Come, stante le condizioni di Napoli, sia quella povera di oro e
argento.
Si come le condizioni che si dissero di Venezia si applicano a esito,
e si è declarato donde procede l'introito; cosí all'incontro le
condizioni di Napoli importano introito senza esito, e perciò bisogna
risolvere con difficultá perché non si ritrova né in tutto né in parte
detto introito, come è notorio: lo che è di maggior maraviglia della
prima. E, per risolverla, bisogna di necessitá una delle due
proposizioni esser falsa: o non concedere esito, o negare l'introito,
ché altrimenti implicarebbe contradizione. Quale difficultá generando
maraviglia a tutti, e non possendo risolverla detto De Santis d'altra
maniera, applicò al cambio alto il mancamento dell'introito e
l'accrescimento dell'esito. Della cui opinione si dirá nella seconda
parte, e allora si fará chiaro come con ragione vi sia questo in
Napoli, dechiarando donde procede il poco e nullo introito, dove corra
l'esito, senza che il cambio alto o basso sia in considerazione
alcuna.
E, volendo ritrovar la veritá, bisogna conoscere che certezza tengono
l'una e l'altra proposizione, e non fare supposizione di cosa non
certa e propria: si ha da conoscere la veritá dall'introito, il quale,
come si è detto di sopra, secondo l'opinione del detto De Santis,
dovria essere ogni anno da milioni cinque, dedutte le robbe che da
fuora vi bisognassero, la somma delle quali, secondo il suo parere,
può ascendere a ducati seicentomilia, e che l'entrate vendute a
forastieri importassero altretante, giaché si è concesso essere esito
di robbe fuora da milioni sei e piú: che, togliendone il predetto
milione e ducentomilia, che importa della robba che bisogna di fuora,
e l'entrate vendute, che si contraponeno per esito, ci dovria restare
ogni anno milioni cinquanta. E, perché, come si è detto, si è concesso
esservi esito di robbe di milioni sei per fuora, quali si pongono per
introito, non occorre disputare se sia o non vero, ma solamente se
effettivamente l'introito vi viene o, venendovi, bisogna ritrovar
l'esito. Perciò il tutto consiste: se è vero che non vi sia altro
esito, e se con effetto vi viene il denaro; ma, perché l'esito è di
altra quantitá della predetta somma (ché l'entrate e industrie di
forastieri, giunte con le robbe che vengono da fuora, superano di gran
lunga la quantitá predetta), seque che l'opinione predetta non sia
vera. Dal che resta resoluta la difficultá perché Napoli sia povera
d'oro e argento, ancorché vi sia esito di robbe per fuora Regno da
circa milioni sei l'anno.
E, per conoscere questo, bisogna avertire prima di che robbe tiene
bisogno Napoli da fuora, o siano necessarie o commode o dilettevoli
agli uomini di Regno, e considerar bene a che somma possano ascendere
e che con effetto ci vengono, perché bisogna necessariamente ponerle
per esito: altrimente non occorre ponere per introito le robbe che si
estraeno, ché saria giudicare una istessa cosa diversamente.
E, incomminciando, cosa chiara è che in Regno non vi è artificio di
lana per panni fini e il vestire vien da fuora (come confessa il detto
De Santis nel sesto effetto che dice dover far la pragmatica); e
(giudicando all'ingrosso), essendo il Regno da circa un milione di
fochi con li franchi e fraudati, facendosi il conto delle persone per
ogni foco e quanti possono vestir di panni fini, ché, oltre tutti
nobili e mercanti e cittadini ricchi, ogni artegiano mediocre tiene
vestiti almeno per le feste de detti panni, e vedasi a quanto ascende
un vestito e quanto dura: ché, volendo scandagliare bene, arrivará a
milioni tre; ma mi contento si ponga questo esito di panni meno di
milioni doi. E a questo vi si agiunga preti e fratri con monaci, quali
tutti la maggior parte vestono di panni da fuora, che importa alcuna
cosa. Sí che la somma, che si è detto, piú presto poca che soverchia
si può dire.
Oltre di questo, il Regno tiene di bisogno di tutte cose di speziarie,
dico delli principali semplici, come sono reubarbaro, agarico e altri
semplici, e d'alcune cose composte, come sono teriache, mitradi e
altre, quali quasi tutte vengano da Venezia.
Cosí ancora tutte cose aromatiche, come pepe, cannella, garofani, noci
moscate, zenzero, mirra, incenzo, storace, belzui e infinite altre.
Né meno tiene zuccari a sufficienza, ché, considerando, come si è
detto, la grandezza del Regno e il numero di dette cose (e in
particulare del pepe, che non vi è foco che sottosopra non ne consumi
circa mezzo ducato, e il simile di semplici di speziaria), e cosí fare
il conto a proporzione dell'altre cose, che forse ascenderá alla somma
delli panni o poco meno.
E si ha da considerare ancora che tutte robbe di drogherie, tanto
artificiali quanto naturali, tutte vengono da fuora, e la maggior
parte e tutte da Venezia, per essere, come si è detto, il Regno
poverissimo d'artifici, come sono il vetriolo, argento vivo, solimato,
cinabrio, antimonio, arsenio, orpimento, verderame, sale ammoniaco,
biacca, minio, tuzia, canfora, alume, verzini, e tutte cose bisognanti
a tintori, e tutti colori, con l'altre cose di drogherie, che sono in
numero grandissimo. E, si bene pare che di queste cose ogni poco
bastasse e che non vi bisognasse quantitá notabile, mentre a tutti non
son necessarie, ma a genti particulari, dico, oltre la maggior parte
delle cose predette e altre, servire per uso necessario d'arti, per le
quali servendo, stante la grandezza del Regno, la quantitá delle cose
è d'alcuna considerazione notabile. Ma ancora quelle, che non serveno
per arti né per cosa necessaria o commoda fuorché per capriccio,
stante la grandezza predetta del Regno, e la quantitá è ancora di
considerazione. Ché del solimato, quale principalmente non serve a
altro che a stroppiar il viso alle donne, se ne consuma alcuna parte
e, come si è detto, non serve a cosa alcuna, facendosi dunque il
computo e avendo risguardo alla grandezza del Regno, sará d'alcuna
quantitá che forse arrivaria a un milione.
E similmente in Regno non vi è miniera alcuna di metalli, fuorché di
ferro; né meno è sufficiente per il suo bisogno e da fuora ne viene
gran parte: cosí come viene tutta la rame, tutto il piombo e tutto il
stagno (che ognuno può discorrere, considerate le cose predette, la
quantitá che può importare, stante l'uso necessario di detti metalli,
particolarmente della rame e stagno, per l'uso dell'artegliarie e
campane, oltre l'uso di particulari); e cosí ancora vien da fuora
tutto l'ottone.
Di piú tiene bisogno di tutti libri per tutte scienzie e arti; ché, si
bene in Napoli vi sono stamparie, nientedimeno per questo particulare
è come non vi fussero, ché non si stampano detti libri, ma cose di
poco momento. E cosí ancora li bisogna tutta la materia di vetri.
E alle volte li bisogna frumento da fuora, come si sa questi anni
prossimi che non vi restôrno denari di peso, ché crebbe il loro valore
a dieci per cento. Né vi è carta a sufficienza.
E cosí ancora da fuora vengono tutte le tele sottili, come olandre,
orlette, cambraie, e ancora tele grosse. E cosí tutte l'armi, si bene
al presente si sia introdutto l'artificio d'archibusi, morrioni e
corsaletti, ma in poco. E cosí ancora, per la poca diligenza degli
abitatori, non solo delle cose predette e altre artificiali tengono
bisogno, ma vi son piú cose quali nascono in Regno, e, per non saperle
accommodare con l'artificio, bisogna farle venire da fuora e pagare
altretanto che vale la robba, come sono i zuccheri raffinati che si
dicono «di panetto», quali vengono da Venezia. E pur li zuccheri si
fanno in Regno, e in quello si fa l'impresa di cannameli. E sono di
tanta poca industria, che non si curano d'imparare l'artificio di
raffinarlo, e quelli fan venire da Venezia, pagandoli al doppio. E
cosí il bianchire la cera. E, se alcuna volta d'alcuni si è tentato
l'uno e l'altro artificio, è stato ad instigazione di forastieri: non
ha durato. E, se si volesse discorrere sopra tutte le cose che vengono
in Regno da fuora, e in particolare d'artifici, bisognaria un libro,
ché, quando per il sottile si volesse pesare, l'esito predetto si
contraponeria all'introito.
Ma mi voglio contentare che non si contraponga, e sia l'introito
d'alcuna parte di piú: bisogna per questa parte discorrere non solo
sopra l'entrate che tengono forastieri in Regno tanto con la Maestá
cattolica quanto con particulari privati, e loro robbe, insieme con
l'industrie che fanno in Regno, delle quali la maggior parte è in
potere di forastieri per la tanta negligenza o, per dir meglio,
trascuragine degli abitatori, quali non solo non vanno a fare
industrie nei paesi da fuora, ma nello loro istesso non le sanno fare
delle istesse loro robbe, con vederle a fare a forastieri. Dico dunque
che bisogna considerare tutte queste cose, poiché, tenendo denari in
Regno li forastieri d'entrate o d'industrie, non bisogna far venir
denari da fuora per estraere robba dal Regno, che con le medesime
entrate e industrie le comprano. E, si bene il detto De Santis afferma
questa quantitá non ascenda a summa di docati piú di seicentomilia
(che, si bene intendesse eccetto delle entrate sole e non di tutte le
cose predette, non occorre dir quanto si sia ingannato che di quelle
sole parlando, dico dell'entrate), non avertendo a quel che avea detto
in questo luoco, trattando dopo perché li forastieri non convertano le
terze in capitale, assegna la ragione che non vi è restata robba per
obbligarla, avendosi li forastieri sorbito il sangue de tutti
particulari di Regno, che non hanno piú vita. Concludasi dunque che,
considerando tutte le cose predette, se li forastieri volessero
estraere ed estraessero quanto potriano con li medesimi denari
d'entrate o industrie che hanno in Regno, arrivaria o supereria
l'introito o valuta delli milioni sei della robba che va fuora, tanto
maggiormente unendosi con la valuta della robba che li bisogna, che è
della quantitá predetta; e, tolto l'introito di detti milioni sei per
la robba che si estrae, non vi è causa alcuna che debbano venire
denari in Regno. Ma, perché li forastieri non impiegano
nell'estrazione delle robbe tutte loro entrate e industrie, e quelle
cercano d'impiegarci ancora, e loro torna commodo aver maggiori denari
in Regno per maggiormente possere impiegarli o in industrie o in
entrate, séguita che il Regno non remanga insin allora in tutto e per
tutto essausto di moneta. E con tutto ciò, se, secondo il tempo, dalla
Maestá cattolica o da particulari, per loro particulare interesse, per
la carestia grande della moneta, non fussero fatte venire alcune
quantitá di monete o argenti, saria pure le piú volte remasto essausto
in tutto e per tutto. E nell'anno passato particularmente, se da
particulari non si fussero fatte venire alcune poche quantitá e di
monete e d'argento in massa, giá si saria conosciuto da tutti quanto
estrema penuria vi fosse, e da alcuni si sa. Le quali somme, si bene
siano state piccole, sono parse grandissime e che abbino reparato alla
penuria del Regno: segno evidentissimo della gran povertá. Sí che da
quanto si è detto resta resolutissima la detta difficultá, come non si
ritrovino denari in Napoli a rispetto delle predette condizioni, anzi
esser maraviglia come ve ne sia quel poco che vi è; e che non lo
cambio alto o basso sia causa della penuria o della abbondanza, ma le
cause predette della penuria, alle quali bisogna ritrovare altro
remedio che del cambio predetto; del qual si dirá apieno nella seconda
e terza parte.
Circa la condizione della valuta alta della moneta, o oro o argento,
se è detto questa condizione non essere causa, ma possere essere
occasione, se con altre circonstanzie si disponga, né meno potente, e
in Regno non aver mai prodotto effetto alcuno di farlo abbondare: del
che si dirá nella terza parte. E il simile si dice della condizione
delle entrate alte, che è solamente occasione, e la prima da sé niente
produrre, o piú presto alcun danno, e l'ultima nel fine farlo
impoverire. L'altre condizioni risguardano conservazione e non
introito. E della condizione della proibizione della estrazione, se
sia espediente, si dirá nella terza parte. Resta dunque resolutissima
la difficultá perché, estraendosi ogni anno dal Regno la valuta di
detta somma, non vi sia mai moneta per rispetto di detto introito. E,
mentre non vi è moneta per rispetto di detto introito, séguita
necessariamente che nulla o poco ve ne potrá essere per altro
rispetto, giaché, come si è detto piú volte, mancano l'accidenti
communi in Regno, li quali potriano essere causa di farlo abbondare,
come l'altre parti, d'oro e argento; né meno vi sono miniere: sí che,
dandosi esito necessario per li denari che vi entrano per l'accidente
proprio della superabbondanzia della robba, e mancando tutte l'altre
cause che potriano fare abbondare, è di maraviglia come ve ne siano
quelli pochi che vi pareno d'essere, perché la medesima somma
apparisce diversamente in diversi luochi e pare altra, ed è la
medesima; dal che si sostenta il commerzio mediante li banchi, per
l'uso di pagarsi con cartelle, come si faria chiaro, se fusse ora il
proposito trattarne. Sí che non occorre altro per la resoluzione della
difficultá proposta: che in Napoli non siano o venghino denari.