La casa della signora Warren, che offriva ai dozzinanti un soggiorno
comodo e gradevole, fu prescelta da Emilia per passarvi l'inverno con
Gertrude. Il signor Graham circa un mese dopo il suo ritorno da Nuova
York s'era imbarcato alla volta dell'Havre con la moglie, Isabella
e Rina; la signora Ellis era andata a godere un ben meritato riposo
da certe sue cugine che dimoravano in campagna, e la villa era stata
chiusa. La signora Prime, entrata come cuoca nella pensione Warren,
brontolava tutte le mattine per il cresciuto lavoro, e tutte le sere
benediceva la sua stella che l'aveva condotta ancora sotto il medesimo
tetto con le sue care signorine.
Quantunque il signor Graham avesse ampiamente provveduto al
mantenimento della figliuola e della sua compagna, Gertrude era
desiderosa d'occuparsi di nuovo in modo proficuo, e riassunse perciò
una parte delle sue lezioni nella scuola del signor W. Ed Emilia, per
gradita che le fosse la compagnia della giovanetta, se ne privava di
buon grado durante alcune ore, lieta del nobile sentimento onde ella
era animata, e la incoraggiava con le sue lodi. Nella loro indisturbata
intimità, e in mezzo a pochi ma eletti amici, passarono un inverno
tranquillo e felice. Leggevano e passeggiavano insieme secondo l'antica
consuetudine. Insieme assistevano a conferenze e concerti; visitavano
le gallerie di belle arti. Dinanzi ai capolavori della pittura e della
scultura Emilia ascoltava attenta la sua guida, che con gli occhi
scintillanti e il viso raggiante d'entusiasmo, le descriveva, ponendovi
la più minuziosa diligenza, i soggetti dei marmi e delle tele, la
maniera in cui l'artista aveva reso il concetto originale della sua
mente, gli atteggiamenti, le figure, le espressioni dei visi, il colore
dei paesaggi, e infine le impressioni prodotte nel suo spirito e nel
suo cuore, i pensieri destativi dalle opere d'arte che esaminava. E
tali erano l'eloquenza dell'una e la simpatia con cui l'altra pendeva,
intenta, dalle sue labbra, ch'esse medesime in quell'atto offrivano
un soggetto pieno di commovente contrasto, se non al pittore almeno
all'osservatore della natura umana manifestata in nuove forme e scevra
da vanità ed affettazione.
Nelle passeggiate quotidiane, o contemplando la fulgida bellezza
d'una serena notte invernale, Gertrude, rapita, lasciava sgorgare dal
profondo dell'anima tutta l'ardente ammirazione di cui l'opera del
sommo Artefice la colmava; dipingeva all'amica cieca la pompa d'uno
splendido tramonto, o al cader della dolce ora crepuscolare, seduta
accanto a lei, spiava nel cielo invaso dall'ombra notturna le stelle
che s'accendevano ad una ad una: e allora Emilia attingeva alle segrete
fonti della sua illuminata natura tali verità della vita interiore
che sembrava ch'ella sola godesse la vera luce, e chi vedeva il mondo
materiale fosse, al paragone, avvolto nelle tenebre.
Felice e profittevole fu quell'inverno che trascorsero così. E non
vivevano per sè soltanto: i poveri le benedicevano, gli afflitti
venivano a loro per conforto, i familiari le amavano con predilezione.
Gertrude spesso lo ricordò nella sua vita come il tempo in cui Emilia
e lei erano vissute in un loro proprio mondo incantevole e beato.
Venne la primavera, passò, ed esse s'indugiavano ancora, riluttanti a
lasciare un luogo dove si trovavano tanto bene: forse non si sarebbero
mosse dalla città neppure nell'estate senza una subita alterazione
della salute d'Emilia e l'ordine perentorio del dottor Jeremy, il quale
prescriveva l'aria di campagna come il migliore ricostituente.
All'ansietà che Gertrude provava per l'amica s'aggiungeva ora una
crescente inquietudine per il lungo silenzio di Guglielmo. Da quasi tre
mesi non le era più giunta una parola da lui. Egli certo non l'aveva
dimenticata nè la trascurava volontariamente. Questo era impossibile.
Che cosa cagionava dunque una così strana sospensione della loro
corrispondenza? Si sforzò tuttavia di non lasciarsi turbare l'animo, e
dedicò tutte le sue cure ad Emilia che cominciava ad averne veramente
bisogno.
Andarono al mare per alcune settimane; ma quell'aria pura e viva
non ridonò vigore all'indebolito organismo della cieca. Ella dovette
tralasciare le sue passeggiate; una continua stanchezza le toglieva
l'elasticità delle membra, il suo spirito così placido ed eguale andava
soggetto a insolite depressioni, i suoi nervi erano divenuti irritabili
a segno ch'era necessario preservarla con gran cura da ogni causa
d'eccitazione.
Il buon dottore veniva di frequente a visitare la favorita tra le sue
pazienti; e la trovava sempre piuttosto peggiorata che non migliorata;
infine le ordinò di ritornare a Boston dicendo che la signora Jerry
aveva una bella camera sul davanti, altrettanto fresca e più comoda che
le stanzette anguste della gremita pensione di Nahant, e insistendo
perchè Emilia e Gertrude accettassero d'alloggiarvi durante una
quindicina di giorni in capo a cui egli sperava d'esser libero di
condurre la signorina Graham a cercar salute altrove se non si fosse
ancora rimessa.
Ella lo assicurò che a Nahant non ci stava male: temeva di recare
troppo disturbo alla signora Jeremy.
— Non parlate di disturbo! — protestò egli. — Credo che oramai dovreste
conoscerci bene, mia moglie e me. Venite domani: v'aspetterò alla
stazione. Arrivederci! —
E pigliato il suo cappello se n'andò. Gertrude lo seguì.
— A quanto veggo, dottore, — ella disse — non trovate Emilia molto bene.
— No; e non è da maravigliarsene. Fra il ruggito dell'oceano da un lato
e il piagnisteo dei bimbi della signora Fellow dall'altro, ce n'è più
che abbastanza per estenuare le sue forze. Non posso permettere che
seguiti cotesto strapazzo. Nahant non fa per lei. Portatela domani a
casa mia, inteso?
— I bimbi non piangono sempre come oggi, — disse Gertrude sorridendo
— e quanto all'oceano, Emilia ama tanto il sussurro delle onde che si
frangono sulla spiaggia! Sta ore ed ore ad ascoltarlo.
— Me lo figuravo! Mal fatto. Cosa che l'attrista senza ch'ella sappia
il perchè. Portatela a Boston, vi ripeto! —
Passarono buoni venti giorni dopo l'arrivo delle sue ospiti innanzi
che il rinomato medico potesse sottrarsi a' suoi pazienti e concedersi
qualche settimana di vacanza. Per conto proprio egli non avrebbe mai
pensato a intraprendere un viaggio di diporto, e la signora Jeremy
anch'essa preferiva tanto la sua casa a qualunque altro luogo, che
l'idea di partire alla volta di paesi sconosciuti non la seduceva
affatto: ma tutti e due erano pronti a sacrificare, e volentieri, le
loro antiche consuetudini al benessere delle care giovani amiche.
Emilia stava positivamente assai meglio, e considerava come un piacere,
fino per sè medesima, il visitar West Point, Catskill, e Saratoga;
se pensava poi al godimento che avrebbe procurato questo viaggetto
a Gertrude, si sentiva animata da nuove forze. Certo, la giovanetta
abbisognava quanto lei di un cambiamento, e di distrazione. Il caldo
eccessivo delle ultime settimane, la reclusione quasi continua nella
camera della cara malata, avevano fatto impallidire le rose delle sue
gote; le cure e le angosce avevano pesato sul suo spirito. Il grande
miglioramento d'Emilia, l'alacrità con cui partecipava ai disegni del
dottore, dissipavano adesso i suoi timori; e mentre ella attendeva ai
pochi preparativi necessari per il loro vestiario, il suo passo era
leggero, e la sua voce gaia, com'erano agili ed attive le sue dita.
A Nuova York fecero la prima tappa: ma l'afa e la polvere della città
rendevano assai sgradevole l'andare in giro per le strade, sicchè
durante l'unica giornata che vi si trattennero, il dottore fu il solo
della comitiva che s'avventurasse fuor dell'albergo, salvo una breve
spedizione della signora Jeremy e di Gertrude in cerca di berrette
guarnite non avendone, quella, altre che la gialla e la rosa e lilla
famose, e temendo che non fossero abbastanza eleganti per Saratoga.
La temperatura, quasi insoffribile, non isgomentava tuttavia il bravo
dottore, il quale appena la sentiva tanto era infervorato nelle visite
a parecchi suoi confratelli, di cui alcuni suoi antichi compagni
di studi, non riveduti da anni. Dopo ch'egli ebbe impiegato così la
giornata intera, riannodando conoscenze, ravvivando amicizie, molti
dei cordiali amici ritrovati vennero la sera all'albergo per farsi
presentare alla signora Jeremy e alle signorine che l'accompagnavano.
Il salottino del loro appartamento fu animato fino ad ora tarda dalla
piacevole e allegra conversazione d'uomini anziani che ricordando
il passato, riandando le scene della loro vita di studenti, si
riaccendevano di giovanile ardore. Ciascuno per turno raccontava i suoi
aneddoti, e scoppiavano intorno gioconde risate; era un'eccitazione
generale. Il dottor Jeremy, a quel tempo uno dei prediletti del loro
circolo, rappresentava onorevolmente la parte dell'eroe in quasi
tutte le avventure raccontate (fuorchè da lui); e le tre uditrici,
segnatamente Gertrude che teneva in alto concetto il suo vecchio amico,
godevano trionfanti di questa probativa testimonianza dei suoi meriti.
La conversazione non era di tal carattere da escluderne le signore
nè impedir loro di goderne, e la giovanetta che sapeva trattare con
le persone d'età, e che il dottor Jeremy si compiaceva di porre in
rilievo, contribuì non poco a divertire la compagnia con le sue argute
osservazioni e con la prontezza delle sue risposte alle interrogazioni
astute e talvolta un po' astruse ed ironiche, scherzosamente rivoltele
da un vecchio medico scapolo il quale fin dal primo momento era rimasto
incantato di lei.
Emilia ascoltava con diletto quei discorsi pieni di tante e varie
attrattive e divideva con Gertrude l'ammirazione degli amici del
dottore in cui la sua sventura destava pietà e simpatia; e la signora
Jeremy tutta lieta e ridente s'insuperbiva degli elogi retrospettivi
prodigati al suo sposo, e troneggiava nella sua poltrona con un'aria
così radiosa che Gertrude quando le diede la buona notte le dichiarò
ch'ella stava tanto bene quella sera con la vecchia berretta gialla da
farle quasi giudicar superflue le nuove.
Il dottor Gryseworth di Filadelfia, già discepolo di Jeremy molti anni
addietro, udendo che i viaggiatori avrebbero preso la mattina seguente
il piroscafo che risaliva l'Hudson, manifestò grande sodisfazione
perchè si sarebbero ritrovati insieme a bordo, ed egli avrebbe
presentato alla signorina Flint le sue due figliuole, le quali andavano
a Saratoga per passarvi l'estate con la loro nonna già stabilità
all'Albergo del Congresso.
Sonò la mezzanotte prima che l'immaginazione di Gertrude, vivissima
sempre ed ora quanto mai eccitata dal piacere che il domani prometteva,
potesse calmarsi tanto da permetterle di pensare a ristorar le forze
nel sonno. Emilia dovette porre un freno alla sua ilarità e alla sua
loquacità ricusandosi deliberatamente di far più eco a una risata o
ascoltare una parola. Costretta così al silenzio, cadde in un sonno
profondo. Non seppe quindi che la sua compagna aveva procurato questo
benefizio a lei sola, perchè ella, contro il solito, non riusciva ad
assopirsi, e l'alba la sorprese desta ed incerta se avesse mai avuto in
tutta la notte un momento di perfetto riposo.
Gertrude dormì saporitamente finchè non fu svegliata dalla signorina
Graham. Al vedere questa ritta presso il suo letto e vestita, ella
balzò su, attonita, posto che il caso rovesciava l'ordine consueto
delle cose: era suo costume annunziare ogni mattina all'amica cieca,
con un bacio, che il giorno incominciava.
— Sono le sei, Gertrudina, e il piroscafo parte alle sette! Il dottore
ha già picchiato al nostro uscio.
— Come ho dormito! Sarà una bella giornata?
— Bellissima, però assai calda. Ho dovuto chiudere le persiane a
cagione del sole che si faceva sentire. —
La fanciulla si dette fretta a fine di riguadagnare il tempo perduto,
ma quando vennero a chiamarle per la colazione non aveva ancora finito
di vestirsi e le rimaneva da chiudere le valigie d'Emilia e le proprie;
insistette dunque perchè gli altri scendessero intanto senza di lei
promettendo di raggiungerli tra pochi minuti.
I viaggiatori radunati alla tavola della prima colazione, a quell'ora
mattutina, non erano numerosi: due comitive oltre quella dei Jeremy,
e alcuni signori soli, quasi tutti uomini d'affari, i quali, mangiato
a scappa e fuggi, se n'andarono solleciti pei fatti loro. Tra i pochi
che si trattenevano tuttavia quando giunse Gertrude, uno unico fu da
lei particolarmente notato durante i brevi momenti che il dottore le
concesse per sdigiunarsi. Era un signore seduto dal lato opposto della
tavola, a qualche distanza. Terminato il suo pasto egli s'indugiava,
come uno che può fare il proprio comodo, divertendosi a tenere in
equilibrio il cucchiaino da tè sull'orlo della tazza; e innanzi
ch'ella entrasse aveva suscitato l'animavversione della signora Jeremy
manifestando una certa velleità d'osservare il gruppo di cui questa
faceva parte con occhio più critico che non le garbasse.
— Ve ne prego, dottor Jerry, — aveva ella detto al marito — mandate
il cameriere ad invitare quel signore a prender qualche cosa: m'è
insopportabile essere guardata mentre mangio.
— Non guarda voi, signora mia.... È la nostra Emilia quella che
gli piace. Emilia cara, c'è qui dirimpetto un signore che v'ammira
oltremodo.
— Davvero? — fece la signorina Graham sorridendo. — Gliene sono molto
obbligata. E posso contraccambiare il complimento?
— Sicuro, è un bell'uomo, di nobile aspetto, quantunque alla signora
Jerry non sia simpatico. —
In quel punto Gertrude venne a prender posto accanto a loro,
salutandoli e scusandosi gaiamente del suo ritardo. Le fresche rose
delle sue gote, il vivido fulgore de' suoi grandi occhi neri che la
facevano contemplare con affettuosa ammirazione dalla coppia de' suoi
vecchi amici, furono forse la causa per cui lo sconosciuto distolse lo
sguardo dall'amabile e commovente viso d'Emilia, per fissarlo su quello
più giovanile e tanto radioso ed espressivo di lei.
Ella s'accòrse subito dell'attenzione che attirava, e si sentì un po'
impacciata. Fu lieta pertanto quando quegli, lasciato cadere il suo
cucchiaino da tè, si rizzò e uscì dalla sala. Nell'atto che le passava
davanti ella potè osservarlo un momento, come non aveva osato fare
mentre le sedeva quasi di faccia.
Era di statura notevolmente superiore alla media, snello, ben fatto,
di portamento grazioso e dignitoso. I suoi lineamenti erano piuttosto
rilevati, ma espressivi e anche belli; gli occhi scuri, vivi,
penetranti, avevano uno sguardo scrutatore; la bocca, dalle labbra
ferme ed energicamente chiuse, rivelava un animo franco e risoluto ed
una gran forza di volontà.
Ma la più singolare particolarità della sua figura consisteva nel
contrasto dei suoi capelli molto brizzolati d'argento e sulle tempie
d'una bianchezza quasi nivea, col fuoco giovanile di quegli occhi,
con la leggerezza del passo e la disinvoltura delle mosse; contrasto
così strano che lungi dal parere un effetto dell'età e dargli un'aria
venerabile, faceva risaltare le apparenze di gioventù e di vigore.
— Che tipo bizzarro! — esclamò la signora Jeremy appena egli fu passato.
— Ma elegante, non è vero? — disse Gertrude.
— Elegante! — ribattè l'altra, — Con quel capo grigio?
— A me pare bello, — replicò la fanciulla. — Peccato che sembri così
malinconico: mi rattrista, guardarlo.
— Quanti anni credete che abbia? — domandò il dottore.
— Circa cinquanta, — rispose sua moglie.
— Circa trenta, — rispose Gertrude ad una voce con lei.
— Il divario è grande, — osservò Emilia. — Dottore, dovete decidere la
questione, voi.
— Impossibile! Io non m'attenterei a determinare l'età di quell'uomo
entro un limite di dieci anni.... Mia moglie certo l'ha giudicato
troppo vecchio, ma non sono sicuro che Gertrude non l'abbia giudicato
troppo giovane. Affermo soltanto che i _suoi_ capelli non sono
imbiancati per opera del tempo! —
Un cameriere venne ad avvertire i viaggiatori che volevano prendere
il piroscafo di tenersi pronti, e tutte le vane discussioni sulla
probabile età dello sconosciuto furono troncate.