HEMANS.

Il manoscritto diceva così:

«Figliuola mia, mia dolce e amorosa creatura.

«Poichè tu stessa m'incoraggi assicurandomi che il peggiore dei miei

timori era infondato (il timore che fin dalla tua fanciullezza il mio

nome fosse stato infamato al tuo orecchio e il tuo giovane cuore avesse

appreso ad aborrire tuo padre); poichè posso fare appello a te come

a un giudice imparziale, ti rivelerò il dramma della mia vita; e ti

proverò così che sei veramente mia figlia confidandomi che tu almeno mi

crederai e m'amerai ad onta dell'ingiustizia del mondo.

«Non voglio nasconderti nulla. Voglio palesare anzi subito ciò che

più pavento di dire: le spiegazioni che seguono varranno, spero, ad

attenuare l'orrore della mia storia.

«Il signor Graham è il mio patrigno, e la mia santa madre, morta da

lunghi anni, fu in tutto, fuorchè nell'opera della natura, la vera

madre d'Emilia. Ma quantunque io sia, a questo titolo, congiunto di

coloro che tu ami tanto, mi divide da essi una terribile maledizione:

perchè fu la mia quella mano sciagurata che precipitò l'infelice

Emilia in perpetue tenebre, (oh, non odiarmi ancora, Gertrude!). E

non è tutto: a questo fatto orrendo s'aggiunse una grave accusa che

mi denigrava agli occhi dei miei simili: l'accusa d'un delitto basso e

vergognoso. Pure, io che vivo sotto un bando, io che vo errante per il

mondo col cuore spezzato, vittima d'un funesto destino, sono innocente

d'ogni colpa volontaria, come tu sarai persuasa se puoi fidare nella

veracità di ciò che ti narro.

«La natura mi diede e l'educazione alimentò in me uno spirito ribelle.

Ero l'idolo di mia madre, donna di debole complessione, la quale

sebbene m'amasse d'un amore per cui benedico sempre la sua memoria,

non aveva l'energia necessaria a domare e governare la mia indole

appassionata e pertinace. Tuttavia, per quanto indisciplinato, non

inclinavo nè alla malvagità nè al vizio; m'arrogavo bensì un dominio

incontrastabile, tanto a scuola che a casa, ma mi facevo molti amici,

e nessun nemico. Quand'ecco d'un tratto fu posto un freno all'estrema

libertà di cui godevo. Mia madre, ch'era vedova, sposò il signor

Graham, e subito sentii gravare duramente la mano del suo secondo

marito sulla mia indipendente adolescenza. S'egli m'avesse trattato con

benignità, se si fosse cattivato il mio affetto (come gli sarebbe stato

agevole, perchè il mio cuore ardente e sensitivo era disposto alla

tenerezza e alla gratitudine), egli avrebbe potuto avere un immenso

influsso sul mio carattere non ancora formato.

«Invece fu il contrario. Egli usò verso di me un contegno pieno di

glaciale freddezza e di sussiego. Al primo tentativo d'accostarmi a

lui, fatto per esortazione della mamma, chiamandolo col nome di padre,

venni respinto sdegnosamente, sicchè mi guardai bene dal ricadere in

questa colpa. Ma di quel titolo ch'egli rifiutava, assumeva però tutti

i privilegi e tutta l'autorità, ferendomi così nei sentimenti più

delicati e nei più fieri, ed eccitando in me uno spirito di ribellione

ad ogni suo comando.

«Due cose in ispecie mi amareggiavano e accrescevano la mia avversione

contro il prepotente patrigno: l'una era l'assoluta dipendenza dalla

sua liberalità in cui sapevo di trovarmi; l'altra la confidenza fattami

imprudentemente, benchè con benevole intenzioni, da una persona di

servizio ch'era da molto tempo in casa Graham, circa l'origine della

sua antipatia per me: la quale pare fosse un'antica inimicizia tra

lui e mio padre, uomo onorevole e di alti sensi, a cui ero superbo di

rassomigliare, come mi affermavano quelli che lo avevano conosciuto.

«In questa guerra disuguale io mi trovavo soverchiato dalla forza

preponderante del nemico; ero ancora un ragazzo, soggetto a tutela,

e dall'altra parte non potevo rimaner sordo alle implorazioni di mia

madre che mi supplicava di sottomettermi per amor suo. Quindi io,

soltanto in qualche caso, quando mi pareva d'essere stato trattato

con troppo oltraggiosa ingiustizia, mi ribellavo apertamente; ed anche

allora c'era chi s'adoperava a ricondurre la pace, e almeno l'apparenza

della buona armonia, in famiglia.

«Così passarono parecchi anni, e, se non giungevo ad amare il

signor Graham, tuttavia la potenza dell'abitudine, i miei studi che

m'occupavano e m'appassionavano, e una crescente padronanza di me

stesso, conferivano a rendermi più tollerabile la vita nella casa del

patrigno.

«E poi c'era qualche cosa che mi compensava di tutte le mie pene: il

mio amore per Emilia, la quale vi corrispondeva con pari tenerezza.

Non l'amavo già perchè era una preziosa mediatrice tra me e suo padre,

nè perchè si assoggettava pazientemente a tutte le mie volontà e

m'aiutava in tutti i miei disegni; ma perchè le nostre anime erano

fatte l'una per l'altra, e più si sviluppavano e s'espandevano,

più forte le avvinceva un legame che solo una mano barbara poteva

strappare e spezzare. Non mi dilungherò sull'ardore e la profondità di

quest'affezione: basti il dire ch'era divenuta la vita della mia vita.

«Mia madre morì. Io ero purtroppo allora, a mal mio grado,

impiegato nel banco del signor Graham, e abitavo sempre in casa sua.

D'improvviso, senza ragione e senza scusa, egli cominciò a modificare

la nostra vita domestica, seguendo una condotta non meno stolta

che crudele, la quale irritava il mio orgoglio, torturava i miei

sentimenti, eccitava la mia focosa natura a segno da rendermi quasi

pazzo. Si era proposto di privarmi dell'unico bene che m'allietasse,

che addolcisse i rigori della mia sorte: l'amore d'Emilia. Tralascio

di raccontarti i motivi che io gl'imputavo, i mezzi ch'egli usava: ma

erano tali da cambiare la mia antipatia per lui in odio amarissimo,

la mia riluttante obbedienza ai suoi voleri in aperta e deliberata

opposizione.

«Lungi dal rassegnarmi a un divieto che stimavo tirannico, cercavo la

compagnia d'Emilia in ogni maniera, e persuadevo la gentile fanciulla a

prestarsi ai miei strattagemmi per sventare i disegni di suo padre. Io

non le parlavo d'amore, non tentavo di legarla a me con una promessa,

non accennavo al matrimonio: un senso d'onore me lo proibiva. Ma

con una giovanile audacia che, temo, era il colmo della follia e

dell'imprudenza, coglievo tutte le opportunità, fosse anche presente il

signor Graham, per manifestare la mia ferma determinazione di mantenere

liberamente con lei quella familiarità affettuosa ch'era nata dalle

circostanze, e non poteva essere più repressa se non con la forza.

«Emilia cadde malata, e durante sei settimane non mi fu concesso di

vederla un momento. Non appena ella fu in istato d'uscire dalla sua

camera, spiai costantemente un'occasione di parlarle. Alfine mi si

offerse. Eravamo da un'ora insieme nella biblioteca, quando il signor

Graham venne a sorprenderci. Egli s'avanzò verso di noi con una faccia

di cui mai non scorderò la durezza e la severità. Io non mi sgomentai

di quell'intrusione credendomi preparato a sfidarne le probabili

conseguenze; ma non potevo aspettarmi un attacco di ben altra natura.

«Ch'egli mi rimproverasse di disobbedienza a desiderî da lui datimi a

intendere in ogni possibile modo, che mi dichiarasse più esplicitamente

la sua risoluzione di mettere una barriera tra la sua figliuola e me,

erano cose ch'io prevedevo, e mi trovavo apparecchiato a rispondergli:

ma quando egli proruppe in sanguinose e volgari ingiurie, quando

furiosamente m'investì con ignobili accuse, apponendomi fini egoistici

e vili in cui neppure per un attimo s'era mai fissato il mio pensiero,

ammutolii dallo stupore e dalla collera.

«Nè questo fu il peggio. In presenza della pura giovanetta ch'io

adoravo egli m'imputò d'uno dei più bassi, più neri delitti, del

delitto di falso, affermando che la mia colpa, allora allora scoperta,

era provata, indubitabile.

«L'ira che m'ardeva dentro divampò. Alzai la mano, strinsi il pugno.

Che fossi in procinto di fare non so dirtelo. Avrei trovato parole

per asserire la mia innocenza, respingere la calunnia, dimostrare la

falsità dell'imputazione? O, mancandomi la voce soffocata dal furore,

mi sarei slanciato sul mio patrigno, scostandolo da me con violenza,

buttandolo forse a terra, e sarei corso fuori per calmarmi all'aria

aperta e raccogliere il mio spirito? Non posso congetturarlo, perchè in

quel punto un acuto grido d'Emilia mi richiamò in me; e nel volgermi la

vidi cadere svenuta sul divano.

«Ella pareva colpita a morte dall'orrore di quella scena. Dimenticando

ogni altra cosa mi precipitai verso di lei, ansioso di soccorrerla.

Accanto al divano c'era un tavolino sul quale stavano parecchie

boccette. Frettolosamente ne afferrai una, e nella mia agitazione

m'accadde di versarne il contenuto, ch'io credevo un'essenza

corroborante, sulla faccia d'Emilia, la quale giaceva supina.... Io non

so di che si componesse la funesta mistura, ma ahimè, gli effetti ne

furono evidenti.... l'atto irrimediabile era compiuto.... e compiuto

per mia mano!

«Lo spasimo atroce ridestò nella sventurata fanciulla la coscienza

della vita. Ella balzò dal divano e, urlando selvaggiamente, le braccia

alzate sul capo, come una pazza, si diede a correre attraverso la

stanza, poi s'acquattò in un angolo. Io la seguii disperato, in preda a

un'angoscia quasi pari alla sua; ma ella mi respinse, stendendo le mani

con grida strazianti.

«Il signor Graham, che su quel subito era rimasto impietrito, s'avventò

allora contro di me, furibondo. Invece d'aiutarmi nei miei sforzi

per sollevare la povera Emilia da terra, egli, senza alcuna pietà del

mio stato, che era poco meno compassionevole di quello di lei, inveì

ferocemente, rimproverandomi con parole crudeli, torturanti, che mi

suonano ancora all'orecchio, d'esser la sola causa della disgrazia,

accusandomi d'avergli uccisa la sua figliuola; e detto ch'ebbe, mi

cacciò dalla stanza e dalla casa, espulsione alla quale io, schiacciato

dal dolore e dal rimorso, non avevo la forza nè il desiderio d'oppormi.

«Oh, quanto fu terribile la notte, quanto terribile il giorno seguente!

Non posso darti un'idea di come li passai. Fino all'alba andai errando

per la campagna, cercando invano di collegare i miei pensieri, di

riacquistare un po' di calma. Ma al riapparire della luce, sebbene

avessi ancora il polso febbrile e il cervello eccitato, cominciai a

comprendere la necessità di tracciarmi una via di condotta.

«La condizione infelicissima d'Emilia, l'ansia intensa di conoscere

i peggiori effetti dell'orrendo caso, mi sollecitavano a recarmi

furtivamente o palesemente, ma il più presto possibile, alla casa del

signor Graham. Inoltre, tutto il poco ch'io possedevo, consistente,

quanto a denaro, nel solo residuo del mio ultimo trimestre di

stipendio, e quanto al resto nei miei indumenti e qualche oggetto di

valore donatomi da mia madre, si trovava nella camera da me fino allora

occupata. Non potevo quindi evitare di ritornarci almeno una volta. E

presa questa risoluzione mi riposi in cammino verso la città, pronto,

se era necessario, per ottenere notizie d'Emilia, anche ad incontrarmi

a faccia a faccia con suo padre.

«Tuttavia, quando fui vicino alla casa, titubai, non osai proseguire.

Il signor Graham non mi aveva nulla risparmiato, neppure la minaccia

d'espellermi con la violenza se osassi ripresentarmi sulla sua

soglia: ed io temevo d'avventurare il mio temperamento focoso in una

colluttazione con quell'uomo al quale avevo fatto già male abbastanza.

«Non avevo io forse col terribile mio atto della sera innanzi, atto di

cui già presagivo le funeste conseguenze, desolato la vita dell'unica

e adorata sua figliuola, sepolto sotto un nero pallio le sue più care

speranze? No, per nulla al mondo non avrei voluto aggiungere al mio

involontario misfatto la colpa d'alzar la mano su colui che per quanto

ingiusto fosse stato verso un giovanetto innocente, era punito con un

castigo assai troppo severo.

«Io sapevo che il suo furore era implacato, che egli avrebbe

potuto eccitare il mio fino alla frenesia, e però mi proposi di non

affrontarlo inconsideratamente. Un colloquio con lui dovevo averlo, a

fine di confutare le calunniose accuse portate a mio carico; ma non

tra le mura della sua casa, dove sua figlia soffriva per causa mia.

Là, nel banco dove egli pretendeva ch'io avessi commesso un falso, ed,

in presenza de' miei colleghi, avrei pubblicamente negato il delitto

appostomi, e sfidato l'accusatore a darne le prove.

«Ma anzi tutto bisognava ch'io vedessi Emilia, o che almeno avessi sue

notizie. Prima d'incontrarmi con quel padre, conveniva che conoscessi

esattamente la natura e la gravità del male ch'io gli avevo fatto

nella sua creatura. E per questo m'era forza attendere il favore delle

tenebre, ed introdurmi nella casa di soppiatto.

«Vagai tutto il giorno, assillato dal mio cruccio, senza gustare

nè desiderare cibo e riposo. Il pensiero della mia povera, adorata,

torturata Emilia m'era presente sempre, mi tormentava indicibilmente.

Le ore mi parevano eterne. Quella giornata conta ne' miei ricordi

quanto un anno intero di miserie. Scese alfine la notte: una notte

oscura, nuvolosa. L'aria era densa d'una nebbia così fitta, che

nascondeva ogni cosa intorno alla distanza di pochi passi. La casa

non m'apparve che quando fui davanti al portone. C'era fermo un legno

che io riconobbi per il carrozzino del dottor Jeremy. Sussultai. Le

sue visite ad Emilia erano cessate da più d'una settimana: lo avevano

dunque richiamato a cagione della disgrazia! Data la presenza del

medico, doveva esserci di certo anche il signor Graham. Perciò non

entrai, e celato dalla nebbia attesi il momento opportuno.

«Da uno spiraglio del portone potevo esplorare con lo sguardo l'interno

dell'atrio. Vidi due volte la signora Ellis scendere e risalire;

alfine scese il dottore, a passi lenti: il signor Graham lo seguiva, e

poichè quegli se n'andava direttamente, lo trattenne per interrogarlo

sullo stato della figliuola, come arguivo dalla profonda ansietà che

si dipingeva nel suo volto, mentre con una mano sulla spalla di quel

vecchio amico della famiglia cercava di leggergli negli occhi la sua

opinione. Il dottore mi volgeva il dorso, e io non potevo giudicare

delle sue risposte se non dall'effetto che producevano sul padre

d'Emilia, il quale nell'aspetto già sconvolto, abbattuto, tradiva

un'angoscia crescente ad ogni sillaba proferita dalle labbra del medico

le cui oneste e sincere parole erano oracoli per chi conosceva la somma

sua perizia.

«Non occorrevano quindi altre testimonianze perchè fosse ribadita in me

la certezza che il fato della sventurata fanciulla era irrevocabile;

e guardando con pietà l'afflitto padre, pensando con terrore ch'io

ero l'agente immediato in quell'opera di distruzione, sentivo ch'egli

non poteva maledirmi più fieramente di quanto io maledissi me stesso.

Ma per grandi che fossero il mio dolore e il mio pentimento, non

mai scemati, d'aver avuto parte nello scatenarsi di quella tempesta

in cui la giovanetta era così miseramente naufragata, non giungevo

a dimenticare che ben maggior colpa ne aveva il signor Graham, nè a

perdonargli la scellerata ingiustizia e gli oltraggi che mi avevano

tratto di senno e snervato per modo da rendere uno strumento di rovina

la mia mano tesa a recare soccorso.

«Quando poi, partito il dottor Jeremy, uscì anche il mio patrigno,

ed io, osservandolo mentre passava sotto un lampione, vidi che

all'espressione di dolore già era succeduta sulla sua faccia quella

consueta di sussiego, di compiacimento di sè e d'arroganza; quando

compresi, udendo il picchiare sonoro e misurato della sua mazza sul

lastrico, ch'egli era assai lontano dalla mia umiltà e dalla mia

contrizione, cessai di sprecare quei sentimenti pietosi di cui egli

non pareva aver gran bisogno e che ancor meno meritava. Non compiansi

più che me solo, e fissai il mio sguardo su quella figura d'uomo duro e

superbo, con l'anima riboccante d'un odio implacabile.

«Non ritrarti da me, mia Gertrude, nel leggere questa franca

confessione della mia natura appassionata e in quel momento

eccitatissima. Tu forse non sai che sia odiare; ma fosti mai posta a

simili prove?

«Non appena il signor Graham ebbe svoltato il canto, m'avvicinai alla

casa; il portone era chiuso, ma avevo la mia chiave: apersi ed entrai.

Tutto pareva tranquillo: nelle stanze terrene non c'era nessuno. Salii

pian piano, passai in una stanzina in fondo al corridoio che metteva

nella camera d'Emilia ed aspettai un pezzo. Non s'udiva una voce, non

si vedeva anima viva. Alfine, temendo che il mio patrigno ritornasse

presto, risolsi d'andare nella camera mia, ch'era al secondo piano, a

prendere il mio denaro ed alcuni oggetti di valore di cui non volevo

privarmi, e poi scendere nella cucina ed ottenere almeno quelle notizie

d'Emilia che avrebbe potuto darmi la cuoca, certa signora Prime, donna

d'ottimo cuore, la quale, n'ero sicuro, m'avrebbe compatito.

«Mi riuscì d'attuare la prima parte del mio disegno, ma a piè della

scala di servizio m'imbattei nella signora Ellis che veniva dalla

cucina con una tazza di brodo in mano. Costei era in casa Graham da

poche settimane, messavi per ispiare le mie azioni, e perciò a me

invisa. Ella conosceva tutti i particolari della disgrazia, ed era

stata testimone della mia espulsione. Al vedermi si fermò di botto,

gettò un grido soffocato, lasciò cadere la tazza e fece l'atto di

fuggire, come davanti a una bestia feroce: infatti il mio aspetto

in cui si dipingevano una selvaggia disperazione e il digiuno e la

stanchezza, doveva darne l'idea....

«Io le sbarrai il cammino e la forzai ad ascoltarmi. Ma prima ch'io

potessi rivolgerle la domanda che mi bruciava le labbra ella proruppe,

confermando i miei più atroci timori:

«— Via di qui, ribaldo, via! Volete accecare anche me?

«— Dov'è Emilia? — gridai. — Permettete ch'io la vegga!

«— Vederla, voi? Orribile scellerato! No, ha già troppo sofferto per

causa vostra. Pensa anche lei che basta, oramai. Lasciatela in pace.

«— Che intendete dire? — io feci con un urlo, scotendo violentemente

per le spalle la governante le cui parole mi sbranavano il cuore, mi

rendevano frenetico.

«— Che intendo dire? — ella continuò. — Che Emilia non vedrà mai più

nessuno: e quando pur avesse mille occhi, voi non vorrebbe vedervi

certo!

«— Dunque anch'ella mi odia? — io esclamai, piuttosto parlando a me

stesso che interrogando la donna.

«Ma ella rispose prontamente:

«— Se vi odia? Oh, sì, e peggio.... Non può trovare termini abbastanza

severi per voi.... Mormora fino tra' suoi spasimi: «Crudele! Malvagio!»

E via dicendo. Il suono del vostro nome la fa raccapricciare, e a noi

tutti è proibito di pronunziarlo in sua presenza. —

«Non aspettai d'udir altro: mi volsi e mi precipitai fuori.

«Quella fu la crisi della mia vita. Il fulmine mi aveva colpito e

atterrato. Speranze terrene, felicità, fortuna, buon nome, tutto già

era perduto; un'unica luce solitaria brillava ancora nelle mie tenebre:

l'amore d'Emilia. In esso fidavo; solo in esso. Ed ecco che perdevo

anche quello; e ciò era perdere la mia giovinezza, la mia fede, la

suprema speranza del Cielo. Io non ero più niente sulla terra: poco

m'importava dove andassi nè che avvenisse di me.

«Da quel momento cessai d'esser _io_. Scese su me la nube che da allora

m'avvolge e sotto la cui oscura ombra tu mi vedesti e conoscesti. Fui

tocco da quel male che mutò il gaio mio riso in un sorriso amaro, che

diede i toni dell'ironia mal celata e del sarcasmo al mio parlare, un

tempo franco e piacevole. I miei capelli incanutirono precocemente,

i miei lineamenti presero un'espressione dura, spesso severa; i

miei simili, per i quali nobilmente ambivo divenire un benefattore,

m'apparvero come antagonisti armati contro cui avrei dovuto sostenere

una perpetua guerra; e il Dio che avevo adorato, nel quale avevo

creduto come in un amico fedele e un giusto vendicatore, chi era Egli?

dove era Egli? perchè non faceva trionfare la mia innocenza? Di qual

nero e premeditato delitto ero colpevole perchè mi abbandonasse così?

Ahimè, sventura somma fra le mie sventure, avevo perduto la fede nel

Signore.

«Non so da qual parte mi diressi, uscendo dalla casa del signor Graham.

Le strade che attraversai m'erano, senza dubbio, tutte familiari,

ma non ne rammento neppur una: soltanto so che non mi fermai finchè

non venni a trovarmi all'estremità d'una banchina, con gli occhi

fissi sull'acqua profonda, tentato di spiccare pazzamente un salto e

inabissarmi nell'oblio eterno!

«Senza quell'ultimo colpo che aveva abbattuto la mia virile energia, mi

sarei attaccato ancora alla vita, almeno per rivendicare la mia buona

fama; non avrei mai voluto lasciare di me una memoria denigrata da cui

gli uomini m'avrebbero giudicato e su cui Emilia avrebbe pianto. Ma ora

che m'importava più della gente? Ed Emilia? Aveva cessato d'amarmi, e

però non si sarebbe afflitta: ed io non bramavo più altro che la tomba,

il nulla.

«Vi sono istanti nella vita in cui una parola, uno sguardo, un

pensiero, possono pesare sulla bilancia, del fato, e determinare un

destino.

«Così m'avvenne. Io ero incapace di concepire un qualsiasi disegno: il

caso risolse per me. Un rumore di remi nell'acqua mi scosse dalla mia

apatia; pochi minuti dopo una barchetta venne ad ormeggiarsi a breve

distanza dal posto dove stavo. Tostò udii da presso, sulla banchina,

un passo rapido e sonoro, e voltandomi vidi al lume della luna che

usciva appunto da un cumulo di nubi, un robusto uomo di mare con una

grave giacca impermeabile sotto il braccio destro e una vecchia sacca

da viaggio nella mano sinistra. Egli aveva una faccia rubiconda e

gioviale, e nel passarmi accanto per saltare nella barca dove due

marinari lo aspettavano, coi remi stillanti sollevati, pronti a

rituffarli, mi picchiò cordialmente una spalla esclamando:

«— Ebbene, mio bel signorino, v'imbarcate con noi? —

«Senza esitare io risposi di sì. L'uomo diede un'occhiata alla mia

faccia, e un'altra al mio vestito, il quale parve fargli pensar

bene di me circa la condizione sociale e la possibilità di pagare la

traversata; e disse ridendo:

«— A bordo, dunque! —

«Con suo stupore, perchè aveva creduto che scherzassi, io saltai nella

barca, e alcuni minuti dopo mi trovavo a bordo d'una bella nave a tre

alberi, in procinto di salpare: non sapevo per dove.

«Appena in capo a due o tre giorni di navigazione appresi ch'era

diretta a Rio Janeiro: ma a me, qua o là, faceva lo stesso.

«Io non ero l'unico passeggero: avevo per compagna di viaggio la

figliuola del capitano, a nome Lucia Grey, la quale sembrava a casa

propria, tanto sopra coperta che sotto. Durante la prima settimana

quasi non m'accòrsi della sua presenza, e probabilmente avrei compiuto

l'intera traversata senza occuparmi di quella giovanetta, mezzo

bambina, mezzo donna, se il mio strano e misterioso contegno non

l'avesse tratta a condursi verso di me in un modo che mi maravigliò e

finì col commuovermi. La mia aria selvaggia e smarrita, la mia continua

irrequietudine, la ripugnanza che avevo per il cibo, l'indifferenza

che mostravo per tutto quanto m'accadeva dintorno, la colpirono ed

eccitarono la sua compassione. Da principio mi credette squilibrato

di mente, e mi trattò come tale. Spesso veniva a sedersi sulla tolda,

di fronte a me, e stava a guardarmi per un'ora buona, ignorando o

non curandosi d'essere a sua volta osservata: poi se n'andava con un

profondo sospiro. Ogni tanto m'offriva qualche bocconcino prelibato,

pregandomi che mi sforzassi di mangiare; e poichè io, commosso da

quella gentile benevolenza, accettavo più volentieri il nutrimento

dalla sua mano che da un'altra, queste piccole attenzioni divennero

quotidiane.

«A misura però che il mio aspetto e le mie maniere si ricomponevano, e

il tormento febbrile a cui ero in preda si quotava in una malinconia

profonda ma meno torbida e fiera, ella si comportava con maggiore

ritegno; e quando cominciai ad essere più simile al comune degli

uomini, a sedermi a tavola con gli altri, a dormire nel mio camerotto

una parte almeno della notte invece di passarla tutta passeggiando sul

ponte, Lucia cessò di frequentare quella parte della nave dove solevo

stare durante la giornata; sicchè di rado avevo occasione di scambiare

una parola con lei, se non la cercavo apposta.

«Ma avemmo tempi burrascosi che mi costringevano a cercare rifugio

nella cabina, e là quasi sempre m'incontravo con la fanciulla

che, seduta sulla traversa di poppa, leggeva o contemplava le onde

agitate. Il viaggio era lungo; necessariamente quindi ci si trovava

spesso insieme, tanto più che il capitano Grey, quegli che m'aveva

scherzosamente invitato ad imbarcarmi, continuava a mostrare una

cordiale simpatia per me, e incoraggiava benignamente quell'amicizia

considerandola come un aiuto a trarmi dal mio stato di malinconia,

il quale sembrava stupire e addolorare il gioviale comandante del

bastimento quasi quanto la sua pietosa e sensitiva figliuola.

«La timidità di Lucia andava a poco a poco dissipandosi, e molto

innanzi il termine della traversata io non ero più un estraneo per

lei. Ella parlava meco familiarmente, o, piuttosto, _mi_ parlava:

perchè mentre io, nonostante qualche accenno di curiosità da parte

della ragazza, mantenevo un rigido silenzio circa i casi miei, ai quali

non potevo nemmeno _pensare_ nonchè _discorrerne_, ella, in compenso,

s'ingegnava d'intrattenermi raccontandomi la storia della sua vita, di

cui mi riferiva con semplice franchezza quasi tutti i particolari.

«A volte l'ascoltavo attento; a volte, assorto nelle mie dolorose

riflessioni, non udivo più la sua voce e dimenticavo la sua

presenza. Allora ella s'interrompeva, e quando, scotendomi dalla

mia fantasticheria, alzavo subitamente gli occhi, sorprendevo il suo

sguardo fisso nel mio volto con un'espressione di rimprovero che mi

faceva raccogliere tutta la mia forza di volontà per mostrare di

prestarle una seria attenzione, che spesso ella alfine riusciva a

cattivarsi davvero.

«Fino ai quattordici anni Lucia era vissuta con sua madre in una casina

sul Capo Cod. Soltanto a rari intervalli il focolare domestico veniva

rallegrato dal ritorno del padre da uno de' suoi lunghi viaggi. Di

solito si recavano in quelle occasioni nella città dove il bastimento

era approdato, passavano alcune settimane in continuo tripudio, e poi

se ne tornavano a piangere la partenza del gaio capitano, e a contare

le settimane e i mesi che dovevano trascorrere prima di rivederlo.

«E infine avvenne che la madre ammalò e morì. Lucia mi diceva con

parole commoventi il suo immenso dolore, e quanto amaramente il babbo

aveva pianto apprendendo al suo arrivo la triste notizia; mi narrava

la sua vita a bordo della nave che dopo la perdita della mamma era

divenuta la sua casa; mi confidava come si sentisse mesta e abbandonata

quando infuriava la burrasca ed ella, mentre il capitano era al suo

posto sul ponte, sedeva sola sola nella cabina, ascoltando l'urlo del

vento e il ruggito delle onde.

«Ella aveva gli occhi gonfi di lacrime nel parlare di queste cose, ed

io la guardavo con pietà come una che il dolore faceva mia sorella.

Ma le prove sofferte non potevano tuttavia soffocare in lei i vivaci

e baldi spiriti giovanili. Cinque minuti dopo finito di raccontare

con patetica eloquenza un episodio delle sue precoci peripezie, se il

padre, sempre allegro, capitava a sorprenderla con qualche burletta e a

stuzzicarla provocando le sue rappresaglie, ella era già bell'e pronta

a un duello di frizzi, e perfino di scherzi un po' rudi. La cabina o

la tolda risonavan di chiassose risate, di motti giocosi, le malinconie

erano dimenticate; e io, rifuggendo da una gaiezza che mal s'accordava

con la mia infelicità e feriva i miei nervi irritati, mi ritiravo in

qualche angolo remoto a meditare e piangere su miserie per le quali

non potevo sperare simpatia, cui nessuno poteva partecipare, che dovevo

soffrire solo, senza conforto.

«Le mie sventure m'avevano reso così misantropo, che la gara di

piacevolezze tra il buon capitano e la sua vispa figliuola, il riso

musicale con cui la fanciulla rispondeva alle barzellette di due o tre

vecchi marinari privilegiati, mi urtavano come un'offesa: nè avrei

creduto possibile che una creatura tanto poco atta a comprendere le

profonde mie pene, come Lucia, provasse per me una compassione sincera,

se non avessi talvolta veduto, non senza commozione, la sua innocente

ilarità cadere d'un tratto, e dar luogo ad un'aria grave e triste,

quando per caso i suoi sguardi incontravano il mio viso addolorato,

reso più scuro ancora dal contrasto con la sua allegria e quella de'

suoi compagni.

«Ma non devo più dilungarmi sulla nostra vita a bordo, perchè ho da

riferire gli eventi di anni, e conviene ch'io mi tenga nei limiti d'una

concisa esposizione dei fatti. M'astengo dunque dal descriverti la

spaventosa tempesta durante la quale, per due giorni e una notte, la

povera Lucia fu pazza di terrore, e che a me, noncurante dei disagi,

indifferente al pericolo, diede occasione di contraccambiare la sua

benevolenza, prodigandole tutte le cure e tutti i conforti ch'era

in mia facoltà darle. Ma questo ed altri casi del lungo viaggio,

conferirono a farle concepire una fiducia in me che quando fummo

arrivati in porto mi pose a una difficile prova, piuttosto impacciante.

Il lampionaio · 第 90 / 100 题