 22: Alluding, it is supposed, to the fact that Guido had
forsaken poetry for philosophy, or preferred the latter so much above
the former, as to think lightly of Virgil himself in comparison with
Aristotle.]
[Footnote 23: He foretells Dante's own expulsion from his country within
fifty months.]
[Footnote 24: The end of time, when their tombs were to be closed up.]
[Footnote 25: "'O Tosco! che per la città del foco
Vivo ten' vai così parlando onesto
Piacciati di restare in questo loco:
La tua loquela ti fa manifesto
Di quella nobil patria natio,
Alla qual forse fui troppo molesto.'
Subitamente questo suono uscìo
D'una dell' arche: pero m'accostai,
Temendo, un poco più al duco mio.
Ed ei mi disse: 'Volgiti, che fai?
Vedi là Farinata, che s' è dritto.
Dalla cintola 'n su tutto 'l vedrai.'
Jo avea già 'l mio viso nel suo fitto;
Ed ei s' ergea col petto, e con la fronte,
Come avesse lo 'nferno in gran dispitto;
E l' animose man del duca, e pronte,
Mi pinser tra le sepolture a lui;
Dicendo: 'Le parole tue sien conte.'
Tosto ch' al piè della sua tomba fui,
Guardommi un poco, e poi, quasi disdegnoso,
Mi dimandò:--'Chi fur li maggior fui?'
Jo, ch' era d' ubbidir desideroso,
Non gliel celai, ma tutto gliele apersi:
Ond' ei levò le ciglia un poco in soso:
Poi disse:--'Fieramente furo avversi
A me, e à miei primi, e à mia parte,
Sì che per due fiate gli dispersi.'
S' ei fur cacciati, e' tornar d' ogni parte,'
Risposi lui, l' una e l' altra fiata,
Ma i vostri non appresser ben quell' arte.'
Allor surse alla vista scoperchiata
Un' ombra lungo questo infino al mento;
Credo, che s' era inginocchion levata.
D' intorno mi guardò, come talento
Avesse di veder, s' altri era meco;
Ma, poi che 'l sospicciar fu tutto spento,
Piangendo disse;--'Se per questo cieco
Carcere vai per altezza d' ingegno,
Mio figlio ov' è, e perchè non è teco?'
Ed io a lui: 'Da me stesso' non vegno;
Colui, ch' attende là, per qui mi mena,
Forse cui Guido vostro ebbe a disdegno.'
Le sue parole, e' l modo della pena
M' avevan di costui già letto il nome;
Però fu la risposta così piena.
Di subito drizzato gridò;--'Come
Dicesti, egli ebbe? non viv' egli ancora?
Non fiere gli occhi suoi lo dolce lome?'
Quando s' accorse d' alcuna dimora,
Ch ' io faceva dinanzi alla risposta,
Supin ricadde, e più non parve fuora.
Ma quell' altro magnanimo, a cui posta
Restato m'era, non mutò aspetto,
Ne’ mosse collo, ne’ piegò sua costa:
'E se,' continuando al primo detto,
'Egli ban quell' arte, disse, male appresa
Ciò mi tormenta più che questo letto.
Ma non cinquanta volte fia raccesa
La faccia della donna, che qui regge,
Che tu saprai quanto quell' arte pesa.
E se tu mai nel dolce mondo regge,
Dimmi, perchè quel popol è si empio
Incontr' a' miei in ciascun sua legge?'
Ond' io a lui; 'Lo strazio e 'l grande scempio,
Che fece 'l Arbia colorata in rosso,
Tale orazion fa far nel nostro tempio.'
Poi ch' ebbe sospirando il capo scosso,
'A ciò non fu' io sol, disse, nè certo
Senza cagion sarei con gli altri mosso;
Ma fu' io sol colà, dove sofferto
Fu per ciascun di torre via Fiorenza,
Colui, che la difesi a viso aperto.'
'Deh! se riposi mai vostra semenza!'
Prega' io lui, solvetemi quel nodo
Che qui ha inviluppata mia sentenza;
E’ par, che voi vegliate, se ben odo,
Dinanzi quel, che 'l tempo seco adduce,
E nel presente tenete altro modo.'
Noi veggiam, come quei, ch' ha mala luce,
Le cose,' disse, 'che ne son lontano;
Cotaato ancor ne splende 'l sommo duce:
Quando 's appressano, o son, tutto è vano
Nostro 'ntelletto, e s' altri non ci apporta,
Nulla sapem di vostro stato umano.
Però comprender puoi, che tutta morta
Fia nostra conoscenza da quel punto,
Che del futuro fia chiusa la porta.'
Allor, come di mia colpa compunto,
Dissi; 'Or direte dunque a quel caduto,
Che 'l suo nato è coi vivi ancor congiunto;
E s' io io' dinanzi alla risposta muto,
Fat' ei saper, che 'l fei, perchè pensava
Già nell' error, che m' avete soluto."]
[Footnote 26: There are few instances (notwithstanding his tremendous
denunciations against bodies of men, the inhabitants of whole cities or
states) in which Dante forgets courtesy towards individual sufferers;
and, in general, he expresses the most honourable sympathy towards his
very enemies, when he finds them such. In the case of Bocca degli Abati,
who, at the battle of Monte Aperto, traitorously smote off the right
hand of the Florentine standard-bearer, the patriotic poet shows no
mercy; but having accidentally kicked him in the face as he stood wedged
up to the chin in ice, he afterwards tears the locks from the wretch's
head to make him tell his name;--forgetting, by the way, that in every
other case the spirits were intangible by him, though they appeared to
be bodily tormented.--Dell' Inferno, XXXII. And towards the friar
Alberigo de' Manfredi, who, having quarrelled with some of his brethren,
under pretence of desiring to be reconciled, invited them and others to
a feast, towards the conclusion of which, at the signal of the fruit
being brought in, a band of hired assassins rushed upon the guests and
murdered the selected victims on the spot; whence arose a saying, when a
person had been stabbed, that he had been served with some of Alberigo's
fruit:--towards this wretch Dante (by an ambiguous oath and promise to
relieve him from a crust of tears which had been frozen like a mask over
his face), having obtained his name, behaves with deliberate inhumanity,
leaving him as he found him, with this cool excuse,--
"E cortesia fu lui esser villano."
"'Twas courtesy to play the knave to him."
_Dell' Inferno_, canto XXXIII.]