Divenni furente! La vista di tutti quegli U disposti in questa guisa,
collocati con questa gradazione tremenda, mi trasse di senno. Sentii
salirmi il sangue alle tempia, sconvolgersi la mia ragione.... Corsi
alla scuola; ed afferrato alla gola uno de' miei compagni, l'avrei per
fermo soffocato, se non mi fosse stato tolto di mano.
Era la prima colpa a cui mi trascinava quella vocale!
Mi fu impedito di continuare i miei studii.
Allora incominciai a vivere da solo, a pensare, a meditare, ad operare
da solo. Entrai in una nuova sfera di osservazioni, in una sfera più
elevata, più attiva: studiai i rapporti che legavano ai destini
dell'umanità questa lettera fatale; ne trovai tutte le fila, ne scopersi
tutte le cause, ne indovinai tutte le leggi; e scrissi ed elaborai, in
cinque lunghi anni di fatica, un lavoro voluminoso, nel quale mi
proponeva di dimostrare come tutte le umane calamità non procedessero da
altre cause che dall'esistenza dell'U, e dall'uso che ne facciamo nella
scritturazione e nel linguaggio; e come fosse possibile il sopprimerlo,
e rimediare, e prevenire i mali che ci minaccia.
Lo credereste? non trovai mezzo di dare alla luce la mia opera. La
società ricusava da me quel rimedio che solo poteva ancora guarirla.
A venti anni mi accesi d'amore per una fanciulla, e ne fui riamato.
Essa era divinamente buona, divinamente bella: ci amammo al solo
vederci; e quando potei parlarle, le chiesi:
--Come vi chiamate?
--_Ulrica!_
--_Ulrica!_ U. Un U! Era una cosa orribile. Come sottomettermi alla
violenza atroce, continua di quella vocale? Il mio amore era tutto per
me, ma nondimeno trovai la forza di rinunziarvi. Abbandonai _Ulrica_.
Tentai di guarirmi con un altro affetto. Diedi il mio cuore ad un altra
fanciulla. Lo credereste? Seppi più tardi che si chiamava _Giulia_. Mi
divisi anche da quella.
Ebbi un terzo amore. L'esperienza mi aveva reso cauto: m'informai del
suo nome prima di darle il mio cuore.
Si chiamava _Annetta_. Finalmente! Apparecchiammo per le nozze, tutto
era combinato, stabilito, allorchè, nell'esaminare il suo certificato di
nascita, scopersi con orrore che il suo nome di _Annetta_, non era che
un vezzeggiativo, un abbreviativo di _Susanna_, _Susannetta_, e oltre
ciò--inorridite! aveva cinque altri nomi di battesimo: _Postumia_,
_Uria_, _Umberta_, _Giuditta_ e _Lucia_.
Immaginate se io mi sentissi rabbrividire nel leggere quei
nomi!--lacerai sull'istante il contratto nuziale, rinfacciai a quel
mostro di perfidia il suo tradimento feroce, e mi allontanai per sempre
da quella casa. Il cielo mi aveva ancora salvato.
Ma ohimè! io non poteva più amare, la mia affettività era esaurita,
prostrata da tanti esperimenti terribili. Il caso mi condusse ad
_Ulrica_; le memorie del mio primo amore si ridestarono, la mia passione
si raccese più viva.... Volli rinunciare ancora al suo affetto, alla
felicità che mi riprometteva da questo affetto.... ma non ne ebbi la
forza--ci sposammo.
Da quell'istante incominciò la mia lotta.
Io non poteva tollerare che essa portasse un U nel suo nome, non poteva
chiamarla con quella parola. Mia moglie!... la mia compagna, la donna
amata da me.... portare un U nel suo nome!... Essa che aveva già fatto
un acquisto così tremendo nel mio, perchè io pure ne aveva uno nel mio
casato!
Era impossibile!
Un giorno le dissi:
--Mia buona amica, vedi quanto quest'U è terribile! rinunciavi, abbrevia
o muta il tuo nome!... te ne scongiuro!
Essa non rispose, e sorrise.
Un'altra volta le dissi:
--_Ulrica_, il tuo nome mi è insopportabile.... esso mi fa male.... esso
mi uccide! Rinunciavi.
Mia moglie sorrideva ancora, l'ingrata! sorrideva!...
Una notte mi sentii invaso da non so qual furore: aveva avuto un sogno
affannoso.... Un U gigantesco postosi sul mio petto mi abbracciava colle
sue aste immense, flessuose.... mi stringeva.... mi opprimeva, mi
opprimeva.... Io balzai furioso dal letto: afferrai la grossa canna di
giunco, corsi da un notajo, e gli dissi:
--Venite, venite meco sull'istante a redigere un atto formale di
rinuncia....
Quel miserabile si opponeva. Lo trascinai meco, lo trascinai al letto di
mia moglie.
Essa dormiva; io la svegliai aspramente e le dissi:
--_Ulrica_, rinuncia al tuo nome, all'U detestabile del tuo nome!
Mia moglie mi guardava fissamente, e taceva.
--Rinuncia, io le replicai con voce terribile, rinuncia a quell'U....
rinuncia al tuo nome abborrito!!...
Essa mi guardava ancora, e taceva!
Il suo silenzio, il suo rifiuto mi trassero di senno: mi avventai sopra
di lei, e la percossi col mio bastone.
Fui arrestato, e chiamato a render conto di questa violenza.
I giudici assolvendomi, mi condannarono ad una pena più atroce, alla
detenzione in questo Ospizio di pazzi.
Io pazzo! Sciagurati! Pazzo! perchè ho scoperto il segreto dei loro
destini! dell'avversità dei loro destini! perchè ho tentato di
migliorarli?.... Ingrati!
Sì, io sento che questa ingratitudine mi ucciderà: lasciato qui solo,
inerme! faccia a faccia col mio nemico, con questo U detestato che io
vedo ogni ora, ogni istante, nel sonno, nella veglia, in tutti gli
oggetti che mi circondano, sento che dovrò finalmente soccombere.
Sia.
Non temo la morte: l'affretto come il termine unico de' miei mali.
Sarei stato felice se avessi potuto beneficare l'umanità persuadendola a
sopprimere quella vocale; se essa non avesse esistito mai, o se io non
ne avessi conosciuto i misteri.
Era stabilito altrimenti! Forse la mia sventura sarà un utile
ammaestramento agli uomini; forse il mio esempio li spronerà ad
imitarmi....
Che io lo speri!
Che la mia morte preceda di pochi giorni l'epoca della loro grande
emancipazione, dell'emancipazione dall'U, dell'emancipazione da questa
terribile vocale!!!
* * * * *
L'infelice che vergò queste linee, morì nel manicomio di Milano l'11
settembre 1865.