Oggi è dunque giornata di messe. Maturata dalla continua tragedia del
largo, e fecondata dalla gelida oscurità della notte piuttosto che
dalla calda luce del giorno, essa giunge in briciole disposte su di uno
stesso livello: scure e lucide briciole che il sole ci rivela subito.
Le correnti adriatiche favoriscono molto, in tal senso, questa località
di guerra. E il corso d'acqua che lambisce le isole Dalmate, il
Quarnero, l'Istria, le foci dell'Isonzo, del Tagliamento, del Piave e
del Po, giro perenne dall'Austria all'Italia, raccoglie tutti i detriti
marittimi della nostra delenda nemica, tutto ciò che Fiume, Pola,
Trieste rigettano: e ce lo fa rifluire qui, su questa sabbia.
I miei marinai, mietitori e spigolatori assai abili, son già distesi
in catena avanti alle batterie, denudati nelle gambe e muniti di ogni
specie d'ordigno che la loro esperienza ha foggiato.
E sguazzano e si divertono un mondo a questa pesca di guerra, l'unica
che oggi questo mare deserto, triste, abbandonato, dia. — Più forte fu
la bufera e più proficuo il raccolto sarà: avremo più mine strappate
dai loro ormeggi, più rottami d'aereoplani, più detriti, più Austria e
forse avremo qualcuna di quelle cose scure, floscie, irriconoscibili,
lentamente rivoltate dalle onde come per una vita fittizia, che
sconosciute madri già piangono in qualche angolo della terra.
V'è chi è incaricato di redigere come una specie d'inventario macabro,
diviso in due colonne brevemente intitolate A. e I.
Tutta la raccolta delle cose rimaste impigliate stanotte tra gli
arbusti di là della sabbia, è già ordinatamente elencata. La lista
della colonna I è aperta da un elmetto da aviatore, «slacciato nel
sottogola». L'uomo, un capitano di cui è visibile il nome nell'interno
della cupola, è dunque caduto vivo. — Dove? Come? Quant'ansia umana
fervette in questo vuoto involucro che ha galleggiato fin qui, muto
messaggiero di catastrofe!... Ora due piccoli granchi spauriti, vi si
rincorrono lungo la fascia interna di cuoio flaccido...
Seguono mine. — Peuh! È un prodotto solito. — Quest'acqua deserta dove
nulla apparisce, ne coltiva a migliaia nel suo seno; e la tempesta
gliene squassa ogni tanto un po', scegliendole tra le più vecchie
e incrostate, come da un orto a rovescio, mandandole «su». Gli orti
nostri e nemici si confondono ormai ed il prodotto è frammisto. Mine
nostre e loro vengono alla deriva insieme, affratellate dal capriccio
del mare. — Sembrano immense, sulla sabbia; e quando le abili mani dei
marinai con poche precise ma pericolose manovre le rendono innocue,
esse continuano a conservare la loro aria stupita di cetacei in
secco che non tentarono mai far male a chicchessia, e vennero sempre
calunniati da tutti.
Vien poi un'intestazione generica: _Diversi_. Ed essa comprende
tutte quelle cose flaccide, corrose dal terribile acido del mare, che
sembrano consistenti alla vista, ma non appena toccate si sgretolano. —
Tele, assi, casse sventrate, calzature aperte, brandelli di indumenti
cosparsi di fili d'alga e d'erbe di laguna, brillanti al sole per
piccoli cristalli di sale... Sicuro: «Diversi»; e non è possibile dar
altro nome concreto a ciò che il mare ha masticato...
La colonna _A_ è più lunga. Pola ha inviato qui una quantità di
cassette vuote, quasi tutte indirizzate ai marinai della squadra
nemica: cassette da indumenti o da commestibili, provenienti dai più
opposti punti dello sdrucibile impero. Karl Kenz ha avuto dei fichi:
Hanz Guttlassen ha ricevuto molta biancheria: Luitpold Heberlein,
un piccolissimo dolce... Gazzarra, laggiù, incontro a noi! la buona
quiete di «dentro le reti d'acciaio» dove s'aspetta, s'aspetta il gran
giorno... Ecco invece qualcuno di «fuori reti» che ha lasciato la vita
nell'aperto mare. Ce lo dice un berretto da marinaio col nome di una
silurante nemica che non tornerà più in porto e di cui sappiamo la
fine. Due salvagenti ancora ben rossi e qualche cintura di salvataggio
dal sughero ancora ben compatto, aggiungono alla svelta alcune frasi
incisive alla tragedia svoltasi da poco.
E c'è poi, un oggetto raro: un tubo di latta impermeabilmente tappato,
poco più lungo d'un palmo, e del diametro d'un comune orologio da
tasca. È il messaggio d'un velivolo austriaco lanciato alla sua
silurante di scorta durante una delle tante bestiali incursioni sulle
nostre coste. «Andate nel punto tale, subito: troverete l'apparecchio
K... che ha bisogno di rimorchio...» Un ferito da noi, abbattutosi al
largo.
Quante cose ci racconta quest'acqua, quando parla a bassa voce! Basta
saperla interrogare e non aver ritegno a rovistare tra cose morte.