CAPITOLO XXXIII

Discorso sopra le dette prove, nel qual anco si mostra qual sia la

vera proporzione tra i due preciosi metalli ed il rame.

Col mezo delle dette sette prove ogni contista ed altri potran vedere

e con facilitá conoscere che, in qualunque sorte di scudi fatti o che

si facessero ad imitazione delli descritti nelli primi tre ordini o

nelli tre ultimi della detta tavola, overo di maggiori o minori numeri

e valori, a ragion però di libra (eccettuata sempre la prova del

quarto ordine), non vi può né mai vi potrá essere la vera e real

concordanza con le monete d'argento, fatte o che si facessero sotto

simili o quasi simili ordini, per rispetto dei valori dell'oncia

dell'oro e dell'oncia dell'argento con simili modi loro dati. Nei quai

valori non vi è, né vi può essere, la real corrispondenza delli numeri

partitori principali corrispondenti ad uno per dodici e dodici per

uno, come sono li numeri 6 e 72 nel capitolo V ed in molti altri

luoghi del _Discorso_ giá detti, e de' quali anco nel presente

capitolo ampiamente si tratta; perché sempre v'interveniranno rotti

nelle leghe, per li quali esse monete non mai potranno avere i loro

giusti e perfetti dati valori. Ma, sotto l'ordine della suddetta

quarta prova, tutte le monete, cosí d'oro come d'argento, resteranno

per sempre con i loro reali e corrispondenti dati valori, sí come

nelle tariffe sí mostra. Alla qual prova, in quanto all'ordine, sono

molto accosti e quasi simili gli scudi correnti in questi tempi, cioè

i nominati del peso «della balla»; il qual peso è stato introdotto ad

uso publico, e si usa ed osservasi per gli scudi in molte cittá

d'Italia ed in altri paesi, se bene egli è peso incerto e non conforme

alli campioni ordinati ed usati particolarmente nelle zeche delle

cittadi. E, benché per li tempi passati gli scudi siano stati levati,

e che di presente anco si levino dalle zeche sotto il numero di 109,

overo di men numero alla libra; nondimeno dipoi, in breve spacio di

tempo, per la maggior parte di essi, si sono trovati e anco si trovano

esser al suddetto peso «della balla», e non sono mantenuti né mantener

si possono in universale nel detto peso di zeca per molte cagioni, sí

come di ciò è cosa manifesta. Ma ben gli scudi, che si faranno sotto

gli ordini descritti, saranno mantenuti da ognuno nei loro giusti pesi

di zeca; imperoché li pesi o campioni d'essi saranno molto differenti

da una sorte all'altra, cioè da 99 a 113-1/7 e da 113-1/7 a 132, sí

come nelle tariffe si vede. E non si potrá mai fare altro campione per

essi scudi, che sia cosí accosto di peso al loro vero campione, nel

modo che di presente si usa del detto «della balla», imperoché vi sará

differenza da una sorte all'altra di grani otto o circa per ciascuno

scudo. Oltreché, tutti gli scudi regolati e fatti sotto gli ordini

proposti si conteggeranno per sempre a lire imperiali integre e

giuste, sí come anco i ducati ed i bisilachi. Ora presuppongo che se

ne troveranno essere in gran quantitá di questi scudi della balla, de'

quali n'anderanno in numero 113-1/7 alla libra, ed in ciascuna libra

di essi vi sono once undeci di pur'oro, per esser a finezza di denari

22, e perciò ciascun di questi scudi valerá lire sette imperiali, e

quali scudi 113-1/7 fanno la somma di lire 792, e, apprezzando le

dette once 11 d'oro a lire 72 l'oncia, fanno le medesime lire 792; in

corrispondenza del qual oro vi entrano once 132 d'argento fino, perché

11 via 12 fanno la somma di once 132, il qual argento, valendo lire 6

l'oncia, fa l'istessa somma di lire 792, che è la vera concordanza. E

l'istess'ordine riuscirá negli scudi da 99 e da 132 alla libra, sí

come nelle tariffe dell'oro. Ma nelle altre sei prove, cioè nelle tre

prime e nell'ultime tre, e se si vorrá anco procedere o piú indietro o

piú inanzi con simili ordini, e volendo osservare, come si debbe, la

vera forma di una parte d'oro a peso per dodici d'argento, e dodici

d'argento per una di oro, e poi apprezzarli sotto tali valori, over

maggiori o minori in ragion di oncia; e non volendo osservare la vera

concordanza delli valori, cioè di lire 6 per oncia dell'argento e di

lire 72 per oncia dell'oro, quali pesi e valori corrispondenti sono i

capi principali e fondamento per fare ogni e qualunque sorte di

monete: dico che non si potranno fare i partimenti giusti e confronti

di essi preciosi metalli con regola alcuna, e che non si potranno mai

fare gli scudi proporzionati nelli valori in concordanza delli valori

delle monete d'argento, per causa delli rotti delle leghe e delle

disproporzioni che in esse leghe per causa di simili alterati o

diminuiti valori nascerebbono. E perciò non si può far altro real

partimento di essi scudi né d'altri valori, se non nel modo nelle

tariffe dimostrato, cioè da 99, da 113-1/7 e da 132 alla libra, over

da lire 8, da lire 7 e da lire 6 l'uno; ancorché se ne potessero fare

d'alcune altre finezze, come nel capitolo XXII, ma non necessariamente

per le ragioni in esso allegate. E, cosí facendo, si troveranno sempre

i conti giusti tra essi oro ed argento, in monete ridotti, nel far

pagamenti.

Oltre di ciò, dico ch'essi oro ed argento alle volte sono stati

compartiti, nel far danari, quasi sotto li pesi e nelli valori da me

descritti, cioè una parte d'oro a peso per dodici d'argento, e nelli

valori di lire 72 e di lire 6 per oncia, se bene non cosí giustamente

corrispondenti, e particolarmente nelle zeche delle province abondanti

di essi preciosi metalli di minère. E, per mostrare se questa quasi

concordanza sia stata cosí usata, e delli pesi e delli valori, addurrò

per essempio la Spagna, con dire che in questa provincia, per esser

assai copiosa di detti oro ed argento di minère, si faceano scudi e

doble da due e da quattro scudi l'una, e de' quali scudi n'andavano

sino al numero di 107 alla libra (però del campione della zeca di

Bologna), e la loro finezza era a denari 22 ed alquanto meglio, ed in

detto regno valevano e si sono alle volte date in contracambio, per

ciascun di tali scudi, reali numero 12 o circa; in modo che, togliendo

una libra di questi scudi, si trova che in essi vi sono once 11 di oro

puro e vi entrano, in corrispondenza a numero, reali 1284, che pesano

libre dodici. E cosí, avendo fatto il conto di detti reali sopra il

numero 107 alla libra, e sopra la loro finezza di once 11 e denari 2,

in essi vi sono once 133 d'argento fino: ed in questa loro proporzione

ho ritrovato esservi di piú un'oncia di detto argento, in quanto alla

real forma proposta, perché dovrebbono essere solamente once 132. Ed

io per ora non guardo cosí alla minuta sopra ad alcuni rotti, che

forse fossero in dette monete e d'oro e d'argento, tanto nelle finezze

quanto nei pesi e loro valori; ed a me poco importa in fare questi

conti troppo alla sottile. Ma ciò ho detto per mostrare quello c'ho

narrato esser vero, cioè uno per dodici e dodici per uno, tanto per li

pesi quanto per li valori, ancorché queste monete fossero della real

forma alquanto migliori. Sará dunque necessario ch'essa Spagna ed

altre province o cittá, che a sua imitazione faceano o fanno battere

danari (non essendo loro, sí come ragionevolmente non può né deve

esser grato che le loro monete cosí d'oro come d'argento siano fose da

altri per essere rifatte), facciano per l'avenire li suoi danari

secondo la forma e regola dimostrata, e non migliori, se non vorranno

ch'altri li guastino, come si fa di continovo; né anco sotto altri

ordini di pesi e valori, eccetto che sotto quelli che nel _Discorso_

si contengono: conciosiaché nel far le leghe v'intervenirebbono di

molti rotti, per li quali essi danari non riuscirebbono poi

corrispondenti in universale nel conteggiarli, imperoché farebbe di

bisogno che anco essi fossero di nuovo tassati sí come gli altri,

quando però accettati fossero gli ordini descritti. Ed ogni contista

di zeche ed altri potranno facilmente chiarirsi della detta quasi

concordanza, che è nella suddetta forma di Spagna data per essempio,

ed anco della differenza delli diversi valori dati alle monete da una

provincia all'altra e da una cittá all'altra, causati dalle

alterazioni delli prezzi e valori di essi oro ed argento, come per

essempio Roma, essa Spagna, Vinegia, Milano ed altre, che tutte si

trovano lavorare diversamente, o assai o poco, di leghe, di pesi, di

numeri e di valori, e tanto piú quanto lavorano di basso. E perciò non

sará mai possibile far osservare in luogo alcuno bandi o gride

particolarmente fatte sopra il fatto delle monete se non per un poco

di tempo; né mai si troverá contista alcuno, che possa far la tassa

giusta e concordante alle monete in diversi luoghi fatte con gli

ordini usati, che non v'intervengano rotti sconcertati, tanto nelle

finezze, quanto nelli pesi e loro valori: ma non giá cosí riuscirá,

quando sará fatta osservare la forma e regola or palesata. E perché

nel presente capitolo ho detto, sí come nel capitolo V ed in altri

luoghi del _Discorso_, che la vera proporzione, qual si trova esser

tra l'argento e l'oro, è ch'una parte d'oro a peso vaglia per dodici

d'argento giuste e ferme, e che l'oro debb'esser apprezzato in ragion

di lire 72 l'oncia, e similmente l'oncia dell'argento in ragion di

lire sei imperiali, al peso però della detta libra di Bologna, volendo

far le leghe di proporzionata corrispondenza, nelle quali non abbiano

ad intervenire rotti alcuni per far monete di varie sorti, che restino

poi per sempre nelli loro reali dati valori; e perché mi par anco non

esser fuor di proposito far conoscere non solo alli giudiciosi e

diligenti contisti e ad altri elevati d'intelletto e di spirito, da'

quali so che di subito sará posseduto questo mio ragionamento, ma anco

ad ogni altro ch'avrá diletto d'intendere minutamente le cose sopra

questo fatto descritte: mi è paruto di fare questo picciolo trattato,

accioché da tutti sia intesa e conosciuta la veritá proposta. E,

quanto a voler mostrare ch'una parte d'oro a peso vaglia per dodici

d'argento, dico che non accade ch'io faccia altra prova, stando la

dottissima e profondissima diffinizione del divin Platone giá

allegata, alla quale credo essere necessario acquetarsi. Ma, in quanto

al voler far conoscere che tra essi preciosi metalli si potrá fare la

real concordanza e proporzionata corrispondenza cosí delli pesi come

delli valori giá detti, e cosí delli non coniati come delli giá

ridotti in monete e di quelli che si dovran coniare, principiando sin

da un quarto di grano d'oro e da grani tre d'argento, e procedendo in

infinito sempre con retta e giusta proporzione ad uno per dodici e

dodici per uno, com'è detto, ho descritto le seguenti dichiarazioni

con alcuni essempi, per le quali ciascun potrá chiaramente intendere e

molto ben possedere quello che forse par cosa difficile d'apprendere.

E cosí, incominciando, dico:

Una oncia di pur'oro è, over fa denari 24, e questi denari 24 fanno

grani 576; e, partendo ciascun grano in quattro parti, il tutto di

essi grani ascenderá alla somma di 2304 quarti di grani; e, valendo la

detta oncia d'oro lire 72 imperiali, il denaro valerá lire 3, e il

grano soldi 2 denari 6, e il quarto del grano valerá denari 7-1/2.

Once dodici d'argento fino fanno a peso denari 288, e questi denari

fanno grani 6912; e, partendo ciascun grano in cinque parti, il tutto

d'essi quinti ascenderá alla somma di 34.560 quinti di grani; e,

valendo l'oncia dell'argento lire 6 imperiali, il denaro valerá soldi

5, e il grano denari 2-1/2, e il quinto d'un grano valerá denaro 1/2,

cioè un bagattino.

Ora propongo che di once 12 d'argento di coppella si facciano libre

sei di mezi quattrini, che siano di lega o finezza di once 2 per

libra: di essi n'anderanno in numero 1920 alla libra, come nelle

tariffe; e di tutte le suddette once 12 di fino se ne faranno in somma

ed al numero di 11.520 mezi quattrini, in ciascun de' quali vi saranno

tre quinti di grano di detto argento, e ciascun valerá denaro 1-1/2. E

con questi ordini si potrá contrattare o permutare l'oro con l'argento

con proporzionata corrispondenza cosí delli pesi come delli valori; e

fino un quarto di grano d'oro a peso si potrá contrattare con monete

d'argento, che si faranno o che saran tassate sotto gli ordini

descritti. E ne darò questi essempi con i suddetti mezi quattrini, ché

cosí riuscirá con ogni altra sorte di monete.

Un quarto di grano d'oro valerá denari 7-1/2, ed in cinque mezi

quattrini vi saranno quindeci quinti di grani d'argento, che sono tre

grani, che valeranno denari 7-1/2; e, essendo tre grani la quarta

parte di dodici grani, il detto quarto di grano si contratterá o si

permuterá con i detti tre grani d'argento ridotti in monete.

Due quarti d'un grano d'oro valeranno soldo 1 denari 3, ed in dieci

mezi quattrini vi saranno 30 quinti di grani d'argento, che sono grani

6, che valeranno soldo 1 denari 3; e, essendo grani 6 la metá di

dodici grani, li detti due quarti di grano d'oro si contratteranno o

si permuteranno con li suddetti sei grani d'argento in monete fatti.

Tre quarti d'un grano d'oro valeranno soldo 1 denari 10-1/2, ed in

quindeci mezi quattrini vi saranno 45 quinti di grani d'argento, che

sono 9 grani, che valeranno soldo 1 denari 10-1/2; e, essendo grani 9

i tre quarti di grani 12, i detti tre quarti di grano d'oro si

contratteranno o si permuteranno con i suddetti grani 9 d'argento

coniati.

Quattro quarti di grano d'oro, che sono un grano integro, valerá soldi

2 denari 6, ed in 20 mezi quattrini vi saranno 60 quinti di grani

d'argento, che sono grani 12, che valeranno soldi 2 denari 6; e cosí

un grano d'oro verrá contrattato o permutato con grani 12 d'argento in

monete posti.

Grani 24 d'oro, cioè un denaro valerá lire 3, ed in 40 mezi quattrini

vi saranno 120 quinti di grani d'argento, che sono grani 24, che fanno

un denaro a peso, che valerá soldi 5; e, pigliando 480 mezi quattrini,

in essi saranno 1440 quinti di grani d'argento, che sono grani 288,

che fanno denari 12 a peso, quali valeranno lire 3; e cosí si

contratterá o si permuterá un denaro d'oro con dodici d'argento, che

saranno in monete compartiti.

Denari 24 d'oro, cioè un'oncia valerá lire 72, ed in 11.520 mezi

quattrini vi saranno 34.560 quinti di grani d'argento, che sono grani

6912, che fanno denari 288, e sono once 12, che a lire 6 l'oncia

valeranno lire 72; ed in tal modo si contratterá o si permuterá una

oncia d'oro con 12 d'argento con proporzione in monete composti.

E cosí, con questi ordini, fondati sopra il vero e real fondamento

aritmetico con ogni sorte di perfezione terminato, cominciando dalle

piú picciole monete d'argento che necessariamente far si dovranno, e

dalla piú picciola quantitá d'oro che con ragione far si possa, si

potrá procedere in infinito, cioè ad uno per dodici e dodici per uno,

cosí nelli pesi come nelli valori, e sí come apertamente ho

dimostrato. E tengo per fermo che sia quasi impossibile trovare altri

prezzi o valori maggiori o minori, ed altre sorti di pesi e di numeri

partitori per essi preciosi metalli, per far monete cosí d'oro come

d'argento, che siano e che restino per sempre proporzionate e

realmente corrispondenti nel conteggiarle, con le quali far si possa

qualunque pagamento con sodisfazione perfetta, sí come sono i giá

descritti.

E, concludendo, dico che ogni ragionamento del _Discorso_ si ristringe

in due sole azioni. La prima è che i due preciosi metalli, oro ed

argento, dovessero esser giustamente compartiti nel far monete di

varie sorti, con reale e proporzionata corrispondenza tra esse nel

conteggiarle e secondo gli ordini proposti. La seconda, che per modo

alcuno non si lasciassero mai cavare le fatture delle monete dal dosso

o corpo loro, accioché cosí quelle che si facessero, come le giá

fatte, che tassate fossero in generale dalli contisti, tutte si

avessero poi a spendere per sempre in tutti i luoghi per li loro reali

dati valori, avuto riguardo al puro ed al fino ch'essere si trovasse

in ciascuna sorte di esse monete, ed in ciascuna moneta, e non con

ordini particolari, ma con ordini sotto titolo di una sola zeca

universale.

E, benché io sappia esser manifesto alli contisti ed altri che nelli

danari si contengono tre cose, cioè oro, argento e valori; nondimeno

dico che, volendo fare essi danari con viva e vera ragione, si

dovranno fermamente e necessariamente osservare quattro sorti di pesi

per l'oro per far nascere quattro sorti di valori, ed il simile si

dovrá fare per l'argento; quali tutti siano corrispondenti ad uno per

dodici e dodici per uno, e secondo gli ordini ed essempi suddetti. E,

se ben l'oro e l'argento ed i valori sono tre cose, essi però hanno da

essere un corpo solo; e, essendo l'oro e l'argento due cose, cosí anco

l'oro e l'argento ed i valori sono tre cose. E parimente quattro sorti

di pesi, quattro sorti di valori, quattro sorti di numeri e quattro

sorti di conteggiare sono quattro cose o azioni: e da queste cose,

tutte insieme unite e concordanti, ne riesce una sola azione, cioè la

vera ragione per fare tutti li pagamenti perfetti.

Ora, avendo descritto e dimostrato qual sia la vera e real proporzione

tra l'argento e l'oro, cosí dei pesi come dei valori, mi pare anco

esser cosa molto necessaria dichiarare qual sia la vera proporzione

tra essi preciosi metalli ed il rame; il quale, come molti autori

affermano, fu il primo metallo che si cominciasse ad usare in far

monete, seguendolo dopo qualch'anni l'argento e dipoi l'oro. E ciascun

di loro fu usato cosí in quei tempi separatamente e non misto,

quantunque fosse, dopo, trovato l'uso di accompagnarli, ma quasi

sempre sotto ordini diversi e vari, cioè da un paese all'altro,

secondo le varie opinioni degli uomini.

E, per far conoscere qual sia la detta loro proporzione, brevemente

dico (a quelli però, che ciò non sanno) che prima sapere si dee il

rame essere un metallo il piú propinquo e di maggior convenienza per

sua natura all'oro ed all'argento, di quello che sia alcun altro dei

metalli inferiori, e convenire con essi preciosi metalli in decupla

proporzione, sí come dai filosofi è stato detto. La qual proporzione

si ha però ad intendere in questo modo: cioè che una oncia di fino

argento vaglia per dieci libre di rosso rame, che fanno once numero

120, ed una oncia di oro puro vaglia per libre 120 di esso rame; e, sí

come once 120 sono libre dieci, cosí anco once 120 sono libre dieci di

rame, però da once 12 per ciascuna libra. E con quest'ordine vien

dimostrato e dichiarato qual sia la detta decupla proporzione.

E, accioché si possano fare varie sorti di monete di rame, come

bagattini e simili, le quali sono usate in alcune cittá d'Italia ed

anco fuori, forse per commoditá di una certa spesa che alle volte si

fa alla minuta, e perché potrebbe venire il tempo che simili monete si

userebbono in molti altri luoghi, ed essendo cosa ragionevole ch'ancor

esse siano fatte sotto un sol ordine, e nella loro debita e real

proporzionata corrispondenza e concordanza e delli pesi e delli

valori, che convenga con le monete e d'argento e d'oro, ho fatto la

presente tariffa, nella quale si mostra l'ordine e la regola che si

dovrá tenere in fare di solo rame cinque sorti di monete di variati

valori, cioè di valore di un bagattino, di 2, di 3, di 6 e di dodici

l'una, senza rotti alcuni, né di pesi né di valori. Avvertendo che se

ne potran anco fare d'altri valori e pesi per chi piacerá farne, le

quali monete si potrebbono fare con bella ed attillata coniatura;

imperoché anch'esse resteranno perpetue sí come quelle di oro e di

argento, e non si potranno mai guastare per rifarne altre con

vantaggi, dovendo esser fatte e mantenute per sempre sotto gli ordini

in questo picciolo compendio descritti.

Tariffa per far monete di rame in proporzionata

corrispondenza dell'argento e dell'oro.

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Cinque sorti di monete

------------------------+-------------------+-------------------

Ciascuna moneta | | Numero di quante

vale bagattini | Ciascuna pesa |ne vadino all'oncia

------------------------+-------------------+-------------------

Numero 1 |Denari 1 |Numero 24

» 2 | » 2 | » 12

» 3 | » 3 | » 8

» 6 | » 6 | » 4

» 12 | » 12 | » 2

------------------------+-------------------+-------------------

Numero di quante | Ciascuna libra |

ne vadino alla libra | di esse vale | Rame

------------------------+-------------------+-------------------

Numero 288 |Soldi 12 |Oncia 1

» 144 | » 12 | » 1

» 96 | » 12 | » 1

» 48 | » 12 | » 1

» 24 | » 12 | » 1

------------------------+-------------------+-------------------

| |

Vale |Argento di coppella| Vale d'imperiali

------------------------+-------------------+-------------------

Soldo 1 |Oncia 1 |Lire 6

» 1 | » 1 | » 6

» 1 | » 1 | » 6

» 1 | » 1 | » 6

» 1 | » 1 | » 6

------------------------+-------------------+-------------------

La duodecima | |

parte di esse è di | Che Fanno | Rame

------------------------+-------------------+-------------------

Soldi 10 |Denari 120 |Once 10

» 10 | » 120 | » 10

» 10 | » 120 | » 10

» 10 | » 120 | » 10

» 10 | » 120 | » 10

------------------------+-------------------+--------------------

Che vagliono i detti | In |Vi entrano di rame

------------------------+-------------------+--------------------

Soldi 10 | Soldi 120 | Libre 10

» 10 | » 120 | » 10

» 10 | » 120 | » 10

» 10 | » 120 | » 10

» 10 | » 120 | » 10

------------------------+-------------------+--------------------

Che vagliano le suddette|Argento di coppella|Vagliono d'imperiali

------------------------+-------------------+--------------------

Lire 6 | Once 12 | Lire 72

» 6 | » 12 | » 72

» 6 | » 12 | » 72

» 6 | » 12 | » 72

» 6 | » 12 | » 72

------------------------+-------------------+--------------------

Ciascuna sorte contiene | |

la somma di bagattini |Ciascuna sorte pesa|Ciascuna libra vale

34.560, se ben i numeri | |

sono diversi. | |

------------------------+-------------------+--------------------

Numero 34.560 | Libre 120 | Soldi 12

» 17.280 | » 120 | » 12

» 11.520 | » 120 | » 12

» 5.760 | » 120 | » 12

» 2.880 | » 120 | » 12

------------------------+-------------------+-------------------

Che fanno d'imperiali | Oro puro | Vale d'imperiali

------------------------+-------------------+-------------------

Lire 72 | Oncia 1 | Lire 72

» 72 | » 1 | » 72

» 72 | » 1 | » 72

» 72 | » 1 | » 72

» 72 | » 1 | » 72

In questa tariffa si mostra il manifesto del rame, ch'è il valore ed

il peso, e non occorre far menzione di alcuna sua intrinsica bontade,

se bene alle volte ve ne fosse qualche poca; essendoché in far esse

monete si adopererá il rame sí come egli è nella sua nativa qualitade,

e sará cosí buono l'antico, l'usato e il rotto (quando però sará foso

o collato), com'è quello che giornalmente dalle minère si cava.

E cosí col mezo di questi ordini espressamente si mostra che, nel far

le dette monete, l'oncia del rame viene necessariamente valutata un

soldo, cioè denari 12, e la libra vien valutata soldi 12 d'imperiali,

e dieci libre, che sono once 120, vengono valutate soldi 120, che

fanno lire 6 d'imperiali, che sono il valore di un'oncia d'argento di

coppella, come tutto ciò nella detta tariffa manifestamente si vede. E

questo è il vero e real partimento che si dovrá tenere nel far le

dette monete.

Le note, che imprimere si dovranno su queste e simili monete, saranno

solamente due: la prima delle quali averá due significati, cioè

dimostrerá il numero dei bagattini che valerá quella moneta, e

parimente quanti denari ella peserá; la seconda denoterá il numero di

quante n'anderanno all'oncia, all'oncia però dipendente dal campione

della giá detta libra di Bologna. Ma, in quanto dei bagattini e d'ogni

altra sorte di simili monete di rame che sinora fatte si trovano, dico

che anco esse si dovranno spendere per il suo real valore, avendo però

riguardo al loro giusto peso, come se di nuovo fossero state fatte e

coniate sotto l'ordine in detta tariffa descritto.

Economisti del cinque e seicento · 第 49 / 180 题