CAPITOLO XLIII

Breve discorso sopra le zeche in universale.

Essendosi nelli precedenti capitoli fatta menzione di molti ordini

particolari finora osservati nel far le monete cosí d'oro come

d'argento, mi par anco esser cosa convenevole, per modo di

replicazione, di nuovo trattarne in universale. Però dico che in zeca

alcuna, dal tempo che si sono cavate le fatture dal corpo o dosso

delle monete in qua, non si è mai lavorato, né meno si lavora se non

in disproporzione, o di qualche poco o di assai, in quanto alla real

forma ora proposta. E il piú delle volte si lavora con quegli ori ed

argenti o monete vantaggiose, che nelle istesse cittadi ove si fanno

le zeche esser si trovano, per far danari per uso delle proprie cittá,

i quali alle volte sono poi stati trasportati in altri luoghi e spesi

per maggiori valori di quelli ch'erano stati fatti; la qual cosa è di

molto utile ad alcuni particolari, ma di grandissimo danno a molti.

Laonde si dee molto ben considerare che il rimovere questo disordine

sará ottimo fatto; imperoché pare non esser cosa ragionevole che le

monete e d'oro e d'argento, levate di zeca dai superiori sotto i

valori da essi a dette monete dati, siano poi spese per alterati

valori incerti ed incogniti, i quali alle volte sono dati cosí da

alcuni particolari a molte sorti di monete, sotto titoli e sopranomi

da loro imaginati ed approbati. E cosí anco dal detto tempo in qua si

è lavorato e lavorasi in qualche disproporzione in generale da un

paese all'altro; onde ne segue, com'ho giá detto, che molte volte con

bandi de' prencipi i danari vengono calati di valore, non sapendo poi

i popoli se debbano pigliare o gli scudi o certe sorti di monete, con

loro gran danni, come di ciò è notorio quasi in tutta Italia ed in

altre province. E, stando le cose nell'essere che si trovano, non si

fará mai altro che fondere e rifondere oro ed argento coniato, per

riconiarlo in altre monete, con infinito consumamento di ferramenti,

rami e piombi per affinarlo, e carboni, cruggiolli e molte altre cose

simili, che sono tutte spese inutili e dannose, e che si leverebbono

via osservando gli ordini del _Discorso_. Conciosiaché di ogni

diecimila scudi, che in ciò si spendono, non si spenderebbe, per cosí

dire, un solo scudo nel far danari, perché non accaderebbe farli se

non una volta sola.

Economisti del cinque e seicento · 第 59 / 180 题