Emilia non stava bene quella sera. Accadeva spesso da qualche tempo che
l'emicrania, o una stanchezza insolita, una nervosa insofferenza d'ogni
rumore, d'ogni eccitazione, la costringessero a ritirarsi nella sua
camera e anche a coricarsi presto.
Dopo che la signora Graham e le sue nipoti furono scese nel salotto
ad aspettare che il signor Graham fosse pronto e che arrivasse la
signora Bruce, Gertrude, la quale aveva lasciato l'amica per alcuni
minuti, ritornò a lei, e la trovò più che mai molestata da quella
ch'ella chiamava l'importuna sua testa. Agevolmente l'indusse a cercare
nel sonno l'unico infallibile rimedio; e sedutasi accanto al letto
le fece bagnuoli alle tempie, come soleva in questi casi, finchè non
la vide quetarsi in un placido sopore. Parve disturbata un momento
quando giunse la carrozza dei Bruce, ma si riaddormentò subito, e così
profondamente da non essere scossa nemmeno dalla voce sonora della
padrona di casa che prima di partire dava ordini a una delle persone di
servizio.
La giovanetta rimase ancora un poco senza muoversi; poi, pian piano,
si rizzò, preparò ogni cosa per la notte, secondo i desiderî d'Emilia
ch'ella ben conosceva, e chiuso con riguardo l'uscio dietro a sè andò
nella propria camera a prendere un libro, col quale scese nel deserto
salotto dove c'era più fresco.
Sedette a un tavolino, e si dispose a godersi quell'ora di pace e
libertà: occasione rara per lei.
Aperse il volume portato seco; ma fossero i suoi pensieri più
avvincenti di quella lettura, o le dessero noia le farfalline attirate
dalla vivida fiamma del lume, o la seducesse l'incanto della serena
notte estiva, ella non tardò a levarsi di lì per andare a sedere presso
la grande porta vetrata.
Stava immersa nelle sue meditazioni, con la fronte reclinata sulla
mano, quando udì nel salotto un passo, e voltandosi vide accanto a sè
Ben Bruce. Ella dette un sobbalzo ed esclamò:
— Come! Voi qui, signor Bruce?... Credevo che foste alle nozze.
— No, v'era qualche cosa di più attraente per me a villa Graham....
Vi pare ch'io possa trovar piacere in una festa alla quale voi non
partecipate?
— Non ho mica tanta vanità da presumere il contrario.
— Vorrei che ne aveste un po' più, signorina Gertrude. Forse allora
prestereste qualche volta maggior fede alle mie parole.
— Sono lieta del candore con cui riconoscete che senza questo requisito
è impossibile credere alle vostre belle frasi, — diss'ella sorridendo.
— Io non riconosco nulla di simile. Ciò che dico a voi sarebbe creduto,
e volentieri, da qualunque altra ragazza; ma in qual modo persuadervi
ch'io sono serio, e merito d'essere ascoltato, indurvi a trattar meco
liberamente, a non sfuggire la mia compagnia?
— Parlandomi con semplicità e sincerità, risparmiandomi quei discorsi e
quelle galanterie che, come mi sforzo sempre di provarvi, io non posso
gradire, e a voi non fanno onore.
— Ma io ho un fine, Gertrude, un fine _onorevole_. Da parecchi giorni
cerco un'opportunità di comunicarvi la mia risoluzione; voi _dovete_
ascoltarmi. _Dovete_ — proseguì con forza vedendola mutar colore e
mostrar segni d'inquietudine — darmi una pronta risposta; e mi confido
che sarà favorevole ai miei desiderî. Vi piace che si parli schietto;
ebbene, così parlerò ora che ho preso un partito con animo deliberato.
I miei parenti e i miei amici facciano pure le maraviglie e dicano quel
che vogliono quando sapranno che ho scelto in isposa una fanciulla
senza beni di fortuna e senza famiglia: io sono risoluto a sfidarli
tutti e ad offrirvi il mio nome. In fin dei conti, a che serve il
denaro se non rende l'uomo indipendente e padrone di fare il piacer
suo? Quanto al mondo, non vedo perchè voi non vi portereste alta la
testa al pari di chiunque. Sicchè, se non avete obiezioni, cessiamo
questa scherma di parole, e consideriamo la cosa come regolata. —
Così dicendo cercò di prenderle la mano.
Ma Gertrude si ritrasse vivamente; aveva le fiamme al viso, e gli occhi
le sfolgoravano nel fissarsi in quelli di lui con un'espressione di
stupore e d'orgoglio offeso, tale ch'egli non poteva illudersi.
Lo sguardo calmo e penetrante di quei grandi occhi neri era
pieno d'eloquenza; Ben Bruce non lo sostenne e rispose alla muta
interrogazione:
— Spero che la mia franchezza non vi sia dispiaciuta....
— No, la franchezza non può mai dispiacermi, — ella disse con dignità.
— Ma che ho fatto io inconsciamente perchè abbiate a tenervi così
sicuro di me che mentre vi vantate di sfidare l'opposizione dei vostri,
quasi vi pare superfluo chiedere qual sia il mio sentimento? —
Egli si scusò:
— Nulla, al contrario anzi.... Soltanto io pensavo che la vostra
ritrosia derivasse dall'impressione ch'io vi lusingassi per giuoco, e
che se aveste conosciuto la serietà delle mie intenzioni non m'avreste
sfuggito nè trattato con sì sdegnosa alterezza; ma, credetemelo, quel
dignitoso contegno non faceva che accrescere la mia ammirazione, e
se ho presunto di poter essere amato da voi dovete perdonarmelo. Mi
stimerò felicissimo d'ottenere il vostro consenso e lo riceverò come un
favore. —
L'espressione d'orgoglio offeso svanì dagli occhi di Gertrude.
— Non è sua colpa; — ella disse tra sè — è fatto così. Io devo
compiangerlo per la sua vanità e la sua ignoranza, e compatirlo per il
disinganno che gli cagiono. —
Quindi, pur dichiarando al signor Bruce in modo esplicito e positivo
ch'egli non aveva destato in lei simpatie più tenere della benevolenza
di un'antica e buona conoscente, procurò d'addolcire il rifiuto
dandogli una forma cortese, evitando ogni parola che potesse affliggere
il giovane o mortificarlo. Ella sentiva, come sente in simili casi
una vera donna, di dover gratitudine e riguardo all'uomo che, per
quanto poca stima ella facesse di lui, le rendeva il maggior onore
possibile; e sebbene il suo rincrescimento fosse temperato dal pensiero
di Rina e della strana condotta di Ben verso la fanciulla, condotta
ora doppiamente inesplicabile, nemmeno _questa_ riflessione le impedì
di comportarsi non soltanto da perfetta signora, ma da persona che,
costretta a dare ad altri un dispiacere, è addolorata dalla necessità
di farlo.
Comprese però che la sua delicatezza era quasi sprecata quando scòrse
qual fosse l'animo del signor Bruce nel vedersi opporre quel rifiuto
inaspettato.
— Gertrude, — egli disse — cotesto è un prendere a giuoco o me o voi
medesima. Se siete ancora disposta a far la ritrosa per civetteria,
desidero che sappiate ch'io non m'umilierò a sollecitarvi più oltre; ma
se, dimenticando i vostri propri interessi, ricusate deliberatamente
una fortuna come quella ch'io v'offro, è davvero gran peccato che non
abbiate amici da cui siate bene consigliata. Non si presentano tutti
i giorni di tali occasioni, specie a una povera maestrina di scuola; e
se vi lasciate scappare questa, oso dire che non ve ne capiterà mai una
seconda. —
A tale linguaggio insultante, _l'antico temperamento_ di Gertrude si
ridestò, l'ira agitò il suo spirito, si tradì nel lieve tremito delle
sue dita appoggiate alla tavola presso cui stava ritta, essendosi
alzata di scatto mentre egli parlava; ma per quanto insolita e
improvvisa fosse la ribellione del vecchio nemico vinto, i suoi
sentimenti erano da troppo tempo assoggettati a una severa disciplina
perchè ella cedesse a quell'impulso, e rispose con voce commossa ma
pacata:
— Signor Bruce, ammesso ch'io potessi fino a tal punto dimenticare _me
stessa_, non vorrei fare _a voi_ l'ingiuria di sposarvi per il vostro
denaro. Io non dispregio la ricchezza: so il bene di cui può esser
fonte. Ma il mio amore non si compera a prezzo d'oro. —
Così dicendo mosse verso l'uscio. Egli le afferrò una mano.
— Fermatevi! Vogliate ascoltarmi un momento, permettermi una
domanda.... Siete gelosa delle attenzioni da me prodigate ultimamente
ad un'altra?
— No, punto. Confesso però che non mi posso spiegare la vostra ambigua
condotta.
— Avete forse creduto ch'io mi curassi davvero di quella scioccherella?
— proseguì Ben con ardore. — Ch'io avessi alcun altro desiderio che
di mostrarvi se fossero apprezzabili i miei omaggi?... No, non ho mai
provato ombra di passione per Rina Ray.... Il mio cuore è stato sempre
tutto vostro, e se mi fingevo attratto da _lei_, era soltanto nella
speranza d'ottenere uno sguardo da _voi_.... uno sguardo _ansioso_,
intendete? Oh, quanto ho spesso bramato di vedervi manifestare la
metà del piacere che manifestava Rina in mia compagnia.... arrossire
e sorridere così.... brillare in viso quand'ero allegro, esser triste
del mio malumore, farmi sperare infine d'aver conquistato l'amor
vostro, come il suo.... Ma amarla, io? Poh! La canina della signora
Graham non potrebbe essere una rivale meno pericolosa per voi di quella
puerile....
— Tacete, tacete! — gridò Gertrude interrompendolo. — Per _me_, se non
per rispetto di _voi stesso_! Oh, è mai possibile.... —
Non potè continuare. Si lasciò cadere in una poltrona, scoppiò in
lacrime, e nascondendo la faccia tra le palme, al modo che soleva
quand'era bambina, pianse irrefrenabilmente.
Ben Bruce era sbalordito. S'accostò a lei e chiese in tono sommesso:
— Perchè piangete? Che ho fatto? —
Ella non fu in grado di rispondere se non in capo a qualche minuto.
Sollevò la testa, si scosse dalla fronte i capelli scomposti, e
mostrando un viso che esprimeva solo un intenso dolore, disse con voce
rotta:
— Che avete fatto? E potete domandarlo? Ella è una dolce creatura,
gentile, affettuosa. Ha un cuore amante e fidente. E voi l'avete
_ingannata_, ingannata per causa mia.... Oh, come, come ne foste
capace!... —
Il giovanotto ora pareva sconcertato, e mormorò, non senza esitare:
— Le passerà.
— Le passerà, _che cosa_? — replicò Gertrude. — Il suo amore per voi?
Può ben darsi. Io non so quanto profondo sia. Ma pensate alla sua
felice e amorosa natura, e al tradimento con cui l'avete contristata!
Pensate ch'ella credeva sincere le vostre parole, mentre erano tutte
vuote, tutte false! Abusando così della sua fiducia, voi avete dato una
perniciosa lezione di scetticismo ad una giovanetta, orfana di padre e
di madre, che ha diritto alla simpatia e alla protezione di tutti.
— Non m'immaginavo che voi la pigliereste in cotesto senso, — disse Ben.
— E in quale altro potrei pigliarla? — ella rispose. — Speravate forse
che una tale condotta vi concilierebbe la mia stima?
— Date troppo peso alla cosa, Gertrude: siffatti corteggiamenti sono
comunissimi.
— Tanto peggio. Per me, che non ho pratica del bel mondo, il
trastullarsi con un cuore umano è una mala azione. Se Rina vi ami, io
non so; ma quale opinione può avere della vostra lealtà?
— Mi pare che non dovreste essere tanto dura, signorina Gertrude, posto
ch'io sono stato mosso unicamente dall'amore che vi porto.
— Forse sarò dura. Non ho autorità di censurare: parlo soltanto per
impulso del cuore. Che un'orfana prenda la difesa di un'orfana è
naturale. Forse anche Rina stessa considera il fatto meno grave che
a me non sembri, e non ha bisogno d'avvocati. Ma, signor Bruce, non
abbiate del mio sesso una così bassa opinione da credere che si possa
guadagnare l'amore e il rispetto d'una donna con un tradimento verso
un'altra. Sarebbe l'infima tra le femmine colei che rinnegasse così i
principî della rettitudine e dell'onore.
— Tradimento! Che paroloni! Voi esagerate per troppo orgoglio.
— Tant'è vero che mezz'ora fa mi sentivo disposta a piangere
vedendo che voi avevate riposto il vostro affetto in chi non poteva
corrispondervi, e se ora piango per colei che ha dato ascolto alle
vostre parole menzognere, e la cui pace fu per lo meno _minacciata_ a
cagion mia, dovete ascriverlo al non essersi ancora inaridito il mio
cuore nel contatto col mondo. —
Seguì un breve silenzio. Ben Bruce fece alcuni passi verso l'uscio, poi
si fermò, tornò indietro, e disse:
— Dopo tutto, Gertrude Flint, io credo che verrà un tempo in cui le
vostre idee saranno meno romantiche, e ricordando questa sera vi dorrà
di non aver proceduto diversamente. V'accorgerete, non dubitatene, che
questo è un mondo ove ciascuno deve provvedere a sè. —
E uscì concitato, senza soggiungere verbo. Un momento appresso Gertrude
l'udì chiudere la porta di casa d'un colpo violento.
Allora la quiete del salotto che più non risonava delle loro voci
commosse, fu di nuovo turbata da un lieve gemito il quale veniva dal
vano d'una finestra. Ella sussultò. Avvicinatasi, intese un singhiozzo
represso. Alzò la tenda drappeggiata, e, là, sul largo sedile che
occupava un lato dell'ampio strombo, vide la povera Rina Ray col viso
affondato nei cuscini, e la sottile personcina contorta in uno strano
atteggiamento di abbandono disperato, come di bimba accasciata sotto il
peso d'un gran dolore. L'abito di crespo bianco gualcito, la ghirlanda
di fiori naturali avvizzita e spostata, che le pendeva dietro fin sul
collo, il piccolo pugno che stringeva convulsamente un cordone della
tenda, rendevano ancor più penosa quell'espressione d'estrema angoscia.
— Rina! — esclamò Gertrude la quale aveva indovinato chi era prima
ancora di vederla.
Al suono della sua voce la fanciulla si rizzò d'un balzo, e si gettò
tra le sue braccia, le posò il capo sulla spalla. Non piangeva, non
_poteva_ piangere, ma un tremito che non giungeva a dominare la scoteva
tutta. La mano premente la mano dell'amica, era gelida da far paura,
gli occhi sembravano fissi, e lo stesso gemito isterico che l'aveva
tradita nel suo nascondiglio, le usciva ad intervalli dalla gola,
spaventando Gertrude a cui ella s'aggrappava come presa da un subito
terrore.
Questa, sorreggendola, la trasse fino a un divano, le sedette accanto,
e si strinse dolcemente al petto la personcina tremante, scaldò le
manine diacce, baciò e ribaciò le labbra irrigidite, finchè ottenne di
ricomporla almeno in un'apparenza di calma. Per un'ora Rina stette così
abbracciata a lei, ricevendo le sue carezze con evidente piacere, e
rendendole ogni tanto con impeto convulso, ma senza proferir parola.
Guidata da un savio criterio e da una perfetta delicatezza, la sua
giovane protettrice s'astenne dall'interrogarla o accennare comunque
al colloquio certo udito di nascosto, senza perderne sillaba; ma
aspettato pazientemente che fosse in realtà più tranquilla, le preparò
un cordiale, poi, vedendola prostrata di corpo e d'anima, le cinse
con un braccio la vita, la condusse di sopra, e la fece entrare, senza
cerimonie, nella propria camera, dove, se non doveva godere il ristoro
del sonno, le sarebbero state risparmiate almeno le osservazioni e la
curiosità d'Isabella. Stretta sempre all'amica, la povera fanciulla,
che finalmente uno sfogo di pianto aveva alquanto sollevata, finì però
con l'assopirsi fra i singhiozzi; e tutte le sue pene furono per allora
sepolte nel profondo oblio in cui l'infanzia e la giovinezza trovano
una tregua al dolore, e talvolta un balsamo che lo sana.
Non fu così di Gertrude, la quale, benchè fosse circa della stessa
età, aveva già conosciuto troppe afflizioni e troppe cure perchè
potesse conservare il beato privilegio d'addormentarsi agevolmente
anche in mezzo alle inquietudini. Era necessario, d'altronde, ch'ella
vegliasse per aspettare il ritorno della signorina Clinton e spiegarle
l'assenza di sua cugina dalla camera da esse occupata in comune. Seduta
alla finestra, tendeva l'orecchio, impensierita, poichè Rina aveva
cominciato ad agitarsi sui guanciali e mormorava parole incoerenti,
evidentemente turbata nel suo sonno da sogni affannosi. Era passata
la mezzanotte quando arrivarono i signori Graham con la nipote. Ella
s'affrettò ad avvertire quest'ultima che la signorina Ray, indisposta,
s'era coricata nella camera sua.
Ma il rumore delle carrozze aveva destato la dormente. Quando Gertrude
rientrò, la trovò in atto di stropicciarsi gli occhi cercando di
raccogliere i propri pensieri. Subitamente la scena della sera innanzi
le balenò nella memoria, e con un sospirone ella esclamò:
— Oh, Gertrude! Sognavo il signor Bruce.... Dite, l'avreste creduto
capace di trattarmi in tal modo?
— No, di certo.... Ma s'io fossi in voi, non lo sognerei, nè vorrei
pensarci da sveglia.... Dormiamo e dimentichiamolo.
— Eh, per voi è un'altra cosa! — fece Rina con semplicità. — Egli vi
ama e voi non l'amate.... mentre io.... io.... —
S'interruppe, soverchiata dalla sua passione, e nascose il volto nei
guanciali.
Gertrude s'accostò al letto, pose una mano sul capo della povera
fanciulla, e terminò la frase per lei.
— Il vostro cuore è così grande, Rina, ch'egli forse v'ha trovato un
posticino; ma è un cuore troppo buono, dove non sono degni d'entrare
i vili. Non dovete pensare più a colui; è immeritevole della vostra
stima.
— Ahimè, non posso! Come ha detto, sono una scioccherella....
— No, non è vero, — disse Gertrude con un tono incoraggiante. — E
dovete provarglielo.
— In qual maniera?
— Facendogli vedere che nonostante la sua dolcezza, Rina Ray
è coraggiosa e forte, ch'ella non crede più alle sue menzogne
lusinghiere, e tiene le sue galanterie per ciò che valgono.
— Mi aiuterete, Gertrude? Voi siete la mia migliore amica; avete
preso le mie difese, gli avete mostrato quanto malvagia è stata la
sua condotta verso di me. Mi permetterete di venire a voi, quando non
mi sentirò la forza di nascondere il mio dolore a lui, alla zia, ad
Isabella? —
Un caldo abbraccio di Gertrude l'assicurò che avrebbe sempre trovato in
lei aiuto e simpatia.
— Vedrete, — affermò questa — che tra poche settimane sarete di nuovo
serena ed allegra come prima. Non vi riuscirà difficile cessar d'amare
una persona che avete cessato di stimare. —
L'innamorata protestò che mai più non sarebbe stata felice; ma
Gertrude, sebbene novizia anch'essa nelle vie del cuore umano, era più
fiduciosa, perchè dalla violenza medesima dello sfogo comprendeva che
il dolore di Rina somigliava un po' a uno di quegl'impetuosi dolori
infantili che si esauriscono in lacrime e singhiozzi, e pensava che
i più intimi recessi dell'anima sua fossero rimasti immuni dai danni
della tempesta.
Sentiva nondimeno per lei una profonda compassione, e insieme temeva
ch'ella non avesse tanta forza di carattere da comportarsi di fronte
al signor Bruce come richiedeva la sua dignità di donna, ed evitare
d'esporsi ai dileggi d'Isabella e al disprezzo della zia palesando col
suo aspetto e il suo contegno la grave mortificazione patita.
Fortunatamente, quanto al giovane la prova le fu risparmiata, giacchè
egli non si presentò più a villa Graham, e si seppe ch'era partito per
tutto il rimanente della stagione estiva. La maraviglia e la curiosità
suscitate nelle due famiglie da questa improvvisa partenza furono
dunque la sola causa di difficoltà esteriori contro cui ebbe a lottare
la povera Rina, sulla quale veniva a cadere il sospetto ch'ella non
fosse estranea al brusco allontanamento del suo corteggiatore. La zia e
la cugina la tempestavano di domande: «L'aveva ella rifiutato? Si erano
bisticciati? E perchè?»
Ella negava l'una cosa e l'altra, ma non le credevano, e il mistero
persisteva, strano e solleticante.
La signora Graham e Isabella non ignoravano che la sera della festa
Rina si era, all'ultimo momento, ricusata d'andarci, con un pretesto,
perchè mentre s'aspettava la carrozza della signora Bruce aveva per
caso risaputo che Ben non ci sarebbe stato; ed essendo riescite a
farle confessare ch'egli era poi venuto alla villa, ne trassero la
naturalissima ipotesi d'un dissenso tra i due supposti innamorati.
Isabella, dall'altro canto, conoscendo troppo bene i sentimenti
della cugina, non poteva già credere ch'ella avesse rinunziato di sua
spontanea volontà a un adoratore tenuto in sì gran pregio, e vedeva la
sensitiva giovanetta sussultare ad ogni accenno alla costui diserzione.
Quindi l'affetto di parente e d'amica, e un senso di delicatezza
avrebbero dovuto vietarle di toccare il penoso soggetto. Ma invece il
signor Bruce e la sua enigmatica scomparsa erano il tema favorito de'
suoi discorsi, e al minimo disaccordo tra lei e Rina, ella non mancava
di confonderla e chiuderle la bocca con qualche pungente sarcasmo
allusivo al suo amore andato a male.
Rina allora si rifugiava presso Gertrude, le confidava le sue pene,
invocava il conforto della sua simpatia, trovando non soltanto benevolo
ascolto, ma attingendo in quell'amicizia maggior coraggio e serenità
d'animo che non potessero venirle in soccorso da alcun'altra parte.
E a grado a grado la loro familiarità divenne per lei così dolce,
ch'ella le doveva le sole sue buone ore di pace. Gertrude si prendeva
teneramente a cuore la sorte della fanciulla che aveva sofferto un
crudele disinganno di cui ella era l'involontaria cagione. Lo spirito
depresso, l'aria mesta e pensosa della piccola Rina Ray, per sua
natura così viva, così gaia, le dicevano con eloquenza commovente il
suo intimo dolore; ed ella procurava in ogni modo di distrarla, di
ricrearla, di farle prender gusto a quelle occupazioni e quei piaceri
in cui ella stessa aveva spesso trovato un sollievo negli affanni
tormentosi, nelle contrarietà irritanti.
Certo, quasi tutto il suo tempo era dedicato ad Emilia, la sua amica
più cara, la sua benefattrice; ma Emilia non aveva abitudini esclusive;
quando non l'affliggevano quelle indisposizioni alle quali andava
soggetta, era sempre disposta a ricevere cordialmente i visitatori cui
la sua compagnia poteva esser grata o utile; perfino la indisciplinata
e spensierata Fanny Bruce sentiva di non riuscire importuna, tanto
era gentile il sorriso che l'accoglieva e tollerante l'indulgenza
concessa alle sue monellerie. Rina dunque approfittava anche lei di
questa cortese ospitalità; e poichè la cieca, col suo raro intuito,
comprendeva che la fanciulla non era più la felice e folle creatura
di prima, e aveva bisogno della sua benevolenza, questa era per lei
doppiamente benvenuta.
Tutte le volte che Isabella si divertiva a punzecchiare e mortificare
la cuginetta oltre i limiti della pazienza umana, e che Gertrude
si trovava occupata nella camera della signorina Graham, una snella
figurina s'affacciava timidamente all'uscio socchiuso, e una voce soave
come nessuna diceva dall'interno:
— Vi sento, Rina; entrate, cara; la vostra compagnia ci è sempre
gradita. —
E Rina entrava, si sedeva accanto a Gertrude, imparava da lei qualche
artistico lavoro d'ago, o ascoltava qualche piacevole lettura, o godeva
dell'ancor più piacevole conversazione d'Emilia. Passava così ore
indimenticabili: ore calme, serene, ch'erano tanto diverse da quelle
vissute fino allora, e lasciavano in lei un'impressione duratura,
benefica per il suo spirito e il suo cuore.
Nessuno poteva trattare familiarmente con Emilia Graham, ascoltare
le sue parole, vedere la radiosità del suo celeste sorriso, respirare
nella pura atmosfera che la circondava, senz'acquistar almeno l'_amore_
della virtù e della santità, se non qualche particella della loro
_essenza_. Ella era così scevra di egoismo, così paziente e rassegnata
nonostante le sue privazioni, che Rina avrebbe sentito vergogna di
lamentarsi in sua presenza; ed intorno a lei regnavano una pace e una
giocondità il cui influsso irresistibile faceva spesso scordare alla
giovanetta la causa della sua infelicità a segno ch'ella ripigliava
senz'avvedersene la naturale gaiezza. Di giorno in giorno, oramai,
la sua passione, il suo rammarico, tanto cocenti, tanto veementi
sulle prime, andavano dissipandosi rapidamente come sogliono questi
turbini di dolore, e mentre la guarigione progrediva in una tranquilla
inconsapevolezza, un'altra opera non meno salutare ed importante
s'iniziava in quell'anima. Frequentando una creatura eletta come
Emilia, di cuore puro e di mente alta, vivendo in ancor più intima
familiarità con la degna sua discepola, Rina apprendeva ad elevare
i suoi pensieri, a mirare nelle sue azioni a nobili fini cui la vita
ch'ella aveva condotta per l'innanzi era affatto estranea.
Ammaestrata in parte dai precetti e dall'esempio delle sue nuove
amiche, in parte dalla propria amara esperienza, la «scioccherella»
che s'era lasciata prendere alle lusinghe di Ben Bruce vedeva adesso
tutta la vanità e tutta la follia di cui s'era fino allora nutrito il
suo spirito; e risolvendo per la prima volta di coltivare amorosamente
le facoltà immortali, cominciò a sviluppare i germi della sua miglior
natura, i quali, maturati col tempo e con l'aiuto di nuovi benefici
influssi, trasformarono la frivola e leggera fanciulla mondana in una
donna seria, utile e amabile.