MILTON.

Nel sontuoso salotto d'uno degli alberghi di primo ordine che a Nuova

York abbondano, Filippo Amory sedeva solo. Era già sera. Le tende

delle finestre erano calate, e accesi i lumi a gas, la cui splendida

luce faceva spiccare i colori vivaci del tappeto e delle tappezzerie,

e diffondeva intorno un'aria di gaiezza e di benessere, con la quale

contrastava forte il pallido viso e l'atteggiamento triste ed abbattuto

dell'ospite solitario.

Da quasi un'ora egli sedeva là, chino sulla tavola che occupava il

centro della stanza, con la testa appoggiata alla mano sinistra,

senza muoversi nè sollevare un momento lo sguardo. Egli aveva gettato

all'indietro la massa ondosa dei suoi capelli inargentati, come se quel

lieve peso opprimesse la sua fronte ardente, e se non fosse stato il

lento gesto delle dita che di tanto in tanto passava tra i bei riccioli

folti, si sarebbe potuto crederlo assopito.

A un tratto si rizzò, ed ergendo l'alta e prestante persona, si mise

a camminare in su e in giù per il salotto. Ma tosto una sommessa

picchiata all'uscio arrestò il suo passo misurato: un'espressione

d'inquietudine nervosa e di contrarietà apparve nei suoi lineamenti, e,

buttandosi di nuovo nella poltrona, stava per rispondere al cameriere

venuto ad annunziargli «un signore», che egli non poteva ricevere

nessuno; ma l'annunziato era già sulla soglia. Il cameriere si ritirò e

chiuse l'uscio.

Premurosamente il visitatore, ch'era un giovanotto, s'avanzò verso

il signor Amory; represse però il suo slancio cordiale dinanzi alla

inaspettata freddezza con cui questi lo accoglieva mostrandogli

nella faccia rannuvolata, e nel modo quasi ritroso di toccare la mano

offerta, che la sua presenza non riesciva gradita.

— Scusatemi, signor Phillips.... — disse Guglielmo Sullivan, poiché era

lui. — Temo d'avervi disturbato.

— Oh, non lo dite! — rispose quegli, urbanamente, invitandolo a sedere.

— Accomodatevi. —

Guglielmo non fece che appoggiar la mano sulla spalliera della seggiola

proffertagli, e seguitò rimanendo ritto:

— Siete molto mutato, signore, dacchè ci vedemmo l'ultima volta.

— Mutato? Sì, certo.... — disse l'altro con aria distratta.

— La vostra salute non sarà, spero....

— La mia salute è ottima. —

Dopo avere così interrotto il giovane, Filippo Amory parve a un

tratto comprendere che doveva pur fare qualche sforzo per sostenere la

conversazione, e ripigliò:

— È lungo tempo, signor Sullivan, che non ci siamo imbattuti. Non ho

tuttavia scordato il debito di gratitudine che ho verso di voi per il

vostro intervento tra me ed Alì, l'arabo traditore, con la sua truppa

di ribaldi beduini.

— Non ne parlate, signor Phillips. Il nostro incontro fu davvero

fortunato, ma per tutti e due, perchè eravamo esposti al medesimo

pericolo, e quindi ne risultò un mutuo benefizio.

— Non posso ammetterlo. Voi sembravate in buona armonia con la vostra

scorta, per quanto fosse araba.

— Sì, ho una certa pratica di viaggi in Oriente, e so come,

d'ordinario, si governano quegl'infiammabili spiriti del deserto. Ma

quando vi raggiunsi, entravo appunto anch'io nel territorio di tribù

ostili, e la mia scorta correva rischio d'essere soverchiata se non

avessi avuto il vantaggio di unire le mie forze alle vostre.

— Valutate troppo modestamente il vostro genio conciliativo,

giovanotto. Con voi, che conoscete così bene i fatti, non ho neppure il

merito della franchezza confessando che il mio temperamento focoso e la

mia volontà ostinata erano le sole cause del pericolo che minacciava

entrambi e dal quale voi fortunatamente avete saputo scamparci. No,

no! Non mi negate la sodisfazione d'esprimervi ancora una volta la mia

gratitudine per il vostro preziosissimo aiuto.

— Signore, — disse Guglielmo sorridendo — voi fate della mia visita

proprio l'opposto di ciò che doveva essere. Io sono venuto qui stasera

non per ricevere, ma per rendervi grazie.

— Di che cosa? — fece il signor Amory bruscamente, rudemente quasi. —

Voi non mi dovete nulla!

— Gli amici d'Isabella Clinton hanno con voi un debito tale, che non

potranno mai pagarlo.

— V'ingannate, signor Sullivan. Io non ho fatto nulla che imponga agli

amici di cotesta signorina la minima obbligazione verso di me.

— Non le salvaste la vita?

— Sì, ma senza averne punto l'intenzione. —

Guglielmo sorrise.

— Non fu certo un mèro caso, signor Phillips, l'esservi voi messo a

rischio di morte per salvare una vostra compagna di viaggio.

— Infatti, non al caso ella deve la sua salvezza; di questo sono

persuaso anch'io. Ma non ringraziate me; è d'altri il merito se la

signorina Clinton oggi non dorme il sonno eterno.

— M'è lecito domandarvi di chi parlate? Le vostre parole sono

misteriose.

— Parlo d'una cara e nobile fanciulla ch'io volevo strappare alle

fiamme.... Per lei nuotavo verso quell'avanzo di nave incendiata.

Il suo velo azzurro era il segnale convenuto tra noi. Quel velo

accuratamente avvolto intorno al capo della signorina Clinton

m'ingannò. Io la trovai aggrappata al posto di.... dell'altra che

cercavo, e portai a salvamento sulla riva la preda tolta al fuoco e

alle acque senza riconoscerla.... abbandonando la mia diletta che aveva

offerto la propria vita in olocausto....

— Oh, non alla morte?

— No, fu ricuperata per miracolo. Andate a ringraziare lei della

salvezza d'Isabella Clinton.

— Io ringrazio Dio, — disse Guglielmo con fervore — che gli orrori di

tali disastri siano in parte compensati da eroismi come cotesto. —

L'aspetto, fino allora severo del signor Amory si raddolcì alquanto

mentre egli ascoltava queste entusiastiche parole del giovane in lode

della devozione di Gertrude.

— Chi è quella nobile fanciulla? Dov'è? — continuò l'altro.

— Non me lo chiedete! — rispose l'interrogato con un gesto

d'impazienza. — Non potrei dirvelo neppur se volessi. Non la rividi

dopo quel giorno funesto. —

Le sue maniere, ancor più che le sue parole, manifestavano una viva

riluttanza ad entrare in più precisi particolari circa il salvamento

d'Isabella, e Guglielmo, accorgendosene, rimase un momento silenzioso e

irresoluto. Poi, avanzandosi d'un passo, riprese:

— Sebbene voi non vogliate riconoscere alcuna vostra partecipazione

al felice scampo della signorina Clinton, sento ch'io mancherei

all'obbligo mio ove non vi facessi il messaggio di cui sono incaricato

per colui che ne fu lo strumento se non la causa prima. Il signor

Clinton mi prega di dirvi che salvando la vita della sua Isabella,

l'unica superstite di sette figliuoli (tutti gli altri gli morirono

in tenera età), avete prolungato la sua, e colmato il suo cuore di

gratitudine tale, che qualunque parola è impotente ad esprimerla: fino

all'ultimo dei suoi giorni egli non cesserà mai di benedire il vostro

nome, e implorare da Dio le Sue grazie più elette su voi e su coloro

che vi sono cari! —

I limpidi e penetranti occhi di Filippo Amory erano lievemente

inumiditi, ma un blando e cortese sorriso errava sulle sue labbra.

— Tutto questo da parte del signor Clinton? — egli rispose. — Molto

gentile e del pari sincero, non ne dubito! Ma voi, giovanotto, non

intendete certo di ringraziarmi soltanto a nome suo. Non avete nulla da

dire per conto vostro? —

Guglielmo parve maravigliato della domanda, tuttavia replicò senza

esitare:

— Sicuro, signore, io come uno della numerosa cerchia di conoscenti e

d'amici che la signorina Clinton onora della sua stima, vi sono grato

delle vostre prestazioni generose, e immensamente v'ammiro: nè per

essa soltanto, ma per tutti coloro che aveste la nobile sodisfazione di

salvare da una morte orribile oltre ogni dire!

— Devo interpretare le vostre parole nel senso che voi parlate

unicamente in nome dell'umanità, e non sentite nessuna profonda

affezione particolare per questa o quella tra le persone che si

trovavano sulla disgraziata nave?

— La maggior parte erano gente a me affatto estranea. La signorina

Clinton anzi era la sola ch'io conoscessi da più lungo tempo dei due

o tre giorni passati a Saratoga. La sua morte m'avrebbe addolorato

assai, s'intende: ella aveva una certa familiarità con me, da bambina,

e ultimamente sono stato molto in sua compagnia; soprattutto poi, so

che suo padre, il mio venerato socio e vecchio amico preziosissimo, la

cui salute purtroppo è indebolita, non sarebbe potuto sopravvivere alla

perdita dell'unica figlia, quasi idolatrata; colpo che le circostanze

strazianti avrebbero reso ancora più terribile....

— Voi parlate con una gran freddezza, signor Sullivan. Ignorereste

forse che la voce pubblica vi pretende legato alla signorina Clinton da

un sentimento più tenero della semplice amicizia? —

Il graduale dilatarsi dei grandi occhi grigi di Guglielmo fissi

sul signor Amory mentre questi così diceva, e l'aria tra attonita e

scrutatrice che prendeva il suo viso, dimostravano chiaramente quale

impressione gli facesse quella domanda.

— Signore, — rispose egli sedendo con gesto deliberato sulla seggiola

presso la quale era sempre rimasto ritto — o io non vi comprendo, o la

voce pubblica riferisce un'opinione assolutamente falsa.

— Sicchè voi non avete mai saputo nulla finora del vostro fidanzamento?

— Mai, ve l'assicuro. O com'è possibile che una ciarla così infondata

abbia credito fra i conoscenti della signorina Clinton?

— Lo ha, e tanto esteso, che per esempio io, mèro spettatore della vita

di Saratoga, l'udii spesse volte non solo bisbigliare da orecchio ad

orecchio, ma affermare quale fatto positivo.

— Sono in sommo grado stupito e contrariato da ciò che mi dite,

— proseguì il giovane che veramente pareva sentirne dispiacere e

dispetto. — Per quanto cotesto rumore sia insensato non meno che falso,

se arrivasse alla signorina Clinton provocherebbe la sua indignazione,

e le darebbe gran noia; per lei, anche più che per me stesso, mi dolgo

che certe circostanze abbiano potuto suscitarlo.

— Parlate per ragioni di delicatezza rispetto alla signorina, o siete

modesto a segno di credere che sarebbe ferita nel proprio orgoglio

se sapesse il suo nome così accoppiato con quello del socio di suo

padre, un giovane finora sconosciuto nei circoli del mondo elegante?

Ma, scusatemi.... Forse ho posto il piede su terreno pericoloso, ed è

l'orgoglio vostro quello che si sdegna dinanzi alla franchezza del mio

linguaggio.

— No, punto, signor Phillips; mi fate torto se credete che il mio

orgoglio sia di tal natura. Ma per rispondere alla vostra domanda, vi

dirò che mi riferivo tanto alla prima che alla seconda delle ragioni da

voi menzionate, e a molte altre ancora, quando vi affermavo di credere

che vivissimo sarebbe il risentimento della signorina Clinton se mai

risapesse la sciocca ed inconsulta diceria fatta circolare sul suo

conto.

— Signor Sullivan, — disse Filippo Amory con calore, avvicinando la sua

seggiola a quella di Guglielmo — siete ben certo di non pregiudicarvi

da voi stesso? Badate che un'eccessiva modestia unita ad esagerate e

false raffinatezze sentimentali ha sbarrato a più d'uno la via della

fortuna, e che questo potrebb'essere il caso vostro.

— Come, signore? Voi parlate in una forma enigmatica, e io non ho idea

di ciò che volete significare.

— Bei giovani come voi, possono, lo so, mirare nella scelta d'una

sposa alle fortune più alte; ma sono troppo rare, perchè se ne offrano

parecchie a una medesima persona, e il mondo riderebbe alle vostre

spalle se vi lasciaste sfuggire l'occasione felicissima che ora

v'arride.

— Occasione di che? Non intendete già consigliarmi, io credo....

— Ma sì, anzi! Io sono più vecchio di voi, e conosco meglio la vita.

Un patrimonio non s'accumula in un giorno, nè il denaro è cosa da

disprezzarsi. Il signor Clinton ha logorato la sua salute affaticandosi

nell'acquisto di quelle ricchezze, che saranno presto possedute dalla

sua unica erede. Ella è giovane, bellissima, e ammiratissima nel gran

mondo in cui vive. Tanto il padre che la figlia vi guardano con occhio

benigno.... Oh, non vi turbate, si discorre tra amici, e voi sapete se

è vero ciò che fin gli estranei hanno osservato, e di cui spesso io ho

udito parlare come di cosa indubitata. Perchè esitate dunque? Non vi

distorrà, spero, dall'approfittare di questa favorevole condizione, un

qualche romantico e cavalleresco senso d'inferiorità da parte vostra,

quasi non foste degno d'un premio così bello?

— Signor Phillips, — disse Guglielmo, titubando, evidentemente

impacciato — i commenti di persone conosciute in casuali e passeggeri

incontri, come quasi tutte quelle che la signorina Clinton frequentava

a Saratoga, non meritano fede. Le particolari relazioni in cui mi

trovo col signor Clinton mi hanno ultimamente condotto a vivere in

continua familiarità sì con lui che con la sua figliuola. Egli non ha

ora intorno a sè parenti nè amici fidati, e perciò sembra agli occhi

del mondo far più caso di me che non ne farebbe qualora ambissi la mano

della signorina Isabella. D'altronde, questa ha tanti adoratori che

sarebbe il colmo della vanità se io presumessi....

— Poh, poh! — l'interruppe Filippo Amory, levandosi da sedere, e

picchiandogli una spalla. — Ditelo, caro Sullivan, a qualcuno più

novizio e più ingenuo ch'io non sia! Certo, — proseguì egli andando

su e giù per la stanza — è dicevole cotesto linguaggio; ma, sebbene

io rifugga dalle adulazioni, credo di poter senza pericolo ricordare

alcuni piccoli fatti a un giovanotto che ha una tanto modesta opinione

dei propri meriti. Prego, chi era il signore per la compagnia del quale

la signorina Clinton fu così pronta ad abbandonare, sere sono, una

splendida e affollata sala mentre cantava l'Alboni, e a lasciar delusa

tutta una coorte d'ammiratori che la circondava di omaggi e di sorrisi?

Con chi mai preferì ella passeggiare tranquillamente al lume di luna

nel giardino dell'Albergo degli Stati Uniti? —

Guglielmo indugiò un momento a rispondere, come se cercasse di

rammentarsi; poi esclamò:

— Vedo, vedo! Questa fu dunque una delle cause di sospetto? Io non ero

invece che un messo venuto a chiamare la signorina Isabella al letto di

suo padre.... Avevo ansiosamente vegliato per ore il signor Clinton,

caduto in un sonno prolungatissimo, quasi letargico, che impensieriva

il medico; destatosi alfine, egli chiese della sua figliuola con tale

appassionata insistenza, ch'io mi risolsi a disturbarle il piacere

della serata, e condurla dov'era suo dovere andare immediatamente: nel

casinetto in fondo al giardino dell'albergo, che pertanto attraversai

con lei al lume di luna.... —

Il signor Amory sorrise, e per la prima volta guardò Guglielmo con

quella dolce espressione di benignità che il suo bel viso assumeva di

rado e che tanto gli si addiceva.

— Ecco che cosa sono i pettegolezzi dei luoghi come Saratoga! — egli

fece quasi gaiamente. — Capisco che non devo più parlare d'altre

apparenze di teneri sentimenti sia in voi sia nella signorina. Ma se

anche il cuore della bella e la sua dote sono sempre ben custoditi

da lei e da suo padre, non mancano buone ragioni di credere, caro

Sullivan, che vi sarebbe agevole conquistare ambedue. Voi siete un

giovane di grande avvenire, e possedete, a quanto ho udito, una geniale

attitudine agli affari che vi rende indispensabile al vecchio; e se con

la prestanza della vostra persona e i pregi del vostro spirito non vi

rendete tale anche alla fanciulla, la colpa sarà tutta vostra. —

Guglielmo rise.

— Se questo fosse il mio scopo, ricorrerei a voi per incoraggiamento e

consiglio; ma, signor Phillips, è fatica sprecata far brillare ai miei

occhi cotesta visione lusinghiera.

— No, dato che siate l'uomo ch'io vi credo,-replicò l'altro. — E non

sarete certo tanto sciocco (scusate se uso un termine un po' forte) da

disprezzare l'opportunità offertavi di prendere quel posto e far quella

figura nel mondo a cui vi danno diritto la vostra nascita, la vostra

educazione e le vostre qualità personali. Figlio d'un rispettabile

ecclesiastico (professione sempre onorevolissima), favorito nella prima

giovinezza da occasioni straordinariamente vantaggiose delle quali

avete saputo approfittare, oggi, col credito che godete nelle Indie, se

aveste al vostro comando ingenti capitali, giungereste presto a contare

fra i negozianti più cospicui. Nondimeno tutto questo non basterebbe

ancora a darvi pronto e libero accesso nelle alte sfere della nostra

aristocrazia; mentre sposando la signorina Clinton, salireste d'un

passo a un grado sociale che difficilmente avreste conquistato con

lunghi sforzi, e a venticinque anni tocchereste la mèta più eccelsa

che la vostra ambizione possa vagheggiare. Nè, oso dirlo, è verosimile

che l'essere vissuto sei anni affatto privo della compagnia di donne

gentili, non v'abbia disposto a sentire potentemente il fascino d'una

grazia e una bellezza così rare....

«Un uomo che ritorna alla terra nativa dopo una lunga permanenza

sotto i tropici, suol essere facile preda della prima seducente

compatriotta in cui la sorte lo faccia imbattere; e non è invero da

maravigliarsi che voi siate preso dalle attrattive della signorina

Isabella, singolari anche in questo paese di belle donne. E, sicuro,

non avete durato sei anni di fatiche sotto il sole cocente dell'India,

senza avere imparato ad apprezzare quanto vale l'insperata e onorevole

fortuna che ve ne offre il premio: il riposo, la ricchezza agevolmente

conseguita, e, felicità suprema, il possesso d'una giovane e bella

sposa. —

Seguì una pausa, durante la quale Filippo Amory stette a spiare nel

volto di Guglielmo l'effetto delle sue parole tentatrici. Questi non

tardò a palesarglielo con la sua risposta.

— Signor Phillips, — disse in un tono risoluto ed energico che provava

la sua profonda sincerità — io non ho infatti speso parecchi dei

miei anni migliori lavorando sotto un cielo ardente, in prolungato

esilio da quanto avevo di più caro, senza il sostegno di alti fini,

senza l'incoraggiamento di dolci speranze. Ma voi mi giudicate

assai male se stimate che l'ambizione che m'ha finora spronato

possa essere sodisfatta da quelle ricompense che avete dipinte alla

mia immaginazione con sì vividi colori. No, signore, credetemelo;

quantunque i loro vantaggi siano tali che a pochi è dato conseguirli,

io miro a qualche cosa di più alto ancora, e penso che davvero avrei

sprecato i miei sforzi se le mie speranze e i miei desiderî non

tendessero verso un bene più prezioso.

— E dove cercate l'adempimento di cotesti voti sublimi? — domandò il

signor Amory con accento ironico.

— Non già nei circoli gai del mondo elegante nè tra l'aristocrazia del

denaro. Io non dispregio un grado onorevole agli occhi dei miei simili,

conosco i benefizi della ricchezza, sento il prestigio della bellezza e

della grazia; ma non sono queste le cose per cui lasciai la mia patria,

nè per esse vi sono ritornato. Benchè giovane, ho vissuto abbastanza,

e abbastanza sofferto, perchè sia radicata nel mio cuore la fede che i

soli beni degni d'essere cercati a prezzo di lotte e sacrifici, sono

quelli più durevoli e più consolanti dei dubbi onori, delle precarie

ricchezze, dei volubili sorrisi.

— Dunque, se m'è lecito domandarlo, a che cosa mirate?

— A un _focolare domestico_; e non tanto per me, sebbene da lungo tempo

io aneli alla sua pace, quanto per colei con cui mi confido dividerlo.

Or fa un anno — e la voce di Guglielmo si commosse, le sue labbra

tremarono — v'erano, oltre la cara creatura che adesso occupa tutta

l'anima mia, altre persone ch'io speravo, con tenero amore, con viva

gioia, di veder cogliere un giorno i frutti delle mie fatiche. Dio

non m'ha concesso di ritrovarle quaggiù, e.... ma perdonatemi, signor

Phillips, non è mia intenzione d'importunarvi raccontandovi i miei

affari privati.

— Proseguite, proseguite, — disse Filippo Amory. — Merito bene qualche

confidenza in cambio de' miei disinteressati consigli. Parlatemi come a

un vecchio amico, e siate sicuro che v'ascolto con la maggior simpatia.

— Da molto tempo non ho parlato liberamente di me stesso; — rispose

Guglielmo — ma sono franco per natura, e giacchè manifestate il

desiderio di conoscere qualche cosa de' miei propositi nella vita,

io non ho alcuna ragione di nasconderveli. La mia sorte, signore, fu

singolare fin dall'adolescenza: non vi dispiaccia quindi se ne fo

un breve cenno. A dodici anni avevo già cominciato ad esercitare i

doveri che la necessità m'imponeva. La mamma, rimasta vedova quand'ero

bambino, e il vecchio nonno erano i miei soli parenti e quasi i miei

soli amici; l'una di debole complessione, delicatissima, non atta ai

lavori faticosi: l'altro d'età assai grave, e povero, non avendo altri

proventi che la sua piccola paga di sagrestano d'una chiesa vicina.

Ma, come voi sapete, perchè già ve lo dissi quando ci conoscemmo

in Oriente, nonostante le loro condizioni, essi m'allevarono in una

modesta agiatezza e mi diedero un'ottima educazione.

«Ragazzo, quando le piastrelle e i cervi volanti sono d'ordinario

gli oggetti che più appassionano, io ero già posseduto da un ardente

desiderio di sollevare i miei cari d'una parte delle fatiche e delle

cure di cui sostenevano il peso; e con questo fine cercai e trovai un

posto, nel quale ero ben trattato e ben pagato, e che conservai fino

alla morte del mio buon principale. Poi, per un tempo ebbi a sentire

dolorosamente la mancanza d'impiego; mi scoraggiai, fui infelice; e

questo stato d'animo era mantenuto dalla convivenza con un uomo di

temperamento malinconico ed inclinato al pessimismo, come il mio nonno,

il quale aveva patito nel corso della sua vita crudeli disinganni, e

però lungi dal farmi cuore insisteva sulla probabilità che tutti i miei

disegni, tutti i miei tentativi d'aprirmi la via della fortuna, fossero

destinati a fallire.

«Io ero molto amareggiato, allora, dall'influsso deprimente delle

tristi predizioni del vecchio; ma poi fui indotto a pensare che,

in fondo, produssero un effetto utile, perchè nulla mi spinse a

raddoppiare i miei sforzi, più che la brama di provargli ch'erano mal

fondate; e una delle maggiori sodisfazioni da me gustate in questi

ultimi anni fu appunto la certezza ripetutamente avuta ch'egli era

venuto alfine nella persuasione piena ed intera che uno almeno della

sua disgraziata famiglia aveva la sorte di sfuggire ai travagli della

povertà.

«Mia madre era una donna di natura quieta e gentile, piccolina della

persona, di maniere semplici e piuttosto riservate. Ella mi amava come

la stessa anima sua; tutte le mie nozioni della bontà mi furono date da

lei: dal canto mio non mi sarei risparmiato sacrificio alcuno per farla

felice, avrei dato la mia vita per la sua.... Ma non ci rivedremo mai

più in questo mondo; e io.... io imparo a rassegnarmi!

«Per loro due e per un'altra persona di cui vi parlerò tra poco,

ero pronto ad esulare, a lottare, a soffrire ed essere paziente.

L'occasione si presentò, ed io non tardai a coglierla. Presto il

supremo scopo della mia ambizione fu conseguito. Io guadagnavo

abbastanza per me e per loro. In progresso di tempo giunsi anche a

farli godere un po' di lusso. E avevo cominciato ad attendere il giorno

non lontano in cui il mio sospirato ritorno avrebbe finalmente reso

perfetta la nostra felicità, mentre, ahimè, la notizia della morte del

nonno era per via, e mia madre anch'ella già declinava lentamente ma

inesorabilmente verso la tomba!

«Tutt'e due oggi sono partiti dal mondo, e io sarei rimasto tanto solo

da desiderare quasi di seguirli, se non fosse quella creatura il cui

amore m'avvincerà alla terra finchè ella vi soggiornerà meco.

— E lei? — domandò Filippo Amory con un ardore che Guglielmo, assorto

nei propri pensieri, non osservò.

— È una giovanetta — rispose questi — senza famiglia, nè ricchezza,

nè bellezza; ma dotata d'uno spirito così alto che la fa nobile, d'un

cuore così generoso che la fa ricca, di un'anima così pura che la fa

bella. —

L'intensa attenzione del signor Amory e l'evidente suo desiderio

d'udire il seguito, lo incoraggiarono a continuare:

— Nello stabile dove abitavamo viveva un buon vecchio, che faceva

il lampionaio. Era povero, più povero ancora di noi, ma non ho mai

conosciuto un uomo migliore. Una sera, mentre andava in giro accendendo

i suoi lampioni, raccolse e si portò a casa una bimba appena coperta

di miseri cenci che una femmina crudele aveva in quel momento gettata

sulla strada dove sarebbe morta di freddo, salvo che non fosse condotta

a finire di morte più lenta in un ospizio; perchè soltanto le cure

affettuose ed assidue di mia madre e dello zio True (così chiamavamo

il nostro vecchio amico) poterono salvare quella debole creatura dalle

conseguenze delle sevizie e degli stenti che l'avevano ridotta in fin

di vita. Grazie alla loro instancabile vigilanza, alle loro premure,

ella fu conservata per contraccambiare un giorno, e a cento doppi,

l'amorosa assistenza prodigatale.

«Ella era a quel tempo esile e strutta da far pietà, d'un colorito

scialbo, e assai bruttina; inoltre nessuno le aveva insegnato

a dominare il suo carattere violento, al quale univa una grande

ostinatezza derivata certo dall'essere sempre vissuta in opposizione

con tutti.

«Ma nulla sgomentava l'ottimo zio True, e sotto l'influsso della sua

paterna tenerezza, cominciarono a svilupparsi le facoltà e le virtù

latenti in quella piccola anima fino allora negletta. Nell'atmosfera di

amore ove adesso respirava, ella cambiò natura; e quando agli esempi e

ai precetti che le erano dati nella sua nuova casa s'aggiunse la luce

divina, versata sulla sua vita da una creatura eletta, la quale immersa

ella stessa nelle tenebre, emana dal proprio spirito un'aureola radiosa

che illumina chi gode il bene della sua presenza, divenne ciò che poi è

stata costantemente: una donna in cui uno può riporre il suo affetto e

la sua fede per sempre.

«Quanto a me, non tardai ad amare oltre ogni dire quella bambina verso

cui da principio mi aveva attratto un mèro sentimento di compassione.

Stavamo insieme il più possibile; tutto era comune tra noi: studi,

piaceri, dolori, passioni. Io ero il suo maestro, il suo protettore,

il compagno dei suoi spassi infantili; ed ella dal canto suo era per

me l'amica che mi consigliava e m'incoraggiava, mi consolava e mi

compativa: un'amica preziosa, necessaria, perchè m'infondeva il suo

spirito fervente di speranza, di energia, di fiducia. Ricordo come

ella, tanto piccina ancora, mi rincorò e mi sostenne in quel mio

disperato dolore giovanile, quando per la morte inaspettata del mio

ottimo principale mi trovai senza impiego!

«L'affezione tra lei e lo zio True era commovente. Bench'io fossi

un ragazzo, ammiravo come una cosa bella il devoto amore del vecchio

lampionaio per la sua figlioletta adottiva, «il suo uccellino», egli

diceva, e la tenera, profonda gratitudine con cui questa lo ricambiava.

«Durante alcuni anni ella gli dovette ogni cosa e parve essere

semplicemente una bambina di cuore amoroso e buona. Ma giunse il tempo

che le parti furono invertite. Il brav'uomo venne colpito da una

infermità che lo rese invalido delle membra, bisognoso di continuo

aiuto. Allora si manifestò in tutta la sua bellezza quella nobile

natura femminile. Oh, come dolcemente la fanciulletta guidava i passi

del vecchio che scendeva verso la tomba! Spesso, in sulla mezzanotte,

io andavo a vedere se il nostro casigliano non mancasse di qualche

cura che la troppo giovane ed inesperta infermiera era forse incapace

di prestargli.... Mai non scorderò la figurina della piccola Gertrude,

seduta tranquillamente accanto al suo letto, in quell'ora notturna che

in tanti altri fanciulli avrebbe suscitato tutti i fantastici terrori

delle tenebre: davanti a lei sulla tavola ardeva un fioco lumicino,

ed ella, tenendo una mano di lui tra le sue, confortava la veglia

dolorosa con parole d'amore, o gli leggeva qualche pagina della Bibbia

contenente un santo insegnamento.

«Ma, ahimè, la sua devozione non bastava a prolungare la vita del

caro infermo; e, poco innanzi ch'io partissi per Calcutta, egli morì

benedicendo Dio che gli aveva concesso di finire i suoi giorni in pace

e consolato dalla sua dolce custode.

«Toccava a me lenire il gran cordoglio della nostra Gertrudina; feci

quanto stava nelle mie forze per ridarle coraggio e serenità, e fui

lieto di sapere che io partendo lasciavo quest'ufficio all'angelica

signorina cieca che da lungo tempo onorava della sua amicizia lei e

lo zio True. Prima di staccarmi da mia madre e dal nonno, li affidai

solennemente alle cure filiali di Gertrude, la quale aveva dato

prova di tanta buona volontà e tanto valore. Ella promise di essere

fedele alla missione assunta, e mantenne nobilmente la promessa.

Nonostante la collera e la durezza del signor Graham (il padre della

sua protettrice), dalla cui liberalità dipendeva da anni, ella si

dedicò tutta, col cuore e con l'opera, all'adempimento dei doveri che

considerava sacri. Senza curar le sofferenze, le fatiche, le veglie,

le privazioni, abbandonò spontaneamente agi e piaceri, e si prestò,

paziente, giorno e notte, in servigio degli amici che amava d'un amore

più grande di quello d'una figliuola, perchè era l'amore d'una santa.

«Io, pur eguagliandola nell'ardore e nella tenerezza, non avrei potuto

fare la metà di ciò che fece lei: soltanto un cuore e una mano di donna

sono capaci di quanto ideò ed eseguì Gertrude.

«Ella già prima era più che una sorella per me, era l'amica mia

dilettissima, la mia assidua corrispondente; adesso m'avvincono a lei

legami che non sono terreni e su cui il tempo non ha potere....

Il lampionaio · 第 84 / 100 题