Della impressione delle note su le monete.
Ora, quanto al porre ed imprimere su le monete nuove, e d'oro e
d'argento, le note del loro valore, della lega e di quante ne vadino
alla libra, dimostrate e descritte nel capitolo XXII, dico ch'io tengo
per fermo che non sará persona alcuna, di qualunque stato o grado
esser si voglia, ch'opponga, con dire non essere mai stato in uso il
cosí fare, overo che sará cosa di poca utilitade. E, se ciò fosse per
sorte da qualcuno allegato, fa di bisogno che costui consideri bene
quello che segue: cioè che, quando le dette note saranno cosí
impresse, verrá vietato il poter tosare le monete cosí d'oro come
d'argento, ed anco il far cerna o scelta delle alquanto grevi dalle
altre. Essendoché nel fare i pagamenti tutte le monete d'una medesima
sorte si potranno pesare a libra a libra, sí come ad ogni persona in
particolare sará lecito ciò fare per cagione di esse note; e, se le
monete non saranno in numero, secondo che dimostrerá la nota, sará
necessario aggiungere tante monete dell'istesso valore e lega, che
siano una libra giusta. E con quest'ordine resteranno fatti tutti li
pagamenti integri e perfetti, sí come ampiamente nel capitolo XXVIII
dall'autore è mostrato. Ed il simile si potrá fare di tutte le monete
sinora fatte, che tassate saranno nel modo e con l'ordine dimostrato e
descritto nella tavola a capitolo XLI.
E, se bene in tutte le zeche si è osservato il fare ogni sorte di
monete valutate con i suoi valori, e sotto le leghe e dei numeri alla
libra nei capitoli di esse zeche contenuti; nondimeno, stando fermi
gli ordini usati, cioè il cavare le mercedi delle fatture dal corpo
delle monete, non vi si possono imprimere le suddette note;
conciosiaché non corrisponderebbe poi la rata della bontá di esse
monete con il valore dato loro, ed in particolare nelle monete di
minori leghe e valori, come tutto ciò apertamente si vede nella tavola
fatta in essempio a capitolo XXXVII. E sapere si dee che ogni sorte di
monete, e d'oro e d'argento, e ciascuna di esse, debbe avere queste
notande qualitadi:
La prima è che siano fatte con real fondamento sopra l'uno per dodici
e dodici per uno, in quanto al peso, tra l'argento e l'oro, sí come è
detto.
La seconda, che il partimento di essi preciosi metalli sia fatto col
numero aritmetico sopra i loro dati valori, corrispondenti ad uno per
dodici e dodici per uno, per poter procedere in infinito senza rotti,
cosí nel fare le leghe delle monete come nel compartirli
proporzionalmente a moneta per moneta, e tanto nelle monete fine
quanto nelle basse, e cosí in quelle di maggiori come in quelle di
minori valori per le loro rate, affinché tutti i pagamenti si abbiano
poi a fare con sodisfazione perfetta.
La terza, che dalla giusta quantitá in peso del puro e del fino di
ciascuna moneta nasca il suo giusto e reale dato valore, e che dai
valori delle monete si conosca la quantitá in peso della bontade
intrinsica, fedelmente e veramente in esse posta.
Onde da queste quattro cosí regolate condizioni si può molto ben
conoscere che i danari con gli ordini del _Discorso_ fatti, per avere
la loro vera origine, il principio e la regola dalla naturale
filosofia e dall'infallibile aritmetica (come di ciò ne viene anco
acennato dal magno Cassiodoro nel capitolo che incomincia «_Licet
universis populis_», ecc. e nel capitolo «_Omnis quidem utilitas
publica_», ecc., giá dal detto autore nel _Discorso_ allegati),
riusciranno e saranno dei loro reali ed integri dati valori; e che
serviranno non solo per uso publico e commune degli uomini in far
pagamenti, ma anco che serviranno e resteranno come medaglie a
perpetue memorie de' prencipi e delle republiche, che cosí li avranno
fatto fare ad onore e gloria loro. Cosa veramente nuova e molto degna,
che sará utilissima alle genti in universale, che apporterá
grandissima contentezza a tutti i prencipi, e dalla quale ne risulterá
perpetua quiete nel maneggio delli danari in tutto il mondo.