CAP. VII.

_Come alla compagnia d’Orto san Michele fu lasciato gran tesoro._

Nella nostra città di Firenze, l’anno della detta mortalità, avvenne

mirabile cosa: che venendo a morte gli uomini, per la fede che i

cittadini di Firenze aveano all’ordine e all’esperienza che veduta era

della chiara, e buona e ordinata limosina che s’era fatta lungo tempo,

e facea per li capitani della compagnia di Madonna santa Maria d’Orto

san Michele, senza alcuno umano procaccio, si trovò per testamenti

fatti (i quali testamenti nella mortalità, e poco appresso, si poterono

trovare e avere) che i cittadini di Firenze lasciarono a stribuire a’

poveri per li capitani di quella compagnia più di trecentocinquanta

migliaia di fiorini d’oro. Che vedendosi la gente morire, e morire

i loro figliuoli e i loro congiunti, ordinavano i testamenti, e chi

avea reda che vivesse, legava la reda, e se la reda morisse, volea la

detta compagnia fosse reda; e molti che non avevano alcuna reda, per

divozione dell’usata e santa limosina che questa compagnia solea fare,

acciocchè il suo si stribuisse a’ poveri com’era usato, lasciavano di

ciò ch’aveano reda la detta compagnia: e molti altri non volendo che

per successione il suo venisse a’ suoi congiunti, o a’ suoi consorti,

legavano alla detta compagnia tutti i loro beni. Per questa cagione,

restata la mortalità in Firenze, si trovò improvviso quella compagnia

in sì grande tesoro, senza quello che ancora non potea sapere. E i

mendichi poveri erano quasi tutti morti, e ogni femminella era piena

e abbondevole delle cose, sicchè non cercavano limosina. Sentendosi

questo fatto per cittadini, procacciarono molti con sollecitudine

d’essere capitani per potere amministrare questo tesoro, e cominciarono

a ragunare le masserizie e’ danari; ch’avendo a vendere le masserizie

nobili de’ grandi cittadini e mercatanti, tutte le migliori e le più

belle voleano per loro a grande mercato, e l’altre più vili faceano

vendere in pubblico, e i danari cominciarono a serbare, e chi ne tenea

una parte, e chi un’altra a loro utilità. E non essendo in quel tempo

poveri bisognosi, facevano le limosine grandi ciascuno capitano ove più

gli piaceva, poco a grado a Dio e alla sua madre. E per questo indebito

modo si consumò in poco tempo molto tesoro. E quando veniva il tempo di

rifare i nuovi capitani, i cittadini amici de’ vecchi si facevano fare

capitani nuovi da loro che avevano la balía, con molte preghiere, e

altre promessioni, intendendosi insieme per poco onesta intenzione. Le

possessioni della compagnia allogavano per amistà e buon mercato, e le

vendite faceano disonestamente. I cittadini ch’erano avviluppati nelle

mani de’ detti capitani per li lasci, e per le dote, e per li debiti,

e per le participazioni di quelli beni, e per l’altre successioni non

si poteano per lunghi tempi spacciare da loro: e ogni cosa sosteneano

in lunga contumacia senza sciogliere, se per speziale servigio non si

facea. E fu tre anni continovi più grande la loro corte che quella del

nostro comune. E avvedendosi i cittadini della ipocrisia de’ capitani,

acciocchè più non seguitasse la elezione, che l’uno facesse l’altro,

ordinarono che i capitani si chiamassono per lo consiglio. In processo

di tempo il comune prese de’ danari del mobile della detta compagnia

alcuna parte, vedendo che male si stribuivano per li capitani. E per le

dette cagioni la fede di quella compagnia tra’ cittadini e’ contadini

cominciò molto a mancare, avvelenata per lo disordinato tesoro, e per

gli avari guidatori di quello. E per lo simigliante modo fu lasciato

a una nuova compagnia chiamata la compagnia della Misericordia,

tra in mobile e in possessioni, il valore di più di venticinquemila

fiorini d’oro, i quali si stribuirono poco bene per lo difetto de’

capitani che gli aveano a stribuire. E allo spedale di santa Maria

Nuova di san Gilio fu anche lasciato in quella mortalità il valore

di venticinquemila fiorini d’oro. Questi lasci di questo spedale si

stribuirono assai bene, perocchè lo spedale è di grande elemosina, e

sempre abbonda di molti infermi uomini e femmine, i quali sono serviti

e curati con molta diligenza e abbondanza di buone cose da vivere, e da

sovvenire a’ malati, governandosi per uomini e femmine di santa vita.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 14 / 190 题