Il loro computo è fatto: son «circa 45 tonnellate», come dice il
Direttore di macchina a proposito della maggiore immersione della nave.
Ma siamo in dubbio se il peso medio assegnato ad ogni uomo sia giusto:
quaranta o cinquanta chilogrammi? Teniamoci bassi; nessuno di noi sa
quale sia il peso medio di uno scheletro.
Ma è necessario troncare il dibattito.
La nave è già piena nelle stive e nei ponti: tanto, che per noi di
bordo non c'è altro rifugio che lo «spar-deck» e la plancia, dove alla
lebbra è proibito salire. Dunque partiamo.
Austria, al tuo destino!
Con improvvisati steccati, con sentinelle, si riesce a mantener sgombri
quei punti dove è necessario lasciar libero giuoco ai macchinari per
la manovra. E visti dal palco di comando appariscono ben strani questi
spazi vuoti, scavati nel fitto della massa umana!...
— Pronti a prora?
— Pronti.
— Vira all'àncora.
E la catena dell'àncora stride, come se l'argano le facesse male.
Ma che cosa avviene?... Non so: non riesco a rendermene conto... Gli
ufficiali che sono sulla plancia si guardano tra loro allibiti. Ma, per
Bacco! che cosa avviene a prora? S'è levato da laggiù un urlo complesso
e raccapricciante che costringe il nostromo ad alzar le braccia con un
gesto quasi disperato per farci comprendere che l'àncora ha lasciato il
fondo. Ogni rumore, ogni voce, sormonta questo urlo che non ha niente
di umano. E contemporaneamente, come da un palco privilegiato per uno
spettacolo di insorpassabile orrore, noi, pur essendo desti, assistiamo
a qualchecosa che ricorderemo come un sogno delle nostre febbri.
Signore! troppo tu ci punisci per averci creati... Laggiù è un monte di
corpi improvvisamente impazziti, freneticamente stretti, avviticchiati,
urlanti... e da principio non altro può distinguersi; ma nelle maree,
nei risucchi della massa, compressa dai fianchi della nave, dalle
palizzate e dai cannoni, si delineano come dei centri: centri di lotte
forsennate combattute a morsi, a unghiate, a colpi bestiali. E poi,
dove è possibile fissar la vista, particolari orrendi si precisano:
una bocca incastrata in una gola, braccia che percuotono ripetutamente
su teste bendate, con l'insistenza atroce dei colpi di becco del
gallo che ha vinto, mani ficcate nei volti nella posizione d'afferrare
un teschio, moncherini ritorti, dorsi denudati dai brandelli che li
coprivano, teste scosse per i capelli, corpi orizzontali pestati come
si pesta la vipera dopo il morso...
Penetrare in quella massa è impossibile: non si districano i grovigli
dei vermi o delle serpi. Invano le sentinelle ficcano qua e là i calci
dei fucili e interpongono a leva le baionette: è inutile che graduati
s'affannino a separare i gruppi rotolati al margine, come macigni di
montagna in subbuglio tellurico... L'acqua! i getti d'acqua come ai
pazzi furiosi! Su! Le pompe di lavaggio in moto! Acqua sui fomiti,
come negli incendi. Acqua! rovistando nei meati di membra, sugli
aggrovigliamenti più densi, su bende, su sangue, su tutto e a tutta
forza...
Infatti sei bianchi getti, resi miracolosi dal ghiaccio di febbraio,
soffocano a poco a poco la bufera demoniaca e, come acqua santa, la
spengono. Ritorna istantaneamente l'immobilità e il silenzio.
Un ufficiale vien sulla plancia trafelato.
— Ma dunque? — gli vien chiesto.
— Si era cominciata la distribuzione dei ranci, Comandante... Ma ai
primi pani dati... — E un suo gesto verso la massa completa la frase.
Ho compreso. E subito viene elaborato un piano perchè la scena non si
rinnovi. La distribuzione del pranzo verrà fatta fuori della massa,
clandestinamente. I prigionieri verranno chiamati uno alla volta e
ricevuto il loro cibo, non saranno più mescolati con gli altri. Marinai
armati regoleranno il flusso: un ufficiale sorveglierà. Ogni volta si
procederà così. Precauzioni come per pasti di belve... Ma il nutrire
costoro è ben pericoloso, e non possiamo usare forcine di ferro, noi.
— Le due macchine avanti! — A sinistra la barra!
E il Ponente, che già soffiava forte, ora comincia a muggire tra i
sartiami perchè la nave gli corre contro. L'arco di mare tra Capo
Linguetta e l'isola di Saseno s'allarga, irto d'onde e di schiuma.
E intanto cinque o sei corpi esanimi son portati giù. Ve n'è anche uno
piccolo: Boris. Forse sarà inutile preparare le loro razioni...
Ah! Noi siamo la generazione chiamata a scontar tutte le colpe della
natura umana. La presente strage sarà punto d'arrivo della vecchia
storia e di partenza della nuova: avvenimento unico come il diluvio
universale, si chiamerà forse diluvio di sangue. Ma dalla sofferenza
nostra dovrà nascere qualche cosa di migliore e di diverso: dal
cataclisma che ci distrugge, razze sorgeranno che non somiglieranno a
noi, perchè dal ribrezzo del ricordo nostro, dalla vista della terra
ereditata da loro lorda di sangue e semidistrutta, noi saremo da loro
maledetti.