santificato, e hai santificato tutto qua! (_Staccando e cambiando tono
ancora una volta_) Posso ammettere che la mia morte poteva essere,
lì per lì, una «necessaria» menzogna. Ma se lei era così piccina! Le
si era schiusa, la vita, con te solo accanto! Ti avrà domandato...
così, della madre, da grandicella, è vero? Dovendo fingere, scusa, non
potevi, anche senza dirglielo, farle intendere che non eri stato lieto
nel tuo matrimonio?
SILVIO
Già, sì! A giudicarne adesso!
FULVIA
T'avrebbe amato di più; non avrebbe rimpianto nulla!
SILVIO
Ma dovevo immaginare che potesse succeder questo! Scusa, è strano! Ne
parli, come se tu ne fossi gelosa...
FULVIA
Ah, sì, nel cuore di mia figlia!
SILVIO
Ma pensa che sei in fondo tu stessa!
FULVIA
Non è vero! non è vero! Io stessa? L'ho toccato! L'ho sentito! Sono
morta! morta veramente! Le sto davanti, e sono morta! Non sono io,
questa qua, viva; è un'altra, sua madre... di là, morta! Vorrei
prenderla per le braccia (_allude a Livia_) scuoterla, guardarla fissa
negli occhi e dirle: No! no! Credi a me, cara: perchè è morta... Non
possono più far male, i morti, e perciò, dopo molto tempo, si pensa
di essi solo il bene. _Anche la morte, cara, può essere una menzogna!_
(_Staccando, vibrante, con un'espressione quasi da folle_) Sai quante
volte mi viene questa tentazione?
SILVIO
Per carità, Fulvia!
FULVIA
Non temere, chè ci penso, io più di te! (_Pausa_) Sfido! con te tutto
dedito per tanti anni alla venerazione di quell'anima santa, doveva
sembrarle per forza un tradimento, così, all'improvviso, da un giorno
all'altro. (_Pausa_) Prima, sì — ci avrà pensato... così, una volta
l'anno. (_Staccando_) Ma non è vero! non è vero! Si dimentica tutto! ci
si adatta a tutto! È un'altra cosa ora! È quella sua, sì, vera gelosia,
per conto della morta, ora. (_Pausa_) Doveva nascerle per forza, appena
entrata io qua. Prima, era lei come lei. Appena entrata io, a prender
posto accanto a te, lei s'è fatta la rappresentante di _quell'altra_.
Naturale. Colei che ne tiene il posto. Ha voluto tutto ciò che le
apparteneva: i mobili, tutto. Ho dovuto darglieli io stessa. M'è parso
giusto. Tanto questa menzogna s'è fatta realtà qua, per tutti: l'unica,
l'unica, in cui viva tua figlia! Dico _tua_, vedi? Non la sento, non
la sento più realmente come mia! Non la sento! E non ti pare una cosa
disumana. Bisogna ucciderla, ucciderla, questa menzogna, perchè io sono
viva, viva, viva!
SILVIO
Per carità, per carità, Fulvia! Hai riconosciuto tu stessa la necessità
di tacere — _anche per te!_
FULVIA
Proprio per me? Tu vuoi tacere per non offendere _sua madre_, ecco
perchè!
SILVIO
Ma se sei tu!
FULVIA
Non è vero! Io per lei sono — _questa_ — _e non posso essere sua
madre!_ Sono arrivata al punto di crederci io stessa! Mi pare, mi
pare veramente _figlia di quell'altra_. È spaventoso! Fin dal primo
momento che la vidi e dovetti frenare ogni impeto che mi lanciava ad
abbracciarla, a rifarmela mia sul mio petto! Le parole riguardose che
fui costretta a dirle, che lei quasi m'impose col suo contegno, sono
rimaste — irremovibili — non solo, ma così, proprio — realtà — realtà
— anche per me. La guardo, con quelle spallucce lì, con quell'aria, e
non credo più io stessa, proprio non sento più, che glieli abbia fatti
io, quegli occhi, quella bocca; come se veramente ci fosse stata qui
un'altra, da cui lei è nata — che io non so! — E il bello è poi, che
non lo sa neanche lei! — L'ombra, divenuta realtà! E che realtà! Ha
ucciso in me, veramente, il mio istinto materno per lei! Ora più che
mai, che lo risento in me vivo per un'altra. — Via, via, via. — Non
voglio più pensarci. — Si stia con la sua morta. E mi lasci qua — viva
e in pace — per chi verrà.
SILVIO
Non dirlo! Sei stata qua con lei — son quattro mesi ormai...
FULVIA
A sorriderle, su questa graticola a fuoco lento... — Dio mio, basta ti
dico. Non ne parliamo più. (_Va a distendersi su una sedia a sdrajo_)
— Discorsi che si fanno... Poi non ci si pensa più. (_Pausa tenuta_)
— Questa notte mi sono svegliata. Mi son messa a pensare, calmissima.
Sì, questo dolore c'è, questa cosa orribile nella mia vita. Ma pure...
— eh, si dorme! E se mi sveglio, posso mettermi a guardarmi le mani
al lume del lampadino rosa... (_Silvio, tentato, a questo punto le si
fa presso, e la contempla lì distesa_) — Che?... — Niente... così...
le mani... il letto... i mobili nuovi della camera... — La vita è
uguale; e ha tante cose a cui posso pensare, oltre questo mio dolore...
(_Scotendosi un po'_) — Bisogna dire che non è vero che quando uno ha
un dolore, non pensa più ad altro. Pensa a tante altre cose. Io pensavo
questa notte... — indovina? _Ah come vorrei essere, come vorrei essere
allegra!_ E questo è segno, sai? che non sono una canaglia.
SILVIO
(_che le si è fatto sempre più accosto e ha seguitato a contemplarla_)
Per carità, che dici! (_E fa per prenderle una mano_).
FULVIA
(_ritraendo la mano_) Va' là, che ti piaccio ora, perchè ho questi
capelli così!
SILVIO
No, Fulvia... Ti stanno bene, sì...
FULVIA
Ti eccitano!
SILVIO
Per carità, non dirlo...
FULVIA
(_sdegnata, nel vederlo così presso di lei per le sue grazie ambigue,
involontarie_) Ma io non voglio mica essere allegra così!
Sopravviene a questo punto BETTA, dalla comune in grande esultanza.
BETTA
(_annunciando_) Signor dottore, signor dottore!
SILVIO
(_levandosi, urtato d'essere stato sorpreso in quel momento
d'intimità_) — Che cos'è?
BETTA
La zia Ernestina! È arrivata la zia Ernestina!
SILVIO
(_subito, costernatissimo_) Come! qua?
FULVIA
(_con lieta meraviglia_) O senti! — La zia Ernestina! È ancora viva?
SILVIO
(_per richiamarla alla sua finzione di seconda moglie_) Francesca! (_E
subito volgendosi a Betta e avviandosi con lei verso la comune_) Dov'è?
Com'è arrivata?
FULVIA
(_tra sè, mentre il marito s'avvia con Betta_) Ah già! Io non la
conosco!
BETTA
(_rispondendo a Silvio_) In carrozza... Sta a pagare il vetturino...
SILVIO
Andate subito! Non la fate entrar qui! Conducetela su da Livia!
BETTA
Vado, sissignore! Ah, come sarà contenta la signorina!
Via di furia per la comune.
SILVIO
Non ci mancava che lei oggi!
FULVIA
Ma come, scusa, la mandi da Livia? — È mia zia! Saprà tutto!
SILVIO
Tutto, sì; ma sa anche come deve comportarsi con Livia.
FULVIA
Ah, anche lei?
SILVIO
Sai bene com'è...
FULVIA
Me l'immagino! Indignata, offesa nei suoi pudori — per scroccarti
ancora del danaro — morta, sepolta...
SILVIO
Ma come si fa adesso? — Se ti rivede, si tradirà! — Bisogna mandarla
via subito! — Me l'ero levata dai piedi — e rieccola daccapo!
Si sentono dietro la comune le voci di Betta e della ZIA ERNESTINA.
Poco dopo, questa si precipiterà in iscena incontro a Silvio, con
le braccia levate in atto tragico. È una magra vecchina invelenita
più dagli antichi disinganni che dalla miseria, stupida come
una gallina, e sempre mezzo stordita, come se fosse sorda. Ma
non è sorda. E quella storditaggine può essere anche finta. Ha i
capelli tinti d'una rossa orribile manteca. Si presenta parata di
strettissimo lutto.
BETTA
(_dall'interno_) Ma no, scusi! non di qua! non di qua!
ZIA ERNESTINA
(_dall'interno_) Lasciatemi! (_Entra c. s. con Betta_) Morta? morta
dunque davvero, la mia povera nipote?
SILVIO
(_su le furie, temendo che Livia la senta di su_) Si stia zitta,
perdio! — Le proibisco di parlare! (_A Betta_) Andate, andate su, voi,
e impedite a Livia almeno di scendere!
Betta corre via per il secondo uscio a destra.
ZIA ERNESTINA
Dev'esser morta davvero, se hai potuto riprender moglie! Ti scrissi;
non m'hai risposto...
SILVIO
(_con rabbia, per farla tacere, indicandole Fulvia_) Eccola lì! — Ma si
stia zitta!
ZIA ERNESTINA
(_stordita sul serio, accorgendosi della presenza di Fulvia, ma non
riconoscendola e credendola veramente la seconda moglie di Silvio_) Oh
— scusi: non l'avevo vista, signora. Sono la zia dell'altra moglie...
Dal secondo uscio a destra irrompe improvvisamente LIVIA con le
braccia tese verso la zia Ernestina.
LIVIA
Zia! zia! zia!
ZIA ERNESTINA
Livia! (_Si abbracciano strette strette, a lungo_).
LIVIA
Zia mia! zia mia!
ZIA ERNESTINA
(_piangendo_) Orfanella mia! povera orfanella mia!
SILVIO
(_infuriato, cercando di strapparla dall'abbraccio_) Via, basta! Non mi
faccia qua ora codeste scene!
ZIA ERNESTINA
Sì... sì... hai ragione — per riguardo qua...
SILVIO
Per riguardo a niente! Ma voglio che si ricordi che sua nipote è morta
da tredici anni! (_Pigerà sulle parole, per farle intendere che davanti
a Livia bisogna ch'ella seguiti a sostenere l'antica finzione_).
ZIA ERNESTINA
(_non comprendendo affatto_) Ah già... sì... — ma per me... ora...
SILVIO
(_subito, cercando di rimediare_) Per lei il dolore sarà ancora come
recente; ma si ricordi pure, che tanto per Livia quanto per lei la
disgrazia non è di jeri, nè di quattro mesi fa!
ZIA ERNESTINA
(_c. s. seguitando a non riconoscere Fulvia_) Ah, già — sì! Son più di
quattro mesi... Chiedo scusa, signora...
LIVIA
(_fiera, fredda, provocante, supponendo che il padre abbia mostrato
tanta durezza per un riguardo verso la seconda moglie_) Andiamo su!
vieni con me, zia Ernestina!
ZIA ERNESTINA
(_subito_) Sì, figliuola mia... orfanella mia, sì... sì... Sei anche tu
vestita di nero...
E tutt'e due, abbracciate, se ne escono per il secondo uscio a
destra.
FULVIA
(_con un'impressione quasi di gelo_) Non mi ha riconosciuta...
SILVIO
È colpa mia, è colpa mia. Mi scrisse veramente, chiedendomi...
FULVIA
Ma hai visto? Non m'ha riconosciuta...
SILVIO
Deve credere così...
FULVIA
Ch'io sia morta davvero?
SILVIO
Supponendomi riammogliato! — Dovevo risponderle, avvertirla, spiegarle.
Ma potevo immaginare che dovesse venire, dopo che la cacciai via
malamente, tant'anni fa, per il fastidio che mi dava?
FULVIA
È ritornata per lei, (_allude su a Livia_) sicura di trovare ora in lei
un'alleata che la protegga, contro te e contro me.
SILVIO
Ah no: s'inganna!
FULVIA
Sei certo che non le abbia scritto lei?
SILVIO
Ma no! Non hai visto che è arrivata all'improvviso?
FULVIA
(_quasi tra sè_) La zia Ernestina... Ma guarda! — E non m'ha
riconosciuta...
SILVIO
(_accennando ad avviarsi per il secondo uscio a destra_) Se ne
ritornerà ora stesso donde è venuta!
FULVIA
(_per richiamarlo_) No! Che fai?
SILVIO
La mando via!
FULVIA
(_alludendo a Livia_) Ma non hai visto come s'è piantata lì,
provocante, credendo tu la bistrattassi per me?
SILVIO
Ma glielo dirò io — che non la voglio io, io!
FULVIA
Crederà sempre che sia per causa mia! Non vedi che, per forza, tutto
qua si ritorce contro di me?
SILVIO
Che vuoi che faccia allora?
FULVIA
Come se l'è stretta fra le braccia: «_Zia mia, zia mia!_» — E quella
stupida là: «_Orfanella mia!_» — Se non fosse da piangere...
SILVIO
Insomma, io non posso star tranquillo, con lei qua! Bisogna che vada
via immediatamente!
FULVIA
Fammi il piacere: accompagna Livia in chiesa, e mandamela giù. Mi farò
riconoscere.
SILVIO
E la indurrai a ripartirsene subito?
FULVIA
Vedremo, vedremo.
SILVIO
No, no — non la voglio — non la voglio per casa. Deve ripartirsene!
FULVIA
E se potesse giovare?
SILVIO
Ma che vuoi che giovi quella lì!
Silvio esce per il secondo uscio a destra.
FULVIA
(_sola — dopo una pausa — assorta_) Zia Ernestina... — la credevo
morta...
Rientra BETTA dalla comune, reggendo a fatica due grosse valige
della zia Ernestina, una di qua, una di là a contrappeso.
BETTA
Pèsano... pèsano...
FULVIA
Sono della zia... (_si corregge subito_) della signorina Galiffi?
BETTA
E ha portato anche un baule!
FULVIA
Ah — è dunque venuta per restare?
BETTA
Almeno dalla roba che porta... — Su, in foresteria, è vero?
FULVIA
Sì, sì — per ora...
Betta via, con le valige per il secondo uscio a destra. Poco
dopo, da quest'uscio entra, tutta imbarazzata e titubante come una
vecchia pollastra scappata dalla stia, la ZIA ERNESTINA.
ZIA ERNESTINA
Permesso?
FULVIA
(_recandosi a chiuder l'uscio da cui zia Ernestina è entrata; decisa
a pigliarsela un po' a godere prima di svelarsi_) Venga, venga —
s'accomodi. Livia è già andata? Doveva essere in ritardo...
ZIA ERNESTINA
(_su le spine_) Sì... — col padre.
FULVIA
S'accomodi, s'accomodi.
ZIA ERNESTINA
Grazie. — In chiesa...
FULVIA
Come dice?
ZIA ERNESTINA
Dico che è andata in chiesa, col padre.
FULVIA
Sì sì, per le messe. Forse anche lei avrebbe desiderato andarci
— perchè saprà che oggi — (_piano, pigiando, con uno sguardo
d'intelligenza_) — per la figlia — è l'anniversario.
ZIA ERNESTINA
Ah — la signora sa, dunque?
FULVIA
Come vuole che non sappia, scusi!
ZIA ERNESTINA
Ma io non so nulla, invece! — Dev'esser morta da poco, è vero? la mia
povera nipote.
FULVIA
(_la guarda, forzandosi a dissimulare lo stupore che la agghiaccia; poi
dice_) Eh, non da poco veramente...
ZIA ERNESTINA
Manco di qua da sei anni circa. Ero l'unica parente. Mi si poteva
avvertire... — Ma com'è morta? com'è morta? la signora lo sa?
FULVIA
(_tentenna il capo, poi dice_) Sì, lo so.
ZIA ERNESTINA
Male?
FULVIA
Eh, male, sì! (_Pausa — poi_) L'hanno uccisa.
ZIA ERNESTINA
(_con un balzo_) Uccisa? Come! Chi l'ha uccisa?
FULVIA
Zitta, per carità! (_Con aria misteriosa_) Non se n'è saputo nulla.
ZIA ERNESTINA
Uccisa!.. Ma come? dove? Neanche i giornali ne parlarono!
FULVIA
Ma... sa!... di certi delitti non si parla sui giornali. (_Piano,
guardandola di nuovo con aria misteriosa, come per rassicurarla, in
confidenza_) Stia tranquilla!
ZIA ERNESTINA
(_intontita_) Io? (_Poi, più che mai smarrita_) E come l'ha saputo lei?
da suo marito?
FULVIA
(_fa cenno di sì, con truce cipiglio, poi, di nuovo, piano, in
confidenza_) Mi ha confidato tutto.
ZIA ERNESTINA
(_trasecolata_) Lui? Oh Dio! Che cosa?
FULVIA
(_c. s._) Non tema! non tema! Io so tacere... (_E le posa, come a
giurarlo, una mano sulle mani_).
ZIA ERNESTINA
(_c. s._) Le giuro che io non so nulla, signora! Oh Dio! Ma che c'entri
dunque lui? Badi che io sono la zia _di lei_!
FULVIA
Ma che zia! Mi faccia il piacere! Non seguiti a far la parte con me! Le
dico che so tutto, scusi!
ZIA ERNESTINA
Io? La parte? Che parte? (_c. s._)
FULVIA
Ma se lei è la complice!
ZIA ERNESTINA
Io? La complice?
FULVIA
Lei! Lei!
ZIA ERNESTINA
Che dice? Io? Complice di che?
FULVIA
Come, di che? Dell'uccisione!
ZIA ERNESTINA
Io?
FULVIA
(_non resistendo più alla vista del trasecolato terrore della
vecchia, scoppia a ridere come una matta_) Ah! ah! ah! ah! (_E subito
facendolesi vicinissima, scostandosi i capelli dalle tempie e dalla
fronte e tenendosi il volto come per presentarglielo_) Ma dici davvero,
zia Ernestina? Ma guardami bene! Non mi riconosci?
ZIA ERNESTINA
(_come basita, tirandosi indietro col busto e parando le mani_) Che?...
Che?...
FULVIA
Sono io! Non mi riconosci davvero?
ZIA ERNESTINA
Fulvia? Tu?
FULVIA
Zitta! Ora sono Francesca!
ZIA ERNESTINA
Ma come?
FULVIA
Eh! come... Te l'ho detto come!
ZIA ERNESTINA
Oh Dio... Mi pare d'impazzire!.. Tu?.. Qua di nuovo?
FULVIA
(_nega vivacemente col dito_) Francesca, Francesca.
ZIA ERNESTINA
Come!.. Fulvia?
FULVIA
(_c. s. e poi sillabando_) Fran-ce-sca.
ZIA ERNESTINA
Impazzisco davvero.
FULVIA
(_subito, abbracciandola_) Povera zia Ernestina, no! Ma è proprio vero,
sai, proprio vero: la complice! Me l'ha detto lui!
ZIA ERNESTINA
No... no... Ti giuro che io...
FULVIA
Scusa, e per chi allora è andata a pregare Livia in chiesa?
ZIA ERNESTINA
(_cominciando a smarrirsi di nuovo_) Già... io...
FULVIA
Vedi? Ti sei anche vestita di nero! Più complice di così?
ZIA ERNESTINA
Ma perchè ho creduto davvero che ora tu...
FULVIA
E sì: difatti: eccomi qua: La signora Francesca Gelli!
ZIA ERNESTINA
Lasciati vedere... Sai, che non ci vedo quasi più!
FULVIA
Effetto della tintura, zia! (_Accenna ai capelli tinti della vecchia_)
Deleteria, deleteria per la vista... Guardatene! Anch'io, vedi?
(_mostra i suoi_) E me l'hanno detto. Si può anche accecare.
ZIA ERNESTINA
Ma no, è l'età! Ecco, anche per codesti capelli non ti riconoscevo...
FULVIA
Scusa, scusa, e la voce?
ZIA ERNESTINA
Dopo tredici anni, che vuoi! E sono anche un po' sorda. Poi con la
certezza che... (non sia mai, figliuola mia)! Ma dimmi, dimmi com'è
stato? Vi siete riconciliati, eh? e avete dovuto fare per la figlia
quest'altra finzione...
FULVIA
Sì, almeno credevo...
ZIA ERNESTINA
Ah, s'è saputo? Ma Livia, no, Livia crede...
FULVIA
Lo credono tutti, per questo!
ZIA ERNESTINA
E allora?
FULVIA
Mah, il guajo è che ho finito per crederlo anch'io, come la Betta!
ZIA ERNESTINA
Che? Oh Dio, non ricominciare!
FULVIA
No, no. Mi sono abituata ormai. Devi crederlo anche tu, zia; ma proprio
crederlo come... che so! come puoi credere a te stessa.
ZIA ERNESTINA
Ah, si sa! Dici per Livia? per la gente?
FULVIA
No, per te, per te. Dico proprio per te! Per te, come zia di lei!
ZIA ERNESTINA
Di Livia?
FULVIA
No! _Di quella che fu tua nipote!_ (_Con stranezza_) Bella nipote, te
ne puoi vantare! (_Pausa_) Lo facesti per danaro; ma t'assicuro io, che
avresti potuto provarne onta per davvero!
ZIA ERNESTINA
(_sbalordita_) Come?
FULVIA
Pessima! Pessima! Una vitaccia! (_Staccando, nel veder la faccia della
zia Ernestina_) Vorresti forse difenderla dopo che..?
ZIA ERNESTINA
(_c. s._) Ma scusa, non parli di te?
FULVIA
No, cara zia! Ti dico che io sono la signora Francesca Gelli, e non
puoi sapere con quale e quanta voluttà rovescio tutte le infamie che so
addosso a codesta tua nipote, che qua, lo vedi? innalzata alle glorie
del paradiso, si va a pregare in chiesa — tutti — anche la serva! (_Con
scatto di gioia quasi frenetica_) Sono madre di nuovo io, sai?
ZIA ERNESTINA
Madre?
FULVIA
Madre, madre — come prima! — quella di prima! quella che lei non
conobbe! (_allude alla figlia_). Ah, zia Ernestina — credi, credi — è
una vera rinascita per me! Capisci che mi risento madre come allora —
in attesa — prima ch'ella mi nascesse? Così, così! E mi sento io, qua,
io sola — per quello che sono ora, viva come prima — _la vera santa_
— io, per tutto il martirio che ho sofferto, prima e dopo, — questi
quattro mesi qua, con lei... — ah, che cosa, se sapessi! — Dio, Dio,
che cosa!... che cosa!
ZIA ERNESTINA
Me l'immagino, me l'immagino... Ma te l'ha dato senza saperlo, quella
poverina...
FULVIA
Senza saperlo, ma con che ferocia! Fredda, sai? oh, mansa! Il vero
livore! (_All'improvviso, si turba profondamente; si alza, stringendosi
forte una mano sugli occhi_) Oh Dio, basta che non mi fissi!
ZIA ERNESTINA
(_sorpresa da questo moto improvviso_) Che cosa?
FULVIA
Niente. Una cosa che ho detto poco fa a suo padre... Bisogna che me la
scacci dalla mente! (_Forzandosi a rientrare nella coscienza abituale_)
Credi che ho fatto di tutto, zia, non per farmi amare... non per me, ma
perchè lei... non so, sentisse — ecco — sentisse che io... — non te lo
so dire! — Anche i suoi dispetti, certe volte, mi son parsi carini...
mi han fatto sorridere entro di me. Ma se n'è accorta. E a vederla
cangiare in viso, allora! Un martirio, sì. L'ho potuto sopportare,
perchè sono così di nuovo, credi, com'ero per lei, a diciott'anni.
(_Staccando come per un'idea che le sorge improvvisa_) A proposito! Mi
dovresti fare un favore, zia Ernestina. Son sicura che lei si presterà.
ZIA ERNESTINA
Un favore? Io?
FULVIA
Sì. Dovresti indurla, proprio per farmi un dispetto; _dicendoglielo_, a
comparirmi davanti, uno di questi giorni, all'improvviso, con quel mio
abito di velo a roselline, ch'ella conserva.
ZIA ERNESTINA
Ma no! Che ti viene in mente?
FULVIA
Sì, sì, zia! Mi farebbe tanto piacere, rivedermi in lei, per un
momento, com'ero all'età sua!
ZIA ERNESTINA
Ma che idea, no!
FULVIA
È vero che mi somiglia poco...
ZIA ERNESTINA
E come vuoi che lo faccia! Non lo farebbe mai!
FULVIA
Per non profanar quella veste davanti ai miei occhi? Forse hai ragione.
ZIA ERNESTINA
E poi, io — ma figurati! — Sai che mi troverò in un bel impiccio, io,
ora?
FULVIA
Oh! Non arrischiarti a lasciare trapelar nulla! Silvio è
costernatissimo... Non m'ha raccomandato altro. Vuole che te ne vada
via subito, anzi.
ZIA ERNESTINA
Ah, come? così subito?
FULVIA
Povera zia Ernestina, venuta per angariare l'intrusa, d'accordo con la
nipotina!
ZIA ERNESTINA
Ma no! Che dici?
FULVIA
Non t'ha chiamato lei? di' la verità!
ZIA ERNESTINA
No, ti giuro! Ero venuta soltanto per sapere...
FULVIA
Scusa, e il baule? (_ride_).
ZIA ERNESTINA
(_presa al laccio_) Già... l'ho portato... Ma non potevo immaginare...
FULVIA
Non fa nulla; non fa nulla. E per me, anzi, ora... Ma bisognerebbe che
tu sapessi fingere — ma proprio bene — senza mai tradirti...
ZIA ERNESTINA
Dio mio... sarà difficile...
FULVIA
L'hai fatto per tanti anni!
ZIA ERNESTINA
Già, ma non con te davanti!
FULVIA
Ecco: tu pensa sempre a ciò che fu tua nipote!
ZIA ERNESTINA
No! Dio liberi!
FULVIA
Perchè?
ZIA ERNESTINA
Non ci ho mai pensato, trattando con Livia!
FULVIA
Appunto. Pensaci ora!
ZIA ERNESTINA
(_con orrore_) Trattando con te? Oh!
FULVIA
Non essere sciocca! Io non sono tua nipote! Ma vedrai che Livia mi
tratta come _quella_. Glielo leggo negli occhi, sospetta di me, chi sa
che orrori!
ZIA ERNESTINA
Ma no, un'innocente!
FULVIA
L'odio le fa da diavolo! Quello dell'albero, sai?
ZIA ERNESTINA
Che albero?
FULVIA
La storia sacra, zia Ernestina! L'albero della conoscenza... il
serpente...
ZIA ERNESTINA
(_senza comprendere_) Ah... già... (_Poi_) E tuo marito? Tuo marito?
FULVIA
Che cosa?
ZIA ERNESTINA
Com'è ora con te?
FULVIA
(_si turba, la guarda, esita a rispondere: poi, accigliandosi_) Mi
stomaca.
ZIA ERNESTINA
Ma sai che è divenuto...?
FULVIA
Lo so, lo so, che cosa è divenuto! Me, però, capisci? _mi vuole come
quella_ ancora...! A quattr'occhi, capisci? vorrebbe che _quella
santa_, rediviva e istruita, tutta la sua probità... (_fa un gesto
ambiguo, con le mani_)..
ZIA ERNESTINA
(_pudibonda, ma con viva curiosità_) Non capisco...
FULVIA
(_con nausea_) Ma sì, gliela sconquassasse; per poi la mattina dopo,
raggiustarsela addosso, tutta ancora un po' rabbuffata, davanti alla
figlia! È ancora quello di prima, sai? Ma allora, almeno, non aveva
cinquant'anni e non faceva il probo per professione, e io non capivo,
come capisco adesso! Scusami, scusami, zia Ernestina: non devi capire
neanche tu!
ZIA ERNESTINA
(_scottata nel suo pudore, torna, come se nulla fosse, al primo
discorso_) Ecco: io ti dovrei guardare, dovrei averti davanti il meno
possibile...
FULVIA
Dici, per non tradirti?
ZIA ERNESTINA
Già... Ma scusa, non si potrebbe, a poco a poco...
FULVIA
No! Impossibile! Non te lo sto dicendo? E poi, questi tredici anni ci
sono stati davvero! E questo suo livore d'ora... Sarebbe terribile per
lei!.. Guai! Ne sono così convinta che non ci penso neanche più... e
(_Subito staccando, imperiosamente e piano_) Zitta!
Rientra dalla comune BETTA.
BETTA
Signora, c'è il professore: il signor Cesarino.
FULVIA
Oh Dio, Livia oggi non prende certo la lezione! Bisognava farglielo
sapere, senza farlo venire fin qua...
BETTA
Già. Ma la signora sa che vengono anche per... (_fa cenno con la mano:
«per mangiare»_).
FULVIA
Ah, c'è anche la signora Barberina?
BETTA
Sissignora. Stanno tutt'e due a scuotersi di là tutta la polvere
d'addosso, sudatissimi.
FULVIA
Fateli entrare, poverini.
Betta via.
FULVIA
(_piano, accostandosi_) Attenta ora, mi raccomando, zia Ernestina!
Entrano il SIGNOR CESARINO e la SIGNORA BARBERINA. Due tipi buffi:
quello, fino fino, calvo, ma pure con molti capelli, tutt'intorno
al cranio e sugli orecchi, candidissimi e rigonfi. È paonazzo
dal gran sole che ha preso, venendo a piedi. Perduto in un
abbondantissimo abito nuovo di seta cruda, evidentemente tagliato
e cucito dalla saggia moglie, ha ripiegato da piedi non solo i
calzoni, ma anche sui polsi, più d'una volta, le maniche, anche per
il caldo, che gli fa tenere un gran fazzoletto, bagnato di sudore,
in mano. La signora Barberina, atticciata e balorda, sempre in
apprensione per la svolazzante vivacità del marito, veste un abito
chiaro, d'una chiarezza che strilla sulla sordità pesante della sua
bruna carnagione pacifica, e ha un vistoso cappellino di paglia a
sghimbescio, che le sta proprio un amore.
SIGNORA BARBERINA
(_dalla comune_) Permesso?
FULVIA
Avanti, avanti, signora Barberina.
SIGNORA BARBERINA
Riverisco, signora.
SIGNOR CESARINO
(_inchinandosi, sbracciandosi_) Signora gentilissima...
FULVIA
(_facendo le presentazioni_) — Mi permettano. Il signor Cesarino
Rota, maestro di musica di Livia, e la signora Barberina, sua moglie.
— La signorina Galiffi — prozia di Livia. (_Inchini da una parte e
dall'altra_) Si accomodino, prego.
SIGNOR CESARINO
Che caldo! che caldo, signora mia... Qua è una delizia! — La polvere!