Questo marito è stato sempre un prezioso zimbello tra le mani dei
romanzieri e degli scrittori di commedie. Anche il sommo Balzac
lo classificava tra i _predestinati_.
Lo scienziato dell'antico stampo va però scomparendo od è già
scomparso; e l'antropologo fra pochi anni, nel metterlo a
catalogo nel suo _Sistema hominis_ dovrà scrivergli accanto le
parole: _specie estinta_.
Era un uomo spesso sudicio, quasi sempre distratto, che non si
occupava d'altro che dei suoi insetti o delle sue piante, del suo
laboratorio o delle sue medaglie, e per lui il resto del mondo
non esisteva.
Prendeva moglie per igiene o per avere chi badasse alla sua casa
e credeva come in un dogma, che la moglie dovesse esser fedele al
marito, quando questi non le era infedele.
Uomo felice, se mai ve n'era uno, non faceva però felici quelli
che vivevano con lui. Istrumento monocorde e che suonava una sola
nota, non poteva mettersi in nessuna orchestra, neppure nel più
modesto terzetto.
Oggi si coltiva la scienza senza dimenticare che si è uomini, e
che l'essere membri della società umana ci impone il dovere di
essere puliti, cortesi con tutti, galanti colle signore.
Si può oggi essere membri di molte accademie senz'esser noiosi;
si può avere una cattedra delle più alte o delle meno popolari
della scienza senz'esser pedanti. Si può misurar le antenne di un
insetto o la lunghezza di un microbo, misurare gli angoli di un
cristallo o il diametro del sole, senza credere che il mondo
finisca nel breve giro dei nostri studii.
La vita moderna ha per carattere principalissimo di dilagar per
ogni verso, in alto, in basso, a destra, a sinistra; nell'angolo
più oscuro e nelle miniere più profonde. Dovunque respira un uomo
o sospira una donna il pensiero di tutti penetra e s'infiltra, e
nessuno può fuggire a quella corrente, che circola lungo i fili
telegrafici di tutto il mondo, che vibra in ogni pagina di libro
o di giornale.
Si son strappate tante siepi; si son rotte tante dighe, che oggi
riesce impossibile ad un uomo di esser solo e di vivere della
sola propria vita. Ognuno di noi vive in tutti e un po' di tutti
vive in noi.
Un filosofo antico avrebbe desiderato che le case fossero tutte
di vetro, perchè nulla sfuggisse della vita privata. Noi abbiam
fatto qualcosa di più e di meglio, sorpassando di molto il suo
sogno. Noi abbiam fatto penetrare nelle case di tutti la vita
dell'umana famiglia, e senza distruggere l'individuo, ne abbiam
fatto un membro vivo e palpitante di tutto l'organismo umano.
È per tutte queste cose, che lo scienziato può essere anche un
ottimo marito. Anzi lo è spesso e più facilmente dell'artista e
del letterato.
I suoi studii sono spesso aridi e sterili. S'egli non è un Newton
o un Lavoisier, un Linneo o un Darwin (e di questi basta che un
secolo ne abbia uno), il frutto del lungo e sudato lavoro è molto
scarso.
Guai se lo scienziato non avesse in sè una passione ardente,
insaziabile del vero; se si scoraggiasse del tanto cammino
percorso senza trovar nulla e della triste e frequente necessità
di tornare addietro e rifare la via. Guai a lui se non amasse i
suoi insetti, le sue piante, le sue medaglie come suoi amici e
quasi consanguinei. Noi non avremmo nessun scienziato in questo
mondo!
Per tutte queste ragioni però, quando egli ritorna a casa dal suo
museo o dal suo laboratorio, è avido di tenerezze, di poesia; di
qualcosa di profumato e di giocondo, che lo riposi dal lungo
travaglio e lo porti in un nuovo mondo.
E questo gli è dato dalla dolce compagna, dai bambini chiassoni e
ridenti.
Il marito scienziato è anche tra i più fedeli, non avendo tempo
che basti e coraggio che valga per cercare il peccato.