CAPITOLO SECONDO.

_Libri e fantasmi.--Sogni e realtà._

Quella notte era passata e dopo quella molte e molte altre, ma

Emma non era più la fanciulla lieta, spensierata, vagabonda di

prima.

Non giuocava più al cerchio in giardino, non saltava più per le

camere, non cantava, nè canterellava più.

Il pianoforte non era più aperto che all'ora della lezione, e

rarissime volte l'apriva di tarda sera, quando era sola e per

suonare le cose più tristi del Chopin.

Compariva a un tratto davanti alla mamma dopo essersi rinchiusa

per ore nella sua camera e aveva gli occhi rossi....

E la mamma:

--Ma che hai, figliuccia mia? Tu hai pianto.

--No, mamma, ma perchè piangere? Io son felice...--e poi, quasi

spaventata di queste parole, rideva piangendo e si asciugava gli

occhi, girando sopra sè stessa e agitandosi:

--Sono i nervi, sono i nervi.... Ho sempre canzonato le mie

amiche maggiori di me di qualche anno, quando mi dicevano di

averli, ed ora, ora li ho anch'io.... Mamma, perdonami....

--Ma non ho nulla, mia cara, mio tesoro, da perdonarti,--e

l'attirava a sè collo sguardo, colle braccia e se la stringeva

al cuore.

E allora piangevano ridendo tutte e due e la burrasca era

finita; ma la mamma confidava al babbo (che era uno dei medici

più sapienti e più celebri della città) le ansie che le davano i

nuovi turbamenti di Emma.

Il medico babbo alzava le spalle e crollava il capo ridendo:

--Sono gli _isterismi della pubertà_.

Due brutte parole, che sanno di clinica e di anatomia in una

volta sola, con cui noi altri medici giudichiamo brutalmente

tutta una rivoluzione fisica, morale, intellettuale, che

trasforma una fanciulla in una donna; tutto un poema di virtù

nuove e di nuovi vizi; di impeti passionati e di languori

ineffabili, di desiderii senza forma, e di amori senza amanti;

tutto un caos incomposto, titanico, che domanda al cielo un

creatore, agli angeli una voce che dica: tu sarai una madre; o

all'inferno un grido, che esclami; tu sarai un demonio.

*

* *

Emma leggeva molto, leggeva sempre, ma dal giorno in cui aveva

veduto baciarsi quei due alla stazione, i libri prediletti non

eran più quelli di prima o in questi cercava altre pagine.

Leggeva e rileggeva il Petrarca, e di questi soprattutto i

sonetti d'amore. Nel Tasso gustava gli amori di Tancredi e di

Clorinda. Adorava Paolo e Virginia, ma avrebbe voluto un Paolo

ancor più innamorato e una Virginia più eroica.

Del Dante non leggeva più che il Canto V. L'aveva tanto letto,

che lo sapeva tutto a memoria, ma preferiva rileggerlo,

parendole allora di assistere alla scena del grande peccato.

Ed essa stessa credeva di peccare, leggendo quelle pagine

immortali; e al verso

L'arte di prender marito · 第 10 / 60 题