NOTE:

[1] STOPPATO, _La Commedia popolare in Italia_, Padova, Draghi, 1887,

pag. 151.

[2] NOVATI, _Carmina medii aevi_. Alla Libreria Dante in Firenze, 1883,

pag. 25.

[3] Ne esiste una copia anche nel cod. 1393 della comunale di Verona a

c. 112-114.

[4] La corrente satirica medioevale contro i villani che godeva tanto

favore nella letteratura popolare, per quei frequenti e reciproci

influssi che sogliono manifestarsi tra questa e la letteratura

classica, ebbe dei caldi propugnatori anche tra gli scrittori

classici, ed è curioso anzi il vedere come essi ricordino le lodi fatte

dagli antichi all'innocenza dei rustici, per dimostrarle molto male

attribuite. Così il PETRARCA dopo di aver ricordato il noto passo di

VIRGILIO (_Georg._, II, 473) afferma recisamente che ora la giustizia

si comporterebbe in maniera ben diversa coi villani.

«De Villico malo et superbo». — «D. Villicum insolentem patior. R.

Insolentem tantum, et non furem bene tecum agitur. D. Villicus malus

est mihi. R. Malum fer aequanimis, villicus nisi pessimus, bonus est.

D. Villicum durum aegre fero. R. Mollem delicatumque ferres aegrius,

durities rusticorum epitheton est... D. Dixi dum rure gloriareris,

excultos rusticos, ultimos hominum terris abeuntem iustitiam

reliquisse; si unquam genus humanum revivisceret, eosdem illos puto

ultimos reperturam... D. Asperrimus villicus est mihi. R. Ubi veritas

dixit quod terra homini spinas et tribulos germinaret, subintelligendum

fuit, et rusticos tribulis cunctis asperiores...» (_Francisci

Petrarchae Florentini opera omnia_, Basileae, 1581. _De Remediis

utriusque fortunae._ Liber II, Dial. LIX, pag. 153). — E lo stesso,

come vedremo, fa il MAFFEO VEGIO.

[5] Oltre che nella ventiduesima strofa dell'«_Alphabeto delli

Villani_» contenuto nella _Miscell. marciana_, 2213, 5 e che sarà

ripubblicato dal NOVATI nella continuazione al suo studio sulle _Serie

alfabetiche proverbiali e gli alfabeti disposti nella letteratura

italiana dei primi tre secoli_ (V. _Giorn. storico della lett. it._,

vol. XV, pag. 337), troviamo ripetuta l'accusa contro i villani in un

sonetto satirico della seconda metà del sec. XV estratto dal MAZZONI

dal cod. 243 della bibl. Universitaria di Padova, e pubblicato dal

medesimo in _Spigolature da manoscritti_, Padova, 1893 (estr. dagli

_Atti e memorie dell'Accad. di Padova_), pag. 6.

Ladri crudeli, porci e Farisei,

che de la sèta vi trovasti alhora

che occiser Cristo, cum li altri zudei.

e nell'ottava 72ª delle «Malitie de' villani» (V. Appendice III)

e furon quei che di lor proprie mani,

presono, et flagellorno il tuo signore

et crocifissol que perfidi cani...

Questa accusa, come molte altre, la vediamo nel m. e. diretta anche

alle donne:

Donne crude falce rey

Per cui dio fu crocifisso.

V. MARIO MANDALARI, _Rimatori napoletani del quattrocento_, Caserta,

Jaselli, 1885, pag. 4.

[6] THOMAS WRIGHT, _Anecdota literaria, a collection of short poems

english, latin and french_, London, Russel Smith, 1844, pag. 52, «Poems

on the different classes of society», e nell'_Histoire de la Caricature

et du Grotesque_, del medesimo, Paris, 1875, pag. 106.

[7] _Histoire littéraire de la France_, t. XXIII, pag. 194.

[8] _Romania_, XII, 1883, pag. 14. P. MEYER, _Dit sur les vilains_ par

Matazone di Calignano.

[9] Anche nella letteratura tedesca la maggior parte delle poesie

satiriche contro i rustici è ispirata dal disprezzo della classe colta

verso il servo della gleba.

«Adlige und Städter gewöhnten sich, wie Freytag sagt, im Gefühle einer

höheren Bildung und kunstvolleren Sitte den Landmam zu verhöhen. 'Seine

ungeschlacte Esslust, plumpe Einfalt und betrügerische Pfiffigkeit

werden mit endlosem Spott übergossen in Liedern, Erzählungen,

Schwänken, Fastnachtsspielen.' Und auf diesem Gebiet vermochten die

Angegriffenen nicht Gleiches mit Gleichem zu erwidern. Während die

Preislieder der Handwerker, der Soldaten, der Studenten, der Jäger von

Angehörigen dieser Stände ausgehen, haben die älteren Lobpreisungen des

Bauernstandes offenbar Nichtbauern zu Verfassern». JOHANNES BOLTE, _Der

Bauer im deutschen Liede_, Berlin, Mayer und Müller, 1890, pag. 6.

[10] NOVATI, _Op. cit._, pag. 26.

[11] CIPOLLA, _Nuove considerazioni sopra un contratto di mezzadria del

sec. XV_. Memoria letta nell'Accad. di Agricolt., Arti e Commercio di

Verona il 28 giugno 1891. Per lo studio delle fonti vedi F. SCHUPFER,

_Manuale di storia del Diritto romano_, Città di Castello, Lapi, 1892,

pag. 339. Per la Francia ricorderemo il bel lavoro di L. DELISLE,

_Études sur la condition de la classe agricole et de l'agricolture

en Normandie au m. â._, di cui fece una lunga recensione il Biot

nel _Journal des Savants_, 1851, ripubblicata poi nei _Mélanges

scientifiques et littéraires_, Paris, 1858, t. III, pag. 163.

[12] ENRICO POGGI, _Cenni storici delle leggi sull'agricoltura dai

tempi romani fino ai nostri_, Firenze, Le Monnier, 1845, t. II, periodo

IV, pag. 141 e seg.

[13] CIBRARIO, _Della economia politica nel m. e._, Torino, Fontana,

1841, t. I, pag. 261.

[14] _Statuta populi et communis Florentiae_, etc., collecta anno

MCCCCXV, t. I, pag. 254. Vedi anche gli _Statuti del comune di Ravenna_

editi dal Can. A. TARLAZZI (Serie 1ª dei monumenti istorici pertinenti

alla provincia di Romagna), Ravenna, Calderini, 1886, pag. 110 e 116.

Sulle condizioni che nell'Italia superiore s'imponevano ai villani nel

secolo XIV per divenire cittadini, vedi A. GLORIA, _Della agricoltura

nel Padovano_, Padova, 1851-55. Vol. II, parte I, cap. XXVII e XXXVI.

[15] POGGI, _Op. cit._, pag. 141-210.

[16] _Statuta... Florentiae... Rubrica XXXVI. De augumento poenarum

contra comitatinos offendentes cives_. Negli Statuti di Ravenna (Op.

cit., pag. 159) i rustici erano multati del quadruplo della pena

comminata ai cittadini; e nel capo XXVI degli _Statuti dell'arte

della seta_ compilati a Siena nel 1513, si legge: «se alcuno cittadino

offendesse alcuno contadino od altra vile persona, sia condannato in la

metà della pena solamente».

[17] PERRENS, _Histoire de Florence_, Paris, Hachette, 1877, t. III,

pag. 302.

[18] D'ANCONA, _Origini del Teatro italiano_, Torino, Loescher, 1891,

vol. I, libro II, pag. 547.

[19] È un opuscolo in-4 pic. car. rom. di fogli 4 non num. che si

trova nella _Miscellanea marciana_, 2183, 9. Nel primo foglio, dopo il

titolo, vi è una silografia di carattere fiorentino rappresentante tre

villani che attendono a lavori campestri; poi: _In Perugia, Fiorenza,

Bologna et di nuovo in Trevigi, appresso Angelo Righettini, 1624_. Ci

fu comunicato dal prof. Vittorio Rossi.

[20] Nella «Frottola di due Contadini, Beco e Nanni» (Palermo,

_Manoscritti Palatini_, II, 584-86).

Nanni dice:

E' non si vuol trattar gli osti altrimenti,

I' vorrei vederlo, ve, Beco, traspare.

No' lavoriamo all'acqua, a' caldi, a' venti,

E lor si stanno al fresco a meriggiare.

[21] V. MARIO MENGHINI, _Canzoni antiche del popolo italiano_, vol. 1º,

fascicolo 6º.

[22] Composizione di G. Pestelli, Firenze, Salani, 1888. — Vedi anche

il _Contrasto curioso fra il Padrone e il Contadino che vuol mangiare a

tutti i costi!_ di GIOVANNI FANTONI, Firenze, Salani, 1888.

Il BATINES, _Bibliografia delle antiche rappresentazioni italiane sacre

e profane_, Firenze, 1852, pag. 81, ricorda un «Contrasto del Cittadino

e del Contadino» del sec. XVI, stampato in Siena, e il BRUNET, _Manuel

du Libraire_, vol. 1º, col. 1569, ricorda una «Altercatione overo

Dialogo composto dal Magnifico Lorenzo di Piero di Cosimo de' Medici,

nel quale si disputa tra el cittadino el pastore». Edizione del sec.

XVI, di venti fogli pic. in-8 s. n. V. D'ANCONA, _Op. cit._, II, 343.

[23] Alcuni di questi contrasti sono ricordati dal TORRACA, _Reliquie

viventi del dramma sacro nel Napoletano_ in _Giorn. di Filologia

Romanza_, IV, 8.

[24] BIANCHI GIULIO, _La proprietà fondiaria e le classi rurali nel

medio evo_, Pisa, Spoerri, 1891, capitolo III (Vedine recensione in

_Rivista di Scienze giuridiche_, marzo 1892).

[25] ALCIUS LEDIEU, _Les Vilains dans les œuvres des Trouvères_ (VIII

volume della _Collection internationale de La Tradition_), Paris,

Maisonneuve, 1890, pag. 31.

[26] Nei primi secoli del medio-evo la parola «villano» serviva a

distinguere una classe speciale dei lavoratori del suolo; verso il

secolo XIIº servì a designare in generale tutta la classe dei rustici

e degli artigiani del contado; quando poi incominciò a colpirli la

satira, la parola «villano» venne usata sempre in contrapposizione a

«courtois» che serviva a designare la classe nobile. In quest'ultimo

senso l'usa appunto Matazone da Calignano:

Però che in vilania,

Non vose aver compagnia

Se no da gli cortexi

Da cui bontà imprexi.

e nel medesimo senso la troviamo usata nel _Roman de la Rose_ di G. DE

LORRIS ET JEAN DE MEUN, Amsterdam, Bernard, 1735:

t. I, verso 1956 Si me baiseras en la bouche

A qui nul villain horns ne touche,

Je ne laisse mye attouchier

Chascun villain, chascun bouchier,

Mais doit estre courtois et frans,

Celluy du quel l'hommage prens.

» » 3785 Villain qui est Courtois c'est rage.

come pure in più luoghi del _De Babilonia civitate infernali_ di frate

GIACOMINO DA VERONA. Più tardi invece prese il significato di _homme

de mauvaise vie_; così nel _Dit de la Rose_ di CHRISTINE DE PISAN (V.

Société des anciens textes français) _Œuvres poétiques de Christine

de Pisan publiées_ par MAURICE ROY, Paris, 1891, t. II, _Le dit de la

Rose_, pag. 39, v. 336:

J'appelle villains ceulz qui font

Villenies, qui les deffont,

Je n'entens pas par bas lignage

Le vilain, mais par vil courage.

così pure negli ultimi versi dell'_Enseignement à preudomme_

Nus qui bien face, n'est vilains:

Mès de vilonie est toz plains

Haus hom qui laide vie maine:

Nus n'est vilains, s'il ne vilaine.

Vedi pure: NOVATI, _Le serie alfabetiche proverbiali_, in _Giorn.

storico della Lett. ital._, XVIII, serie 2ª. Sul significato della

parola in Francia vedi: LEYMARIE, _Histoire des Paysans en France_,

Paris, Guillaumin et C., 1856, tomo I, pag. 287. Egli ricorda alcuni

versi del _Roman de Rou_ in cui è fatta distinzione tra «vilains» e

«païsans»:

verso 2825 Chevaliers et borges, vilains et païsans

» 2985 De granz haches i fierent vilains et païsans.

» 5979 Li païsan e li vilain.

Cil del boscage e cil del plain.

Vedi anche LENIENT, _La satire en France au moyen-âge,_ Paris,

Hachette, 1875, pag. 119, e MARIO MANDALARI, Op. cit., pag. 24:

Non è sulo gentilomo

Quillo che nasse gentile

Non le basta avere lo nomo

Sili facte soy so vile.

[27] L'estrema miseria in cui la classe dei lavoratori del suolo si

trovava nel medio-evo spingeva molte volte anche i villani liberi

a vendersi a qualche signore per non morire di fame; il BLANCARD,

_Documents inédits sur le commerce de Marseille au moyen-âge_,

Marseille, 1884-85, pag. LX, ricorda, tra i contratti commerciali del

secolo decimoterzo, la formola di un contratto con cui un villano vende

sè ed i figli: «Ego, a fame et penuria inennarabili cohactus vendo,

trado tibi tali et tuis heredibus, in perpetuum, personam et filiorum

ad servitutis jugum, et dissiplinandum, tenendum et imperandum.....».

[28] Vedi _Archivio storico italiano_, tomo II. — A. SOZZINI, _Diario

delle cose avvenute in Siena dai 20 luglio 1550 ai 28 giugno 1555_.

Vi è narrata la guerra sostenuta dai Sanesi per cacciare dalla città

la guardia spagnuola, chiamatavi da Don Ferrante Gonzaga, pag. 186:

«Alli 15 detto (Marzo 1553) essendo stata abbandonata da' nemici la

torre della Talfe, vi si riducevano circa venti villani per potar le

vigne circonvicine. La mattina a buon'ora vi andorno li nimici con

fanti e cavalli, e la ripresero e li fecero tutti prigioni; de' quali

ne capporno tre e diecesette ne strozzorno e gli lasciorno tutti

sotto una quercia ignudi intorno al pedone (dell'albero): il che dette

grandissimo terrore agli altri villani».

[29] _Ibidem_, pag. 326, ottobre 1554.

[30] _Ibid_., pag. 299, settembre 1554. «Il governo creò un magistrato

di quattro cittadini, per distribuzione di Monte, sopra il mandar fuori

le bocche disutili: e per essi fu mandato pubblico bando che chi aveva

in casa contadini o lor famiglie rifuggite, gli dovesse aver mandati

fuori della città in fra tre giorni, sotto gravissima pena: per il che

ne uscirno dalla città assai, con buona scorta di soldati».

[31] «Alli 29 detto (marzo 1555) si partirono alcuni contadini compresi

nel precetto delle bocche disutili; ed essendo poco lontani dalla città

furono presi dagli Imperiali; e tagliatoli il naso e li orecchi, li

rimandorno dentro nella città». Vedi anche la _Profezia sulla guerra

di Siena_, Stanze del PERELLA accademico Rozzo, edite da L. Banchi

(_Scelta di curiosità letterarie_, dispensa XCI) Bologna, Romagnoli,

1868, pag. 10, e le _Stanze del Nini a Don Ferrante, ibid._, pag. 37:

Strofa XIIIª Evvi certi paesi ruvinati

Ch'altro non ci è rimasto che letame;

E' povar contadin ci son restati

Per lagorare e muoionsi di fame».

e L. FRATI, _Un'Egloga rusticale del 1508 in Giorn. storico della lett.

it._, XX; due contadini lamentano la loro triste condizione:

POLO. L'uno ne sforza, e l'altro poi ne invola

E missi e bariselli et exacturi,

Ne' se po' dire una sola parola.

TONIO. O Pol, o Pol, se ancor dieci anni duri,

Serem costretti arar como li boi

Et a caval portar sti tradituri.

In un noto contrasto pubblicato dal Menghini, un villano fa questa

descrizione della propria miseria:

. . . . . . . . . .

son senza pan e vin

ne letto ne litiera

e nho se non la spiera

Della chasa,

Ho vendu luua in frasca

& el formento in herba

per me più non si serba

se non el marz'hospedal

(M. MENGHINI, _Canzoni antiche del popolo italiano, riprodotte secondo

le vecchie stampe_. Roma, 1891, vol. 1º, fascicolo VI, pag. 134).

[32] Vedi il «Pater noster dei contadini Lombardi» e il «Pater noster

delli Villani» pubblicati dal NOVATI in _Giornale di Filologia

Romanza_, luglio 1879, e in _Studi critici e letterari_, Torino,

Loescher, 1889, pag. 175, _La parodia sacra nelle letterature moderne_;

il Novati ricorda molti altri lamenti consimili francesi e tedeschi.

[33] Questi ultimi versi sono citati anche dal NOVATI, _Carmina m. e._,

pag. 29; dovendo esser presto ripubblicato, come abbiamo già detto,

non ci fermiamo a parlare più oltre di questo Alfabeto satirico contro

i Villani. Solo ricorderemo come nella Biblioteca Trivulziana esista

una stampa dell'orazione ricordata nella prima terzina dell'Alfabeto:

_La sancta croce che se insegna alli putti in terza rima_ ed è unita

all'_Alfabeto nel quale si trovano li errori che regnano nel mondo

a questi tempi_ s. d. in fine: _Per il Binali, sul campo de San

Stephano_.

[34] Vol. miscellaneo S. B. V., VII, 14. _Raccolta di Bosinate cd altre

poesie in dialetto milanese e della campagna_. Di questa raccolta

di Bosinate, che, a quanto afferma il Tosi, fu donata da Francesco

Cherubini all'Ambrosiana, diede notizie ed estratti G. DE CASTRO, nella

_Storia della Poesia popolare milanese_, Milano, Brigola, 1879, pag.

120 e sgg.

[35] Vedi per le condizioni nel medio-evo delle popolazioni rurali

nel mezzogiorno d'Italia: DIEGO ORLANDO, _Il feudalesimo in Sicilia_,

Palermo, Lao, 1847.

[36] _Les œuvres de Maistre Alain Chartier_, Paris par maistre P.

VIDONE, 1529, pag. 402. Il WRIGHT, _Histoire de la caricature_,

pag. 320, ricorda una caricatura del sec. XVI, in cui si accenna

all'oppressione del terzo stato.

[37] LEYMARIE, _Op. cit._, pag. 621.

[38] Per l'Italia vedi MURATORI, _Rerum it. script._, XX, col. 907.

CORIO, _Storia di Milano_, vol. II, pag. 325. CIBRARIO, _Op. cit._,

vol. I, pag. 132-141.

[39] LENIENT, _Op. cit._, pag. 11.

[40] BOLTE, _Op. cit._ Vedi a pag. 119: _Verzeichnis von Liedern über

den Bauernstand_, e particolarmente i _Bauernklagen_, nº 52-69, e i

_Contrasti tra il Contadino e il Soldato_, 70-80. Diamo qui due strofe

del _Contrasto tra il Villano e il Soldato_, pag. 41:

Saggio di ricerche sulla satira contro il villano · 第 135 / 140 题