Abate di S. Benedetto di Foligno della Congregazione Cassinense.
All'Ill.mo e R.mo Mons.re Don Ferdinando Cesarini.
Che le parti principali, che compongono la gran Macchina dell'Universo,
Ill.mo e Rev.mo Sig.re, siano disposte ed ordinate fra di loro con
un ordine maraviglioso ed inscrutabile dallo intelletto umano, m'è
sempre parsa proposizione tanto vera che non abbia principio nessuno di
dubitazione, ed in necessaria conseguenza mi pare che segua, che ancora
qualsivoglia particolar Globo, e di questi che si rendono visibili
alli occhi nostri, ed anco di quelli, che, o per la gran lontananza da
noi, o per la piccola mole loro sfuggono la vista nostra, debba esser
composto di parti ordinatissime fra di loro nell'ottimo, ed eccellente
grado, non potendo mai essere un tutto ben disposto ed ordinato,
se le due parti non stiino ancora costituite in una ordinatissima
costituzione. E tanto mi pare che ricerchi la Grandezza, la Maestà e
infinita Sapienza e Potenza del Sovrano Artefice e Creatore. Talchè ben
possiamo con stupore esclamare: «Magnus Dominus Noster, et magna virtus
eius et sapientiæ eius non est numerus». È vero, come abbiamo detto,
che la cognizione nostra non può mai arrivare a comprendere questa
grande, et immensa macchina. Con tutto ciò possiamo manifestamente
apprendere e supporre per vere alcune cose più evidenti, con le quali
poi a poco a poco trapassiamo ad acquistare altre più recondite, ed
oscure conclusioni. La qual gradazione [car. 191 _verso_.] si osserva
in tutte quelle scienze, che sono state scoperte da sublimi e lucidi
intelletti umani.
Uno de' nobili campi di filosofare in questa materia fu proposto da
V. S. Ill.ma a' giorni passati nella solita conversazione, portando
il discorso intorno alle stupende proprietà della Calamita. Io allora
rappresentai solamente che Guglielmo Gilberti, illustre Filosofo
Inglese, con accuratissime diligenze e con molte osservazioni ed
esperienze esquisite aveva aperta una gran strada a questa veramente
mirabile Filosofia[19]: e feci menzione di alcuna di quelle
osservazioni come più principali. E perchè Ella mi comandò ch'io
dovessi in un particolar trattato spiegare quel ch'io aveva sopra di
ciò considerato, feci mia scusa allegando la gran difficoltà della
materia, la quale supera di gran lunga la mia debolezza, aggiungendo
il poco tempo che avevo impiegato in questa contemplazione; e di più
soggiunsi che, dopo il Gilberti, il sig. Galileo Galilei era penetrato
tanto avanti, che reputavo a me assolutamente impossibile arrivare a
tanta esatta notizia di così alte conclusioni, non che trapassarle.
Con tutto ciò, non ammettendo Ella la mia scusa, mi comandò con quella
autorità assoluta che tiene sopra di me, ch'io procurassi di distendere
in carta il mio pensiero. E pertanto, desiderando io obbedire in ogni
a me possibile maniera, inerendo, e seguitando le vestigie di quei
due Grand'Uomini, mi sforzerò obbedire in qualche parte, ancorchè
non sia per riuscirmi l'impresa; e mi contenterò d'aver sodisfatto
a' suoi cenni con dire se non tutto e bene, almeno qualche cosa ed
imperfettamente.
Riceva V. S. Ill.ma tutto dalla prontezza della mia devota servitù.
[car. 192 _recto_.] Conforme a quanto dissi in un altro mio discorso,
osservo che la debolezza del nostro Intelletto intorno alle cose
naturali, ed anco Geometriche, è tale che venendo noi interrogati
di qualsivoglia Problema, se vogliamo rispondere per verità, ed
aggiustatamente, non possiamo rispondere meglio che con un sincero
e schietto NON LO SO; aggiugnendo: ma quando fusse vera la tale,
ovvero la tale proposizione, in tal caso la cosa camminerebbe nel
tale ovvero nel tal modo; ed insomma la nostra risposta non può
essere assoluta, ma sibbene come si suole dire, _ex suppositione_.
Con un esempio geometrico dichiaro meglio il mio pensiero. Se io fossi
interrogato da un perito Geometra del modo ch'egli avesse tenuto per
quadrare una parabola, io risponderei bene rispondendo NON LO SO, ma
se tu avessi osservato uno delli due modi che insegnò Archimede, tu
avresti sodisfatto e risoluto il Problema; ovvero se tu avessi tenuta
la strada che mostra il signor Galileo, parimenti avresti sodisfatto
al quesito; ovvero se ti fussi valso della sottile invenzione del
Padre fra Bonaventura Cavalieri avresti ancora quadrata la Parabola,
e tutto questo potrei stabilire con le dimostrazioni di questi Grandi
Uomini. E perchè i modi di risolvere questi ed altri Problemi possono
essere moltissimi, e [car. 192 _verso_.] forse infiniti, io resterei
perplesso, nè potrei mai risolvermi determinatamente in elegger quello
del quale quel Geometra si fusse prevalso.
In simil maniera dovendo noi trattare delle proprietà della Calamita,
stimo necessario supporre prima qualche verità, dalla quale poi con
il discorso si venga a concludere il nostro intento; e sopratutto, per
sfuggire l'equivocazione, prima fermeremo alcune dichiarazioni di quei
termini de' quali noi ci dobbiamo servire nel nostro Discorso, sia
dunque la prima Diffinizione.
Diffinizione prima.
Unirsi due o più corpi insieme, i quali siano d'una stessa natura,
diremo quando di due, o di più corpi se ne farà uno solo il quale
rimanga della medesima natura che erano i primi due o più componenti.
Diffinizione seconda.
Corpo bene ordinato ed in sè stesso, ed in rispetto all'universo
chiameremo quello che avrà sempre le sue parti determinate a
corrispondere a determinate parti di se stesso, ed anco a determinate
parti dell'Universo. E veramente non pare che un corpo possa mai
esser ben ordinato nell'Universo, nè in se medesimo, ogni volta che
confusamente qualsivoglia parte sua stia in qualunque modo collocata,
dovendo l'ottimo ed altissimo grado di ordine essere un solo.