Fulvio s'inchinò, prese dalla mano di Paola il gelato che ella,
sorridendo dolcissimamente, gli porgeva, e le disse, guardandola negli
occhi:
--Vi amo.
--Non dovete amarmi--mormorò lei, senza scomporsi, seguitando a
sorridere.
--E perchè?
--Perchè ho marito--ribattè ella, ma placidamente.
--Non importa!
E gli occhi di Fulvio, di un tetro azzurro, lampeggiarono di passione.
Ella restava innanzi a lui, senza mostrare alcun turbamento, sorridendo
ancora, tutta rossa, con le belle braccia bianche e prosciolte sotto il
merletto nero delle maniche. Sul merletto nero e sulle bianche braccia
scintillavano i braccialetti gemmati: erano ricaduti sui polsi, ella si
occupò a risollevarsi verso il gomito, con molta cura, giocherellando
con le catenine d'oro, coi cerchiolini sottilissimi. Irritato, Fulvio
batteva col cucchiaino sul piattello del gelato:
--Andatevene--mormorò a un tratto, soffocando di collera--siete una
donna odiosa, io vi detesto.
Paola crollò lievemente il capo, come si fa per un malato incurabile, e
si allontanò da Fulvio. La brigata si aggruppava attorno al pianoforte,
dove un maestro giovane, pallido, con un grosso ciuffo di capelli neri
sulla fronte, accompagnava il canto di una fanciulla gracile,
biancovestita, con un filo di voce simpatica, che cantava una romanza di
Bizet. La romanza era di carattere orientale, una nenia bizzarra, a
volte piena di trilli allegri, a volte piena di lunghi singulti: e due o
tre signore s'illanguidivano, lasciavano liquefare il gelato nel
piattello, prese dal delicato lamento della fanciulla orientale: il
marito di Paola si dondolava in una poltrona, fumando, tranquillo,
guardando con occhio distratto la svelta figura di sua moglie, tutta
vestita di nero, tutta scintillante di perline nere. La freschissima
brezza marina entrava dalle quattro finestre di quel lungo salone:
appoggiato alla finestra, Fulvio guardava il mare, come assorbito. Ora
Paola offriva le sigarette ai giovanotti e alle signore che osavano
fumare. E la mano che porgeva il porta sigarette era così bianca, così
pura di linee, che Fulvio sentì struggersi di tenerezza.
--Perdonatemi--fece lui, levandole in faccia gli occhi supplichevoli.
--Amico, non ho nulla da perdonarvi--disse Paola, soavemente.
--Sono un brutale: voi siete buona.
--No, no--e fece per ritirarsi.
--Non restate mai un momento accanto a me--mormorò lui con voce di
pianto.
--Non posso, amico: questi signori hanno bisogno di fumare. Ecco il mio
marito senza sigarette....
S'involò, leggiadra, offrì le sigarette a suo marito, sorridendogli. Il
marito la guardava quietamente, con un'aria soddisfatta di uomo dalla
felicità imperturbabile e sceglieva la sigaretta, a lungo scherzando con
le dita della moglie. Pareva che si dicessero tante cose, marito e
moglie, tante cose d'amore: ed erano così giovani, così belli, così bene
accoppiati, che i loro amici li consideravano con compiacenza, come si
guardano due fidanzati. Tutto solo appoggiato alla finestra, Fulvio
fissava la scena e impallidiva: fece due o tre passi avanti. Ma, ecco,
ella veniva di nuovo a lui, snella, leggiera:
--La sigaretta è spenta: volete del fuoco?
--Non temete voi--fece lui, a denti stretti, ma col più amabile fra i
sorrisi--non temete voi che io uccida vostro marito?
--La spagnoletta è spenta....
--Vedrete che lo uccido, signora.
Senza più dirgli nulla, fattasi un po' seria nella faccia, Paola si
allontanò da lui, a rilento, come se l'avesse colpita una parola
dolorosa. Ora tutti complimentavano la signorina Sofia che aveva cantato
così bene _les adieux de l'hôtesse arabe_: e la gracile fanciulla, tutta
malinconia, sorrideva modestamente.
--Vi piace Bizet? chiese Sofia a Fulvio, che si era accostato al resto
della brigata.
--Bizet?--fece lui come trasognato.
--Sì: vi domandavo se vi piace.
--Assai--mormorò lui, distratto.
La fanciulla gracile e mesta lo guardò e ripetette, come fra sè, le
prime parole della romanza francese:
--_Puisque rien ne t'arrête_....
Ma egli non udì, concentrato nei suoi pensieri.
--.... _adieu bel étranger_--finì Sofia pianissimamente.
Attorno al pianoforte, ora, si rideva. Il maestro giovanetto, pallido,
col grosso ciuffo di capelli neri sulla fronte, arrivato da poco da
Londra, raccontava a quei suoi amici napoletani l'ostinazione delle
_misses_ e delle _mistresses_ inglesi a volere imparare le patetiche
romanze italiane: ne rifaceva le smorfie e le contorsioni, vivacemente
col brio del napoletano che si vendica della lunga stagione di nebbia
sopportata a malincuore. Tatti ridevano, specialmente il marito di
Paola: Paola, ritta in piedi, si sventolava col grande ventaglio di raso
nero, dove un pittore fantastico aveva dipinto un paesaggio lunare. E
Fulvio, non potendo parlare, guardava Paola: la guardava con tanta
intensità, con una fissità così ardente, che a lei le palpebre
batterono, due o tre volte, quasi per fastidio. Ma lui non si scosse,
avvinto, ipnotizzato, bevendo dagli occhi di lei, che non lo guardavano,
il fascino invincibile: ed ella, naturalmente, come se la luce soverchia
la infastidisse, levò l'ampio ventaglio di raso nero e si nascose il
volto. Ora Fulvio non vedeva che il busto scintillante di perline nere e
la mano sottile levata, premente le stecche nere del ventaglio: una vela
di raso nero gli celava la faccia di Paola: tutti ridevano per le
caricature del maestro di musica: Fulvio aveva gli occhi pieni di
lacrime. Sofia lo guardava, con un lievissimo, malinconico sorriso.
Ma un delicato suono di mandolino entrò dalle finestre che davano sul
mare: le risa tacquero, tutti tesero gli orecchi. Il suono si
avvicinava: e la brigata, come attratta, si affollò alla porta che dava
sul terrazzo. Nero era il mare, nella notte nera: altissime, tremolavano
le stelle, sul cielo nero. Attraverso l'oscurità del mare una barchetta
passava, portando a prora una fiaccola sanguigna che si rifletteva
nell'acqua e vi metteva una vampa: sulla barchetta qualcuno suonava il
mandolino, ma non si distingueva chi fosse; qualche cosa biancheggiava,
come il vestito d'una donna, E la facella sanguigna rifletteva la sua
luce nel mare, e il mandolino invisibile si lamentava e l'ombra bianca
era immobile, e la barchetta filava; un silenzio aveva colto la lieta
brigata.
--È una romanza in azione--disse il maestro di musica rompendo il
silenzio.
--Duetto d'amore--strillò un giovanotto.
--Non li disturbiamo--disse soavemente Paola.
--Ehi, dalla barca!--urlò il marito di Paola, come per contraddire sua
moglie--buonasera, buonasera, divertitevi!
Tutta la brigata ripetette:
--Buonasera, buonasera, divertitevi!
Subito, immergendosi nell'acqua marina, la fiaccola sanguigna si spense,
il mandolino tacque, la barchetta vogò nella tenebra e nel silenzio.
--Troppa superbia, o innamorati!--strillò il marito di Paola.
--Beati, loro--disse Fulvio,
--Perchè li invidii?--chiese il maestro di musica.--Napoli ha le sue
spiagge piene di barchette e le sue case piene di vestiti bianchi.
--Nè vi è scarsezza di mandolini--aggiunse il marito di Paola.
--Che m'importa della barchetta e della musica e del vestito bianco!
Quelli si amano: io li invidio.
--Oh il sentimentale, il sentimentale!--esclamarono duo o tre.
--L'amore è una bellissima cosa--disse Fulvio, con una convinzione
profonda.
--Che scoperta, perdio!--gridò il marito di Paola.
--Bisogna ammogliarsi--disse il maestro di musica.--Fulvio, guarda la
signora Paola e suo marito: bisogna ammogliarsi.
--Bisogna ammogliarsi--ripetette soavemente Paola.
--Bisogna morire--mormorò Fulvio.
Ma gli amici e le amiche rientravano nel salone: si combinava, per la
sera seguente, una gita per mare, con due barchette, con musica. Non era
meglio aspettare che venisse la luna? Ma no, le gite con la luna sono
volgari, non si ha paura di nulla, ci si vede troppo chiaro: è meglio
andare nella notte, come la barchetta degli amanti. Questo dicevano le
signore: i signori proponevano di portare la cena. Sulla soglia della
porta, verso il terrazzo, Paola disse a Fulvio, da lontano:
--Siete anche voi della gita?
--No, no, sentite...--disse lui, con voce soffocata.
Ma ella non uscì sul terrazzo. Qualche signora parlava di andar via: ma
per trattenere gli invitati ancora un poco, Sofia si mise a cantare il
_waltzer_ dell'_Ombra_, nella _Dinorah_. La gente, in piedi, ascoltava:
ma la breve voce simpatica della fanciulla non arrivava a eseguire quei
trilli complicati, quelle risposte dell'eco. Sibbene ella cantava quel
_waltzer_ come se piangesse: e invero quella musica, che è il pianto di
una illusione, pareva un singulto di dolcissima follìa.
--Datemi il mio ventaglio--disse Paola, dolcemente, a Fulvio, che se ne
stava solo solo sul terrazzo.
--No, se non mi sentite--disse lui, tenendosi il ventaglio stretto alle
labbra.
--Datemi il mio ventaglio--ripetette ella, con fermezza e con dolcezza.
--Sentitemi, sentitemi, ve ne scongiuro, è una cosa gravissima....
Paola non gli dette più retta, rientrò nel salone: ora il cameriere
portava attorno dei bicchieri pieni di malaga dove un pezzo di ghiaccio
galleggiava, ed ella girava premurosa, sorridente, serena. Quando ebbe
compiuto il suo giro, naturalmente si rammentò dell'altro suo ospite che
stava solo, nell'ombra, sul terrazzo, fra la nerezza del cielo e quella
del mare.
--Datemi il ventaglio, amico.
--Sentitemi....--disse lui, ancora.
E la voce era così piena di dolore, che ella si arrestò. Nella sala,
adesso, con la nova allegria del vino, cantavano un coro napoletano.
Ella ascoltava le parole di Fulvio.
--Sentite. Io debbo parlarvi. Debbo dirvi delle cose gravissime. Non
m'interrompete, Paola, ve ne prego, Ascoltate: ho da dirvi, da dirvi,
tante cose. Ma le dico presto, non dubitate. Ora non posso dirle. Vi è
gente di là, gente felice: io sono infelicissimo, Paola, se voi non
ascoltate quello che ho a dirvi. Siate paziente, ve ne prego. Io soffro
assai. Voi non soffrite, lo so: ma siete assai compassionevole. Ho da
parlarvi, dunque. Dobbiamo esser soli. Sentite. Io non lascio questo
terrazzo. Chiudete la porta, crederanno che io sia andato via. Ve ne
prego, chiudetela. Vostro marito andrà a letto.... e io voglio parlarvi.
Aspetterò qui fuori, quanto vorrete. Quando egli dorme, venite.
--Non verrò--disse lei, soavemente.
--Sentite, Paola, io sono come in punto di morte. Di là cantano e
ridono: qui vi è un agonizzante.
--Io non verrò,--ripetette lei, senza turbarsi.
--Sentite ancora. Ve ne scongiuro, in nome della vostra coscienza di
donna onesta, per la vostra virtù di fanciulla e di sposa, per la vostra
dolcezza e per la vostra pietà, non mi negate quest'ultimo favore....
--Non verrò.
--Se non venite, io mi ammazzo, Paola.
Ella lo guardò un minuto secondo.
--Io mi ammazzo, Paola, se non venite. Siete una cristiana. Non
lascerete morire un uomo così.
--Verrò--disse lei.