Da Cagliari a Sassari.
Non abbiate timore, perchè non è mio intendimento costringere il
lettore a salire con me sul treno per rifare il viaggio da Cagliari a
Sassari.
Le ragioni sono facili a concepirsi. La prima: perchè nella mia qualità
di sposo novello non avrei desiderato la compagnia dei lettori,
per quanto cara a chi scrive; la seconda ed ultima, perchè, anche
volendolo, non avrei potuto descrivere questo mio secondo viaggio.
Tanto io, quanto Annetta, non guardammo che pochissime volte la
campagna.
Eravamo proprio soli, in uno scompartimento di prima classe; e nessuno
durante il viaggio venne a turbare il nostro raccoglimento.
Preoccupati unicamente della nostra felicità, non rivedemmo con piacere
che i soli luoghi che ci destavano cari ricordi.
Attraversando, per esempio, le tre Gallerie di Bonorva, Annetta mi
rammentò la mia audacia, e rise come una matta; rise tanto, che ne fui
quasi mortificato.
Solamente ad Ardara il volto di Annetta si fece serio. Essa volle che
io abbassassi i vetri del finestrino per guardare i poveri ruderi di
quella chiesa, di quel castello e di quelle mura, che rammentavano
l’infelice Adelasia di Torres.
Sentii tremare la sua nella mia mano — e vidi una lagrima scendere per
le sue guancie.
— Bambina! — esclamai — A che piangi?
— Non so perchè, Francesco: quel villaggio, lassù in alto, mi fa
uno strano effetto. La tua storia dolorosa mi sta sempre fissa nella
mente, non l’ho dimenticata, e non la dimenticherò mai più! Quando
tu mi narravi le sventure della povera Regina di Torres, io sentii il
mio cuore disposto ad amarti. Ora posso ben dirtelo, chè sono tua: Se
tu non mi avessi parlato d’Adelasia con tanto entusiasmo e con tanta
pietà, forse non ti avrei amato... come t’amo.
*
* *
Arrivammo a Sassari alle ore 3 e 15 minuti del pomeriggio.
All’indomani condussi Anna in giro per farle conoscere la città.
Le feci visitare gli stupendi affreschi della Sala Provinciale —
lo scalone del Palazzo _Giordano_ — l’Acquedotto — l’Università —
il Rosello e il Giardino pubblico. Pochi giorni dopo la condussi a
visitare i dintorni, e sovratutto molte belle campagne.
La nostra luna di miele durò a Sassari oltre un mese — ed Anna era
molto contenta di trovarsi nella mia patria.
Ella mi diceva:
— Sassari mi piace per tante belle cose — ma, più di tutto, perchè tu
ci sei nato!
— Quando avremo soldi — le risposi — faremo un viaggio ad Asti; e così
potrò visitare la chiesa dove fosti battezzata.
Verso la metà di settembre tornammo a Cagliari, in seno ai nostri
parenti; e da quel giorno cominciai con più attività ad occuparmi degli
affari del nostro commercio. La primavera della vita ci sorrideva; ma
bisognava pur pensare alla stagione invernale. L’uomo saggio che prende
moglie deve prepararsi a diventar formica!
*
* *
Una seconda volta, insieme ad Annetta, feci il _Viceversa_ del viaggio
da Cagliari a Sassari — e fu negli ultimi giorni del passato agosto:
tredici mesi dopo il nostro matrimonio.
Eravamo in quattro: — io, Anna, una balia ed una bambina di tre mesi:
la nostra primogenita, a cui mia moglie volle imporre il nome di
Adelasia, in memoria del nostro amore.
Di questo viaggio mi restarono impressi i seguenti ricordi.
Passando dinanzi al villaggio di San Gavino, pensai alla sposa di
Salvatore Farina, che nell’aprile dello scorso anno era venuta a
visitare la Sardegna. Perduto il treno, ella dovette passar la notte in
quel paese, insieme al marito e ad una brigata di parenti e di amici.
— Povera Cristina! Dicono che quel giorno fosse molto mesta. Forse
presentiva che non avrebbe riveduto la patria del suo Salvatore. La
poveretta non vide tornare la primavera; era venuta in Sardegna col
mese dei fiori, e col mese dei fiori se n’era andata nel mondo degli
spiriti.
Attraversando le tre famose Gallerie di Bonorva, la nostra bambina si
mise a strillare per paura del buio; ed io dovetti consumare la mia
scatola di cerini per farla tacere.
Inutile dirvi, che quel giorno mi scagliai contro la Società delle
Ferrovie Sarde, perchè faceva troppa economia d’olio. Vedete bene come
cambiano le nostre opinioni! Un anno prima avevo lodato la società
— un anno dopo la biasimavo. L’amante applaudiva il buio — il marito
desiderava la luce!
A Chilivani trovai una grata sorpresa: — la nuova stazione
coll’elegante tettoia di ghisa — e il nuovo _Ristorante_ con tutto il
_confortabile_ per i viaggiatori.
Sedemmo a tavola, e questa volta io mangiai con vero appetito.
Altro ricordo del mio secondo viaggio con Annetta fu quello della
Stazione di Ploaghe.
Eravamo in seconda classe, in compagnia di altri quattro passeggieri.
Mentre io reggeva sulle ginocchia la piccola Adelasia, facendo notare
ai compagni di viaggio la solita _precocità_ del nostro primo frutto,
non so perchè, la bambina dimenticò tutte le regole di buona creanza;
in modo che io, colla compunzione di un capocomico fischiato, dovetti
chiedere scusa al colto pubblico per la sbadataggine commessa dalla
prima attrice giovine della nostra compagnia.
*
* *
Dopo essere rimasti a Sassari una diecina di giorni, ripartimmo per
Cagliari; dove ora mi trovo, e dove scrivo questi miei ricordi per
contentare un carissimo amico.
— Quando ritorneremo a Sassari? — mi domandò Anna in viaggio. — Io
l’amo tanto la tua patria!
— Quando? — semprechè potremo ritornarvi con _uno in più_ — le risposi,
scherzando.
— Vuol dire ogni anno!! — esclamò Anna sbadatamente.
Non so perchè, ma in quel momento ripensai alla famiglia del povero
Travet, col quale io aveva viaggiato da Decimomannu a Cagliari.
— Bada, veh? — risposi serio ad Anna — Voglio bene a Sassari perchè ci
sono nato; ma in questo caso ti avverto, che desidero di andarvi il più
tardi possibile!
— E perchè? — domandò ingenuamente Anna, senza capire.
— Perchè i viveri sono cari; e per ogni individuo che viaggia in
seconda classe si paga venti lire e sessanta centesimi.
— Scusa. I bambini al disotto dei sett’anni non pagano _mezzo_
biglietto?
Che doveva io rispondere?
— Taci! — le dissi — non dire sciocchezze!
E siccome Anna voleva di nuovo parlare, le chiusi la bocca con un bacio.
La balia voltò la faccia verso la campagna, e finse di non aver veduto.