Breve discorso sopra le zeche in universale.
Essendosi nelli precedenti capitoli fatta menzione di molti ordini
particolari finora osservati nel far le monete cosí d'oro come
d'argento, mi par anco esser cosa convenevole, per modo di
replicazione, di nuovo trattarne in universale. Però dico che in zeca
alcuna, dal tempo che si sono cavate le fatture dal corpo o dosso
delle monete in qua, non si è mai lavorato, né meno si lavora se non
in disproporzione, o di qualche poco o di assai, in quanto alla real
forma ora proposta. E il piú delle volte si lavora con quegli ori ed
argenti o monete vantaggiose, che nelle istesse cittadi ove si fanno
le zeche esser si trovano, per far danari per uso delle proprie cittá,
i quali alle volte sono poi stati trasportati in altri luoghi e spesi
per maggiori valori di quelli ch'erano stati fatti; la qual cosa è di
molto utile ad alcuni particolari, ma di grandissimo danno a molti.
Laonde si dee molto ben considerare che il rimovere questo disordine
sará ottimo fatto; imperoché pare non esser cosa ragionevole che le
monete e d'oro e d'argento, levate di zeca dai superiori sotto i
valori da essi a dette monete dati, siano poi spese per alterati
valori incerti ed incogniti, i quali alle volte sono dati cosí da
alcuni particolari a molte sorti di monete, sotto titoli e sopranomi
da loro imaginati ed approbati. E cosí anco dal detto tempo in qua si
è lavorato e lavorasi in qualche disproporzione in generale da un
paese all'altro; onde ne segue, com'ho giá detto, che molte volte con
bandi de' prencipi i danari vengono calati di valore, non sapendo poi
i popoli se debbano pigliare o gli scudi o certe sorti di monete, con
loro gran danni, come di ciò è notorio quasi in tutta Italia ed in
altre province. E, stando le cose nell'essere che si trovano, non si
fará mai altro che fondere e rifondere oro ed argento coniato, per
riconiarlo in altre monete, con infinito consumamento di ferramenti,
rami e piombi per affinarlo, e carboni, cruggiolli e molte altre cose
simili, che sono tutte spese inutili e dannose, e che si leverebbono
via osservando gli ordini del _Discorso_. Conciosiaché di ogni
diecimila scudi, che in ciò si spendono, non si spenderebbe, per cosí
dire, un solo scudo nel far danari, perché non accaderebbe farli se
non una volta sola.