_Fondamento del delitto politico._ — Ora, se per tutto quanto abbiamo
visto, il progresso organico ed umano non ha luogo che lentamente e per
attriti potenti, provocati dalle circostanze esterne ed interne, e se
l'uomo e la società umana sono conservatori istintivamente, è forza
concludere che i conati al progresso, che si estrinsecano con mezzi
troppo bruschi e violenti, non sono fisiologici: che se costituiscono
qualche volta una necessità per una minoranza oppressa, in linea
giuridica, sono un fatto antisociale e quindi un delitto.
Ed un delitto spesso inutile: perchè essi destano una reazione in senso
misoneistico, che basandosi solidamente sulla natura umana, ha una
portata maggiore dell'azione anteriore. Ogni progresso per essere
adottato deve essere lentissimo, altrimenti è un dannoso ed inutile
sforzo.
Coloro che vogliono imporre una novazione politica, senza tradizioni,
senza necessità, intaccano il misoneismo e destano così la reazione
negli animi aborrenti dal nuovo, con che giustificano l'applicazione
della legge punitiva.
_Rivoluzioni, ecc._ — E qui si pare la distinzione tra le rivoluzioni
propriamente dette che sono effetto lento, preparato, necessario, al più
reso di un poco più rapido da qualche genio nevrotico, o da qualche
accidente storico, — e le rivolte o sedizioni, le quali sarebbero
un'incubazione precipitosa, artificiale — a temperatura esagerata — di
embrioni tratti perciò a certa morte.
La rivoluzione è l'espressione storica della evoluzione: dato un assetto
di popolo, di religione, di sistema scientifico, che non sia più
corrispondente alle nuove condizioni, ai nuovi resultati politici, ecc.,
essa li cambia col minimo degli attriti e col massimo del successo, per
cui le sommosse e le sedizioni che provoca, se pure ne sono una parte
necessaria, sono appena avvertite e svampano appena comparse: è la
rottura del guscio del pulcino maturo.
Uno dei suoi caratteri distintivi, dunque, è il successo, che può
raggiungersi presto o tardi, secondo che sia più maturo o no l'embrione
e secondo che sieno i popoli e i tempi adatti alla evoluzione.
Un altro carattere è il suo moto lento e graduato, altra ragione questa
del successo, perchè allora è tollerato e subìto senza scosse; malgrado,
non di rado, una certa violenza vi appaia necessaria contro i partigiani
del vecchio che si trovano sempre, per quanto grandi siano le ragioni
del nuovo: e ciò sempre per l'universalità del misoneismo e della legge
di inerzia.
Le rivoluzioni sono più o meno diffuse, generali e seguite da tutto un
paese; le sommosse sono sempre parziali, opera di un gruppo limitato di
caste o d'individui; alle prime non prendono parte quasi mai i ceti
elevati, ben inteso quando essi non sieno presi di mira dagli altri per
livellarsi con loro.
Le sedizioni rispondono a cause poco importanti, non di rado locali o
personali, spesso in rapporto all'imitazione, all'alcool, al clima, e
durano di una vita tanto più corta, quanto più vivace. Come non mirano
ad altri ideali, così non raggiungono uno scopo o lo raggiungono
contrario al benessere generale e sono frequenti in popoli meno
progrediti: esempi il Messico, San Domingo, le piccole repubbliche
medioevali, e or non è molto, quelle dell'America meridionale; come nei
ceti meno colti e nel sesso più debole — e assai più vi partecipano i
criminali che gli onesti.
Le rivoluzioni invece appaiono sempre di raro, mai nei popoli poco
progrediti, e sempre per cause assai gravi o per alti ideali; vi
prendono parte più gli uomini appassionati, cioè i rei per passione od i
genii che i criminali.
Così è che se le ribellioni cessano colla morte dei capi, le rivoluzioni
ne hanno spesso, invece, incremento (Cristo): e benchè gli inizii ne
siano il più delle volte poco favorevoli, finiscono quasi sempre per
trionfare, all'inverso delle rivolte, vincitrici invece solo sul
principio.
Questo succede anche quando si tratti di popoli deboli opposti a forti,
come in Grecia, nei Paesi Bassi, a Milano nel 1848, e nell'impresa dei
Mille. Che se sulle prime tali rivoluzioni sembrano fallire, esse danno
luogo a un lento lavorìo che finisce col farle trionfare: così il
partito popolano di Roma represso da Silla, trionfò con Cesare; a
Firenze, i Ciompi, sconfitti, finirono col prevalere coi Medici; nei
tempi moderni i moti rivoluzionari del '48 e '49 dell'Ungheria e
dell'Italia, debellati crudelmente dapprima, le condussero alla
conquista della indipendenza politica.
Ma se il terreno non sia preparato e sia troppa la distanza fra il
precursore e la massa del pubblico, la sua voce resta inascoltata e non
si ha allora che una sedizione, l'aborto della rivoluzione, la
convulsione piuttosto che il moto normale, e quindi, come quella, è
prova di malattia e di indebolimento. E ben l'esprime Dante parlando
della sediziosa Firenze:
“Quante volte del tempo che rimembre
Legge, moneta, e uffici, e costume
Hai tu mutato e rinnovato membre.
E se ben ti ricorda, e vedi lume,
Vedrai te somigliante a quella inferma
Che non può trovar posa in sulle piume,
Ma con dar volta suo dolore scherma.„
_Purgatorio_, Canto VI.
Ecco perchè vedremo le sedizioni più numerose nei paesi caldi od in
quelli a grandi altezze, dove la minor pressione atmosferica provoca
l'anoxiemia, mentre si vedono le rivoluzioni esser più frequenti nelle
regioni del freddo temperato che del caldo: esempio gli Ebrei progrediti
quasi in Arî passando dal caldo al freddo temperato, mentre degli Arî
purissimi, come i Vandali, passando dal freddo al caldissimo
dell'Africa, subirono un regresso.
Ecco perchè infine vi hanno paesi in cui mai avvennero vere rivoluzioni,
in cui la religione restò bramina e feticcia, ed il Governo individuale
e dispotico, anche nelle così dette repubbliche; mentre le sedizioni
sono assai rare nell'Inghilterra, nell'America del Nord, in Germania,
dove avvennero invece grandi rivoluzioni.