Gertrude era lungi dall'immaginarsi che mentre ella s'adoperava
piamente, con tutte le sue forze, a procacciare la felicità e il
benessere morale di Rina, affidatasi al suo affetto e alla sua cura,
andava eccitando la gelosia e la malevolenza d'altre persone.
Isabella Clinton, la quale non aveva mai veduto di buon occhio quella
fanciulla il cui carattere, la cui condotta parevano un continuo
rimprovero alla sua vanità e al suo egoismo, e per giunta rea del
delitto d'essere l'amica prediletta d'un giovane che, adolescente,
aveva lasciato nel superbo suo cuore un sentimentale ricordo, aspettava
con impazienza un'occasione di denigrarla dinanzi alla signora Graham.
La grande intimità nata tra Gertrude e Rina non era sfuggita alla sua
osservazione e destava in lei un vivo risentimento, sebbene ella stessa
la ribadisse e la rafforzasse con la propria freddezza e la propria
ingenerosità verso la povera delusa. Ora, rammentando che sua cugina,
precisamente la sera della supposta rottura di questa col signor
Bruce, aveva disertato la loro camera comune per rifugiarsi in quella
di Gertrude, s'affrettò a comunicare alla zia il sospetto che costei
avesse suscitato e fomentato qualche discordia tra i due innamorati e
fosse riuscita a mandare a monte il matrimonio.
La signora Graham non esitò ad accettare la sua opinione.
— Rina — ella disse — è d'animo debole ed evidentemente si lascia
dominare dalla signorina Flint. Non mi farebbe maraviglia che tu ti
fossi apposta, cara Bella! —
Così collegate, cercarono di strappare a Rina, per via di sorpresa o
d'astuzia, una confessione circa il modo in cui Gertrude sarebbe giunta
ad allontanare il suo pretendente e a raggirare lei. La fanciulla negò,
indignata, che la sua amica si fosse resa colpevole di questa mala
azione, e seguitò ostinatamente a ricusarsi di rivelare ciò ch'era
avvenuto alla villa la sera della festa nuziale. Era il primo segreto
ch'ella serbava: ma il suo orgoglio femminile vi si trovava coinvolto,
e sì l'onore che la saggezza le imponevano di custodirlo con rigorosa
cura.
La collera d'Isabella e della signora Graham si rinfocolò. Molto
discussero in segreto la questione, molte vane congetture fecero; di
giorno in giorno s'esasperavano contro Gertrude, e il loro contegno
verso di lei cominciò a manifestarlo. La fanciulla presto s'avvide
d'esser fatta segno di meditate scortesie, poichè quantunque non
dipendesse dalle loro grazie, non mancavano, vivendo sotto lo stesso
tetto, occasioni in cui potessero ferirla con maniere sgarbate, le
quali divennero sempre più provocanti e sarebbero state insopportabili
senza la severa disciplina morale che frenava il suo temperamento.
Con mirabile pazienza ella mantenne la sua equanimità. Non aveva mai
aspettato benevolenza nè riguardi da parte della signora Graham e
della signorina Clinton. Fin da principio s'era persuasa che tra lei
e loro ci poteva essere poca simpatia, e adesso che le mostravano
aperta avversione, lottava strenuamente seco stessa per conservare
non soltanto la calma e il dominio dei propri sentimenti, ma un
costante spirito di carità. E fu bene che non cedesse a quella prima
prova cui veniva sottoposta la sua tolleranza, perchè un'assai
più grave e inopinata provocazione le riserbavano le sue maligne
persecutrici. Irritate da quella paziente e dignitosa condotta che
non avevano preveduta, accese dal dispetto di picchiare a vuoto,
risolsero d'attaccarla da un altro lato: ed Emilia, la dolce, amabile,
inoffensiva Emilia, fu il nuovo oggetto contro cui diressero le loro
ostilità.
Gertrude sapeva soffrire le ingiustizie, i dispregi, perfino le parole
ingiuriose e crudeli finchè non colpivano che lei; però il sangue
le bollì nelle vene quando vide che la sua diletta amica diveniva
la vittima d'una bassa animosità palesata da vergognose piccole
trascuranze, da malevoli procedimenti. Rivolgersi alla gentile creatura
in termini men che cortesi pareva quasi impossibile; più impossibile
ancora trovar qualche cosa a ridire sul conto d'una persona la cui vita
era tutta bellezza e bontà; e la sventura che la teneva in certo modo
appartata, sembrava doverla mettere al riparo d'ogni aggressione. Ma la
signora Graham era grossolana e impulsiva, Isabella egoista e dura. Già
molto prima che la cieca s'accorgesse delle loro nemiche intenzioni,
Gertrude aveva sentito il suo cuore fremere e ribellarsi dinanzi ad
atti e discorsi che tradivano il proposito di dar noia ad Emilia o
d'affliggerla, tanto erano propri a ferire, se rilevati, la sensibilità
di un'anima delicata. Ed ella vigilava: più d'un colpo veniva da lei
stornato; più d'una mancanza riparata a tempo; più d'un disegno ch'esse
contrariavano perchè lo sapevano favorito dalla signorina Graham, era
portato a compimento grazie alla sua perseveranza e alla sua energia.
Così durante alcune settimane Emilia ignorò che vari piccoli uffici
servili le erano prestati adesso da Gertrude perchè Brigida aveva
ricevuto dalla sua padrona ordini incompatibili col disbrigo di tutte
le faccende per conto della signorina.
Il signor Graham era allora assente, avendolo certe difficoltà che
intralciavano i suoi affari chiamato a Nuova York nella stagione in
cui egli soleva godere ozi beati, libero da ogni cura. La sua presenza
sarebbe stata un freno potente per la moglie, la quale ben conosceva
il tenero e devoto affetto che egli portava alla propria figliuola e
il suo desiderio che il benessere di lei fosse considerato in casa
sua come cosa di capitale importanza. E appunto il suo amore e le
sue cure per Emilia, il rispetto, l'adorazione quasi, di cui tutti
i familiari la circondavano, avevano destato fin dal primo giorno la
gelosia della nuova signora Graham; e però ella approfittava di buon
grado del pretesto offertole da Isabella, per dare sfogo al suo astio.
Infatti ciò che concerneva Rina e la sua diserzione, com'esse dicevano,
nel campo nemico, non era che una causa secondaria di diffidenza e
d'avversione.
Tuttavia la brusca e misteriosa partenza del signor Bruce, ed il
sospetto che Gertrude, appoggiata dalla sua protettrice, avesse messo
male tra lui e la fanciulla, forniva loro un motivo ostensibile di
risentimento, ed erano determinate a trarre da questa scusa tutto il
partito possibile.
Un giorno, poco innanzi il ritorno del signor Graham, mentre Isabella
e sua zia sedute nell'atrio cercavano d'ingannare le ore tediose di
quell'afoso pomeriggio d'agosto sparlando di tutto il resto della
famiglia, fu recata alla signora una lettera di suo marito. Ella ne
scorse rapidamente il contenuto e disse con aria di sodisfazione:
— Buone notizie, Bella! Pare che ci sia per noi la speranza di qualche
piacere in questo mondo.... —
E lesse ad alta voce il seguente passo:
«Il molesto affare che m'ha costretto a venir qui è già quasi
regolato, e nel modo più favorevole ai miei desiderî e ai miei
disegni. Non veggo più alcun ostacolo al nostro viaggio in Europa;
dunque partiremo nella seconda metà del mese venturo. Le ragazze
facciano i loro preparativi. Dite ad Emilia che non risparmi nulla
per provvedere dell'occorrente sè e Gertrude.»
Isabella osservò ghignando:
— Parla di Gertrude come fosse una di noi! Confesso ch'io non mi
riprometto un piacere molto grande dal viaggiare per l'Europa con una
cieca e la sua sgradevole appendice. Non capisco proprio perchè il
signor Graham voglia portarsele dietro.
— Magari le lasciasse a casa! — sospirò la zia. — Sarebbe per Gertrude
un buon castigo. Ma, ohimè, sta' pur sicura, egli partirebbe piuttosto
senza la mano destra che senza Emilia!
— Spero che se mai mi marito, — esclamò la ragazza — non sarà con uno
che abbia una figlia cieca! E per giunta una persona così terribilmente
virtuosa, che tutti sono in obbligo d'idolatrarla, ammirarla e
servirla.
— _Io_ non ho da servirla; cotesto è l'ufficio di Gertrude: non è qui
per altro.
— E quest'è il peggio: la cieca ha bisogno d'una camerista, e la
camerista è una gran dama che non si perita di sottrarre alle vostre
nipoti i loro innamorati e guastarle tra loro.
— E che ci posso fare io, Bella? Puoi credere che io non desidero
la compagnia della Flint più di te; ma non so davvero in che modo
riuscirei a liberarmene.
— Io vi consiglio di raccontare un po' al signor Graham il male che
ha già fatto. Se avete qualche potere su lui, non vi sarà difficile
impedirle di partecipare al nostro viaggio.
— Sarebbe soltanto ciò che merita; e non dico che non gli toccherò
della sua condotta. Certo rimarrà stupito di quella subitanea fuga di
Ben Bruce, perchè non dubitava che avrebbe sposato Rina. —
In quella la signorina Clinton dovette interrompere la conversazione
per andare a ricevere visite che arrivavano, e lasciò la signora Graham
in una disposizione d'animo feconda di gravi conseguenze.
Mentre Isabella scendeva la gradinata d'ingresso per andare incontro
con sorrisi e complimenti agli ospiti che nell'intimo del suo cuore
ella desiderava a cento miglia di distanza in quel torrido pomeriggio
estivo, Gertrude saliva dalla cucina per la scala di dietro, e
attraversava un corridoio conducente nella sua camera. Ella portava
sulle braccia un abito di fine mussolina bianca, un buon numero di
golette ricamate, di maniche e manichetti a piegoline, e altro, ogni
cosa stirato di fresco. Era rossa in viso, e pareva molto stanca.
Entrata, depose sul letto, accuratamente, il suo fardello, si scostò i
capelli dalla fronte, aprì una persiana, e traendo un respirone sedette
accanto alla finestra per godere un soffio d'aria fresca, se c'era. La
signora Prime, che passava appunto per il corridoio, sporse la testa
dall'uscio socchiuso, e visto che Gertrude era sola venne avanti.
Guardò in atto di maraviglia la roba stirata, poi guardò lei, notò gli
effetti del faticoso lavoro, e proruppe con indignazione:
— Affemmia, signorina Gertrude, scommetto che avete stirato voi stessa
l'abito di mussolina e il resto! —
La giovanetta sorrise ma non rispose.
— Oh, quest'è troppo! — esclamò la buona donna. — Pensare che voi avete
lavorato in quella cucina ch'è un forno nelle ore calde, mentre noi si
faceva la siesta!... Sono certa che la signorina Emilia non vorrebbe
metterselo mai più cotesto abito bianco, se lo sapesse!
— Dite piuttosto che non è quasi da mettersi.... Io non ho pratica di
stirare, e ho durato gran fatica; una parte mi s'asciugava prima che
avessi finito di passare il ferro sull'altra.
— È una galanteria, invece; ma non so davvero perchè abbiate da far voi
il lavoro di Brigida.
— Brigida è sempre tanto occupata, — disse Gertrude evitando una
risposta diretta — e poi è bene ch'io impari. Nessuna cognizione è
inutile, signora Prime.
— Ma dopo pranzo, con questo po' di caldo, non è il tempo adatto per
simili sperimenti. E oso dire che neppur voi l'avreste scelto se non
fosse stato il pensiero che la signorina Emilia poteva aver bisogno
della sua roba e non trovarla pronta. Che mutamenti in casa Graham!
La figliuola del padrone, una volta al primo posto, adesso è ridotta
ad aspettare che sia stirata la biancheria degli altri per ottenere
la propria. Brigida dovrebbe aver tanto giudizio da non dar retta a
quelle villane rivestite quando le ordinano, per esempio, come sentii
giusto ieri la signora, di lasciare stare «quel mucchio di mussoline»
per occuparsi di faccende «più importanti....» La nostra Caterina non
sarebbe stata così grulla: ma Brigida è anch'essa una nuova capitata. E
io pensai subito: «Che direbbe la signorina Gertrude vedendo trascurare
così la signorina Emilia?» Eh, com'è vero ch'io mi chiamo Prime,
voglio che la padroncina sappia quel che succede qui!... Voi non vi
scalmanerete più a stirare: se le sue vesti e la sua biancheria fine,
e specie la vostra, non possono più esser lavate e stirate in casa,
si daranno fuori. Denaro ce n'è, e se ne deve spendere un poco anche
per i bisogni delle signore vere. Vorrei pure che l'Isabella andasse
a cambiar aria: le farebbe buono! Mi feriscono nel cuore le vessazioni
che si commettono contro voi due.... Io non ci reggo più; vo difilato
dalla signorina e vuoto il sacco.
— No, che non ci andrete, signora Prime, — disse Gertrude in tono
persuasivo — posto ch'io vi prego di non farlo. Voi dimenticate quale
dispiacere proverebbe Emilia se risapesse questa mancanza di riguardo
della signora Graham. Io vorrei stirare vestiti di mussolina tutti
i giorni piuttosto che lasciarle pur _sospettare_ una volontaria
scortesia di qualcuno verso di lei. —
La cuoca esitò. Infine disse:
— Signorina Gertrude, io credevo che nessuno potesse amare la nostra
cara Emilia più di me, ora capisco però che voi l'amate _meglio_,
perchè usate tanta prudenza e saviezza per amor suo. Io tacerei se
non vi andaste di mezzo _voi_: siete venuta in questa casa ch'eravate
ancora una bambina, e tutti v'abbiamo posto affetto e vi teniamo in
gran conto.... Io non posso tollerare di veder quella gente mettervi i
piedi sul collo come ne ha l'intenzione.
— So che mi volete bene, signora Prime, e ad Emilia pure: dunque
tanto per me che per lei non dovete fiatare con anima viva su questi
cambiamenti nel governo della famiglia. Facciamo quanto è possibile per
risparmiarle il dolore di conoscerli: circa il resto, non dateci peso.
Se anche non mi tratteranno con l'amorevolezza e l'indulgenza a cui gli
altri m'avevano avvezzata, qui, il miglior consiglio è di non mostrare
d'accorgersene: e voi, non vi mettete gli occhiali per veder torbido.
— Dio vi benedica, signorina Gertrude! Quelle persone hanno fortuna
d'aver a fare con un cuore come il vostro: nessuno, io credo, sarebbe
capace d'una tale pazienza. A me, grazie al cielo, non hanno occasione
di dar noia. Io lasciai subito intendere alla signora Graham che non
soffro ingerenze di chicchessia nelle mie faccende: i diritti delle
cuoche sono privilegiati, e le feci passare presto la voglia d'invadere
i miei dominî, ve l'assicuro.... M'è doloroso assai veder le mie care
signorine soverchiate così; nondimeno, poichè voi mi dite «zitto!»,
frenerò la lingua finchè potrò. Ma l'è una vergogna, questo lo
dichiaro! —
E la signora Prime se n'andò, borbottando.
Un'ora più tardi Gertrude era allo specchio, intrecciando i suoi lunghi
capelli, quando entrò la signora Ellis dopo avere leggermente picchiato
all'uscio.
— Ah, — fece la governante — non avrei creduto che s'arriverebbe a
questo segno!
— Che c'è di nuovo? — domandò con ansia la fanciulla.
— Pare che ci sfrattino dalle nostre camere.
— Chi?
— Voi, prima, e poi me, mi figuro. —
Gertrude avvampò in viso ma tacque. La signora Ellis le raccontò come
avesse ricevuto l'ordine di adattare la camera di lei per due ospiti
aspettati il giorno seguente, e fu maravigliatissima d'udire che
Gertrude non era stata consultata nè avvertita. La signora Graham le
aveva parlato della cosa con aria di così tranquilla indifferenza,
mostrandosi anzi tanto sicura che alla signorina Emilia e alla sua
giovane amica sarebbe tornato comodo e gradito occupare la medesima
stanza, ch'ella aveva creduto la cosa già stabilita di comune accordo.
Profondamente offesa e sdegnata per conto proprio e d'Emilia, Gertrude
stette un poco irresoluta, in silenzio. Poi domandò alla governante se
avesse già informato la signorina di questa novità. Quella rispose di
no. Ella la pregò allora di non dirgliene nulla.
— M'è insopportabile — soggiunse — l'idea di farle sapere ch'io vengo
espulsa senza cerimonie dal piccolo santuario da lei preparato per me
con amorosa cura. Io dormo spessissimo nella sua camera, è vero: ma
ella desiderava ch'io ne avessi una mia dove potessi stare in libertà,
leggere, studiare.... Se permettete ch'io porti la mia scrivania
nella camera vostra, signora Ellis, e di dormire lì qualche volta
sull'agrippina, potremo tacerle la verità. —
La signora Ellis acconsentì subito. Era divenuta molto umile e
arrendevole, da qualche mese, e Gertrude le era entrata pienamente in
grazia, prima con la sua esemplare pazienza, e da ultimo col cortese
e valido aiuto prestatole nelle numerose occasioni in cui si trovava
sopraccarica di faccende. Pertanto, non solo le accordò senza obiezioni
ospitalità nella propria camera, ma s'offerse d'aiutarla a trasportarvi
i suoi vestiti, i suoi libri, il tavolino da lavoro.
Quantunque compiacente e gentile verso Gertrude, che adesso ella
considerava come Emilia, la signora Prime e sè medesima, un membro del
partito oppresso ed angariato, ritornava però all'antica asprezza per
esprimere la sua indignazione parlando della condotta della signora
Graham e d'Isabella.
— È tutta una trama! Qualche volta penso perfino ch'è meglio per
Emilia esser cieca e non vedere quanto succede in questa casa! Avrei
voluto schiaffeggiare Isabella, ieri, quand'ebbe la sfacciataggine
di prendere il vostro posto a tavola accanto a lei, e poi trascurare
d'aiutarla a servirsi! E quell'angelo sedeva lì inconsapevole del suo
vergognoso contegno, e le chiedeva un po' di burro con altrettanta
dolcezza che se, per un mèro caso, voi foste stata mandata altrove
e lei abbandonata a sè stessa. Davanti a tutti quegli estranei, poi!
Io vedevo ogni cosa dallo stanzino della porcellana.... E i vestiti
e le golette e i manichetti d'Emilia che stavano nell'armadio della
biancheria aspettando d'essere stirati da tanto tempo ch'io credevo che
finirebbero con l'ammuffire?... Sono contenta di vedere che Brigida
ha potuto finalmente spicciarli, perchè davvero temevo che uno di
questi caldi giorni la poverina non avrebbe più avuto roba leggera da
mettersi. Ma è inutile discorrerne.... Io desidero soltanto che possano
presto andarsene in Europa, e lasciarci respirare. A voi non importa
mica d'andar con loro, eh, Gertrude?
— Se ci va Emilia, sì.
— Bene, siete migliore di me; io non sarei capace di sottopormi a un
tale martirio neanche per amor suo. —
Molte erano le molestie piccine e maligne a cui Gertrude veniva
giornalmente fatta segno, specie dopo l'arrivo degli ospiti attesi:
gente del mondo elegante, gaia e frivola, indotta dalla padrona di
casa e da Isabella a riguardare lei come un'intrusa, ed Emilia come un
noioso ingombro. Nè quest'ultima potè esser tenuta sempre all'oscuro
del poco caso che si faceva di loro. Rina, indignata degl'incivili
procedimenti di sua cugina e di sua zia, e indifferente verso gli
estranei ospitati alla villa, poichè cominciava a discernere la
leggerezza di carattere e di mente delle persone di quel genere, non
esitò a manifestare alle sue amiche il vivo rincrescimento ch'ella
provava nel vederle così indegnamente trattate e il desiderio di
difenderle. Ma Rina era un'assai debole antagonista di fronte alla
signora Graham, e soprattutto di fronte a Bella, i cui sarcasmi la
sgomentavano; depressa di spirito dopo la mortificazione patita,
era divenuta codarda, e non osava più, come avrebbe osato una volta,
sventare i loro disegni e frapporsi tra chi ella amava e la malevolenza
altrui.
Ma la signora Graham, donna avventata, andò tropp'oltre, e s'impigliò
nei propri intrighi. Il ritorno imminente di suo marito rendeva
necessario un freno alla sua insolenza e a quella d'Isabella, cui era
più difficile applicarlo. Quanto a lei, essendo abbastanza accorta
da percepire fino a qual punto la tolleranza del signor Graham poteva
giungere e la sua perspicacia essere ingannata, sapeva in presenza sua
dominarsi e governarsi in modo da non cozzare contro quella imperiosa
volontà. Lui lontano, s'era condotta senza ritegno, aveva permesso alla
nipote d'empire la casa di gioventù chiassosa e petulante, e chiuso un
occhio su molte aperte e flagranti violazioni delle regole di civiltà
verso la figliuola dell'ospite assente, e la sua giovane compagna ed
amica. Ora però conveniva reprimere questa indecorosa oltracotanza, ed
ella lo comprendeva. Sfortunatamente, innanzi che mettesse in opera
le sue precauzioni, il capo della famiglia ritornò inaspettato, e in
circostanze che non le permisero d'avvertir nessuno nè preparar nulla.
Egli arrivò sull'imbrunire, avendo preso l'omnibus, cosa contraria
alle sue consuetudini. Era una serata fresca; finestre ed usci erano
chiusi. La splendida illuminazione del salotto gli fece sospettare che
sua moglie ricevesse una numerosa compagnia. Ne fu contrariato, essendo
un sabato; egli, fedele agli antichi costumi della Nuova Inghilterra,
desiderava che la vigilia del giorno del Signore la sua famiglia
rimanesse quieta e raccolta. Per di più aveva un forte mal di capo. Non
entrò dunque nel salotto, e passò invece prima nella biblioteca, poi
nella sala da pranzo. Le trovò l'una e l'altra deserte e fredde. Salì
al piano superiore, attraversò parecchie stanze, osservando non senza
indignazione la trascuratezza con cui erano tenute, perchè egli amava
l'ordine e la pulizia meticolosa, e andò difilato alla camera d'Emilia.
Aperse l'uscio pian piano, è guardò dentro.
Un bel fuoco ardeva nel caminetto a un canto del quale era stata
spinta un'agrippina su cui sedeva Emilia; la piccola sedia a dondolo
di Gertrude occupava l'altro. I riflessi della fiamma guizzavano
sulle tende candide; da un panierino di fiori che ornava la tavola
si diffondevano intorno soavi fragranze; ogni cosa era al suo posto
e splendente di nettezza. L'aspetto della stanza, il viso placido
e sereno della figliuola, il raggiante sorriso della giovanetta
che alzando gli occhi aveva veduto con sua gran gioia il padre, il
protettore della sua amica cieca, contemplarle in atto amorevole di
sulla soglia, offrivano al signor Graham un così grato contrasto con
quanto s'era offerto al suo sguardo fino allora, ch'egli, mosso da
un sentimento più caldo del solito, strinse in un tenero amplesso
paterno Emilia stupita dalla sua improvvisa comparsa, salutò non
meno affettuosamente Gertrude. Questa avvicinò al fuoco una poltrona
dov'egli sedette esclamando:
— Brave ragazze, qui si sta bene e c'è un'aria di pace casalinga che
consola! Ma che cosa succede al pianterreno? E perchè tanto disordine,
tanta confusione? —
Emilia spiegò che parecchi ospiti soggiornavano alla villa.
— Uh! Ospiti? _Me lo dovevo immaginare!_ — brontolò il vecchio signore
con tono di malcontento. — E si direbbe che ciascuno abbia vuotato il
suo sacco di cenci nelle camere.... —
Gertrude gli domandò se avesse preso il tè.
Non l'aveva preso, e lo desiderava; era stanco. Mentr'ella s'avviava
per scendere e prepararglielo, egli la richiamò:
— Gertrudina, non dire a nessuno che sono ritornato. Ho bisogno d'esser
lasciato tranquillo almeno _stasera_. —
Rimasto solo con Emilia, s'informò dei preparativi per il viaggio in
Europa; e con sua maraviglia apprese ch'ella ignorava totalmente le
sue intenzioni su questo proposito, perchè la signora Graham s'era
dispensata dal comunicarle il messaggio contenuto nella sua lettera.
Sebbene sdegnato quanto stupito, egli si represse: non gli garbava
confessare a sè stesso, e meno ancora alla figliuola, che sua moglie
aveva trasgredito i suoi ordini. Risolse però d'occuparsene poi.
Dopo essersi riconfortato con un tè ben guarnito, tornò di sopra e
chiese il _Giornale della Sera_.
— Vo a cercarlo, — disse Gertrude, rizzandosi.
— No, suona, — fece il signor Graham, imperioso.
A tavola aveva notato che quando la giovane, la quale assisteva al
suo pasto, sonava il campanello, non si teneva conto della chiamata, e
voleva conoscere la causa di questa strana negligenza.
Gertrude sonò ripetute volte senza ottenere risposta. Alfine udì il
passo di Brigida nel corridoio, ed aperto l'uscio disse alla ragazza:
— Brigida, vi prego, cercate il _Giornale della Sera_ e portatelo qui,
per la signorina Emilia. —
Quella andò e ritornò presto, rispondendo che il giornale lo leggeva la
signorina Isabella e ch'essa si ricusava di cederlo.
Una tempesta si addensò sulla fronte del signor Graham.
— Come! Una tale imbasciata a mia figlia! — esclamò egli. — Gertrude,
va' tu stessa, e di' a quell'impertinente che dia subito il giornale,
perchè lo voglio _io_. O che contegno è mai cotesto? — soggiunse
borbottando.
Gertrude entrò nel salotto con grande compostezza, e sotto gli sguardi
curiosi di tutta la compagnia parlò piano alla signorina Clinton, che,
rossa e confusa, le consegnò senz'indugio il foglio. Bella temeva il
signor Graham; e quand'ebbe informato sua zia dell'inaspettato arrivo
di questi, anche la signora si turbò. Ella aveva fatto calcolo di
parlare col marito prima ch'egli vedesse Emilia, come molto le premeva,
ben sapendo quanto importasse predisporlo in favore delle sue mire.
Adesso era troppo tardi. Stimò meglio non andare in cerca di lui, e
affidarsi piuttosto alla fortuna. Con arte, disperse la compagnia di
buon'ora, e diede una capatina nella sala da pranzo dove infatti trovò
il signor Graham che fumava.
Egli era di malumore (grazioso come un orso, ella disse poi ad
Isabella), ma la signora fu conciliante, evitò d'irritarlo toccando
soggetti scabrosi, e seppe fare così bene, che il giorno seguente potè
presentare a' suoi ospiti un padrone di casa, almeno in apparenza,
affabile e cortese.
Ma la serenità venne turbata assai prima che quella domenica giungesse
a sera. Mentre il vecchio signore s'avanzava nella navata destra
della chiesa dove stava per incominciare l'uffizio del mattino,
conducendo, secondo il suo costume, la figliuola cieca appoggiata al
suo braccio, la sua faccia si rabbuiò vedendo Isabella seduta con aria
di compiacenza in quell'angolo dell'antica panca di famiglia che tutti
sapevano essere da anni riservato alla signorina Graham. Sua moglie,
la quale li accompagnava, ammiccò verso la nipote; ma costei era
piuttosto ottusa, e però non isfuggì alla mortificazione d'essere da
lui deliberatamente presa per la mano e rimossa dal posto usurpato dove
egli collocò Emilia. La sfrattata, che già da tre domeniche commetteva
la bassezza di privarla, per dispetto, del suo diritto, fu costretta
a sedere durante il servizio divino accanto al signor Graham, con le
spalle al pulpito, essendo tutti gli altri posti occupati. Ella fremeva
di collera osservando i sorrisi mal repressi di parecchie persone delle
panche vicine: specie l'afflisse il vedere nella contigua, proprio
accosto a lei, Fanny Bruce che gongolava addirittura.
Se Emilia fosse stata consapevole del trionfo ottenuto ne avrebbe
sofferto. Ma il suo cuore e i suoi pensieri erano vòlti in alto, e
come non aveva sentito nè ira nè pena dinanzi alla prepotenza di Bella
Clinton, così non provava ora altra sodisfazione che quella di trovarsi
più a suo agio nel posto a cui era abituata da tanto tempo.
In capo a una settimana da che era ritornato, il signor Graham aveva
compreso chiaramente i sentimenti di sua moglie e d'Isabella, e i loro
probabili effetti sulla sua felicità domestica. Vedeva che Emilia
sdegnava di lagnarsi; sapeva che non s'era lagnata mai: notava la
devozione di Gertrude alla sua figliuola diletta, e considerava la
fanciulla meritevole di tutta la sua stima e di riguardi che nessuno
avrebbe potuto contrastarle. E quando la signora tentò con arte
sopraffina d'insinuargli le accuse meditate contro la sua giovane
protetta, egli le accolse con indifferenza e disprezzo.
Conosceva Gertrude fin da bambina; ella era fiera, e qualche volta
l'aveva giudicata caparbia: _mai_ vile nè falsa. Inutile venire a
raccontare a lui quelle sciocchezze; se non s'era concluso nulla tra
Ben Bruce e Rina, tanto meglio; il giovanotto era un fannullone, e non
poteva essere un buon marito; quanto alla ragazza, gli pareva che fosse
divenuta più savia e più gentile, e se questo era il risultato della
sua amicizia con Gertrude, bisognava anzi favorire la loro intimità.
La signora Graham era disperata.
— Non c'è rimedio, — diceva a Bella. — È saldo come una ròcca, e se
andremo _noi_ in Europa, con lui, indubitatamente Emilia e la sua
fedele ci verranno _anche loro_. —
Rimase dunque sbalordita come da un eccesso di gioia, quando seppe
che la coppia con cui tanto le spiaceva di dover fare il desiderato
viaggio, restava a casa, e per istanza della stessa signorina Graham.
Gli scrupoli che avevano rattenuto Emilia dal dimostrare a suo padre
quanto poco gradevole sarebbe riuscito per lei il giro all'estero,
erano svaniti tosto che s'era persuasa che Gertrude, il cui bene le
stava sempre a cuore, avrebbe sofferto ancor più viaggiando sottoposta
alla compagnia delle sue nemiche.
Quantunque cieca, ella afferrava e comprendeva quasi tutto ciò che
avveniva intorno a lei. Dotata di prontissima percezione mentale
e d'un finissimo udito reso doppiamente acuto dalla mancanza della
vista, era giunta a conoscere, forse più addentro di ogni altro, gli
eventi della scorsa estate. Indovinava il vero stato delle cose tra Ben
Bruce e Gertrude, benchè questa non gliene avesse mai fatto parola, e
s'immaginava in qual modo vi fosse coinvolta Rina, il che d'altronde
non era difficile arguire, date le involontarie ma continue confidenze
che l'ingenua fanciulla le andava facendo nelle loro conversazioni.
Poichè gli abusi di potere della signora Graham e di Bella divenivano
sempre più aperti e audaci, la governante e la cuoca stimarono tolto
il divieto di palesarli alla padroncina: ma il dolore d'Emilia ebbe
largo compenso nelle novelle prove che quei fatti le fornivano del
devoto affetto di colei ch'ella si compiaceva di chiamare sua figliuola
adottiva.
Con perfetta calma, senza esitazioni come senza ira, ella risolse di
procedere in guisa che Gertrude fosse liberata dalla servitù a cui
s'assoggettava con tale abnegazione. Suo padre s'oppose sulle prime
al suo desiderio di non accompagnarlo in Europa: ma egli troppo bene
sapeva che quel viaggio, in cui per lei le intime sofferenze dello
spirito si sarebbero aggiunte alle privazioni esteriori, non poteva
essere che un sacrificio, perchè egli s'ostinasse a obbligarvela;
e considerato che, dopo tutto, quella era l'unica via di conciliare
gl'interessi contrari e che Emilia gli offriva il partito migliore
nelle presenti circostanze, determinò di rassegnarsi alla lunga
separazione dalla figliuola e permettere a questa di cercare la propria
felicità dove la trovava. Egli aveva veduto durante l'inverno passato
nel Mezzogiorno quanto la sua cecità le rendesse penoso il viaggiare,
specie senza il soccorso dei vigili occhi di Gertrude, e riconosceva
ora che i suoi gusti e il suo costume di vita erano proprio l'opposto
di quelli della nuova signora Graham e delle costei nipoti; sicchè,
punto voglioso d'esser convinto dai fatti della follia commessa con
quel terzo matrimonio che minacciava di diventare per lui una sorgente
d'infelicità domestica, apprezzò la saggezza di quel consiglio e si
sentì sollevato prendendo una risoluzione che contentava tutti.