_BOBI appare al fondo fumando. DETTI._
BOBI. — Dove vai? Sono andati via tutti con Andrea e Luigi, in legno,
per la Stazione.
NANNI. — Per la Stazione! Per dove?
BOBI. — Vattel'a pesca, dove!
NANNI _(dopo una pausa, sentendosi mancare, si lascia cadere sopra una
seggiola presso il tavolo)_. — Solo! abbandonato! abbandonato da tutti!
da tutti!
BOBI. — Grazie!
NANNI. — E avete avuto il coraggio, avete avuto la crudeltà, appena
avete saputo la mia disgrazia, di piantarmi qui solo... e siete le mie
creature!
BOBI. — Sono partiti prima della pubblicazione dei numeri, sai!
NANNI. — Ma che ci avete una spugna nel posto del cuore? Siete restati
con me, finchè c'era una speranza, e ora che l'ho persa, ora che sono
senza denari, senza roba e disperato, ve ne andate!... Che marito! Che
padre! È un poverone! Non ha più nulla! Non vincerà più! È segnato dalla
sorte! Piantiamolo nella sua disperazione! Ah! avete fatto bene ad
andarvene senza vedermi... Vi avrei maledetti come quelli che mi hanno
rubato la mia quaderna!
BOBI. — Hanno visto la posta troppo grossa — te l'aveva detto — e subito
via dalla ruota i tuoi numeri. Sfido io a vincere! Sono cose, mondo
cane, che non si vedono che nel nostro paese! _(pausa)_ Tu mi dirai:
Cecco non vinse? e io ti rispondo subito che di quando in quando
lasciano fare una gran vincita... La settimana scorsa toccò a Cecco;
chissà che quest'altra non tocchi a te... Sai che bisogna giocarli tre
volte i numeri buoni...
NANNI _(con ira)_. — Mi parli di giocare a me che non so che cosa potrò
mangiare?
BOBI. — Guarda, Nanni... _(gli mostra il pomo della mazza dì
Bonaventura)_
NANNI. — Il pomo della mazza del cavaliere?
BOBI. — Metà per uno da buoni amici.
NANNI. — Te l'ho già detto che non è roba tua, e tu sai chi è il
padrone.
BOBI. — Roba trovata me la tengo. Non li vuoi giuocare altre due volte i
tuoi numeri?
NANNI. — A che oramai?
BOBI. — A che? Per vendicarti della tua famiglia vincendo.
NANNI. — Oh se fosse possibile!
BOBI. — Una quaderna, e poi vedresti come tornerebbero mogi, mogi! In
ginocchio tutti, birbaccioni!
NANNI. — Sì, in ginocchio, anime senza cuore; in ginocchio dinanzi ai
marenghi, voi che disprezzate vostro marito, voi che abbandonate vostro
padre! Oh! no, Fiorenza, no, Maria; voi avete ragione; io sono stato un
cattivo padre, un cattivo marito, vi ho dato cattivo esempio, vi ho
fatto patir la fame! _(va a buttarsi sul deschetto singhiozzando)_
BOBI. — Che inverno piovoso quest'anno!
NANNI. — Non mi resta che andare all'altro mondo! _(nel toccare i due
involti)_ Che cosa sono questi involti? _(li apre)_ Ah! _(sorgendo con
gioia grandissima)_ I miei ferri!..... del cuoio!... del lavoro!...
_(come se parlasse alla sua famiglia, inginocchiato dinanzi a lei)_
Rizzatevi, rizzatevi e perdonatemi!...
BOBI. — Che sei pazzo?
NANNI. — No, no, è stata la mia figliuola: questo pensiero non può
venire che da lei... e Andrea l'ha contentata!... Un biglietto... due
righe... di Luigi... _(legge)_ «Nanni... Mio padre ha pensato di far
venire con noi sui monti di Pistoia la vostra famiglia. Se l'amate
ancora, se sentite ancora il desiderio di esser felice con essa, il
vostro cuore vi suggerirà quello che vi resta a fare». — Luigi — Luigi
che ho strapazzato! Andrea che ho offeso! _(bacia la lettera)_ Sì, sì
che me lo suggerisce quello che mi resta a fare!
BOBI. — Andarli a raggiungere?
NANNI. — Non ora, quando ne sarò degno... ferri benedetti! voi mi darete
il pane, mi restituirete l'onore, mi farete ancora felice! _(siede al
deschetto e comincia a lavorare)_ Comincio a sentirmi meno disgraziato!
BOBI. — E non giuocherai più?
NANNI. — Lo spero... perchè alla mia età, lo sento ora, più che delle
ricchezze si ha bisogno d'aver d'intorno della gente che ci voglia
bene... e la sola lotteria in cui si è sicuri di vincere tutte le
settimane è il lavoro ed il risparmio!
BOBI. — Meno male il risparmio; ma il lavoro! Sicchè io posso filare?
NANNI. — Padrone.
BOBI. — Non vuoi la metà?
NANNI. — La rifiuto.
BOBI. — (Si converte quest'accidente!) A rivederci poi.
NANNI _(senza collera, ma con fermezza)_. — Mai più!
BOBI _(con stizza, viso a viso)_. — Sai che tu sei?... Un asino!
NANNI _(balzando ad un tratto in piedi ed afferrandolo)_ — Sì, un asino,
quando ti ho conosciuto e non ti ho mandato; un asino quando ho dato
retta ai tuoi consigli invece che ai giusti rimproveri delle mie
creature; un asino, sempre un asino finchè io ti ho creduto amico e mi
lasciava rubare il mio tempo; ma non più ora, vivaddio, che m'avvedo del
precipizio in cui stava per cadere... e tu mi davi la spinta... sì, tu,
ladro!...
BOBI _(balbettando)_. — Tu fai per chiasso, non è vero?
NANNI _(con ira crescente)_. — Ladro! E tu vorresti che io ti tenessi il
sacco? Non ti basta che io sia povero... anche disonorato mi vorresti!
BOBI. — Nanni, quando la finisci questa burletta?
NANNI. — Subito e per sempre!
(lo butta ginocchioni e tenendolo colla sinistra, colla
destra dà di piglio al martello o ad una forma sul
deschetto)
BOBI _(supplichevole)_. — Nanni!... Nanni!...
NANNI. — No; la mia figliuola ne avrebbe rammarico... Va, va a farti
impiccare da un altro! _(gli dà uno spintone e risiede al deschetto)_
BOBI _(caduto ruzzoloni)_. — (Gli fa davvero, lui) _(rialzandosi)_ Dove
l'hai messo il mio paniere ieri mattina?
(Nanni glie lo indica sull'armadio senza guardarlo, Bobi
lo piglia)
(Lavoro... Risparmio? È un codino!)
(mentre Nanni comincia a lavorare, Bobi dopo aver
manifestato la tentazione di avventarglisi alle spalle,
ad uno sguardo di Nanni esce prestamente dal fondo
crollando le spalle e gridando)
Gli escon di forno ora! Bollenti i pan di ramerino! Bollenti!