Quando Gertrude, fatta accomodare Emilia nel salotto, accanto alla
signora Gryseworth, ritornò sollecitamente nella sua camera, vi trovò
un bellissimo mazzo dei fiori più scelti che la cameriera, come le
disse, era stata incaricata di rimettere a lei. Ella indovinò subito
da chi quel dono gentile ed accettabile provenisse, e quali sentimenti
di benevolenza e simpatia avessero mosso il donatore; se da qualcuno
poteva ricevere un conforto era dal signor Phillips, il solo quasi la
cui pietà non esacerbasse la sua pena.
Ad onta delle maliziose supposizioni di Netta, ella non sospettava
affatto che altri motivi fuor d'una grande bontà d'animo e una sincera
compassione lo avessero indotto ad offrirle quei vaghissimi fiori.
Ed a ragione; perchè le sue maniere verso di lei erano piuttosto di
padre affettuoso che d'innamorato, e quantunque ella cominciasse a
considerarlo come un prezioso amico, non vedeva altro in lui nè pensava
ch'egli desiderasse d'esser altro.
Mise i fiori in un vaso d'acqua, ritornò nel salotto, e, facendosi
forza, prese parte alla conversazione, discorrendo su vari soggetti,
finchè, con suo sollievo, il circolo dei suoi amici si sciolse, e chi
andò a far una passeggiata in carrozza o a cavallo, chi a schiacciare
un sonnellino. Tra questi ultimi fu ella stessa; era contro il suo
costume, ma giustificò dinanzi ad Emilia quest'eccezionale mollezza col
mal di capo che l'aveva assalita. Non riesci però a dormire, e il resto
della giornata le sembrò interminabile.
Venne alfine la sera. Gertrude ricevette un premuroso invito
d'accompagnare le signorine Gryseworth, che col loro babbo e i
Petrancourt andavano a un concerto dato all'Albergo degli Stati Uniti.
Ella si scusò, e persistette nel suo rifiuto nonostante le più vive
istanze. Sentiva che se si fosse esposta al cimento d'un nuovo incontro
come quello della mattina si sarebbe di certo tradita. Poichè Guglielmo
aveva lasciato passare la giornata intera senza cercar di vederla,
non avrebbe voluto per nulla al mondo mettersi lei sulla sua via, e
correre il rischio di essere scoperta da lui e riconosciuta in una sala
affollata di gente. No: aspetterebbe. Dovevano di sicuro incontrarsi o
prima o poi. Nelle presenti circostanze ella non sapeva ancor bene come
contenersi; era meglio serbare per ora l'incognito.
Rimase dunque all'albergo. Oltre i Gryseworth e i Petrancourt, molti
altri andarono agli «Stati Uniti», sicchè nel salotto, quasi deserto,
regnava una insolita quiete, grata all'animo agitato e alla testa
dolente di Gertrude. Emilia discorreva con un ecclesiastico anziano
che le era stato presentato; il dottor Jeremy conversava con la
signora Gryseworth, e sua moglie intanto sonnecchiava. La fanciulla,
visto che nessuno aveva bisogno di lei, uscì inosservata dalla stanza
proponendosi di star un po' a sedere fuori, al lume di luna; ma nel
vestibolo s'imbattè nel signor Phillips.
— Che fate qui, sola sola? — egli domandò. — Perchè non siete andata al
concerto?
— Mi duole il capo.
— Me ne sono avveduto, a pranzo. Non va punto meglio?
— No, non direi.
— Venite a passeggiare un po' con me sulla terrazza. Vi farà
bene. —
Ella accettò. Egli l'intrattenne piacevolmente, le raccontò molti
aneddoti divertenti, riuscì a farla sorridere, e perfino ridere,
del che parve compiacersi assai. Parlò argutamente delle varie cose
vedute e udite da che si trovava a Saratoga dove faceva la parte
di spettatore, e terminò domandandole se non giudicava anche lei lo
spettacolo una pompa di vanità e d'egoismo.
Gertrude, maravigliata della domanda, non seppe rispondere.
— Perchè? — disse.
— Non è forse ridicolo che tante migliaia di persone convengano qui col
fine di divertirsi? — egli riprese.
— Non saprei, — replicò ella. — A me almeno non sembra. Divertirsi è
un'ottima cosa per chi _può_ godere.
— E quanti possono?
— La maggior parte, m'immagino.
— Che! Quasi nessuno, invece! Più di mezzi se ne vanno infelicissimi, e
il resto malcontenti.
— Credete? E io, al contrario, pensavo che l'attrattiva del luogo fosse
appunto il vedervi tante facce raggianti d'allegrezza. Mi parevano
tutti gente felice.
— Oh, superficialmente! E poi, se osservate bene, vedrete che quelli
che sembrano felici un giorno, hanno il seguente un'aria desolata....
Per esempio, la vostra era una delle facce raggianti, ieri, ma oggi non
è più così, povera figliuola.... —
Accortosi che queste ultime parole facevano tremare lievemente la mano
posata sul suo braccio, e vedendo i grandi occhi neri levati verso di
lui riabbassarsi ad un tratto sotto le lunghe ciglia, soggiunse:
— Speriamo però che torni presto serena come prima. Ma non avrebbero
dovuto portarvi qui. La montagna di Catskill si confaceva meglio alla
vostra fervida fantasia e alla vostra mente riflessiva; non bisogna
esporre una natura di sensitività così delicata alle offese della
malignità e dell'invidia che non mancano mai in questi affollati
ritrovi della bassa, egoista e crudele umanità.
— Oh! — esclamò Gertrude la quale ora comprendeva che il signor
Phillips in cuor suo sospettava ch'ella soffrisse per qualche ferita
dell'amor proprio, qualche torto, forse ingiurioso, da lei patito. —
Voi parlate troppo severamente: non tutti sono egoisti, non tutti sono
malevoli.
— Ah, voi siete giovane e piena di fede! Fidate pure in chi potete,
finchè potete. Io non fido più in _nessuno_.
— Nessuno? Non v'è dunque una persona al mondo che voi amiate, in cui
abbiate fiducia?
— Quasi nessuna: non più d'una, certo. In chi dovrei fidare?
— Nei buoni, nei puri, nei magnanimi.
— E quali sono? Come distinguerli? Secondo la mia esperienza, ed è
stata vasta, sì, molto vasta, — egli stringeva i denti e il suo tono
era di profonda amarezza — i così detti buoni, gli uomini stimati probi
e onorevoli, spesso non sono che ipocriti bene inverniciati, peccatori
di fine e polita apparenza. Sì, — continuò con voce più grave, e
in modo più concitato — penso a un tale, gentiluomo rispettabile,
personaggio _cospicuo_, membro della Chiesa, la cui durezza, la cui
ingiustizia, la cui crudeltà hanno fatto della mia vita ciò che è....
un desolato deserto, e peggio; e penso a un altro, un vecchio marinaro
rozzo e intemperante, sul capo del quale non passava giorno senza
ch'egli proferisse il nome di Dio invano, e che tuttavia aveva in fondo
al cuore una goccia di così pura essenza di virtù, che non riescireste
a distillarla dalle anime di diecimila dei vostri educatissimi
birbanti. In chi dunque devo fidare, nell'uomo buono e religioso, o
nell'abietto ed empio blasfematore?
— Fidate nella _bontà_ dovunque si trovi, — rispose Gertrude. — Ma non
diffidate di _nessuno_ piuttosto che di _tutti_.... oh, no!
— Il vostro mondo, la vostra religione, tracciano un cerchio meno ampio.
— Non dite il _mio_ mondo, la _mia_ religione. Io non mi chiudo in
cotesto cerchio, e non conosco altra religione che quella del cuore.
Cristo morì per l'umanità intera. E se poche sono le anime così
profondamente inabissate nel peccato, che non serbino una scintilla di
virtù e di verità, chi può dire in quali non scaturirà alfine la luce
grazie a cui potranno trovare la via di Dio?
— Voi siete una buona creatura piena di carità e di speranza, — fece
il signor Phillips premendo più forte il braccio della fanciulla. —
Voglio aver fede in _voi_. Ma, guardate, i nostri amici ritornano dal
concerto. Andiamo loro incontro. —
Avevano passato ore deliziose. L'Alboni aveva superato sè stessa.
Quanto dispiaceva a tutti che Gertrude non ci fosse stata!
— Ma forse — le sussurrò Netta — vi siete divertita meglio
qui.... —
Le erano appena sfuggite dalle labbra queste maliziose parolette, che
già n'era mezzo pentita, perchè Gertrude, appoggiata al braccio del
signor Phillips tranquillamente, senza ombra di confusione, respingeva
col semplice candore del suo contegno il folle sospetto.
— C'era la signorina Clinton, — proseguì l'altra — splendidamente
bella. Aveva intorno una folla di adoratori.... Ma, — soggiunse
rivolgendosi alla signora Petrancourt — avete notato qual'era
il favorito? Tanto favorito che non so come gli altri non si
scoraggissero.... Parlo di quel bel giovane, alto, che l'ha
accompagnata nella sala, e s'è ritirato dopo un poco. Finchè c'è
rimasto, ella s'è dedicata tutta a lui.
— Era il medesimo, non è vero, che è rientrato per alcuni minuti verso
la fine del concerto? — domandò Elena. — Quello che stava ritto contro
la parete?
— Precisamente. Ha aspettato che l'Alboni finisse di cantare, poi s'è
accostato alla signorina Clinton e s'è chinato a mormorarle qualche
parola all'orecchio. Ella s'è rizzata subito e sono usciti insieme,
lasciando gli altri corteggiatori piuttosto mortificati. Io, sedendo
presso la finestra, li ho veduti passare e allontanarsi nel parco.
— Proprio nel mezzo di quel magnifico pezzo della _Lucia_! — disse
Elena. — Come hanno potuto andarsene così?
— Oh, non c'è nulla di strano, dato lo stato delle cose, se la
signorina Clinton preferisce una passeggiata col signor Sullivan alla
miglior musica del mondo! — osservò il signor Petrancourt.
— Ah! — fece Netta. — È molto simpatico quel giovane? Credete che sarà
il fortunato?
— Io non ne dubito, — rispose quegli. — Si crede anzi generalmente
che siano fidanzati. Egli era a Parigi in compagnia della signorina
e di suo padre, la scorsa primavera, e sono ritornati con lo stesso
piroscafo. Tutti sanno che il signor Clinton desidera vivamente questo
matrimonio, e l'Isabella non nasconde la sua preferenza.
— Certo, — confermò la signora Petrancourt — è una cosa stabilita. L'ho
sentito dire anche stasera da due o tre persone. —
Che n'era di Gertrude durante questi discorsi? Poteva ella, dopo avere
per sei anni alimentato la cara speranza d'esser l'unico amore di
Guglielmo, rimaner lì pazientemente a udire quegli estranei disporre di
lui, darlo ad un'altra?
Sì, potè; ma non grazie a sè stessa, perchè la testa le girava, ed ella
sarebbe caduta senza il saldo sostegno del signor Phillips, il quale la
reggeva al suo braccio con tanta forza, che sebbene egli sentisse come
tremava tutta, gli altri non se ne avvidero punto. Per fortuna, anche
nessuno osservò la sua faccia sbiancata, e stando essi nell'ombra,
il solo che sapeva la sua agitazione, notava gli occhi stralunati e
ardenti in quel pallore mortale, le labbra semiaperte e convulsamente
rigide.
Come sotto l'incubo d'un sogno spaventoso, ella, col cuore in tumulto,
ascoltava, immobile, e udiva e comprendeva ogni parola. Ma non sarebbe
stata in grado di parlare o fare un gesto: un momento di più, e qualche
caso inevitabile avrebbe tradito il suo turbamento ch'era tale da far
paura. Ma il signor Phillips parlò e si mosse _per lei_, risparmiandole
la pena di vedersi esposta alla curiosità degli astanti, da cui certo
il suo spirito delicato e sensitivo rifuggiva con orrore.
— Il signor Sullivan! — egli esclamò. — Un bravo giovanotto! Lo
conosco.... Signorina Gertrude, devo raccontarvi un aneddoto che lo
concerne.... —
E proseguendo nella direzione in cui erano venuti incontro alla
comitiva che tornava dal concerto, fece come se volessero continuare
la loro passeggiata; ma adesso camminava egli solo perchè Gertrude era
addirittura portata da lui.
Gli altri entrarono presto nel salotto, lasciandolo con la sua compagna
in piena libertà nella terrazza da quella parte già vuota.
Finchè non furono scomparsi egli seguitò a narrare come il signor
Sullivan fosse stato, anni addietro, suo compagno di viaggio in un
deserto dell'Arabia, e gli avesse reso un segnalato servigio aiutandolo
a salvarsi da un improvviso attacco d'una tribù d'Arabi erranti. Ma
tosto assicuratosi che non c'era più pericolo d'essere osservati,
s'interruppe bruscamente, e senza scuse nè cerimonie la mise a sedere
in una poltrona che si trovava lì presso, dicendo:
— State qui mentre io vado a prendervi un bicchier d'acqua.... —
L'avviluppò ben bene nella mantellina e s'allontanò rapidamente.
Oh, quanto gli fu grata Gertrude in cuor suo della delicatezza con cui
la lasciava sola per darle il tempo di riaversi! Era la condotta più
giudiziosa, e insieme più benevola ch'egli potesse tenere. Egli sapeva
che non sarebbe svenuta, che avrebbe raccolto tutte le sue energie,
e sperava perfino d'essere riuscito a darle l'illusione che neppur
a lui fosse stata palese tutta la profondità del suo turbamento, e
soprattutto che ne ignorasse affatto la causa.
Quando il signor Phillips ritornò dopo alcuni minuti, ella era calma.
Portò alle labbra il bicchier d'acqua, ma egli non insistette perchè
bevesse: vedeva che non ne aveva bisogno.
— V'ho trattenuta fuori troppo, — disse. — Venite, è meglio che
rientriate. —
La fanciulla si rizzò, s'appoggiò di nuovo al suo braccio. Egli,
guidati i suoi deboli passi fino all'uscio vetrato che dalla terrazza
metteva nella camera occupata da lei e da Emilia, si fermò un momento,
dicendole con tono significativo, e figgendo ne' suoi occhi uno sguardo
che corroborava le parole:
— Signorina Gertrude, voi m'esortate ad aver fede in tutti; ma io
vi consiglio che, inesperta della vita come siete, vi guardiate dal
credere ciecamente a chiunque. Dove la vostra fiducia è ben fondata,
mantenetela con fermezza e coraggio, ma non tenete per vero se non
ciò ch'è provato; specie poi siate sicura che gli oziosi pettegolezzi
circolanti in luoghi come questo, non meritano alcun credito. Buona
notte. —
Quale rivoluzione produsse quest'ammonimento nei sentimenti di
Gertrude! Esso risonò al suo orecchio come una profezia e si ripercosse
nell'intimo del suo cuore. Non era pieno di saggezza il consiglio del
signor Phillips? Naturalmente, ella pensava, egli esponeva un assioma
dettato dalla sua lunga esperienza; ma come s'applicava, al caso suo!
Non aveva ella ceduto senza riflessione ai suoi timori, ai suoi neri
presagi, non aveva ascoltato con inconsiderata prontezza le querele
della sua gelosa immaginazione, e più inconsiderata credulità le ciarle
riferite da estranei, mentre così tradiva un più alto diritto alla sua
fede? Chi durante i lunghi anni della loro amicizia s'era mostrato più
degno di fiducia che Guglielmo? Non era egli stato fin dall'adolescenza
un esempio d'ogni virtù, superiore ad ogni bassezza, esente da ogni
vizio? Non aveva abbandonato nella prima gioventù ogni cosa più cara,
per andar a lavorare faticosamente sotto il sole dell'India a fine di
procurare l'agiatezza, e il lusso, col tempo, a coloro di cui ambiva
essere il sostegno e la consolazione? Non aveva sempre manifestato
coi fatti un animo nobile, un carattere onorevole, un cuore sincero ed
affettuoso? E, soprattutto, non era egli imbevuto fin dall'infanzia dei
più sublimi e puri principî cristiani?
Sì, questo era innegabile. E ricordandolo, riandando ciascuna fase
della retta sua vita, Gertrude doveva riconoscere che egli, ragazzo
d'indole generosa e amorevole, giovanetto ardimentoso ed energico, uomo
fortunato e rispettato ma pure provato dal dolore, aveva costantemente
mantenuto per lei lo stesso profondo e ardentissimo affetto, che anzi
pareva essere andato crescendo ogni giorno, ogni mese, ogni anno,
da quando l'aveva amata e protetta bambina, sostenuta e confortata
durante la malattia e dopo la morte dello zio True, fino al presente,
attraverso la lunga loro separazione.
Non v'era una tra le numerose e regolari lettere di Guglielmo da
cui non spirasse il più tenero e devoto amore per Gertrude: un amore
esclusivo nel quale non poteva esservi rivalità. In tutti i suoi sogni
di futura felicità domestica ella aveva parte; e sebbene la signora
Sullivan, con quell'istintivo riserbo ch'era nella sua natura, si
fosse astenuta dal parlargliene, il modo in cui la trattava le aveva
sempre attestato chiaramente che considerava il matrimonio tra lei
e suo figlio come cosa certissima. L'aperta dichiarazione fattale da
Guglielmo nella lettera in risposta all'annunzio della morte di sua
madre, che le sue speranze, le sue preghiere, le sue fatiche erano
adesso per lei sola, non le dava una prova più sicura che già non fosse
tutta la sua antecedente condotta, della tenerezza con cui l'amava?
E doveva ella ora dubitare di lui? Non tener più conto, d'un tratto,
di fatti che così evidentemente lo mostravano meritevole d'alta stima
e credere senza altro alla subita defezione del suo amico d'infanzia?
No! Risolse di bandire l'indegno pensiero, di confidarsi che presto una
spiegazione sodisfacente ridarebbe la pace al suo cuore angosciato.
Fino a quel momento manterrebbe la sua fede in Guglielmo: la
manterrebbe con fermezza e coraggio, perchè era ben fondata.
Facendo quest'eroico proposito rialzò la fronte china, e sprofondò lo
sguardo nella serenità della notte. La luna era tramontata e il cielo
scintillava tutto di fulgidissime stelle. Gertrude amava le notti
stellate. Quello spettacolo le infondeva novello vigore. E guardando in
alto vide splendere sul suo capo la stella prediletta, la stella che la
sua fantasia, una volta, amorosamente immaginava accesa per lei dallo
spirito beato dello zio True. E allora, come nel tempo lontano quando
dai lumi celesti le scendeva nell'anima un raggio di conforto, le
parve d'udir sonare al suo orecchio il detto familiare del caro padre
adottivo: «Fa' cuore, uccellino, perchè è mia opinione che tutto da
ultimo riuscirà a bene.»
Durante il breve resto della serata rimase in questo stato d'elevazione
morale e quasi di gioia; così sostenuta, potè ritornare nel salotto
a prendere Emilia, dar la buona notte agli amici con voce gaia, e
coricarsi tranquillamente. Avanti la mezzanotte, dormiva.
Ma quella calma era in gran parte un effetto della stessa sua
sovreccitazione, e però non poteva durare. La mattina seguente,
destandosi, ricadde nella tristezza e nell'abbattimento di prima,
e lo sforzo che fece per levarsi, vestirsi e andare a colazione
fu macchinale. Si scusò col dottor Jeremy non essendo in grado di
accompagnarlo nella solita passeggiata. Il suo più vivo desiderio era
di lasciare Saratoga. Le pareva mill'anni d'essere a casa, in quiete,
di non aver tanti occhi addosso.
Quando il dottore venne a portare le lettere arrivate con la posta
della mattina, ella vi gettò uno sguardo così avido ch'egli disse
sorridendo:
— Nulla per voi, Gertrude; ma ce n'è una per Emilia; un certo compenso,
non è vero? —
Meglio ancora. Era una lettera del signor Graham, lungamente attesa,
che avrebbe certo menzionato la data del suo ritorno dall'Europa, e
determinato quindi la durata del soggiorno d'Emilia a Saratoga.
Con grande loro maraviglia, egli era già bell'e arrivato a Nuova York,
e desiderava che la figliuola e Gertrude venissero a raggiungerlo
subito. Gertrude stentava a nascondere la sua sodisfazione, che del
resto poteva essere attribuita al piacere di riveder lui e la signora,
ed Emilia, realmente felice di riabbracciare suo padre al quale era
affezionatissima, la pregò di sollecitare i preparativi della partenza.
Si ritirarono dunque nella loro camera, e fino all'ora del pranzo
la giovanetta fu occupata nel fare i bagagli. Ella aveva passato il
giorno innanzi ansiosamente sperando che Guglielmo si presenterebbe
all'albergo; ora al contrario temeva oltremodo la sua visita. L'idea
che il loro primo incontro avvenisse in un luogo pubblico, le era
intollerabile nel suo presente stato d'animo: e s'ella ieri s'era
tormentata aspettandolo invano, oggi soffriva ancor più per il terrore
di vederlo comparire.
Fu un vero sollievo al suo affanno la proposta gentilmente fattale dal
signor Phillips dopo il pranzo, d'una scarrozzata al lago. Il dottor
Gryseworth e una delle sue figliuole avevano accettato due dei posti
nel legno da lui procuratosi, ed egli si confidava, come le disse,
ch'ella avrebbe gradito il quarto. Poichè Emilia non aveva allora
bisogno di lei, e poichè ella così era sicura d'evitare Guglielmo,
acconsentì ben volentieri.
Si trovavano in riva al lago da circa un'ora. Il dottore ed Elena
s'erano lasciati indurre da una comitiva di loro conoscenti a giocare
una partita alle bocce. Il signor Phillips e Gertrude non avevano
voluto prendervi parte, ma stettero un tempo a guardare. Poi, essendo
la giornata caldissima e l'aria nella sala chiusa soffocante, andarono
piuttosto a sedersi fuori, finchè il giuoco fosse finito. Mentre
contemplavano la bella distesa d'acque tinta di rosa dai riflessi del
tramonto, una coppia venne a fermarsi poco lontano dal loro sedile.
Un tronco d'albero gigantesco le nascondeva totalmente il signor
Phillips e riparava anche Gertrude abbastanza da non essere osservata,
quantunque un subitaneo pallore si diffondesse sulla sua faccia al
vederla apparire. Quel pallore mostrava ch'ella aveva riconosciuto
Guglielmo Sullivan e Isabella Clinton. Le loro parole giungevano ben
distinte al suo orecchio.
— Sarà dunque tanto sentita la mia assenza? — domandava Bella guardando
intensamente il suo compagno che fissava il lago con aria grave.
— Se sarà sentita? — disse il giovane volgendosi a lei con un accento
di mite rimprovero. — E come non sarebbe? Chi può tenere il vostro
luogo?
— Ma, infine, due soli giorni....
— Brevissimo tempo in circostanze ordinarie, però un'eternità.... —
S'interruppe come se facesse uno sforzo per frenarsi, e con una brusca
mossa proseguì il cammino.
Isabella gli tenne dietro dicendo:
— Aspetterete il mio ritorno, non è vero? —
Guglielmo si voltò, e questa volta Gertrude vide in tutto il suo
aspetto l'espressione di rimprovero che aveva sentito nella sua voce
dianzi.
— Certo, — egli rispose, serio. — Come potete dubitarne? —
L'angoscia crescente della fanciulla nell'udir questo dialogo per lei
pieno di significato, si manifestava nei lineamenti scomposti, nello
sguardo strano, innaturale dei suoi occhi fissi, con una veemenza da
far paura.
— Gertrude! — esclamò il signor Phillips dopo averla mirata un
momento. — Gertrude, per amor di Dio, non v'alterate così! Che vi
succede? —
Ma ella non lo guardò, il suo volto rimase impietrito: evidentemente
non aveva inteso. Egli le prese la mano. Era fredda come un marmo.
Un'angoscia quasi pari alla sua si dipingeva ora nel viso del suo
amico: egli aveva gli occhi pieni di lacrime che colavano lente
lungo le gote. Una volta stese le braccia in atto di voler stringersi
l'afflitta al seno e consolarla come una bambina: ma represse con forza
la sua commozione.
— Gertrude, — riprese, sporgendosi verso di lei e fissandola negli
occhi — che v'hanno fatto quei due? Se quel giovane v'ha offesa, il
ribaldo ne dovrà rispondere! —
E così dicendo balzò in piedi.
Quelle parole, quel gesto, richiamarono Gertrude in sè.
— No, no! — ella rispose. — Non è tale! Sto già meglio.... Non ne
parlate.... non raccontate a nessuno.... — e gettò un'occhiata ansiosa
nella direzione del viale dov'era il giuoco di bocce. — Sto meglio,
molto meglio. —
Non senza grande stupore del signor Phillips, che la rigidità del suo
aspetto aveva spaventato, ella si rizzò con perfetta compostezza, e
propose di ritornare all'albergo.
Egli l'accompagnò, in silenzio; prima d'essere arrivati a mezza costa
del poggio ove avevano lasciato la carrozza furono raggiunti dai
Gryseworth, e di lì a pochi minuti i cavalli trottavano verso Saratoga.
Tutta la sera Gertrude ebbe quell'aria di rigidità innaturale. Durante
il tragitto il dottore le domandò due o tre volte se fosse indisposta,
e il signor Phillips non cessò di osservarla furtivamente con sguardi
inquieti. Fino i toni della sua voce erano alterati a segno che Emilia
non appena l'udì parlare domandò:
— Che hai, figliuola mia? —
Ma ella rispose che stava benissimo, e fece tutto ciò che doveva
fare nella serata, secondo il consueto; poi s'accomiatò dagli amici,
convenne anzi con le Gryseworth di rivedersi il domani mattina.
A un meno che acuto osservatore Emilia sarebbe parsa la più conturbata
delle due. La cieca non poteva essere ingannata, e le celate sofferenze
della sua cara si riflettevano nel contegno di lei. Gertrude parlava
e si moveva macchinalmente, nè potè mai in seguito rammentar bene i
casi di quella serata. Ella non comprendeva che cosa la sostenesse
e la rendesse capace di recitare la sua parte, quasi inconsciamente.
Come era riuscita a dissimulare le torture che soffriva? Non avrebbe
saputo spiegarlo. Ella non serbava che la memoria confusa d'un sogno
affannoso.
Solo nelle quiete ore della notte, quando Emilia parve profondamente
addormentata al suo fianco, osò sciogliersi un momento dai ferrei
vincoli della costrizione che s'era imposta; ma allora il torrente
del suo dolore irruppe senza più ostacoli. Si levò dal letto, e
affondato il viso nei cuscini di un'agrippina bassa ch'era accanto
alla finestra, diede libero sfogo alle lacrime benedette ogni cui
stilla era un sollievo per la sua anima dolorante. Mai, dopo la prima
fanciullezza, s'era abbandonata ad un così lungo e irrefrenato pianto;
e l'ansare del suo petto, la violenza dei singhiozzi che ne sfuggivano,
provavano l'intensità della sua angoscia. Tutti gli altri suoi dolori
l'avevano trovata forte, ben preparata a sostenerli, armata d'una
religiosa fiducia e incorata da una santa speranza; ma sotto questo
colpo improvviso e inaspettato, ella si curvava e s'agitava come un
arboscello cresciuto ai soli estivi si contorce e trema investito dal
gelido soffio dell'inverno.
Che Guglielmo fosse infedele al suo primo amore, ella non poteva
oramai più dubitare, e questa certezza le faceva sentire che l'unico
suo appoggio nella vita era caduto. Lo zio True e la signora Sullivan
erano stati l'uno e l'altra suoi benefattori ed Emilia era sempre la
sua cara e fida amica: ma essi avevano tutti avuto più o meno bisogno
di lei, e sebbene ella potesse riposarsi nella sicurezza del loro
affetto, i due primi, per lungo tempo innanzi di partirsi dal mondo, si
trovavano ridotti a non aver altro sostegno che il suo braccio amoroso,
e l'ultima, la sola che le rimanesse ancora, affidava a lei la guida
degl'incerti suoi passi, i quali, ahimè, parevano già vòlti verso la
tomba!
A chi dunque si sarebbe appoggiata Gertrude? Chi avrebbe guidato
l'inesperta sua giovinezza? A chi doveva ella rivolgersi con fiducia
per chiedere protezione, consiglio, aiuto, amore, se non a Guglielmo?
Ma Guglielmo aveva dato il suo cuore ad un'altra.... E presto, forse,
ella resterebbe sola al mondo!
Ella piangeva, dunque, come piangono i desolati; e pianse finchè la
fonte delle sue lacrime fu esaurita. Affranta, debole, sconvolta, si
rizzò, andò alla finestra, e, rimosse dalla fronte le dense ciocche dei
suoi lunghi capelli, si sporse a respirare la fresca brezza notturna
che la ristorò alquanto.
La tempesta dell'anima sua si calmava mentre, fissi gli occhi alle
vive luci splendenti su lei dall'alto, così placide e soavi nel loro
fulgore, ella sembrava comunicare con cose divine. Anche ora le stelle
la compassionavano come nelle notti della sua infanzia solitaria,
anche ora le sussurravano: «Gertrudina! Gertrudina! Povera piccola
Gertrudina!»
Intenerita, commossa dal loro sguardo pietoso, ella cadde, lentamente,
in ginocchio. E la sua faccia levata verso il cielo, le mani giunte, la
dolce rassegnazione espressa da tutto il suo aspetto, manifestavano che
come quando ella aveva inalzato la prima tacita preghiera al Dio allora
ignoto, la sua anima adesso illuminata era in profonda comunione col
suo Creatore, e ripeteva le semplici parole: «Signore, eccomi!»
Oh, benedetta la religione che può sostenerci in ore come quella! Oh,
benedetta la fede che quando ogni appoggio terreno ci manca e la nostra
più salda colonna risulta essere di sabbia, eleva l'anima al di sopra
d'ogni altro bisogno, e la ricovera nel seno di Dio!
Ma ecco che la giovanetta sente una mano gentile posarsi sul suo capo.
Si volge, e vede Emilia, che ella credeva immersa nel sonno, ma che
invece l'ansietà teneva desta, e i cui timori s'erano raddoppiati
all'udire un suono di singhiozzi mal repressi.
— Gertrude, — disse questa con tono addolorato — tu sei afflitta e me
lo nascondi? Non distoglierti da me! — Le gettò le braccia al collo, le
fece posare la testa sul suo petto, mormorando: — Dimmi tutto, tesoro!
Ch'è accaduto alla mia povera figliuola? —
E Gertrude versò la piena del suo dolore nel cuore d'Emilia, confidò
al suo orecchio attento l'unico segreto che mai avesse esitato a
confessarle; ed Emilia pianse ascoltandola, e quand'ella ebbe finito,
se la strinse ripetutamente al seno, esclamando con un'eccitazione che
la fanciulla non aveva mai veduta nella sua amica cieca sempre calma e
serena:
— Strano, strano, che tu pure abbia avuto questa sorte! O Gertrude,
figliuola mia, possiamo piangere insieme. Ma, credilo, il tuo cordoglio
è assai meno amaro del mio. —
Nell'oscurità della notte alta, Gertrude ricevette in compenso della
sua confidenza la rivelazione della storia di dolore che aveva desolato
la gioventù d'Emilia, e che nonostante la fuga del tempo era sempre
viva nella sua memoria e gettava sulla sua vita una negra ombra che non
era soltanto quella della sua cecità.