Che non si dispenserá piú alcuna quantitá di rame in far danari, anzi
che si estraerá di quello ch'è in opera.
Giá si è mostrato con i detti essempi quanto rame si ponga in opera; e
non è dubbio che, continovando gli ordini delle zeche che sono stati
sinora usati, se ne adopererá ancora piú. Ma, osservando la forma e
regola del _Discorso_, si cercherebbe di lavorare quasi sempre di otto
in undeci leghe, ed anco di legare gli argenti bassi con altri argenti
fini; e ciò per pagar meno per conto delle fatture, ed anco per non
far spesa alcuna in affinarli. Si fonderanno in progresso di tempo
alcune monete giá fatte, nelle quali nel tassarle vi saranno rotti
vantaggiosi, e particolarmente nell'arte degli orefici per far opere e
lavori d'argento ed anco de' dorati; quali, dopo che saranno antichi o
rotti, e massimamente i dorati, giungeranno al ceneraccio, dal quale
ne verrá poi cavato il rame, che adoprar si potrá in far lavori di
getto, quandoché non si volesse affinare. E detti orefici ed altri,
che vorranno far alcuna sorte di opere di argenteria, si serviranno
piú volontieri delle monete suddette e degli argenti grezi o simili,
che pigliare o adoperare delli coniati sotto gli ordini del
_Discorso_; e ciò per non perdere le fatture delle monete.