Armate il fucile e andiamo a vedere. —

Si aprirono il passo fra le piante che ingombravano l’isolotto e

giunsero ben presto presso una tettoia formata da pochi bastoni

incrociati alla meglio e coperta da uno strato di foglie di banano.

— Non vedo nessuno, — disse il marinaio.

Si avanzò tenendo la _gravatana_ all’altezza del mento per essere più

pronto a soffiarvi dentro e si cacciò sotto la tettoia.

Non vi era alcuno, ma il suo proprietario non doveva averla lasciata da

molto tempo, perchè in un canto, fra due sassi, si vedeva una pentola

che conteneva ancora dei tuberi quasi freschi e delle _cuie_, ossia dei

vasi formati con zucche, che sembravano pulite di recente.

Sospesa ad una traversa vi era un’amaca di grosso filo di cotone a

varie tinte che serviva da letto, poi dei vasi di terra porosa per

depurare l’acqua ed altri oggetti dei quali Alvaro ignorava l’uso.

— Prendiamone possesso, — disse il marinaio che pareva lietissimo di

quella scoperta.

— Dove sarà andato il suo proprietario? — chiese Alvaro.

— Si sarà recato a cacciare sulla riva.

— Chi può essere?

— Un Tupinambo, ne sono certo.

Solo le indiane di quella tribù sono capaci di filare queste belle e

comode amache.

— Uno dei vostri amici?

— Almeno lo suppongo.

— Che si sia rifugiato qui per sfuggire all’invasione degli Eimuri?

— Può darsi, signore. Se l’abitatore di questa bicocca è veramente

un Tupinambo possiamo essere ben lieti. Egli ci servirà di guida per

giungere al villaggio dei Tupy ed aiutarci validamente.

Ecco là della legna secca ed ecco qui il fornello. Prepariamoci

la colazione e uniamo al gatto questi tuberi che sono eccellenti a

mangiarsi. —

Accesero il fuoco e misero la pentola a bollire. Il gatto, già

scorticato e ben pulito fu fatto a pezzi e gettato dentro.

— To! — esclamò il marinaio che frugava le _cuie_ che erano numerose e

coperte da foglie. — L’indiano si divertiva.

— Che cosa avete scoperto?

— Una _cuia_ colma di _paricà_!

— Che cos’è?

— Una polvere assai inebbriante che gl’indiani estraggono dal seme

d’una pianta leguminosa, l’_inga_, e che aspirano attraverso due penne

d’avvoltoio.

— Ed a che cosa serve quella polvere?

— Fa diventare allegri come il buon vino. —

Ad un tratto mandò un grido di trionfo:

— Del tabacco! Era un bel pezzo che non ne fumavo!

— Del tabacco! — esclamò Alvaro che non capiva nulla.

— Ah! già, mi scordavo che in Europa non si sa ancora che cosa sia.

Mandiamo giù la colazione poi faremo una pipata, giacchè vedo che il

proprietario di questa tettoia ha una collezione di pipe. —

[Illustrazione: Diaz, senza preoccupazione, si avvicinò ad un

gruppo di cadaveri.... (CAP. XXVI).]

L'Uomo di Fuoco · 第 72 / 100 题