Quella che si suole chiamare Rivoluzione dell'89, non fu che una grande
rivolta e un grande delitto politico che servì ad aumentare una triste
serie di comuni delitti; per cui chi vuol trattare dei suoi elementi
criminosi dovrebbe rifarne tutta la storia; il che nè è mio cómpito, nè
sarebbe possibile in poche pagine.
Lasciando dunque agli storici l'esposizione dei tristi fatti, quella che
sarebbe detta in lingua giuridica la requisitoria penale, facciamone noi
che siamo solo poveri alienisti la diagnosi e la psicologia patologica.
Ho detto che quella fu una rivolta ed un delitto politico, e mi occorre
prima di ogni altra cosa darvene la ragione, e perciò partire
dall'esporvi in che consista, ai miei occhi, dopo gli studi non brevi
che feci in proposito, il delitto politico.[1]
[1] LOMBROSO e LASCHI. _Il delitto politico e la rivoluzione._
Torino, Bocca, 1890
Il delitto politico ha la sua base nel ribrezzo naturale nell'uomo per
ogni novazione, sia essa politica, religiosa o artistica, talmentechè,
ogni progresso diventa un fatto antisociale, quindi un delitto, quando
urta troppo profondamente gli istinti conservatori delle masse.
Questi istinti sono tanto più tenaci e più radicati, quanto meno la
razza è progredita.
_Misoneismo._ — Un fanciullo a cui si affaccia la prima volta un oggetto
nuovo, dà in ismanie e tenta fuggire, e ciò solo per paura del nuovo:
perciò voi lo vedete farsi perfino feroce se lo cambiate di stanza, ed
impaurirsi ad ogni mobile nuovo; se ne osservarono di quelli che
volevano vedere sempre la stessa pittura e riudire la solita novella con
gli stessi termini. Guai a mutarli!
Varigny racconta come un fanciulletto di due anni, cui egli era
carissimo, s'allontanò da lui con orrore quando dovè per un reuma
infagottarsi una gamba nell'ovatta; il bimbo lo guardava sospettoso e
poi gettava urli frenetici; ed anche dopo che egli guarì cercava
evitarlo e gridava se gli si avvicinava un po' troppo; solo passati
parecchi mesi, in presenza di un terzo, acconsentì ad ascoltarlo, ed a
dargli la mano. Era evidentemente l'effetto del ribrezzo pel nuovo.
Quest'odio per il nuovo, che si osserva nei fanciulli, si nota a maggior
ragione nei popoli selvaggi, la cui debolezza psichica fa sì che una
volta assimilate alcune sensazioni, impediscano l'assimilazione di
altre, massime se la differenza sia viva, e non vi sia un passaggio, una
sfumatura che le colleghi; così nelle lingue primitive _elefante_ è _bue
con i denti_; nella chinese i cavalli sono _cani grandi_; nel sanscritto
per esprimere _stalla di cavalli_ si dice _stalla di buoi di cavalli_; e
per un _paio di cavalli_ un _paio di buoi di cavalli_.
Mancando i punti di passaggio, la percezione si associa a tale fatica da
produrre un vero dolore, che alle volte si traduce in orrore. Succede
allora nell'uomo normale quanto riscontrai in una mia alienata, che non
poteva recarsi, nemmeno accompagnata, in una regione dove non fosse
stata prima, perchè l'orrore e la confusione che la prendevano allora
erano tali da indurla al suicidio.
Le menti deboli, o indebolite, o primitive, si mostrano dunque
maggiormente esposte alla repulsione contro il nuovo: ben inteso che
delle piccole innovazioni, come sarebbero la moda per la donna, il
mutamento del tatuaggio da elittico in circolare per il selvaggio, i
balocchi per il bambino, non solo non hanno orrore, ma anzi vivissimo
desiderio, perchè vellicano, senza irritarli o addolorarli, i centri
nervosi che hanno pur bisogno di qualche mutamento.
Ma quando l'innovazione sia troppo radicale allora non è solo il
selvaggio ed il bimbo che ne sentano orrore; la gran maggioranza degli
uomini, per i quali il misoneismo è legge di natura, ne prova ribrezzo,
e ciò per il dolore che produce il dover far subire al proprio cervello
dei passaggi più rapidi che non siano alla sua portata; essendo naturali
nell'uomo volgare, come in tutti gli animali, l'inerzia e la ripetizione
dei moti già eseguiti, proprii od atavistici. Ed a questo proposito
scrive egregiamente il Max Nordau:
“Sono dispostissimo a credere che le tribù dei selvaggi spariscano di
fronte alla civiltà irrompente, solo perchè il cambiamento immenso di
tutte le condizioni le costringe a ricevere troppi concetti nuovi ed
impone alla loro mente troppo nuove funzioni.„ — Questa, che parve una
esagerazione, fu meglio spiegata ed illustrata dal Beard, il quale notò
che, fino a che non sono a contatto della civiltà, i selvaggi hanno una
resistenza straordinaria ai veleni, ai traumi, alla sifilide, all'alcool
stesso e quindi vanno soggetti ad una minore mortalità.
_Misoneismo nella religione._ — Altrettanto dicasi della religione,
delle lettere, delle arti: dove vediamo trionfare il misoneismo. Per
molto tempo nell'Oceania, nell'India e fra noi, per quanto vi si
opponessero i sentimenti di pietà, l'abbondante alimentazione e leggi
severissime, si mantennero il cannibalismo, l'assassinio sacro e la
carneficina dei prigionieri, di cui un triste avanzo, Spencer lo
dimostra, è la circoncisione ebrea, che, notisi, dovrebbe, ritualmente,
essere eseguita con quei coltelli di pietra che contrassegnano l'epoca
preistorica, — l'epoca della pietra.
Anche in piena rivoluzione permase il feticcio; alla morte di Marat,
Brochet fece stampare migliaia di copie di una giaculatoria che portava
il ritornello: _Cuor di Marat, proteggici._
Nella valle di Ceresole si usa da quegli abitanti appendere agli alberi
certi sacchetti coi prodotti del suolo, il che è un avanzo dell'antico
culto dei numi delle foreste.
Alla loro volta certe virtù attribuite ai santi riproducono quelle dei
feticci e degli Dei pagani: contro la sterilità si invoca Sant'Andrea di
Betsaida, contro l'epilessia San Giovanni, contro il mal di capo San
Dionigi, Santa Lucia contro il male degli occhi, ecc.
In Russia i vecchi dèi degli Slavi sono adorati sotto nomi diversi dal
Mugik (contadino); Vodianj è l'antico Dio delle acque, Domovoï il genio
della casa, San Blasi è l'antico nume pagano Vlas, o Volos Dio degli
armenti; in molti siti si usa far benedire il campo dal prete per
esorcizzarlo dal mago; per molti Dio è un gran mago. Il Giove slavo
Peroum, il Dio della folgore, risalì sugli altari sotto la figura di
Sant'Elia.
In Francia, nella provincia di Saône e Loire, si trovano tuttora traccie
dei Druidi nei cosidetti Bianchi, con regole religiose che ricordano
l'antichissimo rito.
E che dire della superstizione del venerdì, così universale e che risale
ai tempi prima del Cristianesimo? A Parigi, dove gli omnibus trasportano
in media 317.000 uomini al giorno, al venerdì si nota una differenza in
meno di circa 27.000 persone.
La conservazione fedele di religioni antichissime è anche essa una prova
del misoneismo: si vide per esempio il Bramanismo, quasi preistorico,
combattuto senza frutto da Mongoli, Persiani, Tartari, Mussulmani ed
Europei; ed anche quando sorse a riformatore Budda, questi non ebbe mai
per sè le masse, a cui pro si agitava; tanto che, per diffondersi, la
sua religione dovette emigrare dall'India in Cina, al Tibet, a Ceylan,
benchè non fosse in fondo che un Bramanismo depurato. Altrettanto
avvenne dell'Ebraismo: il Cristianesimo nacque in Giudea da Ebrei, ma
non ne trascinò la maggioranza che si disperse per tutto il mondo,
serbandosi sempre immutabile nelle sue antiche superstizioni.
_Misoneismo nella scienza._ — Nel campo scientifico la storia di tutte
le persecuzioni contro i geni inventori o riformatori basterebbe a
provare l'influenza terribile del misoneismo, tanto più intollerante e
fanatico quanto più ignorante; e basti citare i nomi di Colombo, di
Galileo, di Salomone di Caus, primo inventore del vapore, mandato a
Bicêtre da Richelieu.
Gli è per questo che non vi è scoperta moderna (fotografia, elettricità,
vapore, gas illuminante, ecc.), grande o piccola, che non sia stata
riscoperta non solo, ma più volte ed in più epoche e sempre a danno
dell'inventore suo e restata intanto, al più, per molto tempo allo stato
di giocattolo fanciullesco.
Nel 1760 quando il Governo Spagnuolo propose di pulire le vie di Madrid,
un'indignazione generale, fino nelle alte classi, l'accolse. Il Governo
si appellò ai medici, che dissero pericolosa l'esperienza di cui era
impossibile calcolare i danni: le stesse cattive esalazioni rendendo più
greve l'aria, le toglievano, secondo il loro parere, qualunque proprietà
malsana!!
Nel 1787 non si credeva alla circolazione del sangue; si vietava
all'Università di Salamanca d'insegnare le scoperte di Newton, perchè
non si accordavano con la religione; mancavasi d'una biblioteca perfino
in Madrid; i bastimenti erano così guasti che non potevano sopportare il
fuoco dei propri cannoni.
Essendosi riconosciuto che le miniere di mercurio di Almadeira non
rendevano, perchè i minatori lavoravano perpendicolarmente invece di
seguire la vena, fu ordinato di cambiare sistema, ma essi rifiutarono,
sicchè si dovettero far venire dei Tedeschi e degli Irlandesi ed allora
si ebbero buoni risultati.
Pietro Verri lamentava che Giuseppe II e il Governo Austriaco avessero
posti i numeri sulle case e illuminate le vie di Milano.
Il Cinese, scrive Jamesel, guarda sempre indietro, mai davanti a sè; per
lui ogni cosa buona ci viene dagli antichi, ciò che è nuovo non può
essere che triste, e se per caso un'invenzione nuova ha proprio del
merito, certo dev'essere così antica, che se ne perdettero le
tradizioni.
Ebbene noi ridiamo dei Cinesi, ma infine facciamo altrettanto; da noi
mentre la Chiesa si può dire il baluardo officiale contro ogni novità
nel mondo morale e negli usi, le Accademie sono lo strumento officiale
contro il genio e contro ogni novazione scientifica o letteraria; e
quindi mentre non si trova una scoperta che ne abbia avuto impulso o
favore, molte ne furono combattute fieramente e con successo, perchè
esse hanno nella lotta per alleato il sentimento pubblico delle plebi e
dei governi, che sono in gran parte composti di plebe.
Ma come io ho già dimostrato nell'_Uomo di genio_, non solo gli
accademici, che sono, per lo più, dei meschini eruditi, ma gli
scienziati di genio a lor volta sono i più atroci persecutori ed
oppositori del nuovo: portando una enorme energia nel rifiutare le nuove
scoperte degli altri, sia perchè la saturazione, direi, del loro
cervello non permette loro altra soprasaturazione, sia perchè avendo
acquistato una specie di sensibilità specifica per le proprie idee,
restano insensibilizzati per quelle degli altri.
Così lo Schopenhauer, che pure fu uno dei più grandi ribelli in
filosofia, non ebbe che parole di pietà e di sprezzo per i rivoluzionari
politici; sentiva, in questo, così vivamente, che legò tutta la sua
vistosa fortuna a favore di coloro che nel 1848 avevano contribuito a
reprimere colle armi i nobili conati rivoluzionari.
Altrettanto si dica della vita pubblica. Malgrado l'opposizione dei
pensatori, i popoli sono sempre inclini alle battaglie quasi ad una
festa: ed il bilancio improduttivo della Guerra è, senza contrasto,
sempre accetto da tutti, in confronto a quello della Pubblica Istruzione
e dell'Agricoltura, il cui incremento ci renderebbe, pure, più ricchi e
più forti e quindi più sicuri.
Nella vita politica noi latini giuriamo per un uomo, per Cavour, per
Mazzini; in piena rivoluzione, ogni partito ha un uomo su cui giura.
Basta che un Governo od un partito abbia dominato, sia pure per breve
tempo, perchè lasci dietro sè dei partigiani convinti, direi quasi
congeniti, anche quando a loro sia succeduto un partito, od un Governo
infinitamente migliore: ne sono un esempio quei fedelissimi seguaci che
lavorano per il ristabilimento di Governi che furono detti la negazione
di Dio, come in Italia i Borbonici e i Papisti, i Carlisti in Ispagna, i
Legittimisti in Francia, ecc.
Altrettanto si dica delle caste che abbiano avuto una supremazia per un
dato tempo; anzi le caste stesse, secondo il Lacaze, rispondono alla
tendenza nostra alla immobilità e perciò è impossibile sradicarle.
L'Indiano teme più d'ogni altra cosa la perdita della sua casta: ora
egli può perderla, se Bramino, col mangiar carne, anche contro voglia o
per forza; col far un viaggio in Europa; col consumare un alimento
preparato da seguaci di altra religione o casta, col coabitare con donne
straniere o di classe inferiore.
Il Garofalo, in un prezioso opuscolo, ha fatto osservare che
l'aristocratico ha lasciato fra noi tale un'istintiva devozione, che
negli stessi suffragi politici a base democratica, esso è con costanza
preferito a persone non solo eguali ma superiori per merito. Ed anche
coloro, come gli antropologhi ed i psichiatri, che sanno quanto la
nobiltà, almeno fra i latini, presenti più spesso il fianco alla
degenerazione e quindi ad una vera inferiorità fisiologica sui borghesi,
per l'ozio, per i matrimoni consanguinei, ecc., si sorprendono attratti
verso loro, non di raro, da illogici istinti di ossequio, analoghi a
quelli del valligiano remoto che saluta umilemente ogni cittadino che
incontra; e sono — gli uni quanto gli altri — ultimi vestigi, ereditari,
delle antiche schiavitù feudali. Il dominio teocratico, è da un pezzo
passato dai nostri costumi, almeno in apparenza; ma provatevi ad agitare
una questione in cui sottomano e di lontano anche entri la punta
teocratica, il divorzio, per esempio, come tempo fa la soppressione dei
frati o solo del loro vestiario, e vedrete che opposizione si solleva,
ben inteso sotto i termini più diversi, più liberali, della libertà
individuale, del rispetto alla donna, della protezione dei figli, ecc.
Abbiamo oggidì, si dice, la libertà, la giustizia per tutti; ma in fondo
i privilegi non fecero che cambiare da una all'altra casta; non sono più
i sacerdoti ed i nobili, ma pochi avvocati politicanti che predominano
ed al cui vantaggio lavorano tutti — senza o quasi senza compenso — gli
onesti ed i disonesti.
Insomma il passato è così incarnato nelle nostre viscere, che anche i
più riluttanti ne sentono attrazione potente; così possiamo essere
miscredenti finchè si vuole, eppure dalle moine del prete qualche ora
del giorno ci sentiamo colpiti ed attratti; possiamo essere egualitari,
ma, come abbiamo accennato, sentiamo una venerazione per gli eredi dei
nostri baroni; altri ha bel credere all'inutilità di alcune leggi, ma
chi le difende trova subito il plauso di mille, solo perchè esse hanno
esistito. E se la civiltà si fa strada non di rado, è perchè trova nei
mutamenti di clima, di razza, o nell'insorgere dei genii o dei pazzi,
circostanze tali che finiscono per sommare tanti piccoli movimenti in
modo da farne col secolo un grande.[2]
[2] Vedi il mio _Uomo di genio_, 6.ª ediz., parte IV.
_Misoneismo nelle pene. Contro l'uso._ — Ecco perchè nelle legislazioni
primitive vediamo le mancanze contro l'uso costituire il massimo
delitto, la massima immoralità: ed un breve esame condurrà a veder in
ciò l'origine di quasi tutte le leggi che vennero poi a tutelare lo
Stato contro i ribelli all'ordine politico esistente, od a punire gli
attentati rivolti contro i capi del Governo, discendenti dai sacerdoti,
dai capi tribù primitivi, che nell'idea misoneistica, quali custodi
dell'uso, venivano considerati come sacri e perciò, mentre godevano
piena impunità, segnalavano ogni offesa contro sè stessi come delitto.
Il codice di Manù (libro I, art. 108-9) così si esprime quanto alla
violazione dell'uso:
“Il costume immemorabile è la principale legge approvata dalla
rivelazione; in conseguenza chi desidera il bene dell'anima sua deve
conformarsi con perseveranza al costume immemorabile. Perciò i Muni,
conoscendo che la legge si appoggia a consuetudini immemorabili, su
queste fondarono ogni austerità.„
Così il supplizio dell'olio bollente era destinato al Sudra tanto audace
da dare un consiglio ai Bramini relativamente al loro dovere e si
giudicava un atto di rivolta quando cessava di approvare ciecamente
l'attitudine di coloro che sono i maestri, i padri di tutta la
creazione. (Manù, VIII, 272). — Come vedemmo, era a sua volta delitto
per il Bramino, non solo l'andare all'estero, ma il coabitare con uno
straniero, o farsi da questo preparare i cibi.
Gli Egiziani spinsero l'amore dell'immobilità al punto di fissare con
leggi immutabili la pittura, la scultura, i canti e la danza ed a
giudicare come empi coloro che tentassero mutarli: persino il disprezzo
dei rimedi suggeriti dai libri sacri era sacrilegio: il medico che vi
contravvenisse poteva in caso di insuccesso essere condannato a morte.
Nella Cina non si fece diversamente per lunghi secoli: ed è noto quanto
anche ora quel paese si dimostri restìo al progresso europeo: nel 1840
un padrone di nave, avendo messo un'áncora all'europea, il Governo fece
distruggere la barca e punire il barcaiuolo.
Nei codici della dinastia Hia, ricordati da Confucio, si trovano dei
curiosi esempi di misoneismo: vi si leggeva, per esempio: “chi alterando
le parole corrompe le leggi — chi disordina i titoli e muta le regole —
chi professa false dottrine per disordinare il Governo: pena di morte.
Chi compone musica licenziosa — chi forma abiti strani — chi fabbrica
meccanismi artificiosi o arnesi straordinari per commuovere la mente del
principe: pena di morte.„
In tutte le città greche il sacrilegio e quindi la mancanza agli usi e
alle credenze più assurde, era essenzialmente un delitto politico.
Per i Daiacchi era delitto intaccare i tronchi degli alberi con dei
tagli a V come gli Europei: non si dovea colpirli che perpendicolarmente
all'asse.
Nella antica Russia, scrive Stepniak, il concilio ecumenico condannava
l'introduzione di una nuova foggia di pettinatura, di un nuovo piatto,
come un reato: nel 1563 la prima stamperia vi fu chiusa come opera
diabolica.
Da noi è ancora vivo il ricordo come fossero considerati delitti di
Stato i tentativi di mutare i costumi più semplici; come i cessati
Governi dispotici perseguitassero quali proprii nemici non solo i veri
ribelli, ma perfino i portatori di baffi e un tempo gli avversari della
coda.