— Certo, — disse Filippo Amory che aveva pazientemente ascoltato la
storia di Guglielmo fino alla fine — io comprendo i vostri sentimenti.
Un uomo d'animo generoso non può se non serbare una profonda e perenne
gratitudine a colei che con tanta devozione e tanta abnegazione vegliò
sugli ultimi giorni dei suoi cari, ai quali non poteva dedicarsi
egli stesso, e prestò loro una faticosa assistenza: il calore con cui
elogiate quella ragazza vi onora, Sullivan. Anche ella dev'essere una
persona di rara virtù per avere mantenuto così fedelmente una promessa
fatta in un tempo remoto, quand'era ancora quasi una bambina, promessa
dalla quale un'amica meno perfetta non si sarebbe creduta vincolata,
fosse a costo d'un sacrificio. Tuttavia non vi lasciate indurre da
sensi troppo cavallereschi ad immolarvi sull'altare della riconoscenza.
«Io stento ad ammettere che un giovane che ha avuto l'ambizione di
tracciarsi e seguire sulla via della fortuna una carriera come quella
da voi finora felicemente corsa, abbia potuto prendere a mente calma
la seria risoluzione d'unire sè e la sua sorte a un'umile compagna
d'infanzia, figlia d'ignoti, nè ricca nè bella, salvo che non sia già
impegnato a farlo, contro sua voglia, o trascinato a cotesto matrimonio
dall'idea che soltanto donando ciò che possiede di più prezioso, vale a
dire sè stesso, giungerà a cancellare l'immenso debito che pesa su lui.
M'è lecito domandarvi se siete già legato da una promessa?
— No, — rispose Guglielmo.
— Allora, datemi retta, un momento. Parlo per sincera amicizia
pregandovi di non procedere inconsideratamente in una cosa da cui
dipende la felicità di tutto il vostro avvenire, e d'ascoltare.... con
pazienza, se potete.... le poche parole che ho da dirvi. —
Il giovane, infatti, cominciava a dar segni d'inquietudine.
— V'ingannate, caro amico, se credete che la felicità della vostra
Gertrudina, come voi la chiamate (gran brutto nome, veramente), sarà
più sicura della vostra, in quest'unione male assortita: tutt'e due
avrete occasione di pentirvene. Da sei anni voi non avete più veduto
quella ragazza: pensate dunque a tutto ciò ch'è seguito in cotesto
frattempo, e vedete un po' con quale precipitazione agite.
«Voi avete passato tutto questo tempo all'estero, in una vita attiva,
che v'ha fatto acquistare conoscenza degli uomini e dei diversi loro
stati sociali. Nell'India, s'intende, doveste uniformarvi ad usi
e costumi assai differenti dai nostri e dagli europei; ma aveste
occasione di sviluppare quell'indipendenza di carattere e quella
disinvoltura che v'hanno reso mirabilmente atto a comparire nei circoli
eleganti parigini quando vi foste, di punto in bianco, ammesso. Senza
adularvi, posso dire che voi otteneste un vero trionfo.
«Era bensì un grande privilegio l'esservi presentato quale amico
d'un uomo così noto ed altamente stimato come il signor Clinton; ma
dovete pure riconoscere che vi furono prodigate segnalate attenzioni
da Americani residenti a Parigi, e che ora, in patria, godete i
vantaggi dell'essere stato oggetto di tanto favore. Io non ebbi la
fortuna d'incontrarmi con voi in quella capitale, ma mi ci trovavo
nel tempo del vostro soggiorno colà e mi furono riferiti sul conto
vostro parecchi fatti che la vostra modestia non vi permetterebbe di
confermare.
«È agevole inferirne che non mancate di gusto per il gran mondo, perchè
altrimenti non avreste saputo farci così bella figura, anzi, nemmeno
mantenervi nella sua cerchia. Ed è del pari evidente che il vostro
amor proprio deve sentirsi lusingato dalle liete accoglienze ricevute
sì all'estero che nel vostro paese, non solo da parte degli uomini
ma anche delle signore, e specie delle graziose e belle fanciulle che
v'hanno onorato dei loro sorrisi; tra le quali primeggia colei il cui
nome già s'accoppia al vostro. È forse ammissibile che ciò non abbia
alcun influsso sui vostri disegni per l'avvenire?
«Quando penso a tutte le fortune su cui potete fare ragionevole
assegnamento, come v'ho ad esuberanza dimostrato, e vi odo parlar di
respingerle per gettarvi cavallerescamente ai piedi della piccola
infermiera di vostra madre, proprio non posso tacere ed astenermi
dall'accennarvi l'inevitabile reazione, il rammarico che v'assalirà
poi nel trovarvi escluso per sempre dai piaceri offertivi e da voi
follemente rifiutati.
«Non dovete dimenticare che la considerazione in cui è tenuto uno
scapolo di belle speranze, diminuisce d'assai verso l'uomo ammogliato,
se la sposa non appartiene a quella eletta classe di persone ove egli
ambisce d'entrare. Ora la giovanetta orfana e povera con cui volete
dividere la vostra sorte, la modesta maestrina di scuola.... —
Guglielmo, il quale a sua volta aveva preso a passeggiare su e giù per
la stanza, fremente d'impazienza, si fermò di botto esclamando:
— Io non v'ho detto che sia mai stata insegnante, nè nulla di simile!
Come lo sapete voi? —
Filippo Amory, sbadatamente traditosi palesando d'esser meglio
informato che il giovane non potesse immaginarsi, esitò un momento, ma
presto riprese la padronanza di sè, e rispose con apparente franchezza:
— Per dirvi il vero, Sullivan, io ho veduto la ragazza in compagnia
d'un vecchio dottore.
— Il dottor Jeremy? — fece Guglielmo, pronto.
— Appunto lui.
— Quando la vedeste? Dove, e come?
— Non m'interrogate! — disse il signor Amory con un tono leggero
e petulante, il quale pareva significare che la cosa non aveva
importanza, e che gli seccava entrare in particolari. — M'imbattei
in quel vecchio medico nel corso d'un mio viaggio, e cotesta Gertrude
Flint era seco. Egli mi narrò alcuni fatti che la concernevano, e che,
devo dirlo, non tornano a suo svantaggio: mettendovi in guardia contro
un matrimonio sconveniente, non parlo che in generale. —
Guglielmo lo fissò con uno sguardo tra scrutatore e maravigliato, e
parve in procinto d'insistere per ottenere spiegazioni più chiare; ma
quegli riprese il filo del suo ragionamento senza lasciargli tempo di
aprir bocca.
— Cotesta Gertrude, come vi dicevo, sarà per voi una catena al piede,
un ostacolo irremovibile opposto a tutti i vostri sforzi per essere
ricevuto nel mondo elegante dove ella certo non è atta a brillare.
Avete affermato voi stesso che non possiede nè ricchezze nè bellezza;
della sua famiglia non sapete niente, e potete aspettarvi, se mai la
scoprite, che non sia tale da farle onore. Credo pertanto di darvi
un consiglio dettato dal senso comune, ammonendovi a ponderare le
circostanze prima di vincolarvi in condizioni tanto disuguali.
— Non dubito, signor Phillips, — disse Guglielmo rimettendosi a sedere,
e ricomponendosi in un atteggiamento calmo — che gli argomenti da voi
addotti con grande vigore per decidere una questione da cui dipende la
mia felicità, siano fondati su ragioni positive e sul sincero desiderio
di promuovere la mia fortuna. Confesso però che giudicandovi secondo
il concetto fattomi di voi durante la nostra breve ma abbastanza
intima relazione, eravate proprio l'ultima persona da cui mi sarei
aspettato consigli come cotesto, perchè vi stimavo tanto indipendente
dall'opinione del mondo e indifferente al suo plauso, da credere che
non dovessero aver peso sui vostri criterî nel guidare un giovane.
«Ma quantunque i vostri suggerimenti non mi facciano mutare proposito
nè abbiano influsso alcuno sull'animo mio, apprezzo la sincerità e il
calore con cui avete procurato di convertirmi a un modo di pensare che
voi giudicate saggio; e risponderò con franchezza tale da persuadervi,
spero, ch'io, lungi dal seguire gl'impulsi d'un cieco entusiasmo, dal
prendere inconsultamente una risoluzione precipitata della quale potrei
in seguito pentirmi, obbedisco a sentimenti che sono approvati dalla
ragione, e hanno già sostenuto la prova dell'esperienza.
«Voi v'apponete, reputandomi attratto da un gusto naturale verso
le classi superiori del consorzio civile: gusto che la povertà e la
segregazione nel mio cantuccio m'impedivano di manifestare al tempo
della mia adolescenza, ma che nondimeno conferì non poco a determinar
le mire della mia ambizione giovanile. Le case sontuose, gli equipaggi,
i bei vestiti della gente ricca, esercitavano assai minor prestigio
sulla mia fantasia, che non la signorile disinvoltura, la raffinatezza,
l'eleganza delle maniere per cui si distinguevano le poche persone di
quel ceto ch'io avessi occasione d'osservare; e sebbene desiderassi
di conquistar la ricchezza per i suoi vantaggi intrinseci, per la
possibilità che m'avrebbe dato di contribuire al benessere e alla
felicità altrui, mi sarebbe parsa destituita di metà del suo valore se
non m'avesse servito ad aprirmi l'adito ai circoli del bel mondo che
contemplavo da lontano con tanta ammirazione.
«Non c'era dunque bisogno delle privazioni che nel fatto di vita
sociale ebbi a soffrire durante la mia dimora nell'India, perchè mi
gettassi avidamente in mezzo ai piaceri di Parigi, dove, come voi
dunque sapete, io, grazie alla benevolenza del mio socio, fui senza
difficoltà ricevuto nelle migliori compagnie.
«È vero che quando venni chiamato in Francia il mio spirito era ancora
depresso dal fiero dolore contro cui lottavo dopo le tristi notizie da
casa, e che mi sentivo poco disposto ad approfittare della cortesia
del signor Clinton. Ma spesso impedendogli le condizioni della sua
debole salute di partecipare ai divertimenti della capitale, io non
potevo dispensarmi d'offrire la mia scorta a sua figlia, la quale,
amantissima dei ritrovi mondani, non sapeva rassegnarsi a rimanerne
esclusa, ed accettava sempre con gioia i miei servigi, trascinandomi
così nel vortice della vita elegante; ove, devo confessarlo, v'era di
che lusingarmi, sbalordirmi, inebriarmi.
«Io non potevo restare indifferente ai favori insperati di cui mi
vedevo colmato, nè respingere tutti gli assalti dati alla mia vanità.
E non soltanto la virilità del mio carattere fu messa a duro cimento.
Il privilegio d'essere accolto fra i gaudenti del gran mondo, m'espose
a più serî pericoli. La solidità dei principî, la semplicità di costumi
inculcate in me dall'infanzia e rimaste fino allora inconcusse, corsero
grave rischio. Io avevo resistito sempre ad ogni sorta di tentazioni
grossolane; ma i miei nuovi eleganti compagni me le presentavano sotto
quelle forme raffinate che le rendono insidiose per coloro su cui,
prive del seducente travestimento, non avrebbero alcun potere. Il
vino, che non m'avrebbe mai attirato in mezzo a un'orgia disgustosa
d'ubriaconi, nella coppa tenuta dalla mano delicata del gentiluomo
uscito allora da un salotto dove l'avevo veduto festeggiato da tutti, e
onorato dei sorrisi delle donne, scintillava d'affascinanti splendori,
e mi faceva dimenticare l'amarezza della sua feccia. Il giocatore di
professione, il furfante conosciuto, avrebbero cercato vanamente in me
un loro complice; ma non pensavo del pari a stare in guardia contro gli
agguati di chi meno avrei sospettato. Come credere che i miei amici,
che gli amici del signor Clinton, ornamenti delle alte sfere in cui
vivono, fossero capaci di vincere il mio denaro con un giuoco sleale, e
condurmi a mali passi, precipitarmi nella rovina?
«Quando ricordo le prime settimane del mio soggiorno a Parigi, quasi
mi maraviglio di non essere caduto in nessuno dei numerosi tranelli
tesi da ogni parte per la mia perdizione, e verso cui le mie simpatie
sociali, la mia natura audace e insieme ingenua mi traevano fatalmente.
Se fui salvato, io lo devo, ne sono persuaso, alla memoria della santa
mia madre, sempre vigile, i cui ammonimenti, da me giudicati superflui
al tempo in cui me li aveva dati, balzavano dinanzi alla mia mente
pieni di nuova vita, armati di nuova forza nell'ora del pericolo.
Nulla fuorchè la coscienza che il suo spirito gentile aleggiava sempre
sul mio cammino, contristato dai miei conflitti o rallegrato dai miei
trionfi, può avermi infuso il coraggio e la perseveranza di resistere,
d'evitar le fosse scavate sotto i miei piedi, ove i malcauti miei passi
m'avrebbero fatto sprofondare.
«Ma combattute e vinte queste oscure insidie, altre non meno pericolose
minacciavano la sicurezza del mio avvenire perchè soccombendovi avrei
perduto gran parte del mio benessere morale e del mio valore umano. Ero
travolto in una ridda di piaceri, i quali occupavano le mie giornate,
e spesso le mie notti, allettandomi con lusinghe che accarezzavano
il mio amor proprio, fomentavano la mia ambizione, e attutivano le
commozioni più nobili. E qui credo che la mia salvezza fu il medesimo
straordinario favore con cui venni accolto nella cerchia della frivola
vita mondana. S'io non l'avessi veduta che da fuori, se fossi stato
costretto a fermarmi sulla soglia struggendomi nel vano desiderio
d'entrare, forse oggi m'indugerei ancora là, cupido e deluso spettatore
di gioie a me negate; o se avessi ottenuto soltanto un accesso
limitato, seguiterei a lottare ardentemente per farmi avanti.
«Ma ricevuto addirittura nei più sacri penetrali dell'alta sfera a
cui anelavo, potei presto scorgere tutta la vacuità, tutta la nullità
di quella bagattella che noi anglosassoni chiamiamo _fashion_.[5] Non
già che non v'incontrassi affatto la grazia, lo spirito, la coltura,
la finezza ch'io m'attendevo di trovarvi o che queste belle qualità
fossero accompagnate sempre da altre meno pregevoli. No: io credo
veramente che tutte le classi sociali possano vantare i loro eroi e
le loro eroine, e che vi sono tra i mondani, uomini e donne le cui
virtù rifulgerebbero anche in un deserto. Nè disprezzo le formalità
e le cerimonie, decorose in sè, e fonti d'eleganza e gentilezza di
costumi. Finchè vi sarà una classe di gente segnalata dalla buona
educazione e dalla raffinatezza delle maniere, e un'altra di cui sono
proprie l'ignoranza e la volgarità, vi dovrà essere tra loro una linea
di divisione, ch'è naturale e che forse nessuna delle due desidera
varcare.
«Ma questa barriera non è la mondanità elegante, non è la _fashion_, la
quale spesso esclude le qualità caratteristiche della prima e ammette
liberamente quelle della seconda. E se io ardisco fare una distinzione
fondata sopra un più alto concetto, gli è perchè ho veduto da vicino
quanto sia fallace l'opinione comune che le distingue secondo vane
apparenze.
— Siete molto giovane per filosofare così profondamente, — disse
il signor Amory. — Più d'uno volta le spalle, disgustato, ad
un'aristocrazia in cui non gli è riuscito d'ottenere accesso, ma ben
pochi, ottenutolo, vi rinunziano.
— Ben pochi, forse, almeno tra i _giovani_, — rispose Guglielmo —
hanno avuto le occasioni che ebbi io di penetrarne i segreti. Credo
di poter dire senza tradimento, posto che parlo in generale, d'aver
veduto nella così detta aristocrazia del nostro paese, ignoranza,
sguaiataggine, bassezza ed immoralità assai maggiori che non avrei
creduto ammissibile. Ricordo frequenti casi in cui il più compito
gentiluomo, o la più bella signora d'un circolo brillante, mostrò di
non possedere neanche nozioni elementari in materie comunissime. Fui
presente a ricevimenti splendidi per lusso ed eleganza, disonorati
da esempi d'inciviltà e di rozzezza d'animo che offendevano del pari
il buon gusto e la delicatezza. Osservai come la folle prodigalità in
certe cose fosse ricattata con un'egoistica e spregevole parsimonia in
certe altre: vidi uomini e donne manifestare una mancanza di principî
morali e religiosi, la quale prova che l'occupare un alto grado sulla
terra non preserva l'anima da quelle contaminazioni che la rendono
indegna d'essere un giorno assunta in cielo.
— Sì, ho notato cotesti fatti anch'io, — fece Filippo Amory — ma la mia
esperienza del mondo è eccezionale, e le circostanze hanno acuito la
mia perspicacia. Mi fa però maraviglia che abbiano attratto la vostra
attenzione.
— Non già a bella prima. Lo splendore del gran mondo m'aveva
abbagliato, accecato, e soltanto a poco a poco riacquistai la chiarezza
delle mie percezioni. Il sospetto della sua vanità, della sua falsità,
si fondò su varie prove d'egoismo, di follia, di durezza che caddero
sotto i miei occhi. Quanti bassi inganni, quali meschine rivalità,
quali colpevoli oblii dei più sacri doveri potrei riferirvi! Ma
non voglio palesare i segreti di singole persone, nè tediarvi col
raccontarveli!
«Fui specialmente colpito dall'effetto che la continua ricerca
del piacere produce sui sentimenti, sul carattere, sulle affezioni
domestiche della donna. Sebbene io portassi nel cuore un'immagine di
fanciulla buona e pura, e dolce fosse la rimembranza, questo vivente
ideale sarebbe forse stato espulso dal suo trono e soppiantato da
qualcuna delle fulgide bellezze che ammaliavano i miei sguardi, se alla
perfezione del volto avesse corrisposto quella dell'anima. Vi saranno,
anzi non dubito che vi siano, nelle alte sfere mondane, donne egregie
più ammirabili ancora per l'eccellenza e la nobiltà della loro natura
che per la grazia e i pregi esteriori onde vanno adorne; ma tra quelle
ch'io conobbi da presso, nessuna poteva sostenere il paragone con la
modesta giovanetta, presente sempre al mio pensiero, la quale è il
modello di tutte le virtù femminili.
«Non è quindi da maravigliarsi se le altre non uguagliavano il mio
concetto delle qualità che rendono una donna degna d'amore, poichè
le misuravo alla stregua del carattere di Gertrude. Come non avrei
rilevato il contrasto tra la stoltezza, la frivolezza, l'egoismo che
mi vedevo dintorno, e la mente cólta, il cuore amoroso, l'abnegazione
dell'amica lontana? Ella possiede tutto ciò che può abbellire la vita
d'un uomo, dovunque lo conduca la sua sorte: e non riuscirete mai a
persuadermi che una tale compagna debba essere di peso e d'ostacolo in
cosa alcuna a colui che avrà la grande fortuna di chiamarla sua.
«Quanto a me, non ambisco nulla che questa unione non m'offra. Mi
avete parlato d'aristocrazia; la più alta, la sola vera ai miei occhi
è quella a cui Gertrude appartiene per tutti i titoli e di cui potrebbe
essere uno dei più splendidi ornamenti: l'aristocrazia della gentilezza
di costumi, della cultura intellettuale, della grazia e della bellezza.
M'avete parlato di ricchezze: se Gertrude non ha denaro nella sua
borsa, ha però un'anima d'oro schietto, provata nella fornace del
dolore e del sacrificio ed uscitane lucente e pura d'ogni lega. M'avete
parlato di famiglia, d'onorevoli natali. Ella non ha parenti e la sua
origine è avvolta nel mistero; ma il sangue che scorre nelle sue vene
onora la stirpe da cui discende, e ogni palpito del generoso suo cuore
la congiunge a quanto v'è di nobile al mondo.
«Sul soggetto della bellezza siete stato eloquente. Quand'io mi separai
da lei, ella era ancora in tutto, fuorchè nel carattere, quasi bambina,
toccando appena i tredici anni. Benchè molto mutata, ed in meglio,
dal tempo ch'era venuta tra noi, non credo che al comune degli uomini
sarebbe parsa bella; ma se io non fossi stato su questo punto del tutto
indifferente, il grande amore che le portavo m'avrebbe reso incapace
d'un giudizio imparziale.
«Ricordo bene, però, la viva indignazione da me provata udendo una
volta un commesso, mio collega, che l'aveva veduta con me in una
delle nostre passeggiate, fare un dileggioso confronto tra lei e
la bellissima figliuola del nostro principale (la stessa signorina
Clinton di cui si parlava dianzi), e l'altrettanto viva gioia con
cui, essendo io presente a un esame nella scuola ch'ella frequentava,
intesi la direttrice, una certa signorina Browne, dire à una signora
che Gertrude Flint prometteva molto sia nella persona che nella mente.
Se abbia mantenuto le sue promesse quanto alla persona non sono in
grado di sapere; ma ricordando la sua fine e graziosa figurina, i suoi
grandi occhi splendenti d'intelligenza, il viso animato dal calore
del sentimento, la serena e quasi maestosa espressione che la purità
dell'anima dava ai suoi lineamenti ancora infantili, ella m'appare come
l'incarnazione di tutto ciò che ho di più caro.
«Sei anni devono aver mutato il suo aspetto, ma sicuro non le hanno
fatto perder nulla di quanto io pregio in lei. Ella possiede attrattive
sulle quali il tempo non ha potere: una grazia ch'è un dono del Cielo,
una bellezza ch'è eterna. Che cosa potrei chiedere di più?
«Non v'immaginate dunque, — egli proseguì dopo una breve pausa — che
la mia fedeltà alla compagna della mia adolescenza derivi unicamente
da un senso di gratitudine. Io, è vero, le devo molto, assai più che
non possa mai ripagare: ma l'onesta fiamma di cui ardo per la nobile
fanciulla, nasce dall'amor sincero d'una purità di carattere e d'una
semplicità di cuore senza pari.
«C'è forse nella vita faticosa e folle del bel mondo, nel fasto
della ricchezza, negli omaggi di una folla oziosa, qualche cosa che
possa appagarmi il cuore, elevarmi lo spirito, e incoraggiare la
mia attività, quanto il pensiero d'un focolare domestico tranquillo
e felice, a cui presieda un'anima di donna con la quale l'anima
mia viva in una comunione d'amore e di fede che il tempo non varrà
a distruggere; che la morte renderà viepiù salda e sicura nella
beatitudine eterna?
— E quella che tanto amate.... siete certo.... — cominciò il
signor Amory parlando con visibile sforzo; ma la voce gli mancò, e
s'interruppe.
— No, non sono _certo_, — rispose Guglielmo, prevenendo la domanda. —
Non ho ragioni d'abbandonarmi alla speranza che teneramente vagheggio
da anni, ma non mi pento d'avervi parlato con sincerità e candore,
perchè dovesse ella infliggermi il dolore d'una fredda ripulsa, io
sarei sempre superbo d'averla amata. Dal momento che ho rimesso il
piede sul suolo americano fino ad oggi, sono sempre stato trattenuto
da doveri che, per quanto sacri, facevano fremere d'impazienza il mio
cuore anelante alla libertà di seguire i propri impulsi. Finalmente
con questa mia visita, signor Phillips, — e così dicendo si alzò per
accomiatarsi — io ho adempito all'ultimo obbligo impostomi dall'ottimo
mio socio ed amico, e domani mi sarà concesso d'andare dove soltanto il
dovere potè impedirmi di correre appena arrivato in patria. —
Egli porse la mano a Filippo Amory che la prese con una cordialità ben
diversa dalla tiepida accoglienza fattagli quando s'era presentato a
lui.
— Addio! — gli disse questi. — Il mio sincero desiderio che i vostri
voti siano coronati da un lieto successo v'accompagna. Ma, ne sono
sicuro, un giorno o l'altro rammenterete tutto ciò che vi ho detto
stasera.
— Strano uomo! — pensava Guglielmo dirigendosi verso l'albergo dove era
alloggiato. — Con quale calore mi ha stretto la mano nell'accomiatarmi!
Quanto è stato amichevole il suo saluto nonostante la freddezza con cui
m'aveva accolto e la mia pertinacia nel combattere le sue opinioni e
respingere i suoi consigli! —