Intorno alla necessità di ristaurare il porto di Piombino, che
tuttavia dura; e provvedimenti ministeriali censurati.
Io me ne stava seduto sopra un mortaio di bronzo napoleonico alla Stella
(la quale per parentesi non era la _Stella di Venere_, ma la fortezza
ove il 9 gennaio dalla salutifera incarnazione 1848 mi trasportarono),
e, quantunque non paresse, aspettava con impazienza la barca della
posta. Da gran tempo era trascorsa la ora consueta dello arrivo, e non
si vedeva: parevami il tempo buono e non sapeva persuadermi del ritardo.
Guardava il Fanalaio, e poi il Capo, e dal Capo riportava gli occhi sul
Fanalaio, ma egli non segnalava la barca. Finalmente ruppi il silenzio e
domandai al Fanalaio: o come avviene che non giunge la posta? Non soffia
favorevole il vento? — Soffia, rispose, ma, quando il mare è niente
grosso, nel Porto di Piombino non si entra nè si esce. — E da
Portoferraio? — Si entra e si esce con tutti l venti: cosa che piacque
poco anche al Diavolo onde depose il pensiero di farsi marinaro. — Se
invece fosse stato nel Porto di Piombino... — A questa ora il Diavolo
sarebbe Ammiraglio!
Simile discorso mi condusse, secondo mi persuade la mia natura curiosa,
a ricercare un po' sopra le ragioni del Porto di Piombino, ed ecco
quanto mi venne fatto trovare. Il Porto presente di Piombino pur troppo
offre le comodità celebrate dal Fanalaio, ma mezzo miglio lontano poco
più poco meno tirando verso levante si trova il Porto vecchio, che fu
Porto Pisano. Adesso è interrato, ma di leggieri si potrebbe affondare.
Il regio architetto Caprilli a cui venne ordinata la perizia fece
ascendere la spesa a L. 170,000 e il Principe l'approvò con Rescritto.
I Piombinesi reputarono avere toccato il cielo col dito, ma ebbero a
sperimentare la verità del proverbio che tra il detto e il fatto corre
un bel tratto; e di vero continuano a possedere lo egregio porto, ove e
d'onde anche in tempo buono non può entrare nè uscire una barca.
Questa impresa meriterà la grave attenzione delle Camere come
urgentissima, poichè Portovecchio essendo posto nel Canale di Piombino
presenta opportuno ricovero ai bastimenti che vanno a caricare alla
Torre del sale, a Follonica, a Torre mozza, a San Vincenzo e a Bibbona,
e comodo rilascio alle navi che veleggiano per levante quando
imperversando il vento mezzogiorno-ponente non possono proseguire il
cammino a ponente nè a levante, nè ripararsi a Longone, nè a
Portoferraio.
A dimostrare la importanza di cotesto porto, basti sapere che i Genovesi
assumevano la spesa dello affondamento a patto di averne la privativa
per 20 anni: pretensione smoderata, che non poteva concedersi
ragionevolmente (il che non toglie per parentesi che in Toscana non si
concedesse), e come a Dio piacque non lo fu. Tuttavolta Piombino ha il
porto ove non si entra, e donde non si esce a tempo buono, il
Portovecchio rimane interrato e non giova a Toscani, nè a Genovesi, nè a
nessuno.
Altre volte dimostrai la inanità delle strade ferrate per la Maremma
paralelle al mare: queste dichiarai impossibili nonostante lo
schiamazzo, il frastuono e il brulichio degl'interessati a smentirmi.
Più riposato consiglio mi dava ragione. I provvedimenti in quanto a
strade per promovere la prosperità delle Maremme consistono nel
praticare strade perpendicolari al lido, e quivi erigere porti comodi e
sicuri. Insomma stringere gl'interessi e i commerci della Maremma con
Livorno. All'opposto il Ministero Toscano ogni dì più s'ingegna a
segregare Maremma da Livorno, e ciò si manifesta dalla Legge 9 marzo
1848 che toglie Guardistallo, Montescudaio, Casale, Bibbona e tutto il
Vicariato di Rosignano dalla giurisdizione del Tribunale di Livorno,
allontanandone così gl'interessi, le cause di frequenza e le occasioni
di concertare negozi. — Per fare così male come il Ministero toscano, ma
per Dio santissimo bisogna avere proprio sortito dalla natura un genio a
posta!!!