E IL SUO INGEGNO CRITICO

Di recente in Francia un dramma del signor Ponsard ha subitamente

rialzata la fama di Galileo, che giacevasi ancora dei colpi datile, or

fa qualche anno, dall'Arago. Oggi colà è un gran parlare e discutere

sopra di lui, la sua vita, l'ingegno, l'opere sue, con quel misto

di entusiasmo devoto e di protezione, di dotto acume e di leggerezza

elegante, che i francesi mettono in ogni cosa. Capricci della gloria!

dirà qualcuno: ma intanto a noi giova osservare come la grandezza vera

abbia essa sola questo privilegio di fare rinascere, a certi intervalli

di tempo, un periodo ove gli animi sono tratti ad occuparsi di lei

come di cosa nuova, a rimettere in campo, quasi per amor suo, antiche

questioni, ad agitarle con energia appassionata come se fossero sorte

ieri.

Altra causa speciale concorre a tener viva la fama e lo studio di

Galileo. Tutti sentono che con lui e per lui s'apre una grande epoca

nella scienza universale: non è dunque solo questa o quella classe

di dotti, che intende l'importanza dell'opera sua. Uno storico della

filosofia infatti, omettendo oggi di parlare a lungo di Galileo,

lascierebbe non minore lacuna nella sua opera, d'uno storico della

astronomia o della fisica, che peccassero d'uguale omissione. Anzi io

penso che con qualche scoperta di meno (e delle sue più importanti)

egli non sarebbe meno grande nè per avventura meno celebre, venendogli

e grandezza e celebrità massimamente da un titolo universale, che

trascende ogni altro ordine del merito nella scienza. M'affretto

ad aggiungere che questo titolo risiede _nella potenza dell'ingegno

critico_, che Galileo ebbe più d'ogni altro nel suo tempo, e come pochi

altri in tutta la storia dello scibile umano.

Anzi tutto badiamo d'intenderci sui termini. Ciò che inizia e dà forma

ad un'epoca scientifica o artistica è quasi sempre la critica della

scienza o dell'arte contemporanea ed anteriore. Così l'età di Socrate

esordisce colla critica de' Sofisti, l'età del Rinascimento colla

critica dell'autorità e delle forme medioevali. Studiando adunque

nella storia della scienza un periodo di movimenti innovatori bisogna

anzi tutto tener d'occhio l'attività dell'ingegno critico e i modi coi

quali si fa strada di mezzo al rimescolio delle opinioni cozzanti,

e vedere le varie parti che assume, nel distruggere prima, poi nel

ricostruire d'antichi e nuovi elementi l'epoca, che per lui s'inaugura.

Distinguiamo pertanto due ordini d'ingegni critici, rispondenti

alla duplice maniera di critica che dà fuori e si esercita sopra il

contenuto della scienza anteriore e contemporanea. La prima maniera

considera i fatti particolari senza volere o potere ascendere alle loro

più riposte sorgenti; anzi per tale ignoranza turbando spesso l'ordine

scientifico e la verità storica, pretende universaleggiare questi

fatti e li scambia, essi effetti, colle veraci ed alte loro cagioni.

È questa la critica addottrinata, paziente, minuziosa, sottile, che

si intende e si usa comunemente dagli ingegni mezzani, non senza

profitto grande, a dir vero, finchè essi si rimangano ne' cerchi minori

dello scibile, o meglio ancora, quando si associno all'opera degli

ingegni eminenti e loro sgombrino la via degli impacci volgari o loro

traducano ad applicazioni scienziali e pratiche le somme cogitazioni

e discoperte. — Ed ecco che siamo venuti di conserva tratteggiando

alcune qualità di tali ingegni eminenti: ma ciò veramente che fa il

loro nerbo principale e li leva sulla comune, si è la potenza superiore

della facoltà critica colla quale scrutando e giudicando la scienza

anteriore e contemporanea, non solo ne rilevano i difetti parziali, ma

sanno cogliere ciò che havvi di fondamentalmente difettivo in essa.

Per tal modo gli ingegni mezzani correggono più che altro la forma:

gli eminenti rimutano la sostanza, e da essa si versano ai corollari

estrinseci, facendo correre un nuovo alito di vita fecondatrice per

tutto l'albero enciclopedico.

L'epoca del Rinascimento scientifico, che fu massimamente italiano,

s'apre e si chiude con una falange numerosa di fortissimi ingegni:

l'Aconzio, Leonardo da Vinci, il Porta, Telesio, Bruno, Campanella,

Bacone da Verulamio, Cartesio e parecchi altri. Su tutti questi

giganteggia, a nostro avviso, la figura di Galileo Galilei, perchè egli

solo fra tutti questi possedeva in grado eminente l'ingegno critico

per cogliere la vera magagna della scienza vecchia, e v'aggiungeva

acutissima l'attività sperimentale e l'energia inventiva per inaugurare

la scienza nuova. Vediamo nella storia come questa massima trovi

conferma.

Teste quadre · 第 6 / 41 题